Cerca nel blog

Choose your language:

venerdì 19 luglio 2013

Un commento a “ il post-anarchismo spiegato a mia nonna” di Micheal Onfray.





Si tratta di un nuovo libro che io ho visto per fortuna alla Feltrinelli di Torino, non costa molto, del resto si può leggere in una sola giornata, ma come in molti libri la lunghezza non dice nulla sulla vera portata del libro. Non sono delle idee di Onfray, nel senso che non sono materialista, ma devo dire che questo personaggio mi colpisce particolarmente, oltre al fatto che lo trovo per certi aspetti simpatico. Avevo già scritto un testo su Onfray nel passato e ora mi ritrovo a riscrivere su di lui, questo libro o libretto se si preferisce, è diviso in ude parti, una parte autobiografica, la prima parte che si intitola infatti “autoritratto con bandiera nera”, una seconda parte invece più “teorica”, ma anche questo termine andrebbe relativizzato un po', per via del forte pragmatismo che permea nella sezione, che porta come titolo : “ principio di Gulliver”. Cominciamo subito da questo autoritratto, nel quale spiega perfettamente che in fondo non è che si nasca anarchici, ma non è nemmeno vero che lo si diventi tutto di un colpo, sono se mai le esperienze che ti fanno anarchico, l'esperienza dello sfruttamento, anche toccata con mano, l'esperienza dell'ingiustizia, della violenza, della rabbia ecco tante esperienze di questo tipo, se vissute davvero, magari ancora meglio dalla persona stessa, ecco è questo che scolpisce un vero anarchico. Non ci immagineremmo mai un uomo che ha vissuto nel lusso diventare un anarchico e se qualcuno di loro se ne uscisse dicendo una cosa del genere non ci crederemmo, se invece decidesse di spogliarsi delle sue ricchezze per far sembrare la cosa più vera, penseremo soltanto che è un pazzo, perché solo un pazzo morirebbe di stenti volontariamente, l'anarchico non è né asceta e né santo, ma un uomo vissuto che forgiato dalla sua vita ha imparato a dire no ad ogni forma di potere. Quello che fa Micheal Onfray è descriversi in questo modo raccontando la propria vita, infatti contemplando il dipinto fatto dalle pennellate delle sue parole, vediamo un uomo che è nato figlio di plebeo e ne va fiero delle sue origini, è stato mandato da sua stessa madre in un orfanotrofio da Salesiani, i quali avrebbero dovuto rifarsi a Don Bosco. Aveva 14 anni all'incirca, quel luogo era una specie di inferno, tra botte e frati pedofili, potreste pensare che sia un caso isolato, ma di posti come quello c'è ne sono di più di quanto ne pensino, controllati da frati maschilisti, pedofili e spesso violenti, contro ogni forma di intellettualismo, perché il pensiero fa paura, spaventa loro vedere qualcuno che pensi con la propria testa, al contrario sembrava che fosse più interessanti all'attività manuale e allo sport. Onfray non immaginatelo come un tipo tanto sportivo, nemmeno io lo so più di tanto. Sullo sfondo del quadro una grande bandiera nera e una A bianca in un cerchio, molto più tardi Onfray riuscirà davvero a frequentare il liceo, uscito dal quale si lancerà verso l'università di filosofia. In questo tempo inizia a conoscere vari scrittori rivoluzionari importanti, dei quali lungo il testo ne fa altre rappresentazioni, in un primo momento ne spiega come se ne sia avvicinato attratto da essi, ma poi spiega anche come sia riuscito a svicolarsene da alcuni, perché al contrario di quello che si può pensare in questo testo ci sono diverse critiche anche a scrittori anarchici del passato. In effetti si potrebbe descrivere i filosofi presentati da Onfray come se si stesse passeggiando per una galleria di ritratti caricaturali, quindi possiamo cominciare già subito a mostrarli, anche usando le sue stesse parole:

- Marx prima visto appunto come colui che ha colto l'alienazione o la negatività nel lavoro dell'operaio, che descrisse la storia come lotta di classe spiegando la genesi della nostra società, ma anche parlando di un avvenire, perché in fondo già con Feuerbach la filosofia doveva occuparsi del divenire e noi tutti sappiamo che molte che cose ha detto Marx si sono avverate ( per esempio la globalizzazione, l'uso delle macchine per rimpiazzare personale nelle fabbriche e le crisi di sovrapproduzione). Anche lui stesso avrebbe voluto iscriversi al Pc, ma quello che colpisce di più sono le critiche che vengono dopo a Marx, perché certamente vede negativamente la dittatura del proletariato che attuatasi in Russia, ma quello che colpisce sono queste parole, quando parlando di Proudhon, lo confronta con Marx e dice:

...e non, come in Marx, una costruzione dello spirito, un'impalcatura intellettuale” (Onfray)

