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martedì 20 agosto 2013

LA DURATA




 

Avevo già parlato prima del fatto che per Bergson non esiste affatto il tempo omogeneo, perché appunto si tratterebbe di tempo spazializzato e avevo appunto anche detto che per Bergson c’è la durata, che non è tanto il tempo in senso generico , potremmo se vogliamo dire che si tratta di un tempo interiore e poi ho detto anche che lo spazio è derivato dal movimento, si può dire quasi che il movimento stesso sia spazio, però rimane il problema sul com’è che noi percepiamo il movimento, visto che non è che noi percepiamo il movimento perché c’è lo spazio, ma se mai è il contrario , cioè percepiamo spazio perché c’è movimento, ecco tutte queste problematiche ora hanno una soluzione. Dunque stavo dicendo che la durata poteva essere definita quasi come un tempo interiore, si questo è vero ed anche vero che la durata in fondo è proprio quello slancio vitale, uno slancio vitale che è una dimensione puramente interiore e che per l’appunto non ha individualità, quindi non è che vada tanto pensato come una mia dimensione, appunto non è che c’è l’io, ora certo questo appare incomprensibile solo ora, ma poi tutto sarà spiegato quando sarà effettivamente necessario. Quindi io dico che sono perché duro, diciamo pure che ho una certa durata e diciamo pure che in effetti quello che vuole fare Bergson è introdurre il divenire nella coscienza, cosa che per altro era già stata fatta da Hegel , ma aveva tutto un altro significato, qui non si parla affatto di dialettica, in realtà poi Bergson parlerà di un cammino della coscienza umana, in fondo in accordo ad una teoria di tipo evoluzionistico. Io vedo una successione perché duro, la durata è la vera dimensione non tanto quella dello spazio, quindi io ho durata e vedo il pendolo muoversi, ma di per se le cose mi appaiono così nel tempo, ma tutto perché io duro , ho una durata, la durata non è una dimensione che va pensata con dei confini, cioè qui bisognerebbe anche valicare un po’ la dimensione della morte, anche se Bergson non esprime molto sull’immortalità, però sembra che sia favorevole a una cosa di questo genere. Ora riprendendo la questione del movimento io posso dire che ogni atto del movimento è un unità indivisibile, non è che devo riportare il movimento allo spazio, cioè non c’è movimento nello spazio e io percepisco il movimento perché ho una certa durata , quindi io vedo questi atti singoli che poi sono il movimento, del resto anche nel cinema le cose più o meno funzionano in questo modo, cioè ci sono dei singoli fotogrammi che si susseguono che visti uno dopo l’altro mi danno questa sensazione del movimento, ma sono dei singoli, delle unità indivisibili. Ora come faccio io ha cogliere questa dimensione? In effetti non è che l’intelletto mi permetta di cogliere la dimensione della pura durata , o meglio della durata reale, perché io possa appunto arrivare a tale durata faccio uso dell’intuizione. Quindi è tramite l’intuizione che io posso cogliere la durata stessa.

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