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martedì 20 agosto 2013

NIETZSCHE COME PROFETA













1 PREFAZIONE

L’intento dello scritto è quello di presentare, il fenomeno che oramai ci corroso già da tanto tempo, che è quello del nichilismo; possiamo dire quello che vogliamo su noi stessi, ma il nichilismo ha invaso il mondo quasi, ha attaccato ogni cosa, il senso del vuoto, la vuotezza di ogni cosa è oramai comune. Non è facile sottrarsi da questo processo, se non diventando completamente estranei al mondo che ci circonda e a essere quasi di un altro secolo o totalmente futuro, oppure nel lontano passato magari prima del XV secolo. È assai difficile che riesca una cosa del genere, quella si profumare di un mondo antico, o di un mondo totalmente futuro, trans nichilistico. Dato il mio intento ho scelto di cominciare con il “nichilismo europeo” della Volontà di potenza in particolare, analizzando quello che ha detto Nietzsche a proposito di ciò che dovrebbe avvenire nel futuro, non solo la decadenza della società occidentale, ma anche la profezia dell’oltre-uomo. Da questo si arriva a come Heidegger ha visto Nietzsche sino a vedere cosa è ai giorni nostri il nichilismo. Io mi sono interessato al tema del nichilismo già molto tempo fa quando ho scritto la mia tesina per l’esame di maturità, ma da allora a adesso , le cose cambiano un po’, ma no a mano hai sempre più una visione più chiara di quello che si intende con il termine e della portata devastatrice del fenomeno. Siamo già tutti un po’ nichilisti, iniziamo a concepire Dio come nulla assoluto, la nostra anima se vi crediamo è diventata il vuoto del nostro essere, l’essere un sogno invece, possiamo dire che non ha nessuna consistenza e ci è anche inconcepibile, perché stato svuotato del contenuto che aveva una volta, l’essere si è smembrato in tante parti di se, ogni parte ne indica uno stato, lo stato non più inscindibile come in se, ma solo in una relazione con qualcosa. È per questo che conviene acculturarsi sul problema, non è detto che si possa sconfiggerlo, ma almeno potremmo guardarlo sapendo che è tale, avendone una coscienza, non saremo ciechi come molti. Nietzsche aveva ammesso che si poteva superare il nichilismo, nel senso che lui stesso diceva di averlo superato e di essere oltre, il che ancora ci da la speranza di poter pensare un temine o la possibilità di un superamento. Il sentimento della fine del mondo che c’è ai giorni nostri non è che l’eco della distruzione che vediamo e percepiamo intorno a noi, ma di cui non abbiamo visto le scene peggiori, a metà di un film horror sembriamo degli sbandati, gli esseri umani ci sembrano dei pazzi da manicomio, non capiamo più la realtà che circonda, non vediamo nulla che possa suggerire un senso, o perché il senso non c’è o perché abbiamo sbagliato tutto con il senso e lo abbiamo inteso come un senso buono a nostro vantaggio. Perduti nella tempesta senza luce in lontananza, ma con una serie di scritti, e tanti frammenti, tanti pezzi di futuro tradotti in parole. La differenza tra Nietzsche è un qualunque altro profeta è che lui si basa su cose che già poteva vedere nella sua contemporaneità e di cui ne aveva previsto le evoluzioni e le conseguenze. Così potremmo dire che la “Morte di Dio”, è un derivato della teoria darwiniana dell’evoluzione della specie, dato che si trae da questa teoria la nascita dell’uomo senza l’utilizzo di Dio; da ciò da un evoluzione della scienza che spiega senza ricorrere allo spirituale si arriva all’uomo folle che cerca Dio e non lo trova più.
Dalle deduzioni di questo filosofo si può capire molto di quello che sta accadendo senza stare più a pensare che il nostro secolo e quello prima non hanno avuto alcun senso, se mai il problema è come leggere Nietzsche, quale chiave di lettura, così più avanti spigherò meglio anche come io ho inteso Nietzsche, ma per ora mi limiterò a dire in base alle sue affermazioni le cose più lampanti tra quelle che ha detto e non quello che poi dirò sulla mia interpretazione del suo messaggio.




2 NICHILISMO EUROPEO

Alle prime pagine della sezione della Volontà di potenza si possono leggere queste parole:

 “Ciò che io racconto è la storia dei prossimi due secoli. Io descrivo ciò che viene, ciò che non può fare a meno di venire: l'avvento del nichilismo. Questa storia può già ora essere raccontata; perché la necessità stessa è qui all'opera. Questo futuro parla già per mille segni, questo destino si annunzia dappertutto; per questa musica del futuro tutte le orecchie sono già in ascolto. Tutta la nostra cultura europea si muove in una torturante tensione che cresce da decenni in decenni, come protesa verso una catastrofe: irrequieta, violenta, precipitosa; simile ad una corrente che vuole giungere alla fine, che non riflette più ed ha paura di riflettere”.

L’affermazione è in senso profetico e noi tutti siamo compresi nella profezia, in quanto noi siamo in quel secondo secolo, pensiamo di avere visto l cose più brutte nel secolo scorso, come le due guerre mondiali, le più catastrofiche che vi siano mai state, abbiamo visto anche una sfilata di imperi, con a capo diversi tiranni come Hitler e Mussolini, non parliamo dei massacri e dell’olocausto, ma non sappiamo cosa potrebbe capitare ancora dopo, quali altri drammi dovremo vivere. La profezia è data dalla sua necessità, non tanto per un qualche destino funesto che veglia malignamente sopra di noi, ma per una necessità che deriva dallo sviluppo della storia, è la storia stessa che sembra aver posto le basi per la nascita del nichilismo, il virus della cultura occidentale. Noi non viviamo più nel mondo perfetto in cui credevamo di vivere una volta, nell’universo finito compiuto entro dei limiti, nel quale noi risiedevamo in centro, abbiamo visto troppo forse, o abbiamo percorso la strada sbagliata e queste sono le conseguenze. Abbiamo vissuto diversi secoli di razionalismo, nei quali forti della nostra ragione abbiamo fatto un passo più lungo della nostra gamba e siamo inciampati.
Abbiamo perso tutto quel senso di mistero e spirituale che poteva risiedere in secoli precedenti, già Dio si faceva più assente , era cominciata la scristianizzazione, il processo anti-religioso ci ha portato a diventare tutti un po’ materialisti, è evidente il nichilismo e la decadenza , quando se viene chiesto come è fatto Dio, ti rispondono che è un signore anziano con barba e baffi. Lo spirito poi è diventato un corpo sottile, sempre più fantasma è diventato un nulla e molti non ci credono di più, anche perché la neurologia ha distrutto lo spirito e sembra spiegare tutte le funzioni del cervello senza ricorrere a anima o cose del genere ( in realtà sembra, perché non riesce ancora a spiegare tutto). La neurologia poi ci ha trasformato in macchine , ovvero per il neurologo noi non siamo nulla di più dei computer, solo che siamo biologici; tutti gli elogi all’uomo sono svaniti, se prima ci vantavamo di essere in cima alla piramide della creazione, e la nostra ragione era oro colato, adesso non siamo nulla di più dei computer, quasi dei robot e delle macchine con la differenza che siamo biologici. Esistono dunque “mille segni”, evidenti che la storia ci sta portando verso quella direzione di cui Nietzsche parla. Il nichilismo investe ogni campo della cultura, che sia lo spirituale , il religioso, la scienza, l’arte , la filosofia, ecc…, tutto va in un'unica direzione, in questo senso tutto convoglia in unica “corrente”, se la corrente non ha voglia di riflettere e ha paura è per inizia ad avere paura della sua stessa ragione e dei prodotti della conoscenza. Questa affermazione è vera basta pensare alla scienza, in campo scientifico sono state costruite così tante armi di distruzione di massa, di diverso genere che la scienza ci fa paura e non vorremo mai che attraverso essa si potesse creare qualcosa di peggiore ad una bomba ad idrogeno. Ora si potrebbe obbiettare a Nietzsche che siamo noi a fare la storia non si può dare per certo un avvenimento futuro, noi possiamo cambiare il corso della storia; non c’è dubbio che la storia sia stata scritta dalla volontà umana, ma a questo punto ci sarebbe da chiedersi se una persona conosce la sua volontà, in realtà anche se penserà di si, in realtà non lo sa, anche perché Nietzsche va letto anche alla luce del fatto che la sua filosofia trae anche da quella di Schopenhauer , il quale affermava l’oscurità della nostra volontà, alla quale possiamo accedere solo dopo che abbiamo compiuto una determinata azione, la volontà in Nietzsche va letta in questo senso, con la differenza che non è più quella Volontà unica che è il noumeno di cui ogni cosa è sua oggettivazione, ma è una volontà che è frammentata, ognuno ha la sua volontà. Dato che la volontà non è qualcosa di lampante come intendere quel “ è la nostra volontà che determina la storia”, bisogna dunque ammettere che se l’azione si conosce dopo l’atto, solo che è accaduto l’evento storico ci appare la volontà umana. Fino a qui, non abbiamo ancora detto che cosa intenda Nietzsche per nichilismo, lui è chiaro e lo dice in una frase in particolare:

“Che cosa significa nichilismo? Significa che i valori supremi si svalutano. Manca lo scopo. Manca la risposta al: perché?”

È evidente che Nietzsche afferma che il nichilismo è quel processo per cui i valori vengono svalutati, la così detta caduta dei valori supremi, questo processo manca di un perché, in quanto non se ne coglie un senso, infatti anche il senso è un valore in cui noi credevamo e stando a Nietzsche sarebbe uno dei valori crollati. Il punto è cercare di capire che cosa si possa intendere come valore, perché è quello il termine più importante, non basterebbe dire che il valore è tutto ciò che vale, anche se la qualità di valente deve essere certamente posseduta dal valore. In una visione nietzscheana il valore è qualcosa di posto dall’uomo sopra di se, quasi come fosse un suo prodotto, per cui il valore è valente solo in quanto l’uomo lo pone come tale, così si trasforma tutto, per cui non è che qualcosa esista perché ci sia, ma certi valori sono perché l’uomo sembra che ne abbia bisogno, di certo dal bisogno non si deriva l’esistenza. Noi ci troviamo in un epoca, molto materialista in cui lo spirituale, il divino ecc.. vengono definiti come nati dal bisogno dell’uomo nel suo interno, ma questa alla fine non è che la visione atea. Il valore è posto dall’uomo , coincide con un l’uomo è creatore delle sue credenze e le pone oggettive, ma non si rende conto del suo ruolo centrale di creatore del valore e della sua credenza. Posto in tale senso l’uomo diventa creatore dei suoi valori, la qualità del valente viene da lui e lui la pone, qui ciò che è valore lo è per l’uomo soltanto, non che abbia una validità esterna e in questo senso si dice che l’uomo non si è accorto del suo ruolo di creatore di valori, anche perché è lui stesso che li pone, ed è così che poi si parla di volontà di potenza. L’ateo se notate a proposito di Dio, afferma che Dio è un invenzione dell’uomo, più che altro penso si intenda che il concetto di Dio è creato dall’uomo, non certo Dio medesimo; nasce poi quella visione che hanno gli atei sul fatto che chi crede in Dio, lo faccia perché ne sente un bisogno interiore, il che vorrebbe dire che lo fa solo per uno scopo personale, per soddisfare un vuoto dentro di se e lo pone come esistenze per soddisfare una sua esigenza egoistica, ma non ha senso questo, non posso credere che si creda in Dio solo per motivi utilitaristici, come la serva di quella contadina che aveva detto a Cioran di credere in Dio solo quando ha il mal di denti, qui però è tutto inteso in termini utilitaristici, usare Dio come concetto e porlo come esistente per le proprie esigenze. Ora io credo solo in ciò che poso pensare come vero, se credo nell’Uno è perché penso sia vero, non per un mio bisogno di sicuro. Quindi penso che il valore, va quasi visto in un ottica atea, ma del resto tutti sono stati influenzati dall’ateismo, tutta la società è sempre più materialista, questo passaggio ha permesso sempre di più si annidasse la visione secondo la quale i valori sono posti dall’uomo e creazioni dell’uomo, tutto questo è perché l’uomo ne ha un bisogno psicologico, in tal senso l’era del nichilismo è un’era tragica di decadenza, perché l’uomo ha bisogno dei valori, o almeno a bisogno di credere in essi , in ottica nietzscheana. I valori si sono instaurati nell’umanità da tanto tempo, in questo tempo si stanno crollando, si fanno sempre più vuoti e bianchi, questo anche per un processo che è arrivato sino a qua, un processo in cui mano a mano il materialismo con la scienza si è fatto avanti e noi siamo sempre diventati più scettici su ciò che noi non possiamo vedere e ne dicevamo l’esistenza. Siamo diventati con il tempo molto più empiristi sino all’esagerazione, si passa dal è vero tutto ciò che percepisco con i sensi, ad un è vero tutto ciò che percepisco con i sensi nell’adesso. I valori sono stati posti da noi in alto, ma è evidente che noi adesso viviamo un epoca in cui la terra conta più del cielo e tutto è posto alla rovescia, propria a causa della nostra decadenza materialistica. Il cielo , il luogo dove idealmente collocavamo idee, valori è morto, almeno appare come tale, potremmo dire che è decaduto, nella nostra società si preferisce la terra come opposto, e anche essa in effetti come elemento in Nietzsche ha tutto un suo significato e sua importanza. Heidegger che ha letto Nietzsche da una spiegazione sulla questione del valore, la quale l’ho trovata nel suo libro , nichilismo europeo ed è la seguente :

