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venerdì 30 agosto 2013

IDENTITà NELLA STORIA




Cosa vuol dire davvero fare storia? Quando parliamo di eventi storici ci riferiamo sempre a come dei possibili attualizzati, noi sappiamo che una certa verità storica non è davvero derivabile a priori, non c'è percorso storico necessario, infatti le cose in storia potevano andare davvero diversamente, la prova è che non sarebbe contraddittorio pensare che per esempio l'impero romano potesse conquistare il mondo, insomma che ci sia un universo parallelo in cui le cose sono andate diversamente, niente invasioni barbariche, un impero romano che dura fino ad oggi. Certo gli universi paralleli magari non esistono, non è che io voglia dire che ci sono, può darsi che ci siano come che non ci siano, ma se per esperimento mentale immaginiamo che vi si possano dare universi paralleli vediamo la non universalità degli eventi storici, per il fatto che non è di per sé contraddittorio che un evento possa andare in un'altra maniera. Che differenza c 'è tra un possibile e un'identità singolare? Praticamente quasi nessuna, l'identità singolare il più delle volte è solo un possibile realizzato. Si può fare storia del mondo, ma si può anche tracciare la storia di una grande personalità, come il cantante Ronnie James Dio oppure semplicemente su Rimbau, partiamo da questo caso che del resto è più semplice, visto che queste grande figure diventano protagoniste della storia e sono anche attore della storia del mondo. Com'è che alla fine si può tracciare una biografia? Beh si parte dalla famosa identità singolare del soggetto in questione, per esempio il caso Rimbau, noi sappiamo quali sono le parti che compongono il carattere, i singoli segmenti devono riguardare il singolo anno, così che si assume almeno per convenzione che per un certo anno le parti siano all'incirca le stesse. Il problema è l'origine di queste parti, perché la mera descrizione non parla della provenienza, insomma noi vediamo un processo in cui i mutamenti non si spiegano in orizzontale rispetto a qualche causa precedente, infatti gli elementi nuovi si inseriscono nella linea come sbucassero dal nulla; sebbene sappiamo tutti che il soggetto è sempre portatore di una libertà, per quel che si può dire del tutto indeterminabile, tuttavia sappiamo anche questo soggetto ha avuto delle relazioni con altre persone, degli amici, una donna o più, ma forse anche relazioni più banali e poi l'incontro ha prodotto un mutamento, quasi in un senso deterministico, ma senza dimenticare quel vecchio elemento di libertà precedente. Un'identità singolare che si costituisce anche grazie alle interazioni, ma l'identità singolare tenendo presente i suoi legami con altre identità che vanno prese solo per quel che è importante in quel caso, sono da prendere come attori su uno sfondo comune. Lo sfondo indica le caratteristiche particolari del tempo in cui un certo personaggio viveva, ma lo sfondo cambia con gli attori su di esso, perché anche lo sfondo subisce un processo, ma non può lo sfondo determinare questi attori, sono loro che determinano lo sfondo. Il capitalismo è opera umana, ma è parte di uno sfondo storico. Il biografo come lo storico parlano del tempo come se mettere in scena uno spettacolo teatrale e lo raccontano; la nostra commedia ha diversi attori, essi sono identità singolari da prendere per quel che serve, se si vuole fare una biografia si dovrà tenere conto tutta la storia di un certo personaggio, mentre nella storia in generale si dovrà prendere certe identità singolari per quello che è l'effettivo ruolo in un certo ambito storico. Come si distingue ora la storia dalla mera cronaca? Beh la cronaca racconta e basta, quindi rispetto alla nostra commedia non ammette la cronaca un narratore che inserendosi nella scena spiega davvero gli eventi, lo storico al contrario del cronista non si limita solo a mostrare le cose per quel che sono, ma cerca una spiegazione che risponda alla domanda su cosa colleghi davvero gli eventi. Allora cerca delle cause, ma cosa cerca di preciso quando cerca le cause, va a vedere nelle scene precedenti il formarsi quelle successive, lo quasi in senso deterministico, ma deve farlo senza dimenticare quel famoso fattore di imprevedibilità che è la libertà. Quindi per capirci ci troviamo di fronte ad uno studio di relazioni di attori di beh, io prima dicevo commedia, ma la nostra storia sembra più tragedia, ad ogni modo essi sono identità singolari come possibili attualizzati, ma il problema sorge su cosa siano ontologicamente queste relazioni, esistono le relazioni? Immaginatevi di andare di fronte a vostra moglie e dire che il fondo la relazione non è una cosa come una mela, che è infinitamente interpretabile, relativa, insomma non è più solida del gas nervino, quindi non esiste; da questo poi desumete che non c'è nessuna relazione tra te e lei, cosa si dovrebbe pensare? La relazione è connessione tra individui come una corda invisibile, ma qui prima si giocava sul fatto che la relazione come si dice in Pnl non si può mettere su una carriola, questo però vuol dire che è il relazionare, quindi in sostanza una vera e propria azione, nel senso del compiere. Quindi le relazioni sono in quel caso come gli atti, solo vengono sostantivati, per il resto non va dimenticato che lo studio principale riguarda di nuovo identità, in questo caso singolari.

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