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sabato 15 settembre 2012

un commento a “il risveglio della storia” di Alain Badiou




inchiniamoci all’erede di Platone: Badiou è il più grande filosofo vivente” ( Slavoj Žižek)

Questo l’ultimo libro, che io sappia, che ha scritto questo filosofo francese e tratta di argomenti estremamente attuali, ovvero le rivolte in Tunisia e Egitto, oppure per esempio, anche se meno trattate, le proteste degli indignati. Come premessa voglio dire che lo scrittore come è giusto far notare, il filosofo è ideologicamente comunista; perché però il comunismo e quale tipo di comunismo? Diciamo pure che come nel caso di Žižek, abbiamo di fronte un marxista di vecchio stampo; però cosa si intende per marxismo? Lo scrittore in effetti ci avverte ce esiste un significato erroneo del termine marxismo, infatti dice:

“ considerando il fatto che, per l’opinione corrente, il marxismo, consiste nel il ruolo determinante all’economia e alle contraddizioni sociali che ne derivano, chi, oggi, non è “marxista”? I nostri padroni, che, non appena la Borsa comincia a traballare o i tassi di crescita ad abbassarsi, tremano e si riuniscono con il favore della notte, sono tutti “marxisti”. “ (Badiou)

Mentre al contrario secondo lo scrittore il vero marxismo, quello che definisce “reale”, si identifica con:

“la lotta politica razionale e che ha come scopo l’organizzazione di una società egualitaria”

(Badiou)

Perché però tornare alle vecchie teorie di Marx? Per il semplice motivo che in realtà il capitalismo non è cambiato da Marx a oggi, anzi in realtà noi vediamo che tutto quello che aveva previsto questo filosofo tedesco si è avverato, per esempio le parlava di economia mondiale, ecco quella non poteva che essere quella che noi chiamiamo globalizzazione, il processo per cui tutto finisce nelle mani di pochi e tutto si centralizza, così alla fine la Monsanto controlla la maggior parte della produzione dei beni alimentari, produce OGM, la Bigpharma controlla la produzione di farmaci e tutte due sono controllate dai Rockfeller. Si potrebbe andare oltre, per esempio la previsione sul atto che mano a mano il capitalista furbo avrebbe sostituito il personale con vari macchinari, i quali gli costano meno, perché deve solo pensare alla loro manutenzione, se si può pensare alle previsioni che aveva fatto Marx sull’agricoltura, che al contrario degli latri pensatori aveva capito che l’agricoltura non avrebbe garantito posti di lavoro, adesso non so in un paese come la Cina ci sono molti più operai che contadini. Oggi vediamo da un lato gli operai sardi protestare perché perdono il loro posto di lavoro, dall’altro in Cina e nella Corea del Sud, operai con stipendio da fame che lavorano talmente tanto, da non avere più le forze di tornare a casa e capita che tra di loro vi sia gente che dorme sul posto di lavoro, non solo, diciamo pure anche che dato che la nostra società consumista sta crollando, ovvero noi non consumiamo più come prima , visto che non abbiamo più soldi da spendere, allora ovviamente in Cina c’è la sovrapproduzione, a causa di questo avvengono i vari suicidi degli operai, i quali anche loro o perché non riescono più a trovare le energie per lavorare o perché improvvisamente si vedono licenziati. Ora tempo su “Stampa libera” compariva questa frase: “la Cina siamo noi”, quello che sta accadendo a noi è che non sapendo come pagare gli infiniti debiti, i nostri politici di turno e i professori di economia di turno decidono di vendere tutto ciò che è pubblico e farlo diventare privato, poi probabilmente noi alla fine ci ritroveremo a fare la fine dei cinesi, in uno stato che è venduto ai banchieri. Quindi diciamo pure che per Badiou non vi è alcun capitalismo post-moderno, ma il capitalismo è sempre rimasto quello che era ai tempi di Marx. Ora però passiamo alla questione delle rivolte, perché il filosofo fa un accurata distinzione tra vari tipi di rivolta, le quali possono essere considerate anche dei passaggi. Il primo tipo di rivolta presentata è la rivolta immediata, per rivolta immediata si può intendere quella reazione immediata che si dopo un determinato evento, si tratta di solito di una sommossa violenta, senza regole, disordinata, che non rappresenta altro un immediato sfogo di rabbia, un atto di totale nichilismo, quando vediamo giovani distruggere vetrinette dei negozi e dare origine ad uno stato di totale caos.