“ e che cosa è un valore? Noi conosciamo come “valore”, per esempio, la libertà di un popolo, ma, daccapo, qui intendiamo in fondo la libertà come bene che possediamo o non possediamo. Ma la libertà non potrebbe essere per noi un bene, se essa, in quanto tale, non fosse già prima un valore, qualcosa che noi stimiamo come ciò che vale quello che vale, come ciò che “importa”. Valore è ciò che vale; soltanto ciò che vale è un valore. Ma che cosa significa “valere”? Vale ciò che svolge un ruolo determinante. Rimane da domandarsi: un valore vale perché è determinante o può essere determinante soltanto perché vale? In questo secondo caso domandiamo di nuovo: che cosa significa: il valore vale? Qualcosa vale perché è un valore oppure è un valore perché vale? Il “valere” non è un niente, ma è il modo in cui il valore, e precisamente in quanto valore, “è”. Valere è un modo dell’essere. Valore si da soltanto in un essere valore.” ( Heidegger)
Tutto ciò che “importa”, è valore perché lo si può dire valente, che poi è l’essere del valore. In questo caso il valore assume il significato di qualcosa che è tale solo se posta come valente e quindi deve avere un suo essere che è appunto questo valente. Il valente viene inteso come modo di essere del valore, il valore è se si può dire che è valente, così sappiamo se una cosa vale solo al suo essere valente. Noi prendiamo i nostri valori e li diciamo tali perché li pensiamo come valenti, ora il punto sarebbe sul se quel valore dovrebbe avere un essere che è solo per noi, oppure l’essere del valore è indipendentemente da noi, la difficoltà sta nel fatto si pensare l’essere staccato dal proprio giudizio, quindi noi abbiamo una realtà, che può essere la libertà, noi diciamo che è valore, perché diciamo che possiede l’essere del valore , che è la valenza, ma se pensiamo la libertà fuori dal nostro giudizio di valente, potremmo dire che è valente allo stesso modo o è stato il nostro giudizio che ha posto come valente quella tale cosa, come la libertà? È qui si gioca tutto, le idee che un uomo pone come valenti variano da uomo ad uomo per cui di solito si è portati a pensare che il valore sia solo perché posto come valente dall’individuo, ciò che è valente per un comunista non è lo stesso per un liberalista, in questo caso possiamo dire che i due personaggi pongono come valenti cose diverse. Da un altro punto di vista noi possiamo dire che delle volte troviamo dei punti in comune tra gli esseri umani, possiamo dire che per tutti o la maggior parte la vita dovrebbe avere un valore, se la vita ha un valore è viene detto che c’è un valore oggettivo e universale , se ne concluderebbe che uccidere è sbagliato, ma non solo lo sarebbe anche suicidarsi, in ogni caso con un argomentazione simile si potrebbe dire che dato il senso comune degli uomini su un oggetto , non si può che concludere che i valori sono indipendentemente dal nostro giudizio. Così quasi ci si potrebbe arrendere e dichiarare tutto un antinomia, ma non è da me. In ogni caso Nietzsche è per chi sostiene che i valori siano stati posti dal’uomo , perché in fondo quello che si dice come volontà di potenza non è che la volontà di porre nuovi valori in accordo alle leggi dell’eterno ritorno, nuovi valori che poi si ripeteranno dal primo all’ultimo. In caso vedo che nella discussione non sono stai presi concetti come buono e vero, di solito noi diciamo che per noi vale qualche cosa, non solo perché la poniamo come valente , ma perché per noi è cosa buona e se diciamo che è valore , dobbiamo dire che è vero che è valore; due elementi in più ampliano lo spazio della discussione, in effetti noi poniamo come valente solo ciò che è buono per noi, diciamo che la libertà è un valore perché è bene, è un bene per noi, non solo per il fatto stesso che la poniamo come valente;quindi tutto ciò che è valente deve essere anche buono, se non lo è come potremmo ami definire che tale cosa ha o meno un valore per noi. Ma cosa potremmo intendere per bene? Anche in questo caso, siamo sul punto di dire che ogni cosa che è buon è tale perché posta in tal senso, ma perché? L’uomo dice che è buono ciò che si accoda al dover essere, un dover essere che sta sopra il bene, perché si possa vivere bene , ogni atto dell’uomo deve attenersi al bene stesso, dunque vi sarà un modello di bene a cui l’uomo potrà attingere, diciamo che è buona una cosa , perché sappiamo che se anche le cose non vanno così dovrebbero andare in tal senso, in modo che ciò che è buono si realizzi. Diciamo pure che la libertà è cosa buona perché noi traiamo un vantaggio comune dalla libertà e non vi è il vantaggio di uno solo, come in un tirannia, quindi pensiamo ad un bene collettivo, così tutto ciò che è un bene per il benessere di tutti o della maggioranza, noi diciamo che esso vale, la libertà vale perché un bene di tutti, a cui tutti hanno diritto, guai se questo fosse negato, noi viviamo in una società in cui la libertà quasi non esiste, per cui conviene riflettere sulla caduta dei valori per capire come si è arrivati a quello che siamo ora. Ora per nichilista credo che il bene e il male non abbiano alcun senso , di per se, quindi il nichilista potrebbe anche ammettere che ciò che è valente è tale perché per noi è cosa buona, ma lui giocando sulla soggettività del bene potrebbe smontare tutto il ragionamento, se per un banchiere è buona la crisi perchè ne trae profitto, per noi è male, in questo senso si tratta di un relativismo. Noi però per dire che un valore è dobbiamo dire che esso è vero, dato che se non fosse vero che è , dovremmo dire che non è, dunque è vero che quel tale valore è valente? Questa risulta la questione, perché non si può dire che sia valente se non è vero, tutto dipende dal vero, anche il fatto che noi stessi diciamo che è cosa buona. Che cosa si può dire vero? Si può dire vero ciò che non viene mai detto come falso, fino a che noi non diciamo che una cosa è falsa, diciamo che è vera, può essere vero quello che può essere in futuro posto come falso, così la possibilità del falso, fortifica il vero, il falso posto come errato, ciò che si assumeva come vero ma porta poi a conclusioni errate , il porlo come tale, per cui si arriva a dire che è falso perché scoperta la fallacia lo deve porre come tale. Ora i termini su cui giocano i nichilisti sono soggettivo e oggettivo, loro non pongono nulla che sia oggettivo perché in un certo senso solo l’io è misura, misura dei valori e anche delle verità. Secondo Nietzsche non vi sono verità che possano essere dette come vere, ma solo verità d’errore, e quelle verità sono tali perché poste dall’uomo; l’io è lo strumento che misura ciò che è valente oppure no, ciò che può dirsi vero, da tutto questo si deriva che non si potrebbe dire nulla di oggettivo, ma tutto sarebbe soggettivo, anche al limite del contraddittorio. Un problema del nichilista è come si pone il soggetto, il soggetto è?, è vero?, è vero che il soggetto è? , se non fosse come lo si può pensare come misura?. Di solito il nichilista pone la realtà come un nulla, ovvero l’essere non è, ma nulla è in generale e il soggetto non è che l’assoluto annullamento di ogni cosa. Non abbiamo di fronte qualcosa che si possa dire reale, di fato quello della realtà non è che un valore cosmologico criticato da Nietzsche, ma abbiamo di fronte a noi tutto ciò che possiamo dire che sia, perché nulla può essere pensato al di fuori di quello che noi vediamo, non c’è dunque realtà se non questa, che non è che sia sul serio reale, diciamo che è tutto ciò che possiamo dire come reale, anche se fosse un illusione, solo questo c’è e non vi altro al di fuori di questo. Se noi ci svegliamo tutti i giorni nello stesso mondo e non ci è mai capitato di svegliarci in un altro mondo, da questo si dovrebbe dedurre che anche se il nostro mondo non fosse, noi siamo legati a desso e noi siamo solo in questo mondo. Così si vede che non centra se è veramente vero, reale, o cose simili ma se lo è per te , e se lo è per un certo periodo storico, potremmo dire che se tute le verità fossero menzogne allora potremmo solo porle come vere nell’orizzonte storico specifico, affermando che quando si credeva che la terra fosse piatta possiamo dire che in quel periodo tale affermazione fosse vera e non lo fosse più dopo e così via; ogni verità ha una storia che poi giunge al collasso della verità. Dire che tutto è falso, perché tute le verità sono errore, non è diverso da dire che tutto è vero , tanto alla fine si afferma solo che non vi è nessuna verità, in entrambi i casi, Nietzsche sceglie il alto più pessimista della cosa, rispetto all’altro. Perché possa un nichilista dire che l’io è misura di ogni cosa non vi deve essere nulla sopra l’io per cui, non si può dire come esistente l’io, se ci si chiederebbe se è vero che esiste , oltre al fatto che sarebbe da chiedersi chi lo ha posto perché possa essere tra le cose; il vero è un prodotto dell’uomo del tutto convenzionale per nichilista, perché vale per se o vale per una vasta fetta dell’umanità solo all’interno di un contesto storico, di un orizzonte ben delimitato. Il problema del non poter dire io sono, rende evidente una delle fallacie del nichilismo come presa di posizione sulla realtà, ma se lo si pensa come un evento storico, una zona tenebrosa della storia, in cui l’uomo dovrà passarci in mezzo, le cose le si vedono in modo diverso, in quanto si tratta di una caduta del pensiero umano in una fase di incertezza estrema e tenebra, l’uomo che ha visto divenire tutte le sue verità , non essendo arrivato ancora a qualcosa sul serio, tutto si svuota, tutto crolla, ma nulla ci dice che ora che non possa essere rifondato un giorno. Ricapitoliamo, per valore ho detto ciò che si pone come valente ed è tale perché per noi tale valore è cosa buona, non solo deve essere anche vero. Se noi poniamo tutto entro una logica di bene comune dovremmo dire che tutto ciò che è bene per l’intera umanità, è un valore, per bene potremmo anche intendere la sola maggioranza, in fondo va bene anche quello. Cosa cambia in Nietzsche? Beh, innanzitutto non c’è un bene che possa dirsi oggettivo, anzi non c’è nemmeno il bene, cosa si potrebbe dire per bene, il bene mio , il tuo? Quale ? di fatto poi il bene è crollato assieme alla morale, senza morale non si può più pensare un bene, anche nella morale stavano dei nostri valori, con il crollo dei valori , il crollo della morale, come si può ancora parlare di bene? Il così detto uomo buono è caduto ed è decadente, ogni morale che segui questo bene, anzi ogni morale è negazione dell’uomo, perché la morale per essere tale è solo una morale della rinuncia, quindi una morale che nega la vita. Come si può parlare di un bene che si ritorce contro gli uomini perché per compierlo devono negare se stessi, anche perché da questo deriva una visione della morale come un qualcosa che non fa altro che provocare dispiacere, anche in Kant, lui stesso lo dice che per agire moralmente bisogna violentare il proprio io empirico. In tale senso Nietzsche si oppone a questa concezione del obbligarsi a fare del bene rinunciando solo nella vita, che cita una vita di rinunce? E per cosa?. È chiaro che dal punto di vista Nietzsche, non è credibile la storia del regno dei cieli e il premio dopo la vita, perché sperare in una cosa simile, siamo seri, cosa ci garantisce che ci sia e se scommettessimo sull’esistenza di tutto ciò, come direbbe un Pascal , anche perché noi non abbiamo certezza se non della realtà in cui viviamo che se anche fosse un illusione è l’unica che possediamo, per cui possiamo affidarci ad essa, amare la terra conviene e amare tutto ciò che si lega alla terra, dunque anche ciò che noi diciamo come corpo e che viene spesso simboleggiato proprio con l’elemento terra. Morta la morale , nefasta e negatrice della vita, innaturale, contro il principio della terra, non si può parlare più di bene assoluto, anche perché quello stesso bene per cui noi agivamo era male per noi , per il dispiacere che noi dovremmo trarre da tale azione contraria alla nostra natura sensibile, alla nostra natura di corpo; una morale nemica della terra. Kant in realtà nella sua morale aveva anche parlato di contentezza di se, come sentimento positivo morale, aveva parlato poi dell’amore razionale di se come elevazione rispetto all’amore di se quello del nostro caro io empirico, ma aveva distinto tra felicità e virtù e visto che ogni uomo tende alla felicità , aveva già detto l’impossibilità in una vita morale, in quanto giustamente vediamo il giusto infelice e l’ingiusto infelice, da questo ne deduciamo che a differenza di Aristotele non può dirsi che una persona che si comporti secondo virtù debba per forza di cosa essere felice. In tal senso la via della morale è diversa dalla via della felicità e dato che non ci conviene appellare al sommo bene, perché è solo pensabile e non ne abbiamo nessuna certezza di un suo raggiungimento dopo la morte, se noi ci atteniamo all’adesso penseremmo che è meglio per noi la via della felicità, sarà anche egoistico, ma certo perché quella di Nietzsche è una morale egoistica, la morale dell’io voglio è una morale egoistica, anzi non è che sia nemmeno una morale, ma date le premesse per Nietzsche la morale è crollata, se crolla la morale a cui era legato il concetto di bene , inteso come universale e oggettivo, si ha solo un bene che è soggettivo, quindi solo l’io è misura del bene, quindi solo lui stabilisce cosa sia bene e cosa no, in questo caso si ha proprio un egoismo puro, come per esempio nella filosofia di Max Stirner, solo che Nietzsche non ha nulla di anarchico, anzi è totalmente contrario a cose come socialismo e penso anche anarchismo, su quest’ultimo ne parla dicendo che è un effetto della prima fase del nichilismo. In questo senso se l’io è misura del bene, lo è anche di ciò che può dirsi buono e il valore si può porre come valente solo se è cosa buona, ma il bene viene stabilito dal proprio io, l’io diventa anche misura del valore. A questo punto rimane il punto della verità , ogni volta che dico che quello è un valore , devo porlo come vero, o almeno devo porre come vera la mia affermazione, nella filosofia di Nietzsche troviamo un certo scetticismo, non troviamo nessuna verità, perché tutte le verità sono menzogne, vi chiederete come possa essere vero che non ci sia nessuna verità, in fondo questa affermazione è una contraddizione perché si pone come vero l’affermazione dell’assenza di verità, ma bisogna tenere conto che in un ottica nietzscheana non c’è più il cielo dei valori, il cielo in se stesso è caduto , ora si vuole fondare tutto sulla terra; prima eravamo con il padre celeste, ripudiando e crollato il cielo dei valori e della verità, rimane solo più la terra, la verità non può dirsi più quella eterna , del cielo, ma si può solo parlare di una verità legata alla terra, al divenire, se è legata a tale divenire non può che divenire anch’essa, per cui non potremmo dire una verità vera, non appena lo diciamo la verità potrebbe già essere cambiata, non si può dare nulla per certo, nella molteplicità delle verità, o diciamo che tutte sono vere solo in determinato contesto storico, per dire che so, che una verità è vera solo in certo frammento di divenire, ma di per se non diremo che c’è una verità eterna e immutabile. In pratica possiamo raffigurarci la nostra società in questo modo, abbiamo invertito i due principi, prima sopra di noi era il cielo, in cui vi era il padre celeste che chiamavamo Dio, là c’erano le idee, la i valori e sotto la terra che doveva sottostare a tutti questi “sovrani”. Ora invece si può parlare di una situazione opposta, c’è la terra sopra e il cielo sotto, noi siamo sopra con la terra, siamo dei terrestri e noi siamo i nuovi “sovrani”, in tal senso siamo noi che stabiliamo cosa può starci nel cielo oppure no, il nostro io è misura, anzi ancora meglio noi abbiamo la volontà di potenza, ed attraverso essa che poniamo valori e verità nel cielo che ora si trova sotto di noi, perché sottosta a noi; nella nostra società materialista, la materia, i corpi, il piacere fisico , noi in quanto esseri empirici siamo superiori e importanti , alla sfera dello spirituale ( sempre se si posa dire che ci sai ancora per l’uomo), alle idee, le quali dipendono da noi e sono nostre creazioni, ali nostri valori, che anche loro dipendono da noi medesimi. Ad ogni modo in tal senso si può dire che l’uomo è anche misura di ciò che è vero , oppure no, anche perché non c’è un vero che possa dirsi eterno e determinato. Allora il vero è tale perché l’uomo lo pone come vero, prima l’uomo doveva essere incosciente di una cosa del genere del suo atto, ma se diciamo che è l’uomo a porre i valori, non si può più dire che i valori siano fissi, per essere coerenti dovremmo come fanno molti nichilisti non credere in nulla, in ogni caso si intende anche i valori cambieranno in continuazione, in accordo a quello che Nietzsche chiama l’eterno ritorno, la ripetizione del tempo, il tempo circolare in cui passato e futuro sono la stessa cosa, ma di questo voglio approfondire più avanti, soprattutto sul come questo si leghi all’elemento terra e a noi. Ora ho detto in che modo intende i valori Nietzsche e ho introdotto nuovi termini nella questione, a questo punto conviene andare oltre, ora invece vorrei parlare della morale cristiana e di come si pone Nietzsche rispetto ad essa, nel nichilismo europeo delinea i caratteri fondamentali della morale cristiana:

