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domenica 25 agosto 2013

LA TEORIA DELLE IMMAGINI






Comincia Bergson con la sua teoria delle immagini il libro “ Materia e Memoria”, il libro in effetti è incentrato proprio su questo dualismo che viene presentato proprio nel titolo tra materia e memoria, nel primo capitolo Bergson si occupa della questione della conoscenza sensibile e cerca di partire senza avere già dei preconcetti in testa e sena avere una qualche teoria che deve solo dimostrare o convincervi che sia vera. Il filosofo parte dicendo che nella realtà noi vediamo sempre delle immagini, non vuol dire che queste ci siano nel senso dell’esistere, ma appunto fa cenno sull’evidenza del loro presentarsi a noi, nel senso che noi possiamo dare per certo che a noi si presentano delle immagini. Possiamo ricondurre tutte le immagini ad una sola immagine che è il nostro corpo, di solito lo si fa e se di credesse che la realtà c’è a partire da tale soggetto, questo sarebbe idealismo, ma lui non vuole affatto arrivare a questo, infatti secondo Bergson il nostro corpo è un’immagine come le altre e non ha nessun ruolo privilegiato, quello che constato è solo che io riporto tutte le immagini a quella del corpo, come centro della percezione; io ho dunque la sensazione che la percezione venga dal corpo, nel senso che percepisco con i sensi, non so per esempio vedo una certa cosa, un vaso per dire, ecco poi che quest’immagine viene trasmessa dai nervi fino al cervello come immagine capovolta e il cervello stesso poi la raddrizzerà. Bergson non vuole negare il processo che tanto bene descrive già la scienza, però quello che va notato è che in fondo anche il cervello come tutti i processi che avvengono nel cervello medesimo sono delle immagini. La verità è che Bergson qui al cervello vuole dare una funzione prettamente pratica, cioè il corpo e in particolare il cervello sono rivolti all’azione, non è che abbiano particolari facoltà teoretiche o cos’altro, in fondo alla fine per lo stesso Bergson percepire è agire. Il filosofo a questo punto chiaramente non vuole sostenere ne una posizione di tipo idealista, anche perché gli idealisti hanno sempre reso misterioso l’oggetto in se stesso, volendo si potrebbe citare il caso di Kant il quale pensava la cosa in se stessa come noumeno e riteneva tuttavia questo inconoscibile, l’unico problema è che in questo modo è altrettanto difficile poter affermare l’esistenza di questa cosa in se, se non la si può conoscere come si fa a conoscerne la sua esistenza? E se come sostiene qualcuno Kant non intendeva dire che il noumeno esiste, ma solo che è pensabile a partire dal fenomeno, beh allora vorrebbe dire che la realtà tuta solo apparenza e chi volesse dire ancora che per Kant il fenomeno è la realtà e non è l’apparenza, sarebbe come a dire che il fenomeno è la cosa in sé, in questo caso si ritornerebbe all’ontologia, Bergson non vuole nemmeno essere un realista, i realisti non hanno fatto altro che rendere il soggetto che percepisce un mistero, diciamo hanno eliminato la parte soggettiva della percezione, del resto se pensiamo ad un realista qualsiasi, per esempio Cartesio, ecco lui non era in grado di dimostrare che ciò che noi definiamo realtà è veramente tale se non prima ponendo Dio. Quella di Bergson è una posizione che vuole stare in mezzo tra l’idealismo e il realismo, l’immagine è molto meno della cosa e molto più della rappresentazione. Ne parlerò meglio più avanti comunque la percezione per Bergson parte sempre dalla memoria, cioè c’è quella che poi chiamerà la memoria pura e solo a partire da essa si ha la percezione, poi certo ci sono anche i dati che mi arrivano dai sensi, una cosa importante che afferma Bergson è che le cose così come le vediamo possiamo considerarle vere, esempio se vedo una luce rossa dico che quella cosa è così come la vedo a partire da me, poi però se prendo la cosa per se stessa non posso constatare che quel colore rosso non sia altro che un insieme di tante vibrazioni.

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