“Tutto questo alimenta l’ostilità dell’opinione di tipo POL contro i rivoltosi: - Vedete! Le poche cose che hanno, le distruggono pure!-. Quello che questo punto di vista si rifiuta di vedere è quando una cosa fa parte dei rari “vantaggi” che vi sono stati concessi, essa non diventa simbolo della sua particolare funzione, ma della sua generale scarsità, e che a tal titolo viene detestata dalla rivolta”

(Badiou)

Cos’è la POL? Una sigla inventata da questo filosofo? Solo in parte, rappresenta in realtà la politica occidentale nei confronti dei vari paesi arabi, la sigla sta per Patrimonio, Occidente  e Laicità. Infatti l’intervento delle forze armate in Libia è avvenuto per questo motivo, da un lato approfittare della situazione, eliminare un personaggio che prima era utile e tutti gli stringevano la mano e che ora è diventato scomodo, poi certo c’è di mezzo a anche questa questione del petrolio, non che l’imporre una democrazia fittizia come la nostra o quel tipo di democrazia rappresentativa venduta a cui noi siamo oramai abituati dove la nostra libertà sta nel scegliere un rappresentante, il quale come tutti gli altri a parte di società segrete ed è sempre controllato da qualche capitalista, per cui qualunque persona si scelga non cambia niente e del resto si finisce per lo più per continuare a votare per le marionette dei Rothschild. Così dirà in effetti più avanti, il vero problema è la questione del numero, se a protestare in Egitto vi erano migliaia di persone, questo non ha pari in confronto ai milioni di persone che vivono in Egitto, per cui le elezioni in Egitto sono da considerare una fregatura. Secondo il filosofo la minoranza che ha protestato in piazza in Egitto ha il diritto di rappresentare l’intero popolo egiziano, perché in effetti non fa latro che rappresentare quella l’unica volontà degli egiziani che è: Mubarak vattene!, però questo pensiero non va inteso dice il filosofo, nel senso che questi egiziani vorrebbero vivere in una democrazia come la nostra, ma se mai il loro saremmo un comunismo di movimento, del resto chi la vorrebbe mai una democrazia venduta come la nostra?

Viene poi la rivolta storica che ha tutt’altro carattere. Così definisce la rivola storica, lo scrittore:

“ una  rivolta che in se stessa non è una rivolta immediata, e che, al di là di se stessa, non rappresenta l’avvento su larga scala di una politica nuova” (Badiou)