1 si parla di valore assoluto contrapposto all’accidentalità del divenire. Qui si intende che vi era un cielo, posto dell’uomo che importa se magari era il cielo inteso di un mondo intellegibile e non fisico, in ogni caso era posto sopra di sé, la sopra sono stati posti i valori, le idee, anche delle verità eterne e Dio medesimo inteso come padre celeste. Tutta questa costruzione è pensata come opposta al divenire, migliore divenire perché rispetto a tutto quello che sta nel divenire, tutto ciò che si trova in questo cielo non muta , ed è modello nel caso delle idee, o magari principio di ogni cosa e di ogni esistenza come nel caso di Dio. In questo senso abbiamo posto il cielo come governatore e sotto noi stavamo a servire il nostro cielo, noi poveri terrestri.

2 nella concezione cristiana, si dice che Dio creò la natura e vide che era una cosa buona, la natura stessa è buona, per cui il male non è, si può dire che è solo Dio, infatti nella Bibbia Dio ha detto a Mosè “io sono colui che sono” ( almeno così lo hanno tradotto), per cui Dio è diventato l’essere, e se Dio è buono, solo il bene essere ed è essere perché Dio è buono, a questo punto il male diventa una semplice assenza, una non presenza del bene. Tutto sembra cominciato con Plotino, che aveva già sostenuto un idea del genere e poi la cosa è continuata con Sant Agostino, il quale si opponeva alla concezione opposta, che è quella tipicamente gnostica, in cui il male è un principio opposto al bene, per cui il male ha la sua esistenza come cosa a se, diverso dal bene. Da li nasce l’idea di un Dio malefico. Anche se il male è più evidente nella realtà, il cristiano ripeteva che il bene è , ed è ciò che è veramente , il male è assenza. Tra l’altro si dice che dallo gnosticismo nasca un filone di nichilismo, non che voglio dare la colpa agli gnostici del nihilismo, loro centrano poco, ma ci sono dei nichilisti gnostici, per esempio Caraco e Cioran.

3 L’uomo posto il cielo sopra di se, aveva la possibilità di poter aspirare a tale luogo perfetto, poteva accedere ai valori che stavano in quel mondo perfetto, nonostante la sua natura di essere imperfetto.

4 l’uomo non si era mai così tanto disprezzato per quello che era a seguito della morale cristiana, la quale negava l’aspetto fisico dell’uomo, i suoi desideri, la sua vita, in favore di qualcosa di più alto, un paradiso, in questo modo l’uomo si era disprezzato in quanto uomo e il suo era amore per Dio e disprezzo delle creatura e se in quanto creatura tra le creature. La morale cristiana dal punto di vista di Nietzsche non è che una morale della rinuncia in cui ci auto-vieta i piaceri della vita, una morale della costrizione in vista di un sommo bene più supposto che dato. La morale è negazione del corpo, che è il soggetto dal punto di vista di Nietzsche.

Ora il sostenitore della morale cristiana viene definito da Nietzsche come l’uomo buono.

“Nella storia della morale si esprime dunque una volontà di potenza con la quale ora gli schiavi e gli oppressi, ora i malriusciti e quelli che soffrono di sé medesimi, ora i mediocri tentano di imporre i giudizi di valore a loro più favorevoli” (Nietzsche)

L’uomo buono , come il debole che fa uso della volontà di potenza per imporre i giudizi valore che gli sono più consoni, nasce quindi una religione del debole, in cui viene detto di aiutare il prossimo, viene detto che beati sono i poveri e i mendicanti, che i deboli , i poveri e i disgraziati saranno i primi nel regno dei cieli. La religione cristiana contiene tutti quei valori che stanno la sopra solo per difendere il debole, ma non solo sono dei valori che insegnano a diventare deboli, a rinunciare a porgere all’altra guancia e non a rispondere, subire piuttosto che reagire. Invece Nietzsche vuole proporre una morale del forte, la morale aristocratica non è che una morale del forte, il forte che dice io voglio e si impone per avere ciò che vuole., senza mezzi termini, con la volontà di potenza impone quelli che sono i suoi valori. Non ha più senso questo mondo in cui si compiange il più debole, e si pratica una rinuncia che comporta a sua volta la decrepitezza di chi la esercita. Una società come questa diventa una società di deboli, in tal senso vede Nietzsche anche in Schopenhauer , quella della compassione come una morale della rinuncia, si chiede come mai si dovrebbe rinunciare al proprio desiderio, per quale liberazione dalla volontà, quando noi potremmo esercitare la nostra volontà, come volontà di potenza, perché la non azione quando si può affermare la vita.

“Modesto, diligente, benevolo, moderato: così volete l’uomo?l’uomo buono?Ma questo mi sembra solo lo schiavo ideale, lo schiavo dell’avvenire” (Nietzsche)

L’uomo buono come schiavo, uno schiavo sottomesso ai suoi valori opprimenti, quelli che portano alla rinuncia, un oppresso, una persona che sa più esprimere se stessa ma che invece sopprime se e anche la sua vita con se.

“Lo schiavo ideale ( l’uomo buono) chi non può postulare come “scopo” se stesso né da sé postulare scopi, rende onore-istintivamente- alla morale dell’abnegazione. A essa lo persuade tutto: la sua avvedutezza, la sua esperienza, la sua vanità. E anche la fede è un’abnegazione”. (Nietzsche)

Un uomo buono, è un uomo vuoto, un nulla, sterile , improduttivo, inutile, che vive delle sue rinunce , che ha scopo e che non sa postulare scopo da se, un debole, decadente. Si può dire che i due elementi fondamentali nella teoria nietzscheana della morale, sono il naturale e l’innaturale. La morale viene intesa da Nietzsche come innaturale, come contraria ai nostri istinti , contraria ai nostri impulsi, contraria alla nostra volontà, contraria in definitiva all’uomo come uomo e come soggetto-corpo. Più naturale è la morale di Nietzsche quella dell’io voglio, in cui l’uomo fa valere la sua inclinazione su quella degli altri, una morale egoistica, perché l’egoismo è più naturale e consono all’uomo, una morale della forza e non una morale della rinuncia, anche perché la rinuncia è una costrizione, una costrizione contro la nostra natura di enti sensibili e corpi. Quindi non si pone Nietzsche nei confronti della morale con termini come vero o falso, anche perché non c’è verità che possa dirsi realmente vera per Nietzsche, i termini sono appunto naturale e innaturale, perché il filosofo non nega la morale della rinuncia perché la considera falsa, ma perché innaturale, si potrebbe ancora seguire una morale della rinuncia, ma questo va contro se, è contro la natura propria e la vita. Essere conformi alla natura vuol dire affermare la vita, affermare la vita affermare le proprie azioni, agire certo, non solo amare la vita propria per quello che è, senza negare il contenuto della propria vita, quindi affermandolo. Non è possibile ne pensabile, per un Nietzsche affermare la possibilità di una via virtuosa che comporti nello stesso tempo la felicità, la felicità è contraria alla vita virtuosa , nel senso di una vita morale, una morale che possa definirsi morale è una morale dell’obbligo, del dovere come costrizione, contraria alle proprie inclinazione, nella quale si pratica l’esercizio della violenza nei confronti della vita. Anche in Kant si vede che la strada della virtù e quella della felicità sono ben divise, non si incontrano se non nel sommo bene, seguire una strada significa rinunciare all’altra, anche se si parla di contentezza di se, questa certo non eguaglia la felicità, che da un punto di vista nietzscheano deriva dall’affermazione della vita. Ora un punto che va aggiunto a tutto questo è l’elemento terra che va collegato al termine naturale, mentre è al contrario opposto all’innaturale. Si può dire che Nietzsche sia uno dei pochi ad avere dato valore all’elemento terra, se pensate ai primi filosofi la terra non era stata presa in considerazione, Talete aveva posto come principio l’acqua perché la vita ha origine dall’umido, Anassimene aveva posto come principio l’aria perché tutto ciò che vivo per essere tale respira, Eraclito poi aveva posto come principio il fuoco perché ogni corpo che possa dirsi vivo è caldo, i cadaveri sono freddi; ma nessuno ha mai pensato al fatto che noi siamo terrestri esseri venuti dalla terra ed è la terra che ci caratterizza di più, l’acqua è un elemento più consono a un pesce, come l’aria che sarebbe più consona ad un uccello, noi invece che siamo animali terrestri, quindi l’elemento che più ci caratterizza è la terra, almeno dal punto di vista del corpo, anche perché nelle varie tradizioni spirituali si simboleggia il corpo con la terra, ora io credo in anima spirito e cose varie , ma da un punto di vista nietzscheano c’è solo il corpo , il corpo è il soggetto di passioni , piaceri e dispiaceri, quindi diciamo che per Nietzsche l’unico elemento che ci caratterizza è la terra. Platone se ben ricordo diceva che non si può agire senza amare la terra, in questo senso affermare la vita e i propri atti vuol dire essere amici della terra, perché si ama il proprio destino che è un destino legato alla terra, noi stessi dipendiamo dalla terra. In questo senso si può parlare di un eterno ritorno, che è il destino, il tempo circolare, il tempo della terra dentro il quale noi siamo e noi non possiamo pensarci come estranei alla terra, farlo vorrebbe negare se stessi in quanto terrestri che è l’unica dimensione del se, dal punto di vista nietzscheano. Affermare la vita, quindi in un senso più completo comporta l’amore verso la terra l’accettazione dell’eterno ritorno, insomma l’amore per ogni cosa che accade nella propria vita, la felicità si ha non nel fare ciò che si vuole, ma nel volere ciò che si fa, parole di Nietzsche, amando i propria atti si ama la propria vita , la si afferma in quanto se stessa. Dioniso è quella divinità amica della terra, per nel culto dionisiaco tutto sta nel affermare il continuo gioco del divenire, con quello che viene definito lo “spirito tragico”; Dioniso potrà essere il dio nuovo perché caduti valori noi ci legheremo alla terra, i valori cadono per la nostra presunzione che fosse qualcosa d’altro dalla terra, che fossero superiori in un cielo ideale sopra di noi, abbiamo amato purtroppo il cielo per disprezzare la terra e alla fine disprezzare noi stessi come terrestri; i valori caduti diventeranno terrestri anche loro e non saranno più in quella dimensione di eternità che non gli spetta ma dovranno essere sottomessi alle leggi dell’eterno ritorno. La terra è il centro, solo la terra è nostro principio, non possiamo pensarci separati da essa, così dire di avere un’anima sarebbe come voler negare la nostra natura terrestre, il nostro destino è legato alla terra, amiamo la terra, in fondo dipendiamo da lei. Nasce poi con Nietzsche la figura dell’Oltre-uomo, il quale viene definito come l’amico della terra, per ora qui non voglio dire ancora nulla oltre quello che ho detto, ne parlerò più avanti , voglio solo puntualizzare sul fatto che io ho usato il termine Oltre-uomo, coniato dal filosofo Vattimo, e invece mi oppongo a quello che afferma Ferraris, quando dice che in realtà la vera traduzione debba essere in realtà Super-uomo, oltre al fatto che Heidegger descriveva l’Oltre-uomo come un uomo che supera se stesso, quindi un uomo che va oltre se stesso, in ogni caso il termine tedesco è Übermensch, in cui mensch sta per uomo e Über, sta per ciò che sta sopra e non può essere toccato, Super-uomo fa pensare ad un uomo superiore, invece si tratta di un uomo che va oltre se e dice arriva la sopra dove non può essere toccato da chi sta sotto. Ora un altro tema che si trova in Nietzsche è quello della psicologia, questo poi si lega alla sua così detta critica dei valori cosmologici che vedremo più avanti. Che cos’è psicologia per Nietzsche? Dunque prima di tutto vorrei ricordare che nella parola è compreso il termine psyche, che è il termine che usava Platone per intendere l’anima, spesso si vedono e si sente parlare di psicologi atei, quando la psicologia in quanto tale presuppone che una persona creda nell’anima, perché lo psicologo in un certo senso è un medico dell’anima, della psyche, quindi non ha senso lo psicologo ateo, proprio non esiste e il bello che ai giorni nostri non sono pochi gli psicologi che si spacciano per tali e non credono nell’esistenza di un’anima. Quindi quando Nietzsche usa il termine psicologia non lo intende in senso classico, infatti non si parla di anima nella filosofia di Nietzsche, il soggetto è solo il corpo, allora cosa intende Nietzsche con psicologia?

