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giovedì 21 marzo 2013

Cartesio: La morale provvisoria







Cartesio e le regole della morale provvisoria


In questo testo ho intenzione di parlare per lo più del metodo cartesiano, della morale e delle teorie meccanicistiche con particolare riferimento a quelle sul cuore. Per quanto riguarda le altre parti, ovvero le questioni sull'io, su Dio e il dubbio metodico, ho già scritto da altre parti, in un testo che si intitola “ commento alle meditazioni metafisiche di Cartesio”. Quindi adesso voglio semplicemente visionare quelle che sono le regole del metodo cartesiano e mostrare quelle che in effetti sono le basi del razionalismo. Le regole in sostanza sono quattro e le troviamo nell'opera famosa: “ Discorso sul metodo”. La prima regola è quella dell'evidenza, si tratta di non accogliere mai come vero qualcosa che non sia a noi chiaro e distinto, dove chiaro sta solo per il fatto che noi siamo in grado di comprendere la cosa in maniera immediata, mentre distinto significa che noi dobbiamo essere in grado se mai di poter pensare una cosa separatamente dalle altre. Il contrario è l'oscuro e il confuso, tra l'altro trovo curioso che un filosofo come Deleuze molto più avanti in “differenza e ripetizione”, dirà che non si può conoscere se non appunto con idee oscure e confuse, del resto per lui la mente come potrebbe conoscere senza essere un po' brilla. Il problema se mai qui sta sulla chiarezza perché non è cosa assai evidente, molti hanno obbiettato a Cartesio che spesso ci sbagliamo alla luce del sole. La seconda regola è quella dell'analisi che detto banalmente consiste nel scomporre il problema ai suoi elementi primi. La terza regola è più interessante, è quella della sintesi, che consiste nel passare da cose più semplici ad altre più generali e complesse, ma riflette un po' anche la dinamica razionalista, le “cose” più semplici non sono altro che un qualcosa di evidente che noi possiamo tranquillamente cogliere intuitivamente, ovvero si tratta di cose come il dubbio, l'estensione, che possono essere colte assai facilmente senza metodo discorsivo; le “cose” più complesse derivano per lo più da connessioni di queste più semplici, si tratta qui invece di deduzione, di applicazione di metodo discorsivo, così che si attua davvero la sintesi. L'ultima delle quattro regole è l'enumerazione, la quale consiste in una ricapitolazione, una revisione dei vari passaggi, un controllo per vedere se vi siano degli errori o meno. Quello che c'è da notare è appunto che il razionalismo vuole sempre in qualche maniera partire da delle nozioni prime che noi possiamo scorgere già nella nostra mente, dal momento che la realtà esterna non ci fornisce dei dati, anzi se mai ci impedisce di concepire al meglio quelli che abbiamo già, nel senso che le sensazioni varie non ci aiutano a concepire meglio quella nozione di estensione che è già in e su cui Cartesio vorrebbe fondare la sua fisica. In questo senso il più delle volte in una filosofia razionalista troviamo la concezione delle idee innate, perché senza una materiale che sia sempre stato in noi, da dove partiremmo? Ovviamente escludendo la possibilità di partire dai sensi, del resto essi ci fornirebbero solo delle immagini che non ci aiuterebbero più di tanto nella nostra ricerca. Però come ben sappiamo questo voler fondare tutto sul soggetto in Cartesio ancora funziona nel piano delle filosofia teoretica, mentre sul piano della filosofia pratica le cose stanno in maniera diversa , ovvero Cartesio tenta di fondare una morale vera e propria, ma alla fine ne crea una solo provvisoria che non vorrà sostituita da nessun'altra. Come le regole del metodo anche quelle della morale sono sempre quattro.





la premiére était d'obéir aux lois et aux coutumes de mon pays, retenant constamment la religion en laquelle Dieu m'a fait la grâce d'être instruit dès mon enface, et me gouvernant, en toute autre chose, suivant les opinions les plus modérés, et les plus éloignées de l'excès, qui fussent communément reçues en pratique par les mieux sensés de ceux avec lesquels j'aurais à vivre”.

Quindi in buona sostanza si tratta di adeguarsi ai costumi e alle leggi del proprio paese, pur rimanendo fedeli al proprio Dio. Molto meglio questa strada piuttosto che dover decidere da due estremi, perché in fondo c'è il rischio di cadere in gravi errori, del resto in quel caso se ci sbaglia, si rischia di sbagliare completamente visto che non ci sono mezzi termini.

