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mercoledì 25 settembre 2013

un commento a «sul concetto di storia» di Walter Benjamin




Non si tratta di un testo qualsiasi, anzi in realtà nel leggerlo si deve dimenticare totalmente la struttura del testo lineare, perché se mai si tratta di piccoli appunti messi uno in seguito all'altro ai quali poi seguono una serie di aggiunte. Non è uno testo come gli altri anche per la sua analisi, ovvero se è chiaro dal titolo che è uno scritto che tratta di storia, è da precisare che è ben altro il suo modo di trattare la storia rispetto alla tradizione, anzi  l'idea un po' è quella di rompere con la tradizione, dico almeno con quella della filosofia della storia. Io penso di più a Hegel e Marx e certamente penso che anche lui pensasse a questi due autori, il primo in particolare descriveva la storia come una specie di unico processo, un tutto che è il vero senso di tutte le parti, ciò a cui le parti vanno ricondotte; quindi lo storico deve certo studiarsi tutti i vari periodi storici, ma questi hanno senso solo se riferiti al tutto, perché è nel tutto che sta la verità, questo è il senso del « die Wahrheit ist das Ganz», il vero è l'intero, solo riferiti all'intero i vari eventi storici hanno un senso e questi sono tappe di un solo processo con un solo fine, nel caso di Hegel il fine è la realizzazione di una società in cui nel miglior modo possibile possiamo esprimere la nostra libertà. In realtà diciamo che anche Marx non è molto lontano da un modello del genere, ma soprattutto ciò che c'è di comune, che poi non è comune solo a loro, è il fatto che la storia sarebbe governata da leggi, non dipenderebbe tanto dall'uomo stesso. Benjamin non si fa illusioni, cos'è davvero la storia? o meglio cos'è quella storia che ci raccontano a scuola? è la storia dei vincitori, è quasi sempre un punto di vista di qualcuno. Quando si dice che la storia è scritta dai vincitori, si intende proprio il fatto che in fondo tutta la nostra cultura storica non è che il bottino di questi. Così che la storia ci è sempre detta in un certo modo, per esempio mi ricordo sui banchi di scuola quando ci parlavano delle guerre puniche, i romani erano sempre presentati in un certo modo, come la civiltà potente ed evoluta, acculturata, una civiltà del progresso, poi dall'altra i cartaginesi dipinti quasi come barbari, e così via, tutto è visto da un punto di vista come ai giorni nostri ci dipingono come azione buona quella degli Stati Uniti di bombardare la Siria, visto che il male sarebbe il solito tiranno sanguinario, già ma i civili che ci finiranno in mezzo? e poi così se l'America vince tanta gloria e ricchezze. Cos'è però la gloria? la gloria è la celebrazione dei vincitori rispetto ai vinti, ma vincitori e vinti non è tanto una questione di competizione sportiva, si tratta spesso di oppressori e oppressi.  Direi che più o meno per tutto lo scritto Benjamin mette al confronto lo storicista con lo storico materialista, i quali sono due modelli completamente diversi, perché nel primo troviamo quel tipo di storia di cui si parlava prima, mentre lo storico materialista è obbiettivo, anzi Benjamin afferma il bisogno di scrivere una storia fatta dalle classi di più deboli, in questo senso cita non a caso un'opera di un certo Zimmermann: Geschichte des Bauerskrieges ( storia di guerre di contadini), un tentativo piuttosto isolato, ma che in effetti mette come soggetto principale della storia non un generale, un re o chissà quale conquistatore, bensì degli umilissimi contadini. Il concepire una storia come fatta da leggi necessaria sembra proprio legittimare lo stato attuale, perché il presente deriva da leggi necessaria che hanno operato nel passato e hanno portato l'umanità fino a qui. Questo quasi ci costringe a citare un'altra opera di un filosofo della scienza, un certo Popper, il quale aveva scritto. « Hegel e Marx falsi profeti», in fondo le loro idee hanno legittimato i due gradi totalitarismi e pensiamoci bene, appunto in ottica dove nella storia quello che accade  è il risultato necessario di leggi, beh allora il nazismo non poteva che essere una necessità giustificata da queste stesse leggi, magari poteva essere un negativo da superare e ricomprendere, ma quello che è venuto dopo era tanto meglio?. Ad ogni modo nel caso dello storicismo italiano, non so penso a Croce, ecco in quel caso troviamo in realtà come soggetto storico proprio l'uomo, posto come tale dal filosofo. La storia concepita come governata da leggi crea conformismo e si lega all'idea del progresso, come tempo continuo e vuoto. Perché in fondo il progresso è legge o è sorretto da tali leggi, è l'idea che tutto vada per il meglio, ma come se fosse un corso tutto suo e non dipendesse da noi; l'uomo è sganciato dalla storia, siamo sempre di fronte a una storia che spesso ci limitiamo a guardare, ora sappiamo che è successo quell'attentato là, che ci sono delle guerre in Africa ( cosa di cui non ci si stupisce, quasi fosse normale),  noi invece siamo là davanti al televisore con la faccia depressa del tipo che il mondo è brutto e non cambierà mai, quasi rassegnati e vediamo quelle immagini che sembrano parlare di posti lontanissimi. Sempre che ai giorni nostri si possa davvero parlare di progresso, quelli di Benjamin erano altri tempi, non migliori dei nostri per via dei totalitarismi, ma ecco questo progresso come tale in realtà è una macchina di conformismo, ci invita semplicemente ad accettare le come stanno e non ci sprona a cambiarle, tanto tutto si migliora da sé a mo di legge storica e tutto va seguendo il corso di un fiume inarrestabile. La sfida di Benjamin sta nell'inarrestabilità reale del fiume storico, anzi ancora meglio del treno della storia, perché la vera storia si da nella discontinuità, è questo continuo interrompere il processo, uscire dalle righe almeno per un attimo. Mi ricordo molto bene quando Benjamin cita l'episodio della rivoluzione francese e dice di come i rivoltanti si erano messi a sparare agli orologi dei campanili, quasi come se volessero arrestare il tempo; perché la storia si fa nel presente, la vera dimensione in cui l'uomo può cambiare le cose e il corso dell'avvenire, quindi sparare al campanile come tentativo di fermare il tempo e quindi prolungare in qualche modo il presente, come se se gli orologi fossero  tutti fermi ci sarebbe un presente eterno ed è il quel presente che si fa la rivoluzione. La storia discontinua è fatta soprattutto dai momenti in cui si cerca di arrestare il corso della storia.

