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lunedì 7 ottobre 2013

SECONDO LIBRO: ( mondo come volontà e rappresentazione)




Nel secondo libro Schopenhauer spiega come sia possibile che vi sia una Volontà unica e come questa possa essere un noumeno, di cui ogni cosa non è che sua oggettivazione. Prima di tutto, qui dobbiamo dire che questo è il libro che riguarda la metafisica di Schopenhauer, quindi è conveniente chiedersi cosa mai sia la metafisica per Schopenhauer; essa è a differenza della definizione classica, un penetrare completamente il sensibile, scavare a fondo del sensibile per trovare la soluzione all’enigma del mondo. La metafisica dovrà dunque passare attraverso la conoscenza del corpo, una coscienza che va al di là del corpo come fenomenico. Se prima con il principio di ragion sufficiente, potevamo dire che il corpo non fosse che un mero fenomeno, ora invece possiamo aggiungere una seconda natura al corpo umano, che è quella della volontà, alla quale arriviamo tramite una conoscenza del fatto che noi arriviamo a comprendere la nostra volontà solo dopo che compiamo gli atti, per cui non vi è una reale distinzione tra una decisione astratta e un atto compiuto successivamente. Quando ci alziamo da una sedia, pensiamo che noi decidiamo mentalmente prima di alzarci e poi lo facciamo, in realtà l’atto avviene contemporaneamente e se ci pensate , quando noi pensiamo di alzarci, spesso finiamo per pensarci e