Cerca nel blog

Choose your language:

mercoledì 25 luglio 2012

il Nietzsche di Deleuze




Deleuze ha una sua concezione di Nietzsche per la quale vale la pena spendere delle parole, si può dire che a primo posto abbia posto nella concezione nietzscheana l’eterno ritorno e di esso ne abbia una concezione del tutto particolare e originale; prima di tutto afferma che non va visto come un semplice cerchio, per il fato stesso che in questo modo si banalizzerebbe tutta la concezione. Allora cosa intende filosofo con l’eterno ritorno? Dunque troviamo nella logica del senso questa definizione:

“ L’eterno ritorno non è una teoria delle qualità o delle loro trasformazioni circolari, bensì degli eventi puri e della loro condensazione lineare o superficiale” ( Gilles Deleuze)

Qui Deleuze sta collegando lo stoicismo a Nietzsche, del resto come si può non accorgeRsi della somiglianza tra le due dottrine, quindi per capire l’affermazione bisogna dare uno sguardo a cosa significa evento puro e perché usa il termine “superficiale”. Per capire gli ultimi termini citati si deve tornare alla concezione stoica, quando parla di destino, il fato che tutti gli eventi sono già voluti e già scritti da una divinità benevola, tutto è già scritto e il mondo quando brucerà rinascerà poi dalle sue ceneri, per dare origine ad un mondo che poi è quello che era prima, insomma tutto ritorna di nuovo. La cosa più importante da capire è invece la ripartizione del tempo attuata dagli stoici, quando affermano l’esistenza del Kronos, un eterno presente in cui tutti i corpi sono disposti e sono cause, dall’unione di tutti i corpi si genera un solo corpo, un corpo che unisce tutti che è il fuoco; gli stoici poi parlano di un altro tempo che è l’Aiôn, per meglio dire in realtà si tratta di un’altra interpretazione del tempo, il tempo è un  divenire folle in cui passato e  futuro sono la stessa cosa, nel quale stanno le serie di effetti che si propagano, i quali sono suddivisibili all’infinito. Il tempo è scandito dal Kronos e quello che interessante notare è che gli effetti non sono prodotti dalle cause corpi , ma se mai dalle quasi cause, da qui gli stoici si capisce che trovino un’altra soluzione al problema causa-effetto, del resto ogni evento avviene sulla superficie dei corpi e non tocca l’interno dei corpi. Possiamo riprendere ora i termini “evento puro” e “superficiale” dando una risposta sul loro significato, l’evento puro è il singolo evento che troviamo nell’eterno ritorno, preso nella sua purezza, il che penso si riferisca al fatto che non va pensato nella sua attuazione spazio-temporale, mentre la superficialità si riferisce alla dimensione della superficie che hanno instaurato gli stoici, sulla quale avvengono gli eventi. Deleuze ne ha fatta di strada da questo libro, in questo scritto lui aveva giudicato la psicologia come scienza di superficie, perché alla superficie si hanno le stesse manifestazioni che salgono dall’inconscio, o dalla profondità, per esempio il bambino che succhia il dito rappresenta il desiderio inconscio del bambino di essere allattato e noi vediamo tutto ciò alla superficie del suo corpo, perché là si manifesta. Negli altri scritti Deleuze cambierà, anche per il fatto che ha incontrato un certo Guattari, il padre della schizologia, da questo incontro il destino dello scrittore come le sue idee, soprattutto sulla psicologia medesima muteranno, bisognerebbe leggere l’Anti-Edipo, che è una delle opere principali, ma non è una di quelle che ho letto e ora voglio invece discutere un po’ su un’altra, che invece è “Differenza e Ripetizione”. Dal momento che in quell’opera si parla della ripetizione non poteva l’autore non fare riferimento all’eterno ritorno e quindi troviamo una serie di affermazioni sempre sul tema:

“ L’eterno ritorno, il tornare esprime l’essere comune di tutte le metamorfosi, la misura  l’essere comune di tutto che è estremo, di tutti i gradi di potenza in quanto realizzati” ( Deleuze)

“ L’eterno ritorno si riferisce a un mono di differenze implicate  le une nelle altre a un mondo complicato, senza identità, propriamente caotico” ( Deleuze)

