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venerdì 17 agosto 2012

Un commento a “in difesa dell’anarchia” di Wolff Robert Paul




A mio avviso questo è uno dei testi più importanti della filosofia politica, ma nello stesso tempo è anche il testo che più si oppone alla filosofia politica stessa spiegando l’impossibilità della soluzione di certi problemi fondamentali della materia.  Paul è un grande filosofo americano anarchico e ha scritto questo libro dal titolo provocante, in cui riesce a dimostrare che l’unica soluzione sensata ai problemi della filosofia politica è proprio l’anarchia. Quali sono i reali problemi della filosofia politica? Uno dei più importanti è quello sulla legittimazione dell’autorità politica, ovvero chi comanda? E perché lui e non un altro? L’altro problema importante è come si possa poi conciliare questa autorità dello stato con l’autonomia morale, una volta che devo obbedire incondizionatamente a delle leggi, che fine ha fatto la mia autonomia morale?. Vediamo meglio il primo problema e delle sue possibili soluzioni, chi comanda? Chi ha più carisma? Ah, già dimenticavo, Weber diceva che Hitler era una persona con tanto carisma, allora deve comandare lui solo perché ha carisma? Non credo che sia una motivazione che basati, sapendo poi quello che ha fatto, ma potremmo trovare altre motivazioni, che non siano per forza il carattere, potremmo per esempio citare la forza fisica, non so immaginarci un uomo grosso e bruto, che fa tanta paura, al quale si sottomettano tutti e siccome è forte comanda lui? Sembra un discorso da barbaro, un essere ragionevole non direbbe mai una cosa del genere, ci deve essere una persona competente. Bene allora visto che vogliamo la persona competente, allora perché non far comandare ai filosofi di cui parlava Platone? Già ma il punto è che questo essere competenti non vada poi inteso nel senso che colui che comanda è l’unica persona che essendo istruita sa cosa è il bene per la gente, questa è una presa in giro, quei minatori che sono morti nelle proteste in Sud Africa negli ultimi giorni, quelli che prendono 400 euro al mese, lo sanno perfettamente cosa è bene per loro, anche perché se no, ogni protesta sarebbe priva di senso, che cosa bisognerebbe rivendicare, se non ciò che è bene per un certo numero di persone. Ai minatori hanno sparato contro, o il governo non sa cosa sia il bene oppure non serve solo saperlo per agire bene. Veniamo pure a governi come la monarchia e l’oligarchia, o anche la tirannia , in quei casi come si può legittimare il potere del monarca, dell’oligarca o del tiranno? Non si può certo dire che poiché ho il sangue blu posso governare un popolo, che se anche fosse vero , non significherebbe nulla, insomma non è una scusa , ve ne sono poi altre che si basano sulla tradizione, ma anche quelle sono prive di fondamento, quando per esempio si dice che poiché da secoli è instaurata la monarchia, allora deve ancora stare nel posto in cui si trova, perché mai? Perché non cambiare? Perché tutto fino ad adesso è andato bene? E chi lo dice che le cose continueranno così? È solo paura del futuro incerto? Come si potrebbe giustificare questo atteggiamento conservatore, diciamo che è una cosa che si radica, una volta che la gente si abitua considera dopo un po’ le cose come normali, non so per esempio pensate alle telecamere, nessuno è scandalizzato, tutti sono abituati all’idea di essere continuamente osservati, senza avere più vita privata, ma questo non giustifica la presenza di telecamere, voglio dire non il passato che legittima l’autorità politica o il monarca. Nell’oligarchia governano i ricchi, già i ricchi prendono il potere perché hanno soldi e magari possono pagare bene delle persone che li difendono, così spesso la polizia finisce per diventare un organo che difende chi ha proprietà privata, ma soprattutto i ricchi controllori del sistema, adesso che però stanno facendo dei tagli anche alla polizia, si inizia a vedere , come nel caso della Spagna, che i poliziotti si schierano con i manifestanti e quando succede questo non ha più molte armi l’élite che governa. Vanno in giro spesso i politici con le guardie del corpo o i gorilla come li chiama qualcuno per ironizzare, lo fanno solo perché hanno paura dei loro stessi elettori che potrebbero dare sfogo alle loro opinioni, magari caricandoli