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domenica 1 settembre 2013

Dei predicatori di morte (spiegazione/Zarathustra)







I predicatori di morte, chi sono questi predicatori di morte? Sono quelli che, disseminati per la terra, predicano la rinuncia e il distacco dalla vita. La terra è piena di corrotti e di malati che vogliono il contrario della terra stessa. Questi superflui predicano la morte, allettandosi all'idea di una vita eterna non terrena. Spesso sono definiti gialli o neri, osserva Zarathustra, ma ce ne sono di molti colori. Questi uomini, cercando la negazione della vita, vogliono l'autoflagellazione, da essa traggono sommo piacere.



Secondo Lampert vanno considerati "predicatori di morte" in Nietzsche, molti del maestri religiosi, persino Buddha. In questo testo Zarathustra si rivolge a loro, non più ai suoi seguaci. Tuttavia credo che questo capitolo vada collegato ad un altro: quello sui dispregiatori del corpo. Il disprezzo del corpo e la volontà di morte sono due cose collegate: l'uomo che nega il suo corpo, ne desidera la morte, in quanto vuole evadere dal corpo stesso. Inoltre i dispregiatori del corpo e i predicatore di morte partono entrambi da precisi istinti religiosi che muovono contro la terra.

Secondo Jung i gialli sono i buddhisti e i neri sono i cristiani, questi sono i predicatori di morte, ma Nietzsche ci riferisce che ve ne sono di molti altri colori. Inoltre, osserva Jung, gli ebrei nel medioevo spesso usavano indossare indumenti gialli, come cappelli gialli. Questi predicatori di morte nel mondo cristiano sono identificati con figure di filosofi, teologi e martiri come Raimondo Lullo o Ignazio di Loyola. Per uno scopo spirituale questi individui sono arrivati all'autolacerazione (Selbstzerfleischung).

Zarathustra li definisce "die Schwindsüchtigen der Seele", che viene tradotto in italiano con "tisici dell'anima". Sono persone che nascono e già tendono alla morte, perché è la morte che vogliono. Zarathustra non dubita sul fatto che faremmo meglio ad assecondare il loro desiderio. Loro si lamentano che la vita è dolore ed è per questo che vogliono sottrarsi alla vita.

In questo passaggio è interessante notare questa frase per il gioco di parole:

"Ein Thor, der leben bleibt, aber so sehr sind wir Thoren! Und das eben ist das Thörichtste am Leben!"

In italiano il passaggio completo è il seguente:

«La loro saggezza suona: "un folle è chi rimane in vita, ma così folli siamo anche noi! E questa è la cosa più pazza nella vita!"»

(Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.43)

A leggerlo in tedesco si apprezza come Nietzsche declina il folle con tre termini: Thor, Thoren (plurale), Thörichtste (superlativo). La saggezza del predicatori di morte sta nel considerare l'essere vivi una pura follia.



L'affermazione secondo la quale la vita è soltanto dolore, secondo Jung va riportata a Schopenhauer. Schopenhauer sosteneva che la vita è un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia. Noi desideriamo qualcosa, soffriamo perché non otteniamo ciò che vogliamo e la maggior parte del tempo ci annoiamo in una vita tutta uguale, nella quale siamo insoddisfatti sempre di quello che abbiamo. La vita è sentiero circolare, dice Schopenhauer, sui carboni ardenti, dove solo per alcuni tratti proviamo sollievo, ove non c'è nulla che brucia. Sostenere che la vita è solo dolore conduce alla conclusione secondo la quale noi dobbiamo compatire gli altri, ma non abbiamo altro migliore augurio per noi stessi che la morte. Meglio è per la volontà negare se stessa. Solo così una volontà illuminata arriva a diminuire le sofferenze nel mondo, prodotte da una volontà che si è moltiplicata in moltissime piccole volontà egoiste in conflitto tra loro.


Questi uomini hanno fatto dell'esistenza una colpa e il principio di ogni sofferenza, di modo che la cosa migliore per l'uomo è diventata il morire il prima possibile. Questo uomo vuole uccidere se stesso, non intende generare figli e vorrebbe trascinare nella sua follia anche gli altri. Qui, non capisco perché, Jung non nota somiglianze con il pensiero degli gnostici. Secondo gli gnostici il mondo non è opera di Dio, ma del diavolo. Noi siamo imprigionati in una realtà dalla quale dovremo uscire. L'umanità fare meglio a sterminare se stessa, prima di tutto non generando alcuna prole.

Il messaggio di Zarathustra per queste persone suona in questo modo: loro predicano la morte agli altri, ma è a loro che deve essere predicata la morte. Se desiderano davvero raggiungere la vita eterna bisognerebbe che lo facciano il prima possibile.

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