Cerca nel blog

Choose your language:

lunedì 29 luglio 2013

I NUMERI NELLO SPAZIO




Bergson ha poi anche un concetto singolare di numero, o almeno vede il numero in un modo totalmente diverso da come lo si è pensato di solito nella filosofia, in effetti il problema dei numeri è un problema serio, perché noi contiamo, ma ci è difficile dire che ci siano i numeri come qualcosa di esterno, cioè io posso dire che ci sono tre gatti, ma quel tre è effettivamente oggettivo, o è solo pensato da me?. Generalmente diremmo che noi vediamo dei gatti, poi li contiamo e diciamo che sono tre, questo per l’intermediazione dell’intelletto stesso. Per Bergson i numeri sono delle unità che indicano un molteplice, diciamo pure che stanno al posto di quella molteplicità e la designano, sono come dire una sintesi, quindi diciamo che il tre è una sintesi di un molteplice di gatti che ho qui davanti. Quello che cambia però è altro, di solito si è pensato che i numeri fossero legati al tempo, tra questi filosofi che hanno ragionato così c’è Kant, ma poi io aggiungerei anche Schopenhauer, insomma questi alla fine non facevano altro che dare ragione al senso comune stesso, perché si pensa di solito che i numeri siano legati al tempo, infatti noi contiamo e questa non è che una successione temporale numerica, prima io dico 1 poi dico 2 e 3; posso andare avanti così ancora per un bel po’, però in realtà le cose non stanno in questo modo e su questo Bergson è chiaro. Bergson invece pensa proprio che bisogna concepire i numeri come qualcosa di legato allo spazio e non al tempo, infatti noi diciamo che due cose non posso stare nello stesso spazio, perché questo è impossibile, se anche fosse possibile diremmo che non sono più due cose, ma in realtà diremmo che sono una cosa sola, quindi diciamo che le cose sono due, perché lo sono effettivamente e perché occupano degli spazi diversi; la stessa cosa si può dire per i tre gatti, dico che sono tre anche perché occupano uno spazio diverso ciascuno, non sarebbe possibile pensarli tutti in un unico spazio, poi cosa ancora più importante è che io in realtà non vedo mai il tre, diciamo pure che esso sia un'unità di un molteplice che poi questo molteplice è composto da singoli unità , quindi il tre gatti deriva da un 1 gatto + 1 gatto + 1 gatto, non è che io veda il tre nella realtà. Poi si sa che i numeri in realtà sono somme di frazioni, io posso sempre frazionare il numero, ma questo dividere in frazioni, non ha forse a che vedere proprio con lo spazio? Cioè alla fine è sbagliata la concezione classica che si hanno dei numeri, vanno ripensati in un altro modo. Da questo io poi comprendo come sia possibile che Bergson, come avevo già detto, prima rifiuti l’idea di un tempo omogeneo, se i numeri non sono legati al tempo, non è vero che c’è una sequenza temporale dei numeri che sta nel tempo, non possiamo poi dire che il tempo che noi vediamo negli orologi sia effettivamente il tempo reale, reale è la durata per Bergson , ma non è che sia tempo omogeneo, cioè non posso quantificare il tempo, lo faccio solo per questioni che sono meramente pratiche, cioè io ho bisogno di un tempo di questo genere perché vivo in una società e quello mi serve, poi del resto di questo tempo ne fanno uso appunto anche le scienze, però appunto allora proprio in questo senso le scienza sembrano avere una funzione prettamente pratica. Insomma anche Nietzsche già prima pensava che la scienza serviva all’uomo per il dominio suo sulle cose, quindi anche qui c’è quest’idea di una scienza che svolge un ruolo prettamente pratico, rivolto all'utilità per l'uomo.

Altri post correlati:


Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.