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mercoledì 31 luglio 2013

IL MOVIMENTO E IL CINEMA







Ho detto precedentemente che Bergson rifiuta l’idea di uno spazio omogeneo e ho anche spiegato le ragioni di tutto questo, ora chiaramente si pone il problema su che cosa sia lo spazio per Bergson visto che rifiuta quel concetto di spazio, che poi è lo stesso del senso comune e di Kant; diciamo pure che Bergson prende la lezione dal cinema , la impara, la fa propria, Deleuze era rimasto colpito quando aveva letto quello che diceva lo stesso Bergson sul cinema, pensate che il cinema non era nemmeno nato da molto. Il cinema parte da questo, se io prendo una serie di immagini posso pensarle in sequenza e poi vedere un certo movimento, perché se faccio scorrere le singole immagini si produce tale movimento, però se prendo le singole immagini in queste non trovo il movimento, quindi devo sempre vedere l’insieme per vedere il movimento. Fin qui tutto semplice, poi però se ci penso bene io vedo il movimento stesso e questo movimento produce lo spazio, anzi in realtà mi da anche una certa sensazione di tempo, però Bergson per quanto riguarda il tempo lui parlerà di durata, non di qualcosa che è prodotto del movimento. Lo spazio è un prodotto del movimento, nel senso che il movimento è spazio, non vero che quello che pensava Democrito dunque, insomma non è che ci sono gli atomi che si muovono e perché si possa compiere questo movimento io devo pensare che ci sia il vuoto e la si muovono gli atomi, sarebbe invece vero il contrario cioè che lo stesso movimento degli atomi ci da la sensazione dello spazio. Quindi io vedo quei fotogrammi, magari vedo una ballerina che si muove, il fatto che io veda una gamba prima in quella posizione, poi in un'altra e infine in un’altra ancora, insomma tutto questo mi da l’idea di uno spazio, perché vedo quella gambe che si muovono o il susseguirsi di fotogrammi che mi danno questa idea, la quale poi mi fornisce un’idea di spazio. Ora si può volendo tornare indietro e chiedersi come si possa risolvere il problema di Zenone, quello sul movimento, insomma non è che c’è lo spazio omogeneo per cui io dico che non posso muovermi da un punto ad un altro se non facendo infiniti passi, insomma alla fine non andrei da nessuna parte, ma noi sappiamo per nostra esperienza che ci muoviamo lo stesso, quindi sembrerebbe assurdo questo argomento di Zenone e in effetti lo è per Bergson, perché la verità è che è lo stesso movimento ha produrre lo spazio, quindi Achille potrà benissimo raggiungere la tartaruga.

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