Si tratta in questo caso di trovare un luogo di organizzazione di protesta, un posto pubblico degno di nota, magari appunto una piazza dove vi sono i simboli della città, occuparla, organizzarsi per la protesta, ma soprattutto avere un’Idea costruttiva. L’idea costruttiva per Badiou è il comunismo, però non più guidato da un partito, sappiamo noi che fine ha fatto il partito comunista nel mondo, ma se mai parlare di una vera e propria dittatura popolare. Nel caso delle rivolte quello che occorre sarebbe una grande solidarietà e organizzazione, perché vi sia una grande coordinazione. Questo dice lo si può vedere nelle rivolte arabe, dice Badou, per esempio quando alcuni cristiani proteggono dei musulmani che in quel moneto si trovano a pregare, il fatto stesso che tutte quelle distinzioni che prima vigevano nello stato vadano in qualche modo eliminate. Per esempio Badiou parla di questa questione sul fatto che lo stato si basa su un’identità che costruisce, il quale è considerata essere quell’identità che appartiene a quell’individuo che si possa dire normale, come nel caso dell’F medio, dove viene creata un’identità alla quale il popolo francese deve tendere il più possibile, più invece le persone dovessero allontanarsi dal modello, più verranno considerate anormali e magari verranno etichettate con altri nomi , perché sia in qualche modo escluse, non so quando per esempio si parla di Rom o cose simili; nel caso invece della rivolta, in un primo momento le identità si perdono, anche perché nelle rivolte troviamo gente di ogni tipo, ovvero magari di religione diversa, di sesso diverso ecc…, poi però andrebbe costruita una nuova identità , anche perché in fondo riconoscendosi tutti in un’Idea non si può fare diversamente. Vediamo ora la punto, queste persone che prima erano degli emarginati della società, non solo, diciamo pure che per la società non esistevano, ora fanno sentire la loro voce, urlano la loro indignazione, in qualche modo si fanno sentire, da non esistenti diventano esistenti secondo il processo che Badiou chiama l’evento. I poveri per la strada, gli operai licenziati e tutta questa gente che si trova in queste misere condizioni, che non viene presa in considerazione dalla società , né ovviamente da chi ci governa che è invece interessato a tenersi stretto il suo stipendio e se mai ad aggiungere tasse per prelevare il soldi con cui sanare il debito pubblico, ecco queste persone che si trovano a protestare ora fanno sentire la loro esistenza. Secondo Badiou noi ci troviamo in una fase interstiziale come quella degli anni 1815-1850, la fase che seguiva la fase delle rivoluzioni, però ora sembra aprirsi un nuovo spazio, da un lato sembrava che la storia stesse addormentandosi, quindi non è che Fukuyama avesse più di tanto torto, solo che ora dopo aver assistito alla “primavera araba”, agli “indignati”, sembra aprirsi nuovamente la storia e che quindi essa si stia in qualche modo risvegliando.  A proposito degli indignati, Badiou si rivela un po’ deluso, per il atto che in realtà per quanto possa aver riscosso successo questo movimento nei paesi occidentali, gli indignati hanno come obbiettivo “una vera democrazia”, invece qui il nostro filosofo considera da superare la democrazia di partito, dice appunto che se noi viviamo in una società dove le leggi sono quelle del liberalismo, ovvero assoluta libertà delle imprese industriali, tale che è possibile che di punto in bianco si decida di licenziare e uno come Marchionne decide di spostare la produzione di una fabbrica che sarebbe per eccellenza italiana in un paese che non è l’Italia e poi proprio questi liberalisti vanno a chiedere finanziamenti dallo stato, ecco Badiou parla di creare una distanza tra Stato  e quello che sarebbe il potere costituito dalla dittatura popolare. Secondo me dobbiamo però stare attenti, che spesso molte delle rivolte che sembrano popolari, delle volte non lo sono, per  esempio su “Stampa libera" leggevo tempo fa che in realtà i ribelli in Siria sono dei mercenari della Nato e che tra di loro purtroppo ci sono anche dei personaggi che vengono dal Al-Qaeda e a persone del genere sembra che il nostro Terzi ci abbia stretto la mano, perché a quanto pare devono essere suoi amici. Comunque, devo dire che ho sempre preferito gli indignati, perché mi è sembrato un movimento molto più pacifico; ad ogni modo in effetti se credo che se un giorno tra quelli che passano il tempo a lamentarsi che il mondo è brutto, quei giovani come me che solitari che si lamentano della situazione attuale nonché della propria vita, e chissà quanti altri che vorrebbero un mondo migliore, se tutti si trovassero in una piazza a urlare le proprie lamentele e a mettersi assieme per progettare un nuovo mondo ecco, già questo atto contribuirebbe molto, in fondo che si tratti di anarchici, di comunisti o di chi vorrebbe vivere in una democrazia diretta, insomma ala fine tutti partono comunque dall’idea comune che le cose così non vanno e che bisogna trovare un modo per costruire un mondo migliore. Solo all’ora nella rivolta potremmo dire come quell’egiziano, che una volta eravamo noi ha guardare la televisione ( chissà magari ci lamentavamo anche quando sentivamo parlare di cose come la Spending-review), adesso è al televisione che si inquadra ( e noi queste lamentele le esprimiamo a gran voce in una piazza).

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