Cerca nel blog

Choose your language:

domenica 29 gennaio 2012

senso comune e Kant



All’inizio nel percorso della filosofia il senso comune è stato rifiutato come contrario alla stessa filosofia, ecco era la doxa, inteso come l’opinione, il giudizio di apparenza, ora non è che il senso comune differisca sul serio dalla doxa, ma per esempio troviamo per introduzione di Kant quello che lui chiama il “senso comune razionale”, ben diverso dalla doxa, il quale è comune a tutti gli uomini in quanto esseri razionali, ma per ora non anticipo voglio prima parlare di come stavano le cose prima. Nei filosofi greci in particolare a partire da Parmenide si trova il termine doxa, che sta a indicare l’opinione che la gente ha sulla realtà, ogni uomo avrà un opinione sulla realtà, ma il filosofo non ha opinioni, quando parla, parla dicendo quello che è vero, dal punto di vista del suo ragionamento, nel senso che è vero perchè stando al suo ragionamento risulta vero, fino a che non si ha prova contraria. Cercare la verità chiaramente non vuol dire averla già in tasca e fondarla, si tratta di una ricerca partendo da zero e senza dei pregiudizi o verità in cui già si crede. Ora in Parmenide si parla di un viaggio che lui avrebbe fatto guidato da un dea che gli avrebbe indicato la strada giusta nella ricerca del vero, la gente guardava sempre al mondo mutevole e di questo se ne faceva una semplice opinione, ma cosa mai si può dire di vero di un mondo che diviene in continuazione? Non si può dire nulla perché qualunque affermazione non appena si finisce di pronunciarla potrebbe non essere più valida perché nel frattempo la realtà è già diversa, allora il punto sta nel trovare ciò che è stabile nella realtà, se no non potrei dire nulla della realtà, in tal senso devo poter dire cosa è la realtà, dire ciò che è, parlare dell’essere e non dire ciò che non è , perché non posso dire nulla sul nulla, un discorso su ciò che non è non produce nulla. Per Parmenide ci sono dunque tre strade possibili, quella della doxa, quella che dice ciò che non è e quella che dice ciò che è, ma solo una è quella giusta e non vi è dubbio su questo , essa è quella che dice ciò che è. In questa visione della realtà il senso comune che per altro coincide con la doxa, il filosofo in questo caso rifiuta subito senza alcun dubbio quello che è il così detto senso comune, perché il senso comune si basa su ciò che appare nella realtà, una  realtà che è fatta di divenire, in cui si mescolano essere e non essere. In questo senso per Parmenide il senso comune è sbagliato, nel senso che la gente comune crede reali cose come la morte, la nascita, lo scorrere del tempo, il movimento, ecc.. ma se voi ben ci pensate in tutte queste cose si mescolano essere e non essere,  posti i due principi, che l’essere è e il non essere non è, si deriva che tutte le affermazioni che ho citato che si trovano nel senso comune sono false. Anche il Platone si trova una cosa simile, perché in questo filosofo la conoscenza sensibile non è certa, in quanto la realtà è divenire e non si può dire nulla di certo su di essa, si può solo avere un opinione che è quella che ha la gente comune, mentre il filosofo soltanto va ben oltre questa e può raggiungere una conoscenza certa , data dalla conoscenza delle scienze matematiche e delle idee. Possiamo dire che nella filosofia greca, il filosofo si opponeva al senso comune visto come contrario alla stessa filosofia, non è l’uomo comune che conosce la verità, la verità non è scritta nel senso comune, il senso comune per definizione è doxa, opinione sulla realtà, soprattutto su una realtà che è divenire,  che non produce alcuna verità , ne sapere. Il punto di vista kantiano è totalmente differente, infatti lui ha individuato un senso comune particolare che definisce “senso comune razionale”; ogni essere umano è un essere razionale, dunque tutti gli esseri umani hanno in comune la ragione, è possibile in questo modo un senso comune che sia fondato razionalmente, non un senso comune basato su semplice opinione, ma razionale, che è valido sia in campo teoretico sia in campo pratico. Così Kant afferma più volte nelle sue opere quando presenta una determinata verità, che anche il senso comune la conosce, anche perché lui non è alla ricerca di nessuna verità misteriosa al di là della realtà medesima, ma se mai la verità per Kant è già scritta tutta nel senso comune, non uno qualunque, quello razionale. Per esempio nella “Critica della ragione pratica” Kant afferma che leggi morali sono già date, con questo intende dire che sono già tutte nel senso comune, gli esseri umani già le conoscono. Si può vedere questo fatto soprattutto in una nota che si trova nella prefazione, nella quale Kant ironizza su un’affermazione di un critico:

