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domenica 27 ottobre 2013

DIFFERENZA TRA IDENTITÀ E IL MODELLO ARISTOTELICO



Avevo già concepito un problema su come una determinazione possa essere anche identità e come possa comparire in un sistema ad albero. Punto primo la struttura di una identità è composta da un nucleo di determinazioni generali, quelle che permettono davvero di dire che io in fondo mi sto realmente riferendo a qualcosa, quindi è il vero indicare nel senso dello “zeigen”, che però denomina qualcosa, perché queste determinazioni sono quelle che permettono al fisico, al chimico , al biologo di dire che parlano della stessa cosa, poi però abbiamo le linee descrittive, esse partono da questi elementi, seguono però dei percorsi propri, dipende dalla materia di riferimento, diciamo dal modo di descrivere, ma non è mai una cosa così semplice perché ogni linea descrittiva poggia su una “Gegenstandbereich” diversa, ovvero un campo di oggetti, ma anche una visione d'insieme diversa che ha alla base diverse “Gegenstand” quindi oggetti, come qualcosa che sta li davanti a noi e si oppone come qualcosa di altro, quasi un soggetto alienato. La sedia su cui sto, dal fisico sarà descritta a partire da particelle subatomiche e così via, questa è una linea descrittiva che ha degli oggetti suoi specifici, però ve ne sono altre e oltre tutto le ramificazioni possono continuare nel caso di suddivisioni interne, una certa fisica quantistica potrebbe descrivere ancora in un modo più particolare la nostra sedia. Il centro sono determinazioni generali, le linee sono altre determinazioni, come componenti della definizione, ma a loro volta sappiamo che l'elettrone ha un'identità e che qui intrattiene una certa relazione con un'altra identità diventando determinazione. Ecco un'immagine di uno schema identitario:

 Lasciamo pure da parte questo modello delle identità, prendiamo ora il modello di Aristotele, l'albero aristotelico parte da qualcosa come le categorie più generali che sono poi l'essere stesso, quelle categorie generali dell'essere che sono dieci, per arrivare mano a mano nelle varie ramificazioni sino agli individui singoli. Potremmo volendo prendere il modello dialettico platonico nel caso del pescatore di lenza, il pescatore di lenza è un essere, vivente, ma sopratutto animale e razionale, quindi poi anche un certo uomo che vive in un certo posto della terra. Qui invece un modello di schema ad albero:






La descrizione nel sistema di questo tipo ad albero, è il percorso alla rovescia, si parte dal singolo, che è definito dal percorso di individuazione, non c'è mai possibilità di sbagliarsi perché in fondo non ci sono mai elementi che sono di due rami diversi, così come non accade mai in un albero. Il pescatore di lenza è essere vivente animale e razionale, ma basta ricostruire ripercorrendo il ramo. Quindi la descrizione di qualcosa non è nella cosa, ma in un percorso che ha la cosa come sua meta. Se ci pensiamo bene questo modello è quello che usiamo sul computer per cercare dei file, io vado sull'hard disk, cerco la cartella documenti, vado nella cartella musica, trovo altre cartelle messe da me per fare ordine e infine trovo quella vecchia canzone “witch ghetto” dei Darkthrone che cercavo. Il sistema è ad albero, io che uso Ubuntu ho anche il percorso sopra segnato, per cui so quali sono gli elementi che definiscono il file, perché presupponendo che i file siano davvero in ordine, so che quel file si trova in un certo posto, è un documento, è un file di musica, è quel genere lì cui forse avrò fatto la cartella; due elementi uguali sotto lo stesso genere non possono stare, così lo capisce anche il computer non possono stare due cartelle dentro una stessa, se facciamo l'operazione ci viene chiesto se vogliamo sostituire quel file con quello precedente, che poi sarebbe un operazione che non cambierebbe nulla, da notare che però lo farebbe anche se il contenuto della cartella fosse diverso, basta che abbia lo stesso nome. Però due cartelle uguali con contenuto uguale possono stare sotto cartelle diverse, diventa interessante perché se noi prendiamo la specie pipistrello ci accorgiamo che sta sotto due generi quello del volatile e anche quello del mammifero, non avrebbe senso normalmente parlare di un elemento stesso sotto due generi diversi del medesimo grado, ma anche di gradi diversi diciamo con percorsi completamente differenti; tuttavia immaginiamo di farlo per davvero, siamo nel nostro hard disk apriamo una cartella e la chiamiamo essere, apriamo poi due altre cartelle, una per gli esseri viventi e un'altra per quelli non viventi, nella cartella degli esseri viventi apriamo la cartella piante e un'altra per gli animali, in quella degli animali mettere i terresti, i pesci e i volatili, prendendo la cartella dei terrestri apriamo la cartella di mammiferi, quella di rettili e così via; se poi volessimo potremmo mettere anche una cartella di mammiferi sotto la cartella volatili, il computer non ci direbbe nulla e infine inserire il nostro pipistrello. Il computer ci da la linea che descrive il pipistrello proprio nella barra sopra. 

 
Abbiamo due cartelle per i mammiferi, sul computer sembra quasi si possano dare due cose uguali e forse nel nostro schema non so quanti problemi potrebbe dare, ma il modello aristotelico in effetti questo punto non lo prevede, di fatto tutto dipende dalle categorie o meglio i generi che si prendono, si può per esempio scartare un genere perché scomodo per lo schema stesso, non tutte le classificazioni sono necessarie, probabilmente togliere volatile e quella divisione connessa potrebbe semplificare. Ad ogni modo lasciando perdere la questione sulla semplificazione dell'albero, quel che c'è da capire è che un elemento potrebbe non ripetersi mai e non si deve ripetere mai come genere o specie, ma può farlo sotto forma di determinazione. Il contenuto nel discorso dell'albero sono gli elementi del genere o della specie, che possono essere altri generi e così via, poi c'è la forma che descrive in sé il genere, solo se però preso come identità e con le sue determinazioni, mentre in altro caso la descrizione è data dalla linea, dal ramo stesso quel ramo ripreso e risalito al contrario.

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