Perché eterno ritorno e differenza? Perché da quello che si può leggere in  Deleuze l’eterno ritorno  implica in se medesimo la fine e la caduta dell’identità e il caos della differenza, perché si può dire che sia caduta l’identità? Perché ritornando a Nietzsche Dio è morto, ma Dio era la suprema identità, da cui l’identità di ogni cosa dipende, persino il nostro io capite?  Dio è morto sul serio e cade anche l’io, ma l’io di per sé diventa io incrinato. Questa cosa della differenza non è nuova in Deleuze, in realtà per il filosofo noi viviamo nel mondo della differenza, ovvero in quello che lui definisce il mondo dei simulacri. Cosa si intende per simulacri? Come avrete capito il termine è stato preso dall’atomismo greco, ma per capire meglio bisogna prima parlare del rovesciamento che ha fatto Deleuze di Platone. Dunque in realtà il vero dualismo in Platone secondo Delueze, non è tra modello e copia, quindi idea e immagine, ma se mai è tra ciò che sottosta all’azione dell’idea e ciò che invece sfugge a questa azione, quindi tra copia e materia, perché se si osserva bene vi è un altro piano della realtà in Platone, quello della materia che sfugge sempre all’azione dell’idea e del Demiurgo, infatti la materia è ribelle. Partendo dalla materia, che poi è la dimensione della differenza vera, la differenza in Platone nasce dalla materia perché se non fosse per la materia tutte le cose sarebbero identiche alle idee, che non sono altro che supreme identità di un molteplice, mentre invece appunto la materia che non vuol divenire come l’idea si ribella all’azione dell’idea stessa, ecco perché le cose anche se hanno un’unica identità che si trova nel medesimo universale, possono nonostante tutto avere delle differenze tra di loro. Però tenete presente che la differenza per Deleuze è una differenza in sé che è nelle cose, quindi non un mero non essere qualcosa. Così dalla materia Deleuze fa emergere il simulacro, rovesciando in questo modo Platone è mettendo la differenza al primo posto. Sebbene il mondo delle differenze è crudele, Deleuze sembra trovarci quello che definisce un momento felice ed è su questo che punta. Per capire meglio cosa centra il simulacro con la differenza pensate a Lucrezio, quando descriveva quell’immagine famosa in cui la madre cercava il suo vitellino, ve ne erano  molti attorno a lei, ma lei sa perfettamente quale sta cercando e non lo trova , sa che non è tra quelli, perché il suo vitellino è unico e gli atomi creano forme tutte diverse le une dalle altre, quindi si parla di differenza in sé nell’agnellino. Il termine simulacro di solito intendeva quella pellicola che si stacca dagli atomi  che si imprime sui sensi umani per permettere la conoscenza dell’oggetto; la madre del vitellino vede gli altri vitellini come simulacri perché quello si imprime sui suoi sensi, almeno nella concezione di Democrito e di Epicuro. Quindi ritornando all’eterno ritorno, esso fatto di differenza, non vi è identità per Delueze e in questo senso può definire l’eterno ritorno come caotico. Ora invece si passa alla Volontà di potenza, come vedete in una citazione si parla di gradi di potenza e se dobbiamo dire cosa sia la Volontà di potenza per Deleuze dobbiamo prima dire che lui ha inteso questo altro aspetto della filosofia nietzscheana come facente parte sempre dell’eterno ritorno, nel senso che è collegato sempre ad esso e non lo si può pensare come indipendente. Per Deleuze “Volontà di potenza” non vuol dire affatto volere la potenza, il che sarebbe una traduzione troppo facile e banale, ma vuol dire volere un determinato evento all’ennesima potenza. Infatti dice anche questo di Nietzsche:

“ voleva liberare la volontà da tutto ciò che la incatena facendo della ripetizione l’oggetto stesso del volere.”  ( Deleuze)

Così questa volontà è una volontà della ripetizione, una volontà nel senso del volere l’evento che si ripete e con questo dice che Nietzsche avesse cercato una via per una volontà libera, infatti qui ci si riferisce non a una libertà esterna ma ad una libertà interna che sta nel volere o meno l’evento, questo è libera come scelta, solo che appunto sia che lo si voglia o che non lo si voglia l’evento accade lo stesso, un po’ come era libertà per gli stoici. Così però Deleuze sembra togliere l’aspetto della volontà di potenza come volontà di porre nuovi valori, il che mi fa pensare, perché non credo che l’interpretazione di Deleuze possa racchiudere tutto il significato del termine “volontà di potenza”. Ora avrete notato un’altra cosa, se avete letto attentamente le due citazioni, si parla di gradi potenza, certo , ma in che modo? Si dice che questi gradi sono già compiuti, infatti dice che sono realizzati; io non avevo mai capito perfettamente questo lato che rimane più oscuro sul grado di potenza, ecco che qui viene data una spiegazione e si dice che appunto essendo i gradi già realizzati, il grado in cui si vuole in un determinato evento è sempre lo stesso, non cambia, quindi la potenza non aumenta e non decresce. Questo discorso è in opposizione a quello che invece fa Heidegger che invece parla di potenza solo come potenza di potenza, come un superpotenziamento, da che si capisce che la potenza stessa è già aumento di potenza; da tutto questo parte poi un collegamento con un altro termine che è “economia macchinale”, il quale viene inteso nel senso di un economia della potenza, con fasi di superpotenziamento e fasi di staticità. Dall’idea che la potenza possa aumentare si deriva un’idea strana che allora la potenza sfugga alle leggi dell’eterno ritorno e che continuando ad aumentare i suoi gradi non si ripetono come tutto il resto dando origine a quello che sarebbe un progresso senza il tempo. Se infatti i gradi non si ripetessero sfuggendo all’eterno ritorno, che poi esso è il tempo, produrrebbero un progresso che sfugge alle leggi del tempo, infatti il tempo non riesce piegare il progresso alla ripetizione. Deve essere che Heidegger, forse aveva un’altra concezione e preferiva la volontà di potenza all’eterno ritorno, chi lo sa, ma del resto sembra che la verità sia più vicina a Deleuze in questo caso. Sempre sull’eterno ritorno presentato da Deleuze c’è altro branetto da leggere, perché in fondo quello che vuole fare Deleuze è dimostrare che il concetto di Nietzsche è davvero innovativo e che non è una mera copi a di quello che avevano già presentato i greci, appunto mentre prima si pensava che il ritorno fosse dell’identico , ma non è tanto quello, il ritorno per Nietzsche si attua attraverso un sistema di simulacri che collega il differente al differente.

“ L’eterno ritorno è sì il Simile, la ripetizione nell’eterno ritorno è si dell’Identico , ne appunto la somiglianza e l’identità preesistono al ritorno di ciò che torna, non qualificano innanzitutto ciò che torna, m,a si confondono assolutamente col suo ritorno, né lo stesso né il simile tornano, ne lo  stesso è il tornare di ciò che torna, vale a dire del differente; il simile  è il tornare di ciò che torna, vale a dire del dissimile. La ripetizione nell’eterno ritorno è la stessa, ma appunto si dice unicamente della differenza e del differente” ( Deleuze)

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.