“Psicologia è domandare dello psichico, cioè del vivente nel senso della vita che determina ogni divenire nel senso della Volontà di potenza” (Nietzsche)

Qui si lega la psicologia con la Volontà di potenza, perché come si vedrà più avanti molti dei valori che noi abbiamo posto da un punto di vista nietzscheano , sono nati da un nostro bisogno psicologico, noi poniamo dei valori perché abbiamo psicologicamente bisogno di valori, la caduta dei valori comporta una depressione nostra, un periodo buio proprio perché noi abbiamo bisogno di quei valori, ma non possiamo più porre valori in quel cielo che è solo più un grande morto, il cielo è caduto , i valori anche sono nella terra ora, ne verranno altri ma non sarà più come prima d’ora in poi i valori dovranno obbedire alle leggi dell’eterno ritorno. Ci saranno dei nuovi valori, ma non saranno più gli stessi, perché verranno sostituiti da altri e da altri ancora, e tutto questo si ripeterà; i valori ci saranno di nuovo perché noi ne abbiamo questo bisogno psicologico per il quale noi non possiamo vivere senza i valori. Allora in questo senso non si può scindere la Volontà di potenza dalla psicologia, nel senso che quella stessa volontà di porre nuovi valori nasce dal nostro bisogno psicologico. Così la psicologia è domandare del vivente, nella misura in cui la vita determina il divenire come eterno ritorno con i valori. Heidegger spiega la psicologia in Nietzsche in questo modo:

“ il domandare filosofico dell’essenza dell’uomo riguardante i riferimenti essenziali dell’uomo all’ente nel suo insieme” ( Heidegger)

Cosa si può intendere per ente,cosa intende per ente Heidegger? Lui quando parla di ente riferito a Nietzsche, si riferisce al valore, perché è il valore l’ente, mentre l’uomo o in particolare l’Oltre-uomo è invece l’essere di quell’ente, la psicologia diventa il domandare di quell’essere, l’uomo riguardo al valore stesso, lo psichico quindi diventa l’essenza umana in Heidegger, che poi in Nietzsche è anche inteso come vivente. Ora per quanto riguarda l’interpretazione di Heidegger in se stessa ne parlerò più avanti per ora dico solo qualche cosa, come quello che ho detto prima. Adesso invece veniamo al frammento numero 12° , forse il più importante dove vengono criticati i tre valori cosmologici, che sono quelli più fondamentali e che sono senso, unità e realtà.

1 il senso: come si può parlare di senso hai giorni nostri, certo noi abbiamo bisogno psicologicamente bisogno del senso come valore, noi soffriamo quando non vi è senso , noi non riusciamo a vivere senza di esso, ma non per questo vuol dire che vi sia un senso nelle cose, il senso dipende sempre dal soggetto che lo pone e solo a lui, nella terra non c’è senso perché tutto è legato all’eterno ritorno nel quale ogni evento , cosa si ripete, in tal senso, non vi è nessun fine. Il fine è l’oggetto del senso, perché noi qui intendiamo il senso che dovrebbero avere una catena degli eventi, quindi l’idea che gli eventi debbano portarci mai da qualche parte, ma in realtà come vediamo le cose non vanno mai così , siamo nel tempo in cui tutte le profezie decadono, non decade solo quella dell’apocalisse, ma è un apocalisse dei valori che comporta un nuovo ordine nel mondo occidentale. Non crediamo più in un fine, nulla ci porta da nessuna parte che possa dirsi come fine. Non si raggiunge nulla nell’eterno ritorno perché tutto fa una curva, non troveremo nessun fine della terra, non un senso che posa dirsi tale, a meno che non vogliamo dire che la morte è sensata, dal punto di vista di Nietzsche tutto si ripete , morti rivivremo la vita da capo, anche la morte non porta a nulla,. Il suicidio poi è negazione della vita è negativo e sappiate che da un punto di vista nietzscheano la vita stessa cerca la morte, in ogni istante della nostra vita moriamo sempre di più , si può dire che la morte non sia che il semplice culmine di questo processo, accettare la vita vuol dire accettare il proprio destino in cui è compreso anche la morte , quindi bisogna affermare anche quella in quanto parte del proprio destino e soprattutto come parte culminante. Noi poi siamo in un punto di non ritorno nella storia, in una storia che on ci ha condotto da nessuna parte che ci faceva pensare ad un fine , ma in realtà nulla è successo, Hegel ci sembra un fallito, grande solo per il suo secolo, ma noi al confronto anche se sembriamo dei folli, causa dell’eclissi della ragione, possiamo dire che siamo più saggi di lui perché abbiamo visto più lontano, abbiamo visto più storia e abbiamo scoperto il suo inganno, se mai dovessimo pensare un’astuzia della ragione dovremmo pensarla come uno spettro maligno che continuamente ci schernisce. Non siamo arrivati da nessuna parte , la storia è finita, non si può fare più nulla per salvarla, noi siamo caduti più in basso, come dice Cioran noi siamo caduti dalla storia nell’eterno al contrario, che è un eterno ritorno in cui la storia non è più presente, solo quella figura dell’Oltre-uomo, ci sembra un salvatore sull’orlo del baratro. Viviamo la conseguenza del nulla storico e passo a passo lo sperimentiamo sulla nostra pelle, e nelle nostre strade si proietta l’ombra della miserabile fine, già stata ma non ancora completa, il tramonto della storia sta per compiersi. Se il mondo si rifonderà da se stesso di nuovo non sarà più come prima, nulla potrà essere come prima. La nausea vi vivere ci intacca in un mondo senza senso, a che pro la vita se è data solo per il nulla o per la morte’ in questo senso si può leggere un Caraco che trasforma la morte medesima in una sorta di divinità, perché ogni nostro atto , la nostra vita ogni cosa che noi fabbrichiamo è fatta per la morte, noi viviamo per morire, costruiamo oggetti perché un giorno di distruggeranno, ogni cosa decade , ogni cosa è fatta per la morte , ogni costruzione, ogni nostra opera, essere contro la morte vorrebbe dire non produrre più; letto Caraco alla luce della caduta del valore cosmologico del senso, ne deriva che non vi è più senso nella realtà perché non vi fine se non quella della morte che per noi non è altro che un non senso. Il non senso lo si vede anche nella Nausea di Sartre, in cui il personaggio principale sarà condannato a scegliere, a pagare le conseguenze delle azioni che sceglie e senza mai trovare un fine, un senso alle sue azioni, il che si può dire rappresenta appunto la caduta del senso come valore. Nell’era in cui tutte le promesse si scoprono bugie, non ci sono sensi, ne fini, il senso come altri valori cade nella terra, cade e se sarà di nuovo un valore potremo dire che esso dovrà mutare, seguire le leggi dell’eterno ritorno.

2 l’unità: l’unità anche quella non è che un valore che nasce da un bisogno psicologico, da questo appunto non si può derivare l’esistenza oggettiva del valore. Da dove viene fuori questa unità? Quando si parla di unità si intende generalmente quella unità delle unità, l’unità ultima, quella che poi io definisco anche come Uno, l’Uno, ma sappiate che l’unità è anche un elemento importante perché possa dirsi Dio medesimo, senza della quale Dio non sarebbe, Dio può essere pensato come unità finale di ogni cosa, somma di ogni cosa. L’unità è l’elemento fondante del Tutto e il Tutto è inteso come assoluto. Si parte da un certo Plotino, che già aveva posto idea delle idee l’Uno, la quale si dice che fosse unità tra essere e pensiero, quindi abbiamo un Uno che viene prima dell’essere, dell’esistenza e addirittura sembra che l’Uno venga ancora prima di essere Uno, il che un affermazione forte, dalle quale credo che nasca quella che successivamente sarà per Proclo una distinzione tra l’Uno e l’Indefinito. Ora Nietzsche a proposito di questo tutto, afferma questo : “ Tutto per poter credere nel proprio valore”, questa affermazione vuol dire esattamente questo, si parla di un Assoluto che viene posto in alto, nel famoso cielo ideale, tutto questo per dare valore a se; si può parlare in questo caso del così detto “valore boomerang”, un valore dato ad un altro per dare un valore a se, più si da valore a questo altro a questa X, più aumenterebbe il tuo valore. Si parla dunque di un valore posto per dare valore a se, in quest’ottica il valore primo, è messo in un ottica quasi utilitaristica, sia una sensazione in cui se non vi fosse Dio non si avrebbe un proprio valore, noi avremmo più valore se diamo valore a Dio perché ad immagine somiglianza di Dio, solo da quella relazione e grazie ad essa è possibile un effetto boomerang del valore. Ora l’unità è vista in questo contesto come idea posta dall’uomo per credere in se stesso. In tal senso l’unità non è più qualcosa di oggettivo, ma sembra come al solito qualcosa di posto dall’uomo sopra di se, la motivazione è quella di sopra ovvero quella di poter dare valore a se.