e con un po’ di botte. È chiaro che non si può trovare alcuna legittimità per uno stato oligarchico , perché devono governare i ricchi? Quando poi gli stessi ricchi si devono difendere perché hanno paura del popolo e sanno benissimo che il loro potere non è legittimo, se no non dovrebbero comportarsi in questo modo , ma se mai immischiarsi tra le folle e stringere mani a tutti con affettuosi abbracci. Ai giorni nostri governano i banchieri, in pratica gli stati sono addebitati con le banche centrali e quindi sono nelle mani delle banche, Obama per esempio è sostenuto dai Rothschild , lo sanno tutti, infatti quando gli U.S.A. sono entrati in crisi ha chiesto un prestito alla banca centrale, ovviamente controllata dai Rothschild, così adesso lo stato è in debito con questi banchieri e gli deve anche gli interessi, ma non pensate che finisca qui, insomma poi chiederanno altri prestiti così avranno altri infiniti interessi da pagare, in pratica si può dire che i Rothschild abbiano in pugno gli U.S.A. . Ora lasciando perdere questo discorso, ma come si può legittimare il potere di questi banchieri? Sulla base di cosa? Loro controllano solo perché hanno soldi infiniti, ma non c’è nessuna motivazione per legittimare il loro potere. Allora davvero il potere non è in nessun modo legittimabile? No, non assolutamente questa la tesi, Paul afferma che il potere è legittimabile solo sulla base di contratto, come nel caso del contratto sociale di Rousseau, nel senso che gli individui si mettono d’accordo e decidono insieme una forma di governo,. Allora quando la decisione parte dal basso si può dire che è legittima l’autorità politica di una certa persona; rimangono i casi della democrazia, in quel caso la decisione su chi comanda parte dal basso, non so per esempio partiamo dal caso della democrazia rappresentativa, in quel caso si elegge un rappresentante e questo rappresentante viene eletto dal popolo. Il problema della democrazia rappresentativa è che la nostra libertà finisce quando noi abbiamo eletto il tale rappresentante, nel senso che noi siamo liberi di eleggere il rappresentante che vogliamo, poi però una volta eletto non abbiamo più nessun potere su di lui, la nostra libertà è finita lì e magari il rappresentante inizia a fare tutto il contrario di quello che aveva promesso, però a questo punto noi dobbiamo obbedire lo stesso, come del resto è nei principi di una democrazia simile. Potremmo tuttavia prendere un altro esempio di democrazia, per esempio quella diretta, di solito si dice che è impossibile da realizzare, appunto perché sarebbe possibile solo in un piccolo stato, ma non è vero, almeno non è più vero ai giorni nostri, perché esistono i computer, del resto Paul in realtà aveva in mente più che altro un’altra idea, lui pensava per esempio a delle televisioni speciali nelle quali ci fosse la possibilità di votare per ogni decisione che si deve prendere, visto che appunto si tratta di un governo effettivo della maggioranza e i rappresentati sono solo degli esecutori, ecco se per caso dopo i telegiornali ci fossero dei programmi che dessero la possibilità di votare per ogni decisione che deve essere presa, non so per esempio la costruzione di un ponte nella propria città , così si può sapere chi è favorevole o chi no. I vantaggi della democrazia diretta sono il fatto che c’è maggiore partecipazione della gente nelle decisioni e interesse nei confronti delle questioni politiche , oltretutto ci sarebbe più gente che segue il telegiornale, visto che questo programma, come supponeva Paul doveva essere messo dopo il telegiornale. Ci sono però dei difetti, per esempio il fatto che non è che in questo caso sia il governo del popolo, sia chiaro , è il governo della maggioranza, già ma le minoranze che hanno perso, per quale obbligo morale o di altro genere devono sottomettersi alla decisione della maggioranza? Certo per il famoso contratto, visto che tutti erano d’accordo, allora andava bene, ora però la libertà decisionale delle minoranze finisce con al votazione, dopo di che avendo perso si devono sottomettere alla volontà della maggioranza, Stuart Mill diceva che la democrazia è la tirannia della maggioranza. Vediamo adesso uno dei sostenitori della democrazia diretta, Rousseau, il quale afferma questo a proposito del problema delle minoranze in una democrazia diretta:

