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venerdì 28 settembre 2012

PRENDERSELA CON DIO







“ Impossibile amare Dio altrimenti che odiandolo! Se in un processo senza precedenti venisse provato e messo a verbale la sua inesistenza, nulla mai potrebbe sopprimere la rabbia – un miscuglio di lucidità e di demenza – di chi ha bisogno di Dio per estinguere la propria sete d’amore e più spesso di odio. Che cosa è Dio, se non un monumento sul limitare della nostra distruzione? E che cosa importa se esiste o no, se per suo mezzo la nostra lucidità e la nostra follia si bilanciassero e noi ci placheremmo avvinghiandoci a lui con passione assassina?”                 

( Cioran)

Cioran è incline  ad avere un atteggiamento simile sa quello di Giobbe, prendersela con Dio, arrabbiarsi con lui in quanto creatore, metterlo sempre in mezzo, non lasciargli via di scampo, lui centra sempre qualcosa in tutto. Inoltre qui si scopre un legame tra amore e odio, del fatto che non esiste modo migliore che odiare una persona per non staccarsene mai, ciò che è oggetto di odio, è anche oggetto di un’ossessione. L’ossessione crea il legame tra noi e l’oggetto dell’ossessione; il legame non può essere eliminato se non eliminiamo prima di tutto l’odio. Quello che va fatto notare è l’odio spontaneo nei confronti di Dio, la bestemmia nasce da quello, Cioran non fa latro che cogliere qualcosa di abbastanza evidente, ma si spinge anche un po’ oltre., perché se noi ci arrabbiamo con qualcuno non ha senso poi pensare che questo qualcuno non esista, quindi non è che poi da questo si voglia ricavare una prova dell’esistenza di Dio, della quale non è assolutamente interessato Cioran, perché se in effetti un ateo fa presa sulla psicologia e dice che noi abbia origine ha Dio è quell’essere supremo di cui avevamo bisogno ogni volta che una grande catastrofe capitava, ecco lui veniva quella nostra stessa paura, però gli atei non sanno spiegare la bestemmia, non ne colgono l’origine, nel senso che dovessimo interpretare in termini atei, dovremmo dire che nasce dalla psiche umana la necessità di insultare qualcuno, non quando si fora la ruota della propria auto, diciamo pure una necessità di sfogo, però poi finirebbe che uno non si spiega proprio Dio, che se si pensa che esiste si potrebbe temere la sua punizione, se non si crede però in Dio diciamo pure , che magari Dio non esiste e a quel punto la bestemmia sarebbe mancata, perché chi mai stiamo  insultando? Un puro nulla?. Questo è il primo problema, del resto anche pensandola in questo modo non che poi diciamo che Dio deve esistere, ma se mai ne deriviamo che difficilmente l’uomo può fare a meno di Dio, almeno fin tanto che capitano disgrazie che danno l’occasione di bestemmiare, perché anche se dicessimo

Tutti gli insulti hanno un oggetto, che perché l’insulto sia valido deve essere reale

La bestemmia è un insulto e ed ha un oggetto che è Dio

Allora Dio deve esistere, in quanto oggetto reale di un insulto.

Non funzionerebbe, perché la prima premessa sci dice in realtà solo che agli occhi dell’uomo è assurdo pensare un insulto che non abbia oggetto, o per oggetto magari solo un nome; quello che dice Cioran è perfettamente provato da un istinto interiore che è evidentissimo e l’ateo negandolo non che cadere in contraddizione.


“ Gli atei che così ricorrono all’invettiva, dimostrano chiaramente di prendere di mira qualcuno. Dovrebbero essere meno orgogliosi; la loro emancipazione è meno completa di quello che pensano: si fanno di Dio esattamente la stessa idea di chi crede” ( Cioran)

Cioran  se ho ben capito era figlio di un prete, qualunque sia la verità, in ogni caso lui non si può né definire credente, tanto meno ateo; in realtà non aderisce a nessuna religione, parla spesso delle religioni orientali, ma la religione che  gli è più vicina deve essere lo gnosticismo, in ogni caso il caso di Cioran è questo: si tratta di uomo che non ha sufficienti ragioni per credere ma sa ce non potrebbe mai fare a meno di Dio, di metterlo sempre in gioco, per cui non potrebbe nemmeno essere ateo.

Il “monumento sul limitare della nostra distruzione”, l’ultima cosa che rimarrebbe anche se tutto fosse scomparso, il nostro incancellabile odio nei confronti di Dio, nel quale si manifesta l’unico modo che noi possiamo avere di amarlo

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