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venerdì 14 settembre 2012

SULLA MORALE DI ONFRAY E ALTRO





“ Godi e fa’ godere, senza far del male né a te né a nessuno: credo che in questo consiste tutta la morale” ( Chamfort)

Questo è quel principio che in effetti ha adottato nella morale, il filosofo contemporaneo di nome Micheal Onfray, non ce bisogno di spiegare cosa c’è scritto chiaramente , perché è fin troppo evidente, però è necessario dire qualcosa a proposto del discorso sulla “e”, perché Onfray dice che non bisogna dimenticarsi mai di quel passaggio, del fatto che sia una congiunzione correlativa e non per esempio una “o”, infatti se fosse così la frase avrebbe un altro significato, già ma il problema non è tanto questo, riguarda se mai il fatto che in effetti il filosofo sembra dire che si può godere da soli e che il far godere gli altri sarebbe una sorta di obbligo morale, che se le cose stessero così come le ho intese, allora sarebbe sbagliato. Riprendiamo tutto da capo, chiediamoci come possa un uomo godere da solo, arriveremo alla conclusione che abbia sempre in qualche modo bisogno dell’altro e che se gli altri lo escludono perché vuole fare l’egoista, lui si renderà subito conto ch senza gli latri non può sul serio godere. Secondo me la verità è che quando noi siamo felici sentiamo dentro di noi una volontà di farlo sapere anche agli altri, non ci basterebbe sorridere davanti ad uno specchio, dobbiamo mostrarlo ad altre persone, così dobbiamo sorridere davanti agli altri, per ò se qualcuno rispondesse al nostro sorriso con una faccia triste o con un sguardo di odio, ci rimarremmo male, questo non vuol dire altro che alla fine questo godi e fa godere difficilmente è separabile in due componenti. Ad ogni modo mi si dirà che esistono persone che pensano solo al profitto, dei ladri, ovvero quelle persone che ora pretendono di avere nelle mani la terra, ecco queste persone vivono a spese degli altri, quindi godono senza far godere, già certo questo è vero, ma se improvvisamente non fossero appoggiati da nessuno e ci fosse fuori delle loro ville una folla di uomini inferociti che non ne può più di loro, ecco in quel caso smetterebbero subito di godere e farebbero bene a preoccuparsi. Adesso finisco subito con questo discorso su Onfray, perché appunto quello che volevo anche presentare era un modello di gioco diverso, infatti potremmo supporre una persona che non cerca la felicità propria e la realizzazione della propria vita, semmai cerca di rendere felice qualcun altro, aiuta il prossimo e rendendo felice gli altri; quello che voglio in realtà arrivare a dimostrare è che la felicità degli altri non è un limite alla nostra. Quando si parla della libertà di solito si dice : “ la nostra libertà finisce là dove inizia quella degli altri”, ma proviamo ad applicare questa regola alla felicità e vediamo cosa succede : “ la nostra felicità finisce dove inizia quella degli altri”, capiamo subito che se fosse vero alla fine vorrebbe dire che la felicità degli latri dovrebbe essere dannosa alla nostra , oltretutto sarebbe meglio stare da soli e alla larga dagli altri, perché la loro felicità delimiterebbe la nostra, senza di essa non ci sarebbero quei limiti e saremmo più felici. Ora appunto questo non è vero, è vero se mai il contrario: “la nostra felicità continua dove inizia quella degli altri”, in questo senso se io sono felice, il mio amico è felice e anche mio cugino, la nostra felicità non trova limite nell’altro ma se mai si prolunga, in questo per quanto possa in effetti far strano che poi la felicità debba essere in questo esempio che ho presentato il triplo, perché anche se non fosse in senso letterale in ogni caso non vi sarebbero dubbi sul fatto che la felicità aumenterebbe in una situazione del genere e in un certo senso la mia felicità risulta più estesa.
Ora però tutto è una questione di centri, c’è un centro di felicità, nel senso di una persona che è felice, se altre persone sono felici, la sua felicità si estenderà in base al numero di persone felici. Chiaramente anche l’ambiente, il clima circostante condiziona, il fatto che le persone introno a noi siano più o meno felici ecc..; però dobbiamo tenere conto che se non siamo felici, allora la nostra felicità essendo inesistente  non avrà alcuna estensione, così noi in realtà anche se il mondo intero fosse felice tranne noi, la nostra situazione non cambierebbe, anzi il rischio e che finiremmo per odiare e invidiare gli latri , perché hanno qualcosa che vorremmo e che noi non abbiamo. Pensiamoci bene però, se invece le persone fossero tute infelici, il solo fatto di constatare gli latri tristi come se, non darebbe tanto una sensazione di comunanza di emozione o almeno si lo darebbe ma nel senso che rischieremmo di sentirci ancora più tristi. Vediamo di capire, se la felicità altrui non  un limite alla nostra, allora la felicità degli altri per noi non potrebbe che essere solo vantaggiosa.

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