In pratica proprio quel Marx che aveva detto che bisogna finirla di descrivere la realtà, i filosofi prima ad ora avevano fatto quello, ora bisognava trasformarla, era una famosa tesi su Feurbach, in questo testo tutto è rovesciato, Marx diventa improvvisamente una specie di intellettualista. La critica a Marx comincia con questa radicalità di Marx ad intendere il suo socialismo come l'unico scientifico e del resto noi sappiamo che il suo catechismo ha influenzato la sinistra sino ad oggi (su quella italiana in realtà ci sarebbero delle cose da dire, pensate per esempio che Napolitano viene dal Pc, insomma davvero vi sembra un uomo di sinistra? o che in qualche modo esista anche solo lontanamente una sinistra in Italia?), mentre il resto era considerato pura utopia oppure un insieme di giochi di parole ( Stirner).

- Micheal Bakunin avrebbe il pregio, secondo lo scrittore, di averci insegnato a diffidare da ogni forma di potere, fosse anche potere degli anarchici, tuttavia non risparmia di critiche anche questo scrittore mostrando come più volte come spesso esaltasse la violenza rivoluzionaria volendola anche giustificare, così elogia solo l'aspetto negativo, quello reazionario, però non costruttivo, l'aspetto di quell'anarchismo crudo del tipo “ spacchiamo tutto e facciamo casino”. Di fatto in realtà l'elemento negativo ha una corrispondenza nel pensiero di Hegel nel momento dell'antitesi, la contrapposizione, ma certo l'elemento negativo non era presente solo nella sua filosofia anche in Kropotjkin e Stirner.

- Proudhon, il suo motto famoso era: “ la proprietà è un furto”, in questo libro viene ben spiegato dicendo che in fondo la proprietà è un furto perché ricchezza acquisita dal capitalista a spese dei lavoratori che hanno lavorato e non hanno ricevuto denaro per quello che gli spettava; anche le scarpe da ginnastica che compriamo, lavorate da chissà chi dall'altro capo del mondo, sono un furto in un certo senso. Non nasconde però anche odiava le donne, che non amava gli omosessuali e che fosse anti-semita.

- Fourier, non poteva che essere detto un utopista, questa volta si può dire che Marx avesse ragione, infatti qui Onfray non vuole vender sogni ai giovani che sembra che li stiano perdendo, ma se mai vuole parlare di realtà, non delle nuvole domani (spesso richiamati da abili politici che spostano tutto nel futuro, dai nostri politici che rimandano sempre tutto a un Obama che diceva “ yes , we can”, si, ma quando? Inutile parlare di speranze del futuro, ci hanno imbevuto di questi veleni per troppi anni), ma vuole parlare di adesso.

- Kropotkin, in fondo era quello che ci aveva mostrato che la morale non era esclusiva degli uomini, che in fondo vi erano forme di morale anche tra formiche che collaborano per la prosperità della comunità di un formicaio ed in fondo non vi sono regole morali assolute, tranne una “ fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”.

- Stirner, avrebbe il pregio di aver posto come soggetto anarchico non un'astratta società o una massa indistinta, ma se mai proprio il singolo, infatti come si fa a fare una rivoluzione vera e propria se non partendo da individui che pensano autonomamente, unici. Altrimenti si può avere solo una massa di pecore che seguono un nuovo pastore. Però non manca la critica al suo estremo egoismo che viene paragonato in una figura sarcastica del bambino, uno spasso unico:

Nell'Unico e la sua proprietà si sente un urlo primordiale emesso da un bambino che pretende di avere tutte le caramelle del negozio e se la prende con la bottegaia perché non gliele dà” ( Onfray)

- Nietzsche è il nostro ultimo ospite, l'ultimo ritratto o l'ultima caricatura, indovinate un po'? Qui viene presentato Nietzsche come un anarchico, devo dire che non lo avrei mai pensato, di solito Nietzsche descriveva l'anarchismo come decadenza, ma proprio qui questo viene dipinto come un modo di Nietzsche di criticare quell'anarchismo del risentimento negativo, spesso e volentieri semplicemente comandato dall'odio. Mentre si dice che Nietzsche stese in realtà presentando una nuova forma di anarchismo, fondata sul singolo soggetto, sulla sua volontà di potenza, un n anarchismo più positivo. Emma Goldman come mostra l'autore aveva detto:

era in pratica un anarchico, e infatti tutti i veri anarchici sono aristocratici” ( Goldman)

Di solito Nietzsche è considerato un pensatore di destra, infatti per me lo è , anche perché non si deve dimenticare che lui considerava la questione operaia come inesistente e senza senso, però sono il primo a riconoscere che Nietzsche ha anche descritto lo Stato come un gelido mostro proprio nello Zarathustra, ma lo aveva fatto perché esso è un idolo e come di tutti gli idolo l'oltre-uomo vero si deve spogliare anche di quello. Indipendentemente se siete d'accordo con Onfray o con me, certamente il modello nietzscheano ha influenzato i pensatori anarchici.