3 la realtà: stando a Nietzsche il mondo è l’unica realtà di cui noi possiamo parlare, negare il mondo ponendolo come solo un apparenza vuol dire negare la terra che quell’elemento a cui noi siamo legati, sarebbe quasi come un negare se stessi, perchè da un punto vista nietzscheano noi siamo in quanto terrestri, se neghiamo la terra e neghiamo il mondo in quanto tale, noi neghiamo anche noi stessi. Ora non è che possa dirsi reale il mondo, anche perché ci si potrebbe chiedere come possa esserlo dopo la caduta del valore cosmologico della realtà, Nietzsche intende che questo è l’unico mondo che abbiamo, non ce ne solo altri, noi ci svegliamo sempre nello stesso mondo, veniamo da esso e non riusciremo mai separaci da esso, il nostro destino è legato a lui, da questo punto di vista che importa se il mondo è illusione oppure no, è l’unico che abbiamo, l’unico che possa dirsi reale, se dicessimo che è illusione, negheremmo anche noi insieme al mondo. Ora però come dimostra Nietzsche che il valore cosmologico della realtà è caduto? Cosa intende per mondo reale in questo caso Nietzsche? Ecco innanzitutto Nietzsche con quel termine si riferisce a quel mondo che è stato posto, sopra di questo, in opposizione a questo, quello posto come reale, questo posto o come una sua copia o come apparente rispetto a quello. Da questo punto di vista bisognerebbe pensare a Platone, al mondo delle idee, un mondo ideale non precisamente collocato, nel quale starebbero le idee intese come forme del reale, la realtà non è che una copia delle forme ideali; in tal senso si ha un dualismo platonico tra le idee modelli e la realtà copia, questa diciamo pure è la visione classica, ma ve ne sono delle altre, per esempio quella di un certo Deleuse, che invece afferma che il dualismo consista, in tutto ciò che sta sotto l’azione dell’idea e tutto ciò che invece si sottrae all’azione dell’idea, per esempio il divenire folle. Nietzsche però si riferisce alla prima interpretazione e non certo alla seconda, per cui si parla di due piani della realtà, uno è il mondo delle idee, l’altro è il mondo che è solo copia del primo paino; in questo senso viene posto il primo piano come reale e il secondo come apparente, si nega dunque il mondo in favore di un altro. Nel cristianesimo succede la stessa cosa, infatti per Nietzsche il cristianesimo non è che platonismo per il popolo, da questo si può dedurre tutto il resto, in quanto quello che prima era il mondo delle idee , adesso è diventato il regno dei cieli, il nostro mondo è solo transitorio, ciò che conta è conquistare il regno dei cieli, negando a se il più possibile i piaceri del corpo, osservando ciò che sta scritto nelle sacre scritture; ancora una volta si nega la realtà e la propria natura corporea. Nel caso del platonismo solo il saggio riesce ad accedere a tale mondo, che alla fine non è che il filosofo il quale può accedere alle conoscenze superiori e non rimanere nella sola doxa; nel cristianesimo invece il regno dei cieli è promesso al pio, a chi ama il prossimo come ama Dio ecc.. . In tutte e due le dottrine ci sono degli evidenti punti in comune, come i due paini della realtà uno reale e l’altro solo apparente o transitorio, dopo di che viene la negazione del mondo transitorio. Il dualismo dovremmo in tal senso intenderlo come un dualismo tra eterno e divenire, Nietzsche ha negato l’eterno, nulla è eterno per Nietzsche, in tal senso può ricordarci un Eraclito che affermava che tutto muta tranne il principio del mutamento stesso; anche in Nietzsche nulla è fisso, nulla è eterno, solo la ripetizione è eterno, eterno è solo il ritorno degli eventi, ma non ci sono idee eterne, ne valori che possano dirsi eterni, ne verità che possano dirsi eterne, tutto muta nel tempo, ma prima o poi tornerà a fare capolino nel corso degli eventi. La negazione dell’eterno comporta quella che è per Nietzsche la negazione di un mondo reale che possa dirsi sopra di questo. Il divenire è l’unica realtà che abbiamo e a quella dobbiamo attenerci, non abbiamo altra realtà all’infuori di quella, il divenire è un divenire ripetitivo e circolare inteso come eterno ritorno. La negazione dell’eterno viene spontanea in un era nichilista perché l’uomo alla ricerca di risposte non è riuscito ad arrivare a nulla, non c’è una verità che possa dirsi più vera delle altre e in compenso ci sono molti dubbi su tutto. Da questo punto di vista è difficile per noi parlare di eterno, si può parlare di divenire del vero. Così anche in Nietzsche si dice che la scienza per esempio serva solo per il dominio dell’uomo sulla realtà, quindi non c’è nessuna verità che possa dirsi sul serio stabile nella scienza, ma se mai ci sono delle verità che per un certo periodo possono permettere all’uomo di dominare le cose. Eliminata la dimensione dell’eterno, si elimina quello che da sempre è stato definito per eccellenza il mondo reale. Ora come prosegue la storia del mondo reale, cosa succede a quello che viene definito il mondo reale per eccellenza? Ecco succede che mano a mano diventa sempre più irraggiungibile, sempre più lontano fino ad arrivare ai giorni nostri in cui questo mondo è diventato una semplice X posta in alto. Il passaggio è stato compiuto passo a passo nei secoli successivi , dobbiamo ricordare un altro filosofo che ha sostenuto l’esistenza di due piani della realtà, uno che è quello fenomenico, ovvero il mono dei fenomeni, i quali non sono che le cose per la conoscenza nostra, sono gli oggetti predisposti per la nostra conoscenza, le cose per se e non in se, mentre esisterebbe un altro piano della realtà a cui noi non possiamo più accedere perché non conoscibile, questo piano della realtà è detto il piano del noumeno , del quale teoreticamente non possiamo dire nulla, ne riempirlo di un contenuto. Anche in questo caso ci ritroviamo di fronte a due piani della realtà, uno che rappresenta in definitiva la realtà apparente, il piano fenomenico, e una realtà reale che è il piano noumenico , che in questo caso è diventato irraggiungibile. Il piano del reale si fa sempre più lontano e sempre più distante, tale che ci sembra solo più una realtà possibile e non che abbia una qualche realtà esterna necessaria, si potrà dire che è quell’area confusa che si trova come esterna rispetto a quella in cui è descritto il fenomeno, un area che è solo perché il fenomeno è compiuto , ma è un area confusa e non bene delimitata , pensabile , ma non conoscibile. Si può allora ancora parlare di noumeno, o quanto meno di un mondo reale in opposizione al nostro? Sarebbe difficile dire di si e se vediamo i successivi sviluppi della filosofia ci rendiamo conto che il noumeno muore definitivamente, questa sembrava la sorte del mondo reale sempre più irraggiungibile e più “fantasma”; pensiamo a Hegel, cosa ha detto sul noumeno? Ha detto che esso non può dirsi esistente visto che non è conoscibile , se bisognerebbe spiegare come si fa a conoscerne l’esistenza visto che non è conoscibile? Non si può , quindi cade il noumeno, il problema successivo sta nel capire come possa esistere solo il fenomeno che è mera apparenza, cioè come fa ad essere una sola realtà apparente? Si suppone dunque che la realtà sia solo apparenza e che non vi sia nulla dietro ad essa, dietro di questo discorso ci sta una visione dei nichilisti secondo la quale nulla è, nulla si può dire esistente, Cioran la esprime benissimo:

“ Tutto ha l’aria di esistere, e non c’è niente che esista”  ( Cioran)

In tale senso si può parlare di essere che non differisce dal non essere in quanto questi due sarebbero la stessa cosa, in un altro senso e secondo alcune mie interpretazioni dell’affermazione vorrebbe dire che tutto ciò che è non differisce da ciò che non è; così si può dire che non c’è più differenza tra bene e male, da qui in nichilismo nella morale che produce il relativismo, il quale ammette tutte le morali compresa quella che dice fai del male al prossimo tuo. Bisognerebbe partire da Parmenide se si vuole fare un discorso degno, dunque questo filosofo aveva posto dei limiti netti e aveva detto che l’essere è e il non essere non è, il primo può generare, il secondo no, vi sono dunque delle nette differenze tra i due termini per cui non si potrebbe dire neanche per scherzo che sono la stessa cosa. Da questo tipo di posizione ne deriva che il divenire, la morte, la nascita, sono tutte cose in cui si mescolano essere e non essere per cui sono tutte false, e al massimo potremmo dire apparenti; dicendo che solo l’essere è, allora per esempio la testiera che avete li davanti, non è per il semplice fatto che non è essere, così vale anche per lo schermo del computer ecc…, questa affermazione comporta una serie di problemi perché poi non si ha più chiaro cosa sia questo essere e dove sia, visto che bisognerebbe presupporlo fuori da ogni cosa, potremmo pensare che non abbia luogo, se lo avesse dovrebbe trovarsi dentro qualcosa, ma questo qualcosa siccome non è essere dovremmo dire che non sia, insomma è evidente che ci sono delle problematiche che si aprono e conseguono da questa affermazione. Ora non è che Nietzsche di specifico abbia detto che l’essere e il non essere coincidono, ma ha posto come unica realtà quella dell’eterno ritorno che alla fine è il divenire, per concetto stresso divenire si sa che in esso vi è mescolanza tra essere e non essere e sotto questo punto di vista non si può fare una reale distinzione. In questo modo Nietzsche parla di una realtà in cui in sostanza i confini tra essere e non essere non sono netti come in Parmenide, anzi non ci sono, quindi i due mescolano e la realtà si fa sempre più grigia. Ora perché dire mai che l’essere e il nulla sono la stessa cosa, come si potrebbe pensare il nulla come una componente presente nella generazione delle cose? Nella nascita è presente il non essere come è possibile? Non do una mia spiegazione, perché io non sono nichilista, ma vi spiego quello che potrebbe essere per un nichilista, innanzitutto stavo pensando ad un maestro orientale, Lao-Tzu il quale aveva affermato che la realtà nasceva dal non essere, in quanto non vi sarebbe nessuna realtà se non vi fosse spazio tra le varie cose, tra i vari enti che noi diciamo reali, ma appunto questo spazio noi diciamo che è vuoto, così siamo costretti ad affermare che tutta la realtà perchè possa dirsi reale dipenda da quello spazio che è vuoto, quindi la realtà ha origine dal non essere e non è vero che il non essere non genera perché esso ha un suo ruolo importante. Nel nichilista non esiste più una differenza tra opposti quindi due realtà diverse possono essere pensate insieme, come si può pensare che l’essere e il non essere siano la stessa cosa, si può dire che la vita e la morte coesistano nell’istante medesimo della morte. In questo senso io dico che dire che tutto che l’essere e il nulla sono la stessa cosa, vuol dire anche che tutto ciò che è non è diverso dal suo non essere come opposto, non esiste differenza tra bene e male, non c’è nemmeno una differenza tra bello e brutto. Il dadaismo dal mio punto di vista è un arte nichilista in cui si riscontra subito questa mancanza di differenza tra brutto e bello, l’arte non rappresenta più il bello, artistico è tutto visto da certo lato, tutto può essere arte se tolto dal suo contesto e magari capovolto, o unito assieme ad altri parti, in tutto questo anche il brutto può diventare oggetto dell’arte, persino un orinatoio! È chiaro che tutto questo è un effetto del nichilismo nell’arte. Ora dalla prima affermazione del non poter più distinguere tra il bene ed il male, ne deriva non solo una caduta della morale , ma pone le stesse basi per una dimensione che è al di là del bene e del male, quella stessa dimensione in cui si pone l’oltre-uomo nietzscheano, una dimensione che è in un luogo sopra che non può essere toccato, e nemmeno sfiorato dall’uomo solo, per capire questo bisogna pensare a quello che ho già detto su Über. La nostra realtà è una realtà resa falsa dall’affermazione di Parmenide perché tutto è mescolanza di essere e non essere, m a questa è la realtà in cui viviamo, di cui noi non diciamo tanto che sia reale, ma che questa è l’unica realtà che possediamo e noi siamo legati ad essa, difficile sarebbe pensare che noi non possiamo scinderci da essa, da questo pruno i vista dire che l’essere è e il non essere non è non alcun significato in una visione in cui la realtà in cui viviamo è l’unica che c’è, infatti in essa non vi è essere o non essere in senso assoluto , ma solo in senso relativo, possiamo dire che tutto ciò che è, è una tale cosa e non è assieme perché non altro da se, possiamo perché lo vediamo nella nostra realtà adottare la definizione di non essere fornita da Platone, cioè di non essere come differente, nel senso che il vostro computer è tale, mentre non è mp3 o altro da se, per cui ritroviamo il non essere nelle cose quanto l’essere. Quest’ultima cosa descritta è ciò caratterizza di più la nostra realtà, anzi è la struttura della nostra realtà perché nella nostra realtà la mescolanza tra l’essere e il non essere è sempre non possiamo negarlo, dato che per Nietzsche il divenire come eterno ritorno è l’unica realtà, allora la mescolanza tra essere e non essere è data, non c’è un essere assoluto ne un non essere assoluto; vediamo chiaramente nella realtà il fatto non si possa fare distinzioni nette tra essere e non essere. Ora appunto conviene che io parli finalmente del divenire nietzscheano inteso come eterno ritorno, in modo più approfondito rispetto ai vari cenni che ho fatto prima, magari partendo da una citazione tanto famosa che è la seguente:


"Che accadrebbe se, un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: «Questa vita, come tu ora la vivi e l'hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione - e così pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e così pure questo attimo e io stesso. L'eterna clessidra dell'esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello di polvere!». Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immenso, in cui questa sarebbe stata la tua risposta: «Tu sei un dio e mai intesi cosa più divina»? Se quel pensiero ti prendesse in suo potere, a te, quale sei ora, farebbe subire una metamorfosi, e forse ti stritolerebbe; la domanda per qualsiasi cosa: «Vuoi tu questo ancora una volta e ancora innumerevoli volte?» graverebbe sul tuo agire come il peso più grande! Oppure, quanto dovresti amare te stesso e la vita, per non desiderare più alcun'altra cosa che questa ultima eterna sanzione, questo suggello?" ( Nietzsche)


