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martedì 16 aprile 2013

CREATORE DEL PROPRIO DESTINO




Siamo immersi nel flusso della nostra esistenza, siamo dentro come fossimo un segmento di questo grande fiume, ci consideriamo una parte ritagliata dei vissuti che compongono il fiume. Finché siamo dentro il fiume le acque ci porteranno, andremo verso la foce, ci chiediamo dove ci porterà quella forza che spinge ogni cosa e visto che siamo nel percorso, non conosciamo la sorgente, non disegniamo niente che non sia un mero disegno su sabbia il quale scompare in poco tempo perché le acque tornano due volte e la seconda cancellano tutto. Ritaglio del flusso subiamo quello che ci capita, crediamo nel destino, il fiume dove porta? Questa è domanda che fonda il senso, o meglio giustifica la domanda che senso abbia tutto, dato che il fiume deve portare da qualche parte. Gli eventi sono parte del fiume, la sorgente è da dove discendiamo, si parte la dove il fiume prende direzione e forma, ma noi siamo formati, la direzione è subita. Ci consideriamo un mero effetto, un effetto di tanti effetti, per poi chiederci quale sia l'ultimo effetto, cosa potrà partorire la sorgente prima di diventare sterile? Come verrà partorito il senso?. Negli anni ho passato il tempo a distruggere idoli, per porre me stesso al di sopra dei miei dei. Il destino non è per me che solo una mera forma di ripetizione, l'altro destino non c'è, quello che porta tutto fino all'evento del senso, non si creda che ogni cosa tenda verso un senso anche solo remoto, noi crediamo nel destino perché subiamo il flusso, ci pensiamo come parte dei vissuti, noi siamo solo l'origine, l'origine è quella che conta. Una botte nel mare può essere portata dalle onde ove il mare vuole, ma essa non decide nulla, se la botte potesse pensare si chiederebbe dove porta il mare, si chiederebbe se questi suoi eventi che lei stessa subisce soltanto dove portino, allora costruisce l'idea di un senso, perché si immagina che ci sia un piano, qual'è la causa finale di cui noi siamo solo un effetto? Ecco che nasce la prova teologica di Dio, la causa finale di tutte le cose, in questo caso degli eventi. La sorgente decide la direzione, c'è una catena di effetti, ma conta solo la prima causa. Dove ci porta la prima causa? Se siamo solo effetti tra gli effetti non possiamo fare nulla, i nostri vissuti hanno cause precedenti e così, via da dove viene tutto? Il Senso oggettivo anche dovesse esistere è qualcosa che ci vincola e ci rende servi, vittime di un piano che non è nostro, la provvidenza divina anche quella ci vincola, ma la causa finale aveva un piano? Ogni cosa nel mondo fa una curva, tutto devia, non c'è nessuna linearità, perché ogni cosa vuole se stessa e ritorna su se stessa, la terra vuole se stessa e si bacia nel suo ritorno. In questo modello a dire il vero non c'è il senso, ci può essere solo una vera e propria accettazione di quello che accade, quando però essa è voluta davvero è ben diversa da un semplice subire il secondo giro di giostra; non siamo però ancora arrivati alla meta sul serio. Il Senso è un idolo ed è meglio spogliarsene, chi non riesce a vivere una vita senza un senso, non è capace davvero a vivere, del resto però non ha senso vivere un vita aspettando la morte, occorre diventare più forti ed diventare i veri creatori del senso. Ma il Senso non è il senso, perché noi quando ci poniamo come creatori del senso ci poniamo come dei creatori non già del senso universale, quello se mai è solo una specie di crescita cosmica, ma non cadete mai nell'idolo del Senso, in realtà diventare creatore del senso, vuol dire diventare creatore del senso della propria vita, quindi un senso particolare che va solo per noi come creatori. Quando io pongo i miei sogni e miei obbiettivi pongo uno scopo e pongo il senso, l'amore della vita va elevato alla pura possibilità , pensare a queste cose potremmo davvero fare, che l'età, il carattere non sono vere barriere. La libertà prima va cercata, quindi si deve risalire all'origine, bisogna smettere si essere solo un anello di una catena di effetti, bisogna riposizionarsi all'origine del fiume e poter davvero determinare gli eventi. Come ritornare all'origine, chiediamoci cosa siamo all'origine, in realtà il problema è che non siamo, la nostra esistenza come parti del tutto precede nettamente la nostra essenza, la nostra esistenza dice solo che ci siamo, ma l'essenza dice cosa è quello che c'è. Noi non siamo che punti di indeterminazione, le determinazioni vengono dopo, quindi è solo in seguito che facciamo esperienza di fattori individualizzanti, io non sono solitario, infelice o brutto, sono, esisto, il resto viene dopo, il resto delle determinazioni le riceviamo nel corso del fiume, ma cercare l'origine vuol dire prima di tutto distaccarsi dal proprio essere, dalla Statua del Sé; il nostro carattere