Ma seconde maxime était d'être le plus ferme et le plus résolu en mes actions que je pourrais, et de ne suivre pas moins constamment les opinions les plus douteuses, lorsque je m'y serais une fois déterminé, que si ellles eussent ètè très assurées.”

La seconda massima consiste dunque nel perseverare nelle decisioni prese dovunque esse portino, perché nel labirinto della vita, ogni decisione se mantenuta quella che era, o meglio ogni percorso sempre mantenuto uguale ci porta fuori dal labirinto. In realtà Cartesio fa proprio l'esempio dell'uomo che perso nella foresta cerca una vita d'uscita, se manterrà sempre la stessa direzione, non gli sarà tanto difficile trovarla.

ma troisième maxime était de tâcher toutjours plutôt à me vaincre que la fortune, et à changer mes dèsisrs que l'ordre du monde;”

In questo caso si tratta di non tentare tanto di modificare la natura per adattarla alle mie esigenze, quindi una natura che possa soddisfare il mio desiderio, ma se mai saper controllare il mio desiderio, controllare le mie passioni. Questa idea sembra essere ripresa dallo stoicismo, nel quale si diceva appunto che l'uomo doveva vivere secondo natura, dove però la natura non era altro che la ragione, il che vuol dire che bisogna vivere secondo ragione e virtù, se si vuole arrivare alla felicità bisogna diventare padroni di se stessi, comandare le proprie passioni e non partirle semplicemente dall'esterno come qualcosa che ci controlla e che decide cosa dobbiamo provare, si deve se mai cercare la pace interiore.


Enfin, puor conclusione de cette morale, je m'avisai de faire une revue sur les diverses occupations qu'ont les hommes en cette vie , pour tâcher à faire choix de la meilleure;”

In questo caso quella che definisce la via migliore, è quella di seguire la ragione e di cercare la verità; queste del resto non sono che delle regole che del resto ha seguito Cartesio, quindi qui si scende di più in un aspetto più personale.

Ora veniamo al questione del meccanicismo, questo modo di concepire da parte di Cartesio la realtà come una macchina, non solo l'universo ma anche il corpo umano e sopratutto quello animale. Cartesio simpatizzava per la teoria eliocentrica e pensava l'universo come governato da tre leggi che hanno a che fare con la conservazione del moto, la prima dice che un corpo rimane nel suo stato a meno c non venga urtato da un altro corpo, la seconda afferma che la quantità di moto impressa da un corpo a quella del corpo urtato è pari alla quantità di moto che perde, la terza legge spiega come in realtà i corpi tendano a muoversi in direzione rettilinea. Queste leggi spiegano il passaggio dell'universo dal caos all'ordine. Non c'è assolutamente nessun tipo di finalismo in tutto questo meccanicismo, quindi è eliminata del tutto l'idea di una causa finale in fisica. M veniamo pure alla parte del corpo, Cartesio spiega che corpo e spirito sarebbero collegati dalla ghiandola pineale, questo è ben noto, quindi da un lato noi abbiamo impressioni sensibili che si imprimono sui sensi che comunicano delle informazioni ai nervi, in questi nervi passano degli spiriti animali che arrivano fino al cervello e raggiungendo la ghiandola pineale, da essa scaturiscono altri spiriti animali che determinano il successivo movimento, questo è del resto il movimento involontario, o meglio un movimento del tutto meccanico, che avviene normalmente negli animali, anzi è quello proprio degli animali, secondo Cartesio. C'è chiaramente un movimento volontario, in quel caso è la volontà che determina la ghiandola pineale; quello che non si spiega è la natura della ghiandola pineale che se presa solo per corporea difficilmente potrebbe costituire un qualcosa per unire spirito e materia. Quello che però premeva di più dire , era sul cuore, ovvero quella concezione particolare sul funzionamento del cuore di Cartesio; in pratica per Cartesio il cuore non sarebbe altro che una grande stufa, quando si contrae il cuore produce dei vapori caldi che salgono fino ai polmoni per poi raffreddarsi con la respirazione e tornare al cuore, il sangue per mezzo del calore si dilata e schizza provocando la circolazione del sangue . Come si sa, questa teoria è falsa, ai tempi di Cartesio ve ne era un'altra che è quella di Harvey, nella quale il cuore è un muscolo o una pompa che con i suoi movimenti di dilatazione e contrazione mette in moto la circolazione del sangue; questa è la teoria che noi consideriamo più corretta, solo che appunto viene rifiutata da Cartesio perché pone il seguente problema: come fa il muore a muovesi da sé? Non riuscendo a dare risposta Harvey suppone vi sia una forza vitale.

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