“Al di fuori di questo contratto primitivo, il voto della maggioranza obbliga sempre tutti gli altri, è una conseguenza dello stesso contratto. Ma si domanda: come potrebbe un uomo essere libero e insieme obbligato a confondersi ad una volontà che non è la sua? E come possono gli oppositori essere liberi e sottomessi a delle leggi alle quali essi non han consentito? Rispondo che la questione è male impostata. Il cittadino dà consenso a tutte le leggi, anche a quelle approvate suo malgrado, e ancora a quelle che lo puniscono quando osa violarne qualcuna. La volontà costante di tutti i membri dello Stato è la volontà generale: è per questa che essi sono cittadini e liberi. Quando si propone una legge nelle assemblee del popolo quello che al popolo si chiede non è precisamente se esso apporvi la proposta o la respinga, ma se essa è conforme o no alla volontà generale che è la sua; ognuno dando il suo suffragio dice la propria opinione in proposito e dal calcolo dei voti si deduce quale sia la volontà generale. Sicché quando prevarrà l’opinione contraria alla mia, questo null’altro proverà se non che mi sono sbagliato, e che quanto io ritenevo fosse la volontà generale non lo era. Se avesse avuto la prevalenza il mio parere particolare, io avrei fatto altra cosa da quello che avrei voluto, e allora non sarei stato libero”. ( Rousseau)

Non parliamo della paradossalità dell’affermazione di Rousseau, ma in ogni caso perché mai non posso approvare o respingere la proposta, ma invece dovrei dire se è conforme alla volontà della maggioranza? Perché dovrei rinunciare a dire la mia opinione per investigare su questo fantasma? Non credo sia sufficiente per risolvere il problema sul per quale ragione una minoranza debba obbedire alla maggioranza, certo l’idea di Rousseau è che tutto mi torna indietro nella volontà generale, che io mi sottometto completamente e cedo tutti i miei diritti, già ma cosa torna indietro a me che sono i una minoranza? Oltretutto perché parlare  sempre di maggioranze e minoranze? L’uomo è fantastico perché è individuo, ma che fine fanno gli individui nella maggioranza e tutti quei filosofi come Seneca e Kierkegaard che contrappongono l’individuo alla folla? Oltretutto la maggioranza può essere condizionata in vari modi, su questo punto come la mettiamo?. Fino ad adesso abbiamo solo toccato il primo problema, ma c’è un problema ancora più grosso che presenta Paul , ovvero questa impossibilità di accordare l’autonomia morale con l’autorità dello stato, si pretende che chi agisce moralmente seguendo quelle che appunto si definiscono leggi morali, debba essere autonomo, in quanto di certo la base della morale è proprio la libertà, ma poi non serve fare nemmeno tanti discorsi, basta andarsi a leggere il quarto teorema di Kant della “Critica della ragione pratica”:

“ L’autonomia della volontà è l’unico principio di tutte le leggi morali e dei doveri che loro corrisponde: invece ogni eteronomia del libero arbitrio, non solo non è la base di alcun obbligo, ma piuttosto è contraria al principio di questo e alla moralità della volontà.” ( Kant)

