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sabato 21 settembre 2013

INTRODUZIONE ALL’OPERA ( mondo come volontà e rappresentazione)






Qui vorrei presentarvi le prefazioni che mette Schopenhauer prima del libro, nelle quali spiega la natura della sua filosofia, da delle indicazioni sulla lettura del suo libro, oltre che delle critiche ai suoi contemporanei. Per prima cosa afferma che la sua filosofia è un pensiero unico, ovvero alla fine intimamente collegato; può essere visto come estetica, etica, metafisica, ma queste divisioni sono parti di un tutto e in quanto tali possono essere dette totalmente isndibili. L’opera è divisa in vari libri che stanno a indicare la frammentazione del pensiero che da unico si divide nelle varie dottrine, quali metafisica, etica, estetica, per questo motivo lui dovrà disporre il tutto come in un sistema organico, con forma circolare. A partire da questo lui può affermare che vi è un contrasto tra contenuto e forma, infatti il contenuto è il pensiero di Schopenhauer che è unico, la forma è quella della disposizione nei vari libri del suo pensiero. Il problema del contrasto tra contenuto e forma sembra non essere solo di Schopenhauer, ma il filosofo afferma che anche Platone aveva avuto questo problema, ma lui lo ha risolto tramite il dialogo, forma stilistica usata proprio per la risoluzione di questo tipo di problema. Questo grande volume di Schopenhauer contiene si può dire tutta la sua filosofia ed è diviso in quattro libri, il primo riguarda il mondo come rappresentazione, in questo discute sul modo in cui noi riusciamo a perseguire la conoscenza, cioè come è possibile per noi la conoscenza, il secondo, riguarda il mondo come volontà, in questo discute sulla seconda natura della realtà, da un alto come rappresentazione nostra dall’altro come volontà oggettivata, il terzo libro, riguarda il mondo come rappresentazione, in questo discute sulla sua teoria dell’estetica, di come le idee possano essere l’oggetto dell’arte, il quarto, riguarda il mondo come volontà, in cui discute sulla negazione parziale e totale della volontà, oltre che a ulteriori questioni sulla natura della nostra vita, dopo di che vi sono i vari supplementi ai libri. Dopo Schopenhauer da una serie di indicazioni su come leggere la sua opera, per esempio afferma che il suo libro vada letto due volte, la prima volta bisognerebbe leggerlo senza pensare, esattamente come di solito si fa per esempio con i testi sacri orientali, leggerlo attentamente, soffermandosi su tutto, mentre la seconda lettura sarà più veloce, una lettura scorrevole, nella quale si capirà ancora meglio il libro; non basta prima di leggere questa opera bisognerebbe leggere altre opere come la dissertazione sulla quadruplice radice della ragione sufficiente e il trattato “sulla vista e sui colori”, come terza richiesta richiede che si cominci dall’appendice. Dopo queste indicazioni scherzando dice che se non si vuole seguirle, di deve mettere il libro da parte, oppure recensirlo, tanto quando si recensisce un libro il più delle volte non lo si legge. Purtroppo per lui, non sarà letto e sembra quasi che la maggior parte della gente abbia seguito questa sua affermazione scherzosa. Da questo lui poi comincia con una serie si ossessioni in cui allude ad una cospirazione del silenzio, fatta dai filosofi delle università. A proposito dei suoi contemporanei filosofi, che chiama “le scimmie della filosofia”, li critica molto, in particolare Hegel, dunque per prima cosa afferma che questi filosofi contemporanei, che poi alla fine non sono che gli idealisti, sono come dei sofisti in quanto guadagnano dal loro filosofare, dalla loro arte della filosofia, infatti sono professori per cui hanno un loro stipendio, al contrario di Schopenhauer che è stato solo per poco professore all’università di Berlino, non avendo avuto degli studenti, anche perché aveva messo le sue lezioni nelle stesse ore di quelle di Hegel, non è difficile pensare che lo abbia fatto per togliergli studenti, ma a quanto pare non vi è riuscito e alla fine ha abbandonato l’idea di fare il professore, per ritirarsi in privato. Un'altra cosa che imputa Schopenhauer agli altri filosofi idealisti, è quello di aver cercato la verità per interesse e scopi personali, filosofia, in effetti vuol dire amore disinteressato per il sapere, quindi filosofare è una ricerca disinteressata nei confronti del sapere; Schopenhauer afferma di aver cercato la nuda verità e poi di averla anche trovata. Non vi è nulla che condivida realmente Schopenhauer delle filosofie idealistiche dei suoi tempi, soprattutto critica la pretesa della possibilità di avere quella che gli idealisti chiamano l’intuizione intellettuale; infatti per Schopenhauer questa non esiste, se si parla di intuizione per Schopenhauer, questa ha a che fare con il sensibile, oppure afferma che le idee si possono cogliere intuitivamente, ma non parla mai di intuizioni intellettuali, anche perché la conoscenza parte dal sensibile, se è astratta è basata su concetti, che non sono che rappresentazioni di rappresentazioni. Inoltre la cosa più orrida è quando il filosofo idealista afferma che Dio si possa cogliere tramite una sorta di intuizione intellettuale, ovvero che la conoscenza di Dio sarebbe immediata, detto questo non si capirebbe perché i filosofi medievali abbiano speso così tanto tempo per cavare fuori delle prove dell’esistenza di Dio, sarebbe stato tempo inutile; tutti e tre i filosofi idealisti contemporanei di Schopenhauer alla fine hanno sostenuto l’idea che l’esistenza di Dio si possa cogliere immediatamente:

1 Fichte: aveva parlato di un Io infinito, che poi aveva fatto coincidere più tardi con Dio, alla base della filosofia di Fichte ci sta il fatto che intuitivamente si coglie il principio di identità A = A, nel quale l'Io pone se stesso.

2 Schelling: affermava che Dio era possibile coglierlo nella contemplazione artistica, o quanto meno più che Dio, lui parla di un Assoluto.

3 Hegel: aveva detto che non vi era bisogno di dimostrare l’esistenza di Dio, sarebbe come se noi prima di mangiare, dovessimo studiare come funziona l’intestino per avere la certezza che il cibo venga digerito, il che è una cosa assurda, per cui Dio è un ente supremo necessario.

Vi sono anche altri filosofi che hanno sostenuto l’immediata conoscenza di Dio:

4 Scheilermacher: affermava che Dio ci era dato dal nostro sentimento che noi stessi proviamo per l’infinito.

5 vi era poi un altro filosofo che sosteneva che Dio ci era dato dal brivido che noi proviamo nei confronti dell’eterno.

Quella degli idealisti, sembra proprio una scappatoia, una strada semplice imboccata, per evitare un problema che sembra molto più complesso e che invece avrebbe bisogno di una riflessione maggiore, non una soluzione di poche parole e poi sappiamo che nulla ci è dato in modo così immediato; per quanto concerne gli ultimi due filosofi , sia quella del sentimento, sia quella del brivido, o sentimento per l’infinito è un esperienza individuale, dunque soggettiva, per cui non avendo valore oggettivo, può essere valida al massimo per loro, interrogatevi se mai nella vita avete provato questo brivido nei confronti dell’eterno, se si, sappiate che voi sarete certi magari dell’esistenza di Dio, ma io che non ho avuto purtroppo la fortuna di avere tale sensazione, mi sembra che non possa dire al pari di voi che Dio esista per questa motivazione. In realtà l’esistenza come diceva Maimonide non è propria di Dio, e questo non era ateo, anzi era un pensatore molto più lucido di parecchi altri. Schopenhauer non parla mai di Dio, infatti non è presente proprio nella sua filosofia, nella quale Dio non c’è; il filosofo per certi aspetti anche se cita spesso santi cristiani, ma anche testi orientali di filosofia, in realtà sembra più un pensatore materialista, lo si percepisce il più delle volte quando fa quelle affermazioni provocatorie , in cui dice che l’intelletto coincide con il cervello e che i sensi non sono che il prolungamento del cervello, inoltre come già detto nella sua filosofia non si parla mai di Dio, né di anima e ée di vita dopo la morte che per Schopenhauer tutte queste cose non sono, anzi in realtà dice che le religioni stesse non dicono la verità, ma se mai la loro è una verità per le masse ignoranti. Schopenhauer predilige comunque le religioni pessimiste come quella buddhista e il primo cristianesimo, prima che si degradasse a quello che poi è divenuto ai giorni nostri.

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