Bene prima di parlare di quello che c’è scritto qui sopra, dovete sapere, ma penso che lo sappiate anche già che Nietzsche con l’eterno ritorno non inventa nulla di nuovo, esso infatti lo troviamo già nella filosofia stoica. Per gli stoici c’è il destino, in quanto gli avvenimenti sono voluti da un dio provvidente, si parla di una natura come ragione e di una divisione del tempo in due parti, si ha il Kronos e l’Aiôn, il primo è inteso come un presente eterno in cui stanno tutti i corpi come cause, nell’Aiôn invece stanno la serie infinita di effetti che nascono dalla profondità di un corpo, l’Aiôn in un certo senso è in regno degli eventi, i quali compaiono sulla superficie stessa dei corpi. Tutto il mondo un giorno finirà, ma quando rinascerà esso sarà di nuovo come prima, infatti gli stoici considerano il mondo nostro come il migliore tra quelli possibili, e quello successivo rinasce come questo, perché se no vorrebbe dire che il nostro non era il migliore, insomma tutto uguale a prima, tutto si ripete gli stessi Socrate e Platone. Nella visione stoica l’uomo è libero interiormente anche se gli eventi sono già tutti scritti , ma nel senso che lui può decidere se conformarsi all’evento e se rifiutarlo, di solito in questo caso si fa l’esempio del carro, immaginate un asino che traina un carro, esso può obbedire e trainarlo tranquillamente o opporsi e farlo malavoglia con tutte le conseguenze che questa decisione comporta, per stoico quindi l’evento accade comunque, noi siamo liberi solo nel senso che possiamo accettare l’evento incarnarlo in un certo senso oppure opporci ad esso, e gli stoici consigliavano la prima strada. Questa visione stoica viene poi ripresa da un filosofo del novecento, Gilles Deleuze, il quale diceva a proposito dell’eterno ritorno:

“ L’eterno ritorno non è una teoria delle qualità o delle loro trasformazioni circolari, bensì degli eventi puri e della loro condensazione lineare o superficiale” ( Gilles Deleuze)

L’eterno ritorno secondo il filosofo concerne gli eventi, infatti quando Nietzsche dice di accettare la vita per quello che è, intende accettare gli eventi della nostra vita, che si condensano sulla superficie dei corpi e non la penetrano per arrivare ai corpi, anche se essi sono cause dei vari eventi. Ora non voglio parlare tanto di questo filosofo francese, ma il punto sta nel fatto che Nietzsche a portato di nuovo l’eterno ritorno come tema nella filosofia, e solo grazie a lui lo ritroviamo; ma non solo con quello stesso eterno ritorno Nietzsche stava distruggendo quella visione lineare del tempo che è propria del cristianesimo, un visione di tipo finalistico, in cui la storia ha senso perché vi è una fine dei tempi e tutto è vesto in quell’ottica, mentre in Nietzsche non c’è fine, nell’eterno ritorno non si raggiunge nulla, tutto è come è e nulla cambia, non c’è nessun problema di fine e non c’è un senso perché il valore cosmologico è caduto, nella vita nostra noi non arriviamo a nulla, se ci pensiamo ai giorni nostri questa è una verità terrificante sempre più reale, infatti le nostre vite non sono che delle terribili ripetizioni, ci alziamo tutti i giorni alla stessa ora, facciamo sempre le stesse cose ogni giorno e domani da capo, ma a quale scopo? Per quale motivo? Non c’è senso in tutto ciò, viviamo in un sistema decadente, questa è una verità. Quindi non possiamo negare un eterno ritorno come quello nietzscheano perché ce ne parla la vita stessa, il mondo contemporaneo è diventato un vano eterno ritorno. Per eterno ritorno dobbiamo intendere un tempo circolare in cui tutti gli eventi si ripetono , con tutte le conseguenze che questo sistema comporta. In un tempo circolare il passato e il futuro sono la medesima cosa, per rendervene conto descrivete un cerchio su un pezzo di carta, prendete un punto e definite questo stesso come un presente, anche se il presente non dovrebbe essere posto nel tempo, ma qui lo facciamo per convenzione, a questo punto capirete che il passato sarà prima del punto, anzi sarà a sinistra se siete desti e a sinistra se siete mancini, il futuro il contrario; se partite dal punto cercando il passato ritornerete al punto stesso dall’altra parte, così accadrà lo stesso se vorrete cercare il futuro e descriverlo, ma a questo punto dovrete dire non che Nietzsche si è sbagliato e che non ha senso tutto ciò , ma che ciò sta oltre il presente, il punto è un passato-futuro, in cui appunto i due modi del tempo sono mescolati e non si possono distinguere per nessuna ragione. Questa impossibilità di fare del passato e del futuro delle dimensioni del tempo distinte lo si vede per il fatto che nel’eterno ritorno tutto ciò che è stato è tutto ciò che sarà, non c’è differenza, noi dovremo rivivere ciò che abbiamo vissuto nel passato e ciò che stiamo vivendo l’abbiamo già vissuto, in una situazione del genere noi non abbiamo che la possibilità di volere l’evento e amarlo con tutto noi stessi, non solo amare la nostra vita perché non ve ne è un'altra che ci viene data e perché la nostra vita è quella che è e non dipende da noi il fatto che sia così piuttosto che in altro modo. Così nella famosa citazione compare il demone che non rappresenta che il peso dell’eterno ritorno, un peso duro da portare nella propria vita, perché vivere sapendo che ogni dolore e sofferenza è per un uomo comune terrificante, poi certo si ripeteranno anche gli eventi piacevoli, ma quello che poi è il colpo più duro è quello del fatto che nella vita non si raggiunge nulla, si ritorna all’inizio, senza fine, ma senza senso. Ogni evento si ripeterà allo stesso modo migliaia di volte, nello stesso identico modo, nulla cambia, a questa sfida con il demone ogni uomo dimostra il suo disprezzo nei confronti della sua stessa vita, del fatto che non la ama abbastanza perché amarla sul serio e volerla vuol dire volerla interamente volere ogni dolore, ansia, ben pochi sono disposti a accettare una cosa simile. Ma se un uomo fosse in grado di accettare l’eterno ritorno ecco che subirebbe una trasformazione, quello che consiglia Nietzsche è di legare se stessi alla terra, senza opporsi ad essa, ma vivere in sintonia con la natura, nel senso nella terra, come terrestri amanti del luogo dai vengono e a cui sono destinati per sempre, in fondo negare la nostra parte terrestre sarebbe come negare il nostro essere. La trasformazione per così dire avviene pienamente nell’Oltre-uomo il quale sarebbe, stando all’interpretazione di Ferraris un uomo che sarebbe in grado di sopportare meglio il dolore, un uomo più forte. In un certo senso si potrebbe dire che l’Oltre-uomo rappresenta la trasformazione umana in quell’uomo trasfigurato che dice al demone :
“«Tu sei un dio e mai intesi cosa più divina»?”, in questo senso sa resistere al dolore della vita perchè ha accettato di legare il suo destino alla terra e ha accettato prima di tutto il suo destino.
Ora il tema del dionisiaco si inserisce in tutto questo, perché Dioniso può essere definito come il dio della profondità della terra, in contrapposizione invece al dio Apollo che invece è un dio celeste, non a caso era il dio del sole; a noi appartiene la terra e non il cielo godiamo della terra, amiamola e lasciamo perdere il cielo, questo sembra essere il messaggio neitzscheano. Questo andare alla ricerca delle profondità della terra, la sua istintività nel suo parlare, ci permette di capire perché Nietzsche non amasse Socrate e perché preferisse invece i presocratici. I presocratici si chiedeva quale fosse il principio della realtà, non erano interessati come afferma un Deleuze a uscire dalla caverna , ma al contrario ritenevano non saperne abbastanza sulla caverna medesima, volevano scavare a fondo conoscere le radici della realtà, non pensavano certo a qualche cielo ideale, solo più avanti l’uomo ha veramente volto gli nocchi in alto. Nietzsche amava i presocratici per i motivi spiegati prima e anche lui in un certo senso ha volto lo sguardo vero il basso cercano le radici e ha trovato una terra pulsante e un tempo della terra, un tempo terrestre che è lo stresso eterno ritorno.

“ Tutti i filosofi da Talete a Democrito mi sembrano straordinariamente difficili da conoscere: ma chi riesce a ricostruire quelle figure, si muove tra creazioni del più potente e più puro” ( Nietzsche)

Leggendo queste parole voi penserete che stia dicendo scemenze, perché voi pensando a Talete, per esempio, penserete: “è che ha mai detto di così difficile? Ha solo detto che il principio di ogni cosa è l’acqua, sai potevo dirlo anch’io, solo che non ero di quel secolo”, in realtà non è tutto così banale e i loro problemi sono molto più profondi di quello che sembra, infatti quello che cercava Talete era un principio della vita in generale, e dell’orine delle cose, da cui ogni ente nasceva e in cui ogni ente tornava, il fondamento del reale. I presocratici non avevano gli occhi persi per aria, al contrario scrutavano la realtà per arrivare alle sue profondità, capite? Tutt’altro che tempo sprecato era il loro; veduta la realtà così come era si chiedevano da dove saltasse fuori e da dove venisse la vita medesima, volevano trovare le radici del reale. Da questo punto di vista il presocratico ci sembra più profondo, anche perché proprio nelle profondità del pianeta lui voleva andare. La profondità del pensiero dei presocratici li rende sempre misteriosi e non si può mai dire di averli compresi sino in fondo. Questa profondità presocratica la si trova anche nel culto dionisiaco, Dioniso è il dio della profondità della terra medesima. L’aspetto che caratterizzava i culti dionisiaci era il tragico, che non è niente meno che quell’atteggiamento che si ha nei confronti del divenire medesimo di accettazione, che badate non è rassegnazione, tutt’altro è affermazione di potenza, non abbiate dubbi su questo. Si può dire a questo punto che il nuovo dio sarà Dioniso come dio delle profondità della terra , come dio dell’amore per il divenire, per la terra. Il così detto gioco del divenire del resto è un tema che si trova anche nei presocratici, per esempio possiamo pensare ad Anassimandro che affermava come principio di ogni cosa l’àperion, che stato tradotto come infinito o come in altri casi come indeterminato, il principio di ogni cosa doveva essere non qualcosa che potessimo già riscontrare nella realtà, non qualcosa di limitato , ma qualcosa di illimitato e non determinato; tutto nasce dall’àperion e tutto poi ritornerà in esso; vi è una vicenda cosmica secondo cui un elemento quando nasce ne sopprime un altro e nella sua esistenza deve pagare il fio di questa sua ingiustizia e verrà soppresso da un altro elemento che prenderà il suo posto, così tutto esce dall’àperion e alla fine ritorna in esso, in questo senso si può parlare di gioco del divenire. Anche in Eraclito c’è in un certo senso quello che abbiamo prima definito il “gioco del divenire”, c’è una ragione cosmica che è il Logos, inteso come ragione, una ragione del divenire e un divenire che è infinito e continuo, perché tutto muta in continuazione, tranne il principio del mutamento, infatti Eraclito diceva che noi non potevamo bagnarci due volte nello stesso fiume, perchè non appena vi fossimo entrati lo avremmo già modificato. C’era che un altro Eraclito che parlava di un divenire come perenne conflitto del due, quando diceva che la guerra è padre di ogni cosa, è perchè ogni cosa è generata dal suo escludersi da un’altra e rimane se e non si mescola con quest’altra proprio perché entra in conflitto con l’altra, l’opposizione tra due enti o esseri fa si che escludendosi a vicenda e negandosi l’un l’altro ognuno possa essere se e non l’altro, in questo senso si può parlare di un divenire come una perenne guerra, un perenne conflitto, il divenire medesimo è un perenne scontro tra esseri, tra ciò che è una tale cosa e il contrario, il giorno è tale perché esclude la notte, se non fosse per questa lotta tra i due non potemmo più distinguere l’uno dall’altro e non vi sarebbe divenire, così il divenire come conflitto tra opposti è l’unico essere del divenire in altro modo si potrebbe dire che non vi è divenire. Il tema del gioco del divenire non è quindi nuovo e viene ripreso da Nietzsche e inserito dal filosofo nel contesto dell’eterno ritorno; è opportuno dire anche che la ripresa i tale tema non fa che confermare la grandiosità del presocratico che ha visto uno temi centrali che l’uomo si porterà sempre dietro, perché l’uomo senza le sue radici non è uomo e l’uomo senza la sua dimensione del divenire è uomo perduto. Ora devo introdurre un altro concetto che compare in Nietzsche, inscindibile dall’eterno ritorno che è la volontà di potenza ( der wille zur macht), la quale corrisponde alla volontà di porre nuovi valori in accordo alle leggi dell’eterno ritorno. Per analizzare meglio la volontà di potenza però non basta solo questo enunciato , bisogna scomporla in due componenti che sono una, la volontà e l’altra che è la potenza. Cosa intende Nietzsche con la volontà? Dunque se si vuole capire questo termine non si può fare altro che tornare indietro nel tempo a un filosofo famoso e molto attuale che era stato letto sicuramente da Nietzsche, si tratta di Schopenhauer, il quale aveva una visione molto particolare della volontà, intanto dobbiamo dire che la volontà è celata all’uomo e noi possiamo conoscerla solo dopo che noi compiamo i nostri atti, ma in quel conosciamo non tanto la volontà in se quanto la nostra volontà medesima che è una singola e non l’intera, infatti per Schopenhauer la volontà è noumeno, la cosa in sé, la realtà che si cela dietro alla Maya, intesa come apparenza ed essa è una, una volontà di vivere, infinita, sta in ogni essere ed è eterna. Ora è sicuramente da li che Nietzsche prende il suo concetto di volontà, solo che in questo filosofo non si parla mai di volontà unica, ma se mai si parla di volontà molteplici, queste volontà sono le nostre singole volontà e non ve ne è una ultima al di là di ogni cosa. Dopo di che rimane da spiegare cosa significhi il termine potenza per Nietzsche. La potenza è sempre intesa come spiega Heidegger nel suo superpotenziamento, per cui si parla di potenza solo come potenza di potenza, nella fase in cui la potenza diventa maggiore di ciò che era prima, per cui si può parlare di gradi di potenza, in quanto essa non rimane sempre sullo stesso livello, la potenza aumenta in certe fasi e in altre rimane sullo stesso livello. Si deve a questo punto introdurre un altro concetto che è quello di economia macchinale, che alla fine non è che un economia della potenza medesima, che in certe fasi aumenta, in altre proprio in accordo a questo tipo di economia rimane sullo stesso livello e non aumenta di grado. Anche nell’arte Nietzsche presenta l’idea di un economia macchinale, in questo caso si parla della sessualità perché l’arte secondo Nietzsche, e in questo precede Freud, nasce proprio dalla parte animale di noi, la parte sessuale e la produzione artistica è come uno sprigionamento di energia interiore, lo stesso vale per il piacere che deriva dalla contemplazione del bello.