Finita la galleria, ci aspetta un'ultima contemplazione di questo uomo nel ritratto con la bandiera nera, infatti dice di se stesso lo scrittore che ha sempre rifiutato ogni posizione di potere, per esempio certi inviti ad insegnare anche università prestigiose, anche una Americana ( dove tra l'altro prima insegnava nientemeno che Lyotard). Questo come vedremo più avanti è un altro carattere fondamentale dell'anarchico.

Ora vediamo di parlare della seconda sezione, cioè in realtà ne ho già parlato in parte però, qui vorrei tentare di delineare per quanto posso la proposta di Onfray. Lo chiama post-anarchismo per differenziarlo dal classico catechismo anarchico, del quale dice che è abbastanza contraddittorio il suo rifarsi a dogmi, per esempio l'anarchico afferma che non si deve votare che non vi deve essere stato, ma Onfray ci invita a pensare, per esempio sul primo punto non voteremmo mai anche se potessimo eleggere uno come Proudhon? E per esempio lo Stato si è rivelato utile in alcuni casi ( non so appunto il caso della pena di morte o quello dell'estensione dei diritti sindacali ecc..), quindi a differenza mia è molto più relativista su certi punti, del resto che senso ha dirsi anarchici e poi seguire dei dogmi come ce ne sono in chiesa?. Si tratta però di post-anarchismo anche perché si rifà a dei personaggi che anarchici non sono, certo tiene buono quello che c'era di buono nei passati anarchici, ma sopratutto si rifà a certi post-modernisti come: Foucault, Deleuze e Lyotard. Quindi insomma di cosa si tratta? Si tratta di capire prima di tutto che non è il pensiero che fa la storia, o meglio è l'azione che insegna al pensiero, l'esperienza e la vita sono delle maestre ( questo in effetti lo anche per Nietzsche in un certo senso), quindi in realtà non ci sono norme o regole assolute che non possano un giorno essere violate, infatti così come tutto muta, mutano anche i modi in cui il rivoluzionario deciderà di agire o meglio cercherà di perfezionarsi imparando dalla sua esperienza. Però basta proteste inutili, il potere esiste perché noi ci crediamo questo lo spiega nelle ultime pagine proprio Onfray, nelle proteste vediamo il potere come un'antitesi con il nostro stesso movimento, quindi gli diamo esistenza come potenziale nemico, se vogliamo essere liberi, dobbiamo disobbedire, chi non riconosce nessun potere e nessun idolo sopa di sé quello è un uomo libero, ma per far questo non serve incendiare il parlamento, lanciare fumogeni ai poliziotti o impiccare qualche politico, basta non dargli più poteri, io credo che la risata sia la cosa migliore in certi casi, se qualcuno ci dirà perché lo penserà che noi che siamo la maggioranza dobbiamo essere comandato da lui che è uno solo, ecco noi gli rideremo in faccia ( ps. lo dico io, non Onfray). Quando noi protestiamo e chiediamo qualcosa al potere, senza accorgercene diamo ancora potere al potere, il potere di assecondare o meno le nostre richieste, ma noi le cose dobbiamo prendercele e basta. Ad ogni modo è bello leggere le seguenti parole:

Che questi militanti mettano giù il megafono e agiscano, anche modestamente, che costruiscano, anche in piccolo, che si attivano a fare cose positive, anche per pochi mesi, che mollino gli striscioni per lavorare in una qualche associazione nella quale incarnare il loro ideale libertario, anche umilmente, nella quale lucidare il proprio ideale anarchico con lo straccio robusto del reale e del mondo, anche solo per poche ore: si accorgeranno allora che l'idealismo del credente devoto è assai simile al loro. Poiché il mondo non è fatto di concetti ma di forze che resistono, di flussi di violenze irrazionali, di individui sospinti dalle proprie pulsioni e dalle proprie ragioni. Perché mondo non ubbidisce ai ragionamenti e alla dialettica, nemmeno a quelle anarchiche”. (Onfray)

Visto così sembra un buon libro, però ho due critiche da fare, a parte il presentare Nietzsche come anarchico, non parla molto degli anarchici italiani, forse non lo hanno influenzato più di tanto, però non va dimenticato che molti anarchici erano italiani, qui a mala pena viene citato Malatesta. La seconda critica è che non sono d'accordo su quello che dice su Badiou, il quale viene descritto come un uomo che prepara una macedonia e ci mette tutti i frutti che gli capitano sotto mano, insomma Badiou a lui appare solo che un tizio che scrive libri solo per presentare idee comuniste vecchie come il cucco, dimenticando che Badiou è quel grande comunista che ha saputo presentare questo ideale in nuove vesti ovvero in primo luogo superando la ormai vecchia e decadente idea del comunismo di partito.

Altri post correlati:

 

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.