è come una statua, più ci identifichiamo con essa più il carattere si solidifica, la statua si determina in base ai nostri vissuti; possiamo distaccarci dalla statua, anzi se vogliamo essere liberi dobbiamo farlo, quindi inizia a osservare la statua come non fossimo noi, vedremo che noi stessi sia volontariamente che involontariamente ne siamo i veri scultori, poi mano a mano che siamo distanti dalla Statua essa dovrà sciogliersi e diventare liquida, solo allora potremmo davvero cambiare il nostro carattere potendo diventare quello che vogliamo. Siamo al posto della causa finale, possiamo davvero cambiare il corso dei nostri eventi, ma solo se ci siamo liberati da ogni padrone e da ogni idolo, i nostri idoli sono il destino, la fortuna, la sfortuna, la provvidenza. Ci si disfa di ogni idolo solo se ci si considera l'unica causa degli eventi della propria vita, quindi quando si deve dare la colpa a qualcuno sei tu il primo indiziato, non è colpa del destino che non esiste, non sei sfortunato, perché la sfortuna non esiste, esiste invece la convinzione in se stessi, quella si che esiste. Io credo che la mia vita per quanto non bella, sia la determinazione di quello che ho fatto nel passato. Anche l'affermazione “Dio è morto” ha senso, quando ci riferisce a quel Dio tiranno che ci ha presentato il cristianesimo, perché anche questo è un altro idolo, insomma di nuovo poniamo una persona al di sopra di noi, la quale determinerebbe gli eventi del flusso; saremo liberi quando non porremo nulla sopra di noi, del resto solo così potremmo esprimere la possibilità infinita che scorre in noi come parti dell'Uno. Non si tratta tanto di conoscere sé stessi, se questo vuol dire sapere ciò che ci è, perché all'origine solo si esiste, non significa diventare ciò che si è, perché in questo modello sembra che un essere potenziale sia già definito, quindi si tratta di diventare quello che vogliamo, riplasmando il nostro essere. Ogni tesi contro la libertà è pessimismo se non peggio.
C'è ancora una parte di cui non ho parlato, se noi viviamo in una qualsiasi forma di stato la nostra libertà sarà sempre vincolata, questa libertà si realizza solo in una società di individui autonomi, non tra le masse, non si realizzerà mai nella tirannia, nell'oligarchia o nella monarchia; in realtà anche la democrazia come forma di tirannia rovesciata, tirannia della maggioranza non permette una realizzazione a pieno. C'è un famoso testo di Nietzsche, in “ così parlò Zarathustra” che ha un titolo interessante, qualcosa tipo “ sul nuovo idolo”, indovinate di cosa parla? Dello Stato, lo descrive come una specie di gelido mostro. Si lo Stato teoricamente è un altro idolo da cui disfarsi. Potete immaginare lo Stato, la Chiesa, le banche e così via.., come fossero delle specie di super-genitori, del resto mi sembra abbia detto un certo filosofo contemporaneo. Il bambino diventa adulto, anche è sopratutto quando diventa autonomo ed indipendente dai genitori, quindi sa agire da sé. Il bambino è ancora bambino quando affida molti compiti ai genitori, non è un vero responsabile delle sue azioni. Nel caso dello Stato, l'uomo ha affidato dei compiti ad un terzo spogliandosene completamente, lo Stato è come quando si pone Dio o il Destino, il genitore ha il controllo, abbiamo affidato a lui l'incarico di occuparsi di qualcosa di cui noi non abbiamo voluto essere i diretti responsabili. Se qualcosa va storto è colpa del politico di turno, non nostra, come quando si dice che se un bambino rompe una finestra in classe, è colpa del fato che certi genitori non gli hanno dato una sana educazione. Assumersi le responsabilità già dicevo prima vuol dire accollarsi tute le colpe degli eventi mal riusciti nelle vite, in questo modo diventando diretti responsabili, si può davvero cambiare le cose perché le facciamo dipendere da noi. Se gli uomini si assumono le colpe dei disastri ambientali del mondo, possono poi riprendere il potere, se non lo affidano ad un terzo, di tentare di cambiare le cose. Solo quando l'uomo diventerà indipendente, quindi prima dovrà cambiare dentro, solo in quel modo davvero l'uomo sarà cresciuto e non avrà bisogno dei super-genitori, perché si prenderà la responsabilità, costruirà una società di individui dove non c'è un vero leader, non c'è idolo, ma c'è solo lui con la sua morale, gli individui che trasformano la realtà, non c'è uomo al di sopra di altro uomo, né al di sotto. Inoltre in realtà ai giorni nostri ci sono ancora altre forme di idoli, che si nascondono dietro il nostro cantante preferito, il genio di turno, dei quali pensiamo che siano più importanti e grandi di noi stessi, che hanno fatto cose che non possiamo fare, ma questo è falso, dal discorso di prima si dovrebbe evincere che anche noi possiamo in realtà fare molto quando ci crediamo sul serio.

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