“ Fare musica è ancora un modo di fare figli; la castità è soltanto l’economia di un artista”

(Nietzsche)

La creazione artistica come si vede viene paragonata da Nietzsche alla procreazione, e la castità non è contraria all’artista ma non fa che parte della sua economia; anche in questo caso c’è la fase di compimento dell’opera come esplosione di energia, che viene messa nell’opera, mentre la castità è invece conservazione di energia, entrambe le cose servono all’artista. Così alla fin l’idea di economia macchinale non investe solo la volontà di potenza ma anche il campo artistico. Ora per evitare confusioni vorrei precisare che la volontà di potenza non va confusa con un idea di volontà di dominio di un popolo su un altro, questa potrebbe essere definita la storpiatura nazista, un interpretazione più soggettiva e che attiene poco ai testi veri e propri. Ora detto questo ricongiungendo i due pezzi, volontà e potenza, possiamo dire che nel suo insieme la volontà di potenza è quella tale volontà con cui l’uomo pone valori sopra di se, prima lo faceva inconsciamente, non sapeva di essere lui l’artefice dei valori, li poneva la nel suo cielo ideale perché ne aveva un bisogno psicologico; ora invece pone quei valori consapevole di essere il soggetto da cui dipendono e che essi dipendono da lui. I valori sono crollati perché l’uomo è scoperto la loro caducità, il loro non essere eterni, ed è crollato anche il cielo ideale, d’ora in poi tutto dovrà essere a immagine e somiglianza della terra, gli stessi valori si dovranno adeguare a questo nuovo ordine. Nel nuovo ordine è l’uomo o meglio l’Oltre-uomo che è soggetto di tutto, di valori verità, tutto per essere dipende dalla sua volontà di potenza e tutto nello stesso tempo dovrà seguire le leggi della terra e quelle della sua dimensione temporale che è l’eterno ritorno, per ogni valore dovrà ritornare, i valori si ripeteranno. È interessante a questo punto invece parlare di quella che invece è la visione di tutto questo sempre del filosofo francese Gilles Deleuze, che dice:

“ Così la scoperta di Nietzsche è altrove, quando, liberatosi di Schopenhauer e di Wagner, esplora un mondo di singolarità impersonali e preindividuali, mondo che ora egli chiama dionisiaco o della volontà, energia libera e non incatenata. Singolarità nomadi non più imprigionate nell’individualità fissa dell’Essere infinito ( la famosa immutabilità di Dio), né entro i limiti redentori del soggetto infinito ( i famosi limiti della conoscenza). Qualcosa che non è né individuale né personale e che nondimeno è singolare, per nulla abisso indifferenziato, ma che però salta da una singolarità all’altra, che sempre emette un lancio di dadi, che fa parte di uno stesso lancio, sempre frammentato e riformato in ogni lancio. Macchina dionisiaca per produrre il senso e in cui il non senso e il senso non sono più in rapporto di opposizione semplice, ma compresenti l’uno con l’altro in un nuovo discorso” ( Deleuze)

Se si vuole capire l’affermazione bisogna cercare di capire cosa mai si intenda per singolarità, questa non è che l’evento in senso trascendentale. Gli eventi regnano tutti in quello che ho già definito come l’Aiôn, quel tempo in cui non vi è distinzione tra passato e futuro, il tempo degli effetti infiniti; dobbiamo però tenere conto che Deleuze quando parla di eventi non si riferisce alla loro effettuazione nello spazio-tempo, ma piuttosto parla di eventi ideali come dei per dirla alla Husserl . “predicati noematici” dei corpi. Ogni evento nasce dalle profondità dei corpi , perché la stanno le cause, il filosofo parla in accordo al pensiero stoico bisogna tenerlo presente. Ora gli eventi o singolarità sono come dire gli effetti che si perpetuano nell’Aiôn, che in Nietzsche può quasi corrispondere con il suo eterno ritorno per il fatto che anche in questo caso passato e futuro coincidono e si parla di tempo circolare, ma in Nietzsche è chiaro che non ci sono due tempi, c’è solo un tempo che è la dimensione del mondo del dionisiaco o della volontà di potenza nel quale stanno tutte le singolarità, come eventi e si ripetono all’infinito. Per quanto l’evento/singolarità non si possa dire senza supporre un corpo, Deleuze si definisce come per individuali e impersonali essi sono tanti colpi di uno stesso lancio. Ecco su quest’ultimo punto Deleuze immagina un gioco ideale, in cui non vi sono regole, nel quale le singolarità sono paragonate a vari colpi, infiniti, le quali poi rientrano in un lancio unico, perché il destino è questo; ah, quando gli stoici parlavano di destino paradossalmente non parlavano di necessità per cui è possibile parlare anche di una certa dose di caso, nonostante si parli di destino. Ora il senso è prodotto sulla superficie dei corpi ed è compreso in tutta la proposizione che esprime l’evento, ora il senso e il non senso sono per così dire compresenti e non si escludono a vicenda, in quanto secondo il medesimo filosofo anche il non senso si può dire sensato per il fatto che ha senso e non è un gioco di parole per il fato che il senso e il non senso vengono prima del vero e del falso, in quanto si può dire che abbia senso sia una proposizione vera che una falsa, diremo che non ha senso al massimo una proposizione assurda. In questo senso Deleuze scrive quella frase, in cui si parla di “macchina dionisiaca” produttrice di senso e non senso, non solo il dionisiaco è anche il luogo delle singolarità. Deleuze in pratica riesce a riallacciare gli stoici con Nietzsche e il suo pensiero, mettendo tutto assieme e collegando ogni pezzo senza lasciare nulla a caso. Così in pratica anche nell’opera “la logica del senso”, troviamo i temi nietzscheani, come quello dell’eterno ritorno, di cui ho già spiegato la definizione del filosofo e quello dell’amor fati, quando il filosofo parla di volontà incarnare l’evento, che in un primo momento si tratta di evento dal punto di vista ideale, dopo di che una volta incarnato diventa un evento nella sua effettuazione spazio-temporale. L’amor fati poi è appunto anche un tema degli stoici che allo stesso modo con questo termine intendevano sempre una volontà di incarnare l’evento,m cioè si effettuarlo, senza opporsi ad esso e questo amor fatti alla fine non è che quel vivere secondo natura e la natura per lo stoico non è che la ragione. Si parla di un accettazione dell’evento perché il destino e tutti gli eventi in generale secondo lo stoico sono voluti da un divinità provvidente, da questo punto di vista loro li accettano e se non si accettassero non sarebbero che come dei cavalli che si oppongono al loro dovere di trainare il carro, con conseguenze negative anche perché che lo vogliano o no loro devono farlo. A questo punto direi che è importante iniziare a parlare sul serio di quel personaggio che più di una volta è comparso nel testo , ma se è ancora parlato chiaramente, esso è l’Oltre-uomo, sull’uso di questo termine ne ho già discusso quindi non ripeterò, ma voglio invece approfondire sul concetto. Maurizio Ferraris ah inteso l’Oltre-uomo come un evoluzione dell’uomo medesimo dallo stato attuale, in fondo si dice che l’uomo sia una corda tesa di cui uno dei poli sia l’Oltre-uomo, e in questo senso inteso Nietzsche come un darwinista il quale considerava appunto l’Oltre-uomo come l’ennesima evoluzione della specie umana, dopo l’uomo Sapiens Sapiens. Non è così evidente che le cose siano così ma potrebbe anche essere una interpretazione giusta, in ogni caso voglio precisare come ha fatto Heidegger che non c’è nulla di utopico nell’Oltre-uomo è semplicemente un uomo che super se stesso, poi certo questa figura anche stata associata al famoso eroe americano Super-man ( questo nome viene e lo si vede dalla traduzione errata : Super-uomo, poi sarà stato tradotto il termine in inglese - americano), ma quella figura proprio non centra in nessun modo, se si può parlare di poteri maggiori in questo nuovo tipo di uomo questi possono essere per esempio quello che dice Ferraris ovvero la maggiore resistenza al dolore e la direi la capacità di adattamento, o meglio la grande capacità di amare il suo destino con tutto se stesso, amare la sua sorte e la sua vita. L’Oltre-uomo in effetti è stato definito come “l’amico della terra”, in quanto amate del destino, un destino che legato alla terra, in quanto terrestre le sue radici non possono che stare nella terra, è l’opposto del filosofo che esce dalla caverna, quest’ultimo per un Nietzsche potrebbe essere un uomo che si rende innaturale, perché la vera natura dell’uomo va cercata nella terra, in quanto l’uomo è terrestre. Ora nel nichilismo europeo si parla di due fasi e questa figura compare nella seconda , perché mentre nella prima cadono i valori, nella seconda l’Oltre-uomo pone nuovi valori sopra di se, questi valori non saranno più eterni, perché non c’è più il cielo ideale , quest’ultimo è caduto, per questo motivo i valori anche loro non avranno più quel piedistallo che avevano prima e dovranno sottostare alle leggi dell’eterno ritorno per cui tutti i valori si ripeteranno da capo, infinite volte. Ora Nietzsche presenta anche un personaggio opposto all’Oltre-uomo che è l’uomo gregiario, nel senso di un uomo che sta nel gregge umano, l’uomo della folla, si qui sembra in parte di sentire Kierkegaard, quando parla del singolo opposto alla folla, ma questo tema se non erro c’è anche in Seneca, in quel caso si parla del saggio opposto alla folla, in questo caso c’è un Oltre-uomo che rappresenta in un certo senso l’individualità estrema, mentre dall’altra parte abbiamo l’uomo della folla, ovvero l’uomo gregiario. L’uomo gragiario rappresenta in un certo senso quell’uomo in cui è più presente la parte animale dell’uomo, uomo inteso come animale sociale, che ha un estremo bisogno di vivere nel gruppo, in pratica se non sta nel gruppo e non ha amici pensa non esistere considererebbe questo fatto la cosa più terribile, io avevo una compagna alle medie che è terrorizzata all’idea che un giorno potesse rimanere da sola, quando io già passavo la maggior parte del mio tempo in una solitudine quasi assoluta, in questo senso la maggior parte dell’umanità sono uomini gregiari che stanno nella folla e non riescono a farne a meno, questi poi come dice Nietzsche tiranneggiano sulle minoranze , di cui faccio parte a quanto pare, le quali poi diventano nichiliste. Sempre Gilles Deleuse da una definizione sull’Oltre-uomo che ci può interessare particolarmente che è la seguente:

“ Super-uomo non vuol dire altro: il tipo superiore di tutto ciò che è” ( Deleuze)

In questo caso è evidentissimo il carattere di individualismo estremo che c’è nell’Oltre-uomo, il quale è soggetto di tutti i valori che pone e di tutte le verità, tutto ciò che può dirsi che sia è perché l’Oltre-uomo così ha voluto; l’Oltre-uomo ha voluto quei valori e li ha posti dunque quei valori sono come la verità medesima dipendenti dall’Oltre-uomo stesso e non si possono scindere da lui, così a questo punto si può affermare che l’Oltre-uomo è il vero metro dei valori e delle verità e lo anche perché l’essere medesimo. Il cielo stesso si può dire, senza dire un’esagerazione, dipende dal medesimo Oltre-uomo in quanto il contenuto è voluto da lui medesimo e così accade, l’Oltre-uomo è da considerare quindi come supremo soggetto e la volontà di potenza come il mezzo che lui usa per porre valori e solo in quel modo lui pone valori e verità. Rimane un argomento in sospeso per quanto riguarda la profezia nietzschana, che è questo: Gott ist tot, Dio è morto; questo è un elemento importante perché Dio è come dire un valore dei valori, la verità suprema che ora che i valori cadono e crollano le verità, decade anche lui, si può dire che il padre celeste crolla assieme a tutto il suo cielo. Per spiegare questo fenomeno e per fare si che sia ben chiaro, inserisco la famosissima citazione dell’uomo folle che si trova nella Gaia Scienza, che è la seguente:

L’uomo folle. – Avete sentito di quel folle uomo che accese una lanterna alla chiara luce del mattino, corse al mercato e si mise a gridare incessantemente: “Cerco Dio! Cerco Dio!”. E poiché proprio là si trovavano raccolti molti di quelli che non credevano in Dio, suscitò grandi risa. “È forse perduto?” disse uno. “Si è perduto come un bambino?” fece un altro. “0ppure sta ben nascosto? Ha paura di noi? Si è imbarcato? È emigrato?” – gridavano e ridevano in una gran confusione. Il folle uomo balzò in mezzo a loro e li trapassò con i suoi sguardi: “Dove se n’è andato Dio? – gridò – ve lo voglio dire! Siamo stati noi ad ucciderlo: voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini! Ma come abbiamo fatto questo? Come potemmo vuotare il mare bevendolo fino all’ultima goccia? Chi ci dètte la spugna per strusciar via l’intero orizzonte? Che mai facemmo, a sciogliere questa terra dalla catena del suo sole? Dov’è che si muove ora? Dov’è che ci moviamo noi? Via da tutti i soli? Non è il nostro un eterno precipitare? E all’indietro, di fianco, in avanti, da tutti i lati? Esiste ancora un alto e un basso? Non stiamo forse vagando come attraverso un infinito nulla? Non alita su di noi lo spazio vuoto? Non si è fatto piú freddo? Non seguita a venire notte, sempre piú notte? Non dobbiamo accendere lanterne la mattina? Dello strepito che fanno i becchini mentre seppelliscono Dio, non udiamo dunque nulla? Non fiutiamo ancora il lezzo della divina putrefazione? Anche gli dèi si decompongono! Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso! Come ci consoleremo noi, gli assassini di tutti gli assassini? Quanto di piú sacro e di piú possente il mondo possedeva fino ad oggi, si è dissanguato sotto i nostri coltelli; chi detergerà da noi questo sangue? Con quale acqua potremmo noi lavarci? Quali riti espiatori, quali giochi sacri dovremo noi inventare? Non è troppo grande, per noi, la grandezza di questa azione? Non dobbiamo noi stessi diventare dèi, per apparire almeno degni di essa? Non ci fu mai un’azione piú grande: tutti coloro che verranno dopo di noi apparterranno, in virtú di questa azione, ad una storia piú alta di quanto mai siano state tutte le storie fino ad oggi!”. A questo punto il folle uomo tacque, e rivolse di nuovo lo sguardo sui suoi ascoltatori: anch’essi tacevano e lo guardavano stupiti. Finalmente gettò a terra la sua lanterna che andò in frantumi e si spense. “Vengo troppo presto – proseguí – non è ancora il mio tempo. Questo enorme avvenimento è ancora per strada e sta facendo il suo cammino: non è ancora arrivato fino alle orecchie degli uomini. Fulmine e tuono vogliono tempo, il lume delle costellazioni vuole tempo, le azioni vogliono tempo, anche dopo essere state compiute, perché siano vedute e ascoltate. Quest’azione è ancora sempre piú lontana da loro delle piú lontane costellazioni: eppure son loro che l’hanno compiuta!”. Si racconta ancora che l’uomo folle abbia fatto irruzione, quello stesso giorno, in diverse chiese e quivi abbia intonato il suo Requiem aeternam Deo. Cacciatone fuori e interrogato, si dice che si fosse limitato a rispondere invariabilmente in questo modo: “Che altro sono ancora queste chiese, se non le fosse e i sepolcri di Dio?”.

(Nietzsche)


Molti non riescono a fare una netta distinzione tra Dio è morto e Dio non esiste, perché non è la stessa cosa, qui non c’è in ballo l’esistenza stessa di Dio, ma ben altro e non è nemmeno vero quello che dicono altri che siccome Dio è morto, vuol dire che prima doveva essere vivo e quindi prima esisteva, ma ripeto cosa c’entra l’esistenza di Dio nel discorso nietzscheano? Non c’entra infatti lui non si riferisce alla vita di Dio medesimo preso per se, ma alla vita che Dio ha avuto in noi come idea, ma non solo al fatto che noi lo ponevamo come esistente, gli avevamo offerto un cielo e lui era il sovrano supremo del cielo compreso dei nostri valori, ora invece la società è sempre più diventato materialista e poi c’è stata l’evoluzione della scienza, sino ad arrivare ai giorni nostri in cui la gente non sa più nemmeno chi sia Dio, visto che pensano che sia un tipo con la barba e i baffi ( notate lo stesso aspetto fisico di Zeus, tanto è che non si può più distinguere il paganesimo dal cristianesimo se non prendendo la categoria della quantità e dicendo che in un credo si venerano più dei e nell’altro uno solo), in questo caso Dio è morto, a meno che qualcuno non voglia rifondare almeno il suo concetto ( e io vorrei provarci, ma se parlerà più avanti). Da questo punto di vista si capisce che ciò muore la fede dell’uomo in Dio e non tanto Dio stesso, il padre celeste caduto nell’ottica nietzscheana è un padre che è stato posto come sovrano del cielo ideale dall’uomo medesimo, quindi si sta parlando di un Dio che dipende dal soggetto uomo e non di un Dio completamente indipendente dall’uomo stesso che muore improvvisamente, tutto è visto in una logica atea, in cui è l’uomo che ha fatto Dio, o almeno ha generato la sua idea, la quale poi acquisisce un carattere di oggettività non appena l’uomo l’ha posta, diciamo pure che è stata la paura dell’uomo ha rendere oggettiva l’idea di Dio e che Dio non è se non per quell’uomo che lo ha posto, ma quando quest’uomo ha smesso di dare valore a questa idea del Tutto, quest’ultima e crollata assieme al cielo in cui era sovrana per volontà dell’uomo. L’uomo ha sviluppato una scienza che gli ha permesso di dare spiegazioni sulla realtà senza fare appello a Dio stesso, questa è una delle convinzioni degli atei, ma alla fine questo è uno degli elementi principali che fanno dire a Nietzsche che Dio è morto; in questo senso si può pensare che Darwin abbia avuto un ruolo particolare in questo omicidio, era tra gli assassini, per il semplice fatto che sarebbe stato in grado di spiegare l’evoluzione e la nascita delle specie e soprattutto dell’uomo senza fare ricorso a Dio ( in realtà alla fine sembra che abbia rinunciato alle sue teorie e le abbia considerate false convertendosi al cristianesimo, ma per comodità degli atei questa parte di solito viene omessa, e ai giorni nostri si hanno molti dubbi per esempio si ritengono impossibili i periodi di evoluzione e c’è sempre quell’anello mancante, che non sbaglio sta tra il Neanderthal e l’uomo Sapiens Sapiens). Comunque sarebbe la scienza medesima che ha portato alla fine di Dio come padre celeste, ma Dio non è più anche perchè è caduto assieme al suo cielo di valori, del resto era inevitabile, se già si è postulata la caduta dei valori cosmologici tra cui quello dell’unità, già allora era prevedibile la morte di Dio, non c’è Dio senza Uno. Ai giorni nostri poi non ne parliamo, tutti i temi della religione sono banalizzati e intaccati dal forte materialismo che deriva dalla società consumistica decadente in cui viviamo dove nulla vale più nulla e tutto è vuoto. Il paradiso, inteso come regno dei cieli è diventato il regno con le nuvolette e donne nude, il giardino delle delizie , proprio in accordo ad una società che vive solo se consuma qualcosa e nei periodi di crisi è morta, adesso che c’è la crisi e non possiamo più fare i consumatori è come se ci avessero negato quell’essere che prima ci hanno infilato dentro a forza, ci sentiamo degli zombi vaganti senza forza, una volta svuotati siamo diventati degli zeri. Nella nostra società è difficile ancora parlare di Dio, credo che l’uomo non sappia più nemmeno quello che è, tanto è che gli atei hanno piede libero ed è facile per loro criticare perché non c’è un opposizione seria. Dio è morto dunque nell’uomo, che poi ci sia o non ci sia sembra che se c’è ignori quello che stia accadendo e noi allo stesso modo ignoriamo il perché di questo atteggiamento, ma del resto un atto suo non avvalorerebbe la tesi della sua esistenza ( che poi per me l’esistenza non si può dire come attributo divino), in ogni caso siamo noi che abbiamo smesso di credere in lui, parlo in generale anche di quelli che dicono che Dio è un tipo con la barca e baffi, anzi soprattutto di quelli perché forse gli atei hanno mantenuto un concetto di Dio ancora sano. Il fatto è che nella nostra società in cui il senso è scomparso , è scomparsa anche l’idea della provvidenza, è normale pensare che le cose vadano verso il peggio che non arrivi nessun aiuto, anzi ai giorni nostri sarebbe motivo di risata dire che c’è un Dio che pensa al nostro destino per il nostro bene , abbiamo visto troppa storia per dire una cosa del genere, viviamo nel mondo tra quelli peggiori e questo ci basta per negare la provvidenza divina; credo che l’unico argomento su Dio che possa ancora rimanere in piedi sia la scommessa di Pascal, almeno tra quelli proposti nel,la filosofia, solo che noi abbiamo troppa paura per scommettere. La morte di Dio ci porta verso il baratro verso questo nichilismo, in un regno senza valori ed essa va pensata come evento nella prima fase delle due descritte da Nietzsche, nella prima fase sono possibili due atteggiamenti per l’uomo, che non sono che due versioni di nichilismo giacché tutti sono intaccati dal nichilismo, i due nichilismi sono quello attivo e quello passivo, il primo è più proprio di Schopenhauer, il secondo è invece quello che propone Nietzsche. Il nichilismo passivo in Schopenhauer lo si vede soprattutto nella ultime pagine in cui confessa che in effetti la negazione della volontà corrisponde ad una affermazione del nulla, ma come spiega non c’è nessun motivo per avere paura del nulla, se è nulla non c’è ne dolore ne niente, perché avere paura del non essere? Solo chi è legato alla volontà di vivere ha paura del nulla, afferma Schopenhauer, in tal senso si potrebbe dire che non è errato il discorso di Nietzsche che appunto lo designa come nichilista passivo. Il nichilismo passivo ha tutto un filone a parte nella storia della filosofia e lo si trova più che altro dentro quello che viene definito come nichilismo gnostico, di cui voglio ricordare due filosofi principali che sono Cioran e Caraco. Celebre è quest’affermazione di Cioran:

“ Non siamo realmente noi se non quando, mettendoci di fronte a noi stessi, non coincidiamo con niente, nemmeno con la nostra singolarità” ( Cioran)

In pratica Cioran sostiene un teoria della rinuncia che arriva sino all’indifferenza a ogni cosa, perché alla fine come dice, essere liberi vuol dire esercitarsi a non essere niente, sono proprio sue parole. Il vuoto è il fine è ciò che si deve perseguire perché in questa società decadente non ci rimane che perseguire i piaceri dell’assenza, del vuoto, inteso non solo come assenza di dolore, ma assenza totale, dobbiamo negare a noi stessi tutto ciò che produce un legame tra noi e qualcosa, tutto ciò che ci incatena. Nel nostro mondo vuoto le azioni sono divenute inutili, non agire è meglio per certi aspetti , anche perché è stata la tremenda corsa dell’umanità che ha portati al crollo. Caraco invece non parla tanto rinuncia all’atto, però lui affronta temi come la sovrappopolazione e arriva ad affermare l’inutilità di questo mondo così come lo abbiamo concepito e di ogni cosa quando per esempio dice che noi qualunque cosa facciamo lo facciamo per la morte, si parla dunque di una morte che diventa quasi un dio, come dico io di solito, qui si passa dal Gott ist tot a un Gott ist der tod, dal Dio è morto al Dio è la morte, perché noi viviamo per morire e ogni nostra produzione è fatta perché un giorno venga distrutta e questo è inevitabile, da qui si capisce che ogni cosa viene fatta in onore alla morte e noi viviamo per lei. Mentre in questi tre filosofi si parla di nichilismo passivo, in Nietzsche si parla di nichilismo attivo, che è l’opposto , se prima si parla di non azione qui si parla di affermazione dell’azione perchè volere l’azione, volere l’atto significa anche affermare la propria vita, mentre negare l’atto significherebbe al contrario condannare il proprio atto, così come accade anche nelle morali della rinuncia e tra queste Nietzsche ci aggiungerebbe anche quella di Schopenhauer ovvero quella della compassione che è vista dal filosofo come una morale dei deboli, mentre quella di Nietzsche, ovvero la morale aristocratica invece è una morale del più forte. Alla fine di tutto questo discorso su Nietzsche vorrei riportare e commentare la profezia che il filosofo riporta, ma che è di Pascal:

“ senza la fede cristiana voi diventereste per voi stessi, come pure la natura e la storia, un mostro e un caos” ( Pascal)

Dice Nietzsche che noi abbiamo compiuto questa profezia, del resto Dio è morto, quindi come si può parlare di fede cristiana ai giorni nostri? I cristiani non ci sono più, molti di loro non frequentano più le chiese e come diceva Cioran, ai giorni nostri le croci ci fanno sbadigliare. Posti questi dati il resto viene da se, la storia non ne parliamo è diventato un mostro indomabile che si oppone contro di noi medesimi, noi invece siamo mostri nei confronti nei nostri simili, siamo sempre più insensibili ad ogni cosa, una volta si dava molta più importanza a certe cose, oggi vediamo umani che scavalcano cadaveri come se fosse una cosa normale. Il nostro mondo è un modo della lotta perché ognuno vuole essere migliore e conquistarsi quel vano valore, che poi non lo porterà da nessun parte. Sartre diceva “l’inferno sono gli altri”, ai giorni nostri sembra proprio vero. Per quanto riguarda il caos noi viviamo nell’era dell’ordine disumano, non credo che il caos ci interessi da vicino, ma dobbiamo anche tenere conto che siamo nel mondo della violenza, un realtà quasi satanica, in cui non è lasciato più spazio al sentimento e tutti come dire servi del sistema pensano a portare a termine i loro compiti come dei ripetitori.

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