“ Un critico, volendo dire qualcosa in biasimo di quest’opera, ci è riuscito meglio di quanto egli stesso poteva pensare, poiché dice che in quest’opera non fui stabilito alcun nuovo principio della moralità, ma soltanto una nuova formula. Ma chi pretenderebbe introdurre anche un nuovo principio di tutta la moralità, ed esser quasi il primo a trovar questa? Come se prima di lui il mondo avesse ignorato in che consista il dovere, o a questo riguardo fosse stato in un errore universale. M chi sa cosa significa pel matematico una formula che determina esattamente ciò che è da fare per eseguire un problema, e non permette di sbagliare, non stimerà che qualcosa di insignificante e d’inutile una formula che ha un simile ufficio riguardo a ogni dovere” ( Kant)

In pratica Kant sta affermando che il critico non sapendo cosa dire ha detto che lui non ha trovato dei nuovi principi della moralità, ma ha solo dato origine ad una nuova formula e facendo questo senza rendersene conto ha detto una cosa giusta e vera, infatti lui non ha intenzione di fondare nessun nuovo principio della moralità , come se l’umanità non li conoscesse già, i principi della moralità! Infatti Kant non ha intenzione di fondare nuove  leggi , queste sono già in tutti gli uomini, essi le conoscono già, sono tutte scritte nel senso comune razionale, ciò che vuole fare Kant è solo fondare. Ora dal mio punto di vista il senso comune è diverso non si tratta che l’insieme di punti in cui le coscienze di tutti gli esseri umani o almeno della maggioranza si accordano, i punti d’accordo tra tutte o la maggioranza delle coscienze. Del resto Kant ha fatto bene a parlare della libertà trascendentale, noi facciamo esperienza della libertà ogni volta delle nostre azioni, più che altro quando non agiamo secondo quella dovrebbe essere la morale, se io ometto di fare la carità ad un povero, non ci vuole molto tempo per l’accensione di qualcosa all’interno di me, che mi dice che io non dovevo agire come invece ho fatto e che potevo agire diversamente, delle volte la cosa diventa ossessionante, ma se noi non siamo liberi, dovremmo prendere a bastonate la nostra coscienza che ci fissa con tutto ciò, io credo la cosa assurda, infatti penso che se c’è questa protesta interna è perché noi siamo liberi e noi potevamo realmente comportarci in un altro modo. Vedete cosa succede? Con quello che dico io si passa da quella che Kant definiva “la voce della ragione in noi” a quella che io potrei dire “ la voce della coscienza in noi”, del resto se vi sono delle leggi pratiche in noi, è perché noi ne siamo coscienti che vi sono, se no è come se non vi fossero, si dovrebbe spostarle e pensarle come nella coscienza, a mio avviso. Ma quello che dico io non è del tutto nuovo e non è che un eco delle parole di Rousseau:

« dans toutes les questions de morale difficiles je me suis toujours bien trouvè de les résoudre par le dictamen de la conscience, plutôt que par les lumières de la raison »  ( Rousseau)

Lo si vede chiaramente anche Rousseau come me preferisce la coscienza alla ragione, e pensate che era uno dei più grandi esponenti dell’illuminismo. Ora se noi vediamo delle persone che sistematicamente fanno il male, direi che quello che bisogna pensare di loro è che abbiano poca coscienza. Nell’umanità infatti è visibile un diverso livello di coscienza che dipende dagli individui, ma vi è un livello che è comune a tutti, dei punti in cui tutte le coscienze accordano, la dovrebbe stare il senso comune collettivo e poi ve ne sarà uno che si riferisce solo alla maggioranza, così può dire che nonostante certe persone abbiano poca coscienza, hanno dei punti comuni con tutte le altre coscienze. Si potrebbe dire che la mia teoria, non tanto nuova del resto sia come quella di un certo David Icke, certo si non è che ci sia delle differenze grosse, ma c’è un punto su cui Icke non è chiaro e che devo precisare, che quello che senti dentro come voce della coscienza dentro di te, si riferisce alla colpa, ma non al senso di colpa; c’è gente che si è suicidata per dei sensi di colpa inutili, per cose con cui non centravano nulla loro, ma appunto erano presi da questo senso di colpa folle. Quando Icke dice che gli illuminati dormono la notte, non è chiaro, perché certo si hanno poca coscienza quindi dormono anche dopo quello che fanno all’umanità intera, ma quello che non è evidente è il perché non dovrebbero dormire , cioè per la colpa che dovrebbero provare se avessero più di quella misera coscienza che hanno, e non però un senso di colpa che è altra cosa. Ora come accordare una coscienza con un tempo circolare in cui tutto è già scritto, come pensare una libertà? A beh questo è semplice, la coscienza può, non necessariamente , modificare la realtà, gli eventi del cerchio e se lo fa perché ci riesce modificherà passato e futuro, visto che sono la stessa cosa.

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.