« Marx dice che le rivoluzioni sono la locomotiva della storia universale. Ma forse le cose stanno in modo del tutto diverso. Forse le rivoluzioni sono il ricorso al freno d'emergenza da parte del genere umano in viaggio su questo treno» ( Walter Benjamin)

 Il progresso è l'idea di una società ricca e di benessere, quella che vediamo alla televisione, quella società finta creata per dare consenso, anche perché così noi accettiamo il presente e non vediamo alternative ad esso.

«  La tradizione degli oppressi ci insegna che lo stato di eccezione in cui viviamo è la regola» ( Walter Benjamin)

Due sono i modi di essere profeta dello storico, uno è quello di rivivere il passato partendo da esso farci portatori della verità futuri che si conosce già perché si appartiene ad un'altra epoca completamente differente, però questo presuppone che quel futuro sia considerato come necessario anche dal punto di vista passato, invece Benjamin mette in luce un altro modello profetico dello storico, ovvero di uno storico profeta che sta fisso nel suo presente e guarda la cime del passato scomparire un po' alla volta. Così alla fine si tratta di rompere con una storia che non ha fatto altro che giustificare il potere dei vincitori, o forse è meglio dire degli oppressori, cominciare da una storia che trae attori dal basso della società, la storia degli oppressi, una storia dei vinti, una storia che si può scrivere in ogni presente, visto che è il presente il vero momento rivoluzionario, la rivoluzione non va mai posticipata, per esempio nel marxismo classico veniva vista come un evento necessario proiettato semplicemente in una dimensione futura. qui si instaura anche un certo disprezzo per un cultura che poi è solo il vero bottino dei vincitori. Ci sarà da chiedersi come verranno raccontati gli eventi dei nostri tempi in futuro, come verranno presentate le guerre degli americani e così via.  

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