Non devono concorrere condizionamenti esterni in nessun caso in una azione morale che possa definirsi davvero tale, se ciò non accade, allora non è possibile nessuna morale, del resto l’individuo non sarebbe nemmeno libero. Se l’individuo deve essere autonomo perché deve essere costretto a obbedire alle leggi? Insomma il vero problema è ch non c’è nessun obbligo morale a rispettare una legge, infatti la legge stesa nega l’autonomia morale. Ad essere coerenti io posso rifiutarmi di obbedire ad una legge, visto che dovrei possedere l’autonomia, altrimenti in caso contrario vado a negare la morale, così non faccio altro che negare l’autonomia degli individui e la loro libertà, questo per ogni forma di stato. Se prendiamo la tirannia , l’oligarchia e la monarchia, vediamo subito che non vi è libertà, ma anche nel caso della democrazia rappresentativa abbiamo visto che la libertà è molto limitata, mentre nel caso della democrazia diretta il punto sarebbe che non vi è nessun obbligo morale delle minoranze a rispettare o a sottomettersi alla volontà della maggioranza. Mario Ricciardi nella postfazione ha presentato un bel esempio: Crisostomo va nel principato di Thumluth, vuole vendere delle macchine da cucire, sa che farà fortuna, visto che non ve ne sono là e infatti è quello che accade, se non che un giorno viene arrestato è condannato a morte, perché la moglie di uno dei notabili del paese si è ferita con la sua macchina da cucine, purtroppo nel paese c’è una legge per cui se uno straniero è responsabile dei danni che sono provocati dalle merci che ha venduto, certo si dirà che non è colpa sua e che è solo quella moglie che non sa come usare la macchina da cucire, per ignoranza si è fatta male, la legge è ingiusta e lui deve morire, già ma che obbligo morale ha di rispettare questa legge discriminante? Non sarebbe forze contro la legge morale un comportamento simile? Insomma in questo esempio viene condensato tutto il vero problema della filosofia politica. A questo punto è chiaro che Paul considera l’unica vera alternativa possibile l’anarchia e come abbiamo visto non ve ne sarebbero altre per cui afferma che : - Uno Stato moralmente legittimo è un’impossibilità logica -. Quello che può solo deludere di questo libro è che manca una vera formulazione di un modello di società anarchica, ad ogni modo non è che non ci siano delle proposte, per esempio una è questa:

“ Solo l’estrema decentralizzazione economica permetterebbe il tipo di coordinamento economico volontario compatibile con gli ideali di anarchia e benessere. Oggi, naturalmente, una decentralizzazione del genere produrrebbe il caos economico, ma se possedessimo una sorgente di energia locale a buon mercato e una tecnologia avanzata di produzione su piccola scala, e se per di più avessimo la volontà accettare un alto livello di sperpero economico, potremmo essere capaci di spezzettare l’economia americana in unità regionali e provinciali di dimensioni maneggevoli. Gli scambi le unità sarebbero improduttivi e costosi, con altissimi livelli di scorte, mancanza di elasticità nella domanda e nell’offerta, sprechi notevoli e così via. In compenso gli uomini avrebbero molta più libertà di agire autonomamente. In realtà, una società di questo tipo metterebbe in grado tutti gli uomini di essere agenti autonomi, mentre nella nostra società odierna gli uomini autonomi sono relativamente pochi, sono, per così dire, parassiti delle masse obbedienti e rispettose dell’autorità” ( Wolff Robert Paul)

Non so cosa dire, diciamo che mi sembra una di quelle società come quella della “Favola delle api”, a proposito di sprechi, ma certo non so se in quella società ci fosse tanta autonomia come nel caso dell’anarchia, di quel libro confesso di aver sentito solo parlare, può darsi che un giorno lo leggerò, per il momento volevo anche parlare di un’altra cosa, c’è anche una proposta che fa Paul a proposito dell’esercito, infatti dice che ogni soldato dovrebbe avere il diritto di decidere se entrare in guerra oppure no e che lui non si sentirebbe a disagio in una società del genere, del resto dice: “ Lo stesso esercito potrebbe funzionare sulla base dell’impegno e dell’assoggettamento volontario agli ordini. Certo, potrebbe arrivare il giorno in cui non ci sarebbero più i volontari sufficienti a proteggere la libertà e la sicurezza sociale. Ma se ciò accedesse, sarebbe comunque illegittimo ordinare ai cittadini di combattere. Perché mai dovrebbe continuare a esistere una nazione se i suoi cittadini non desiderano più difenderla?” ( Wolff Robert Paul)

E qui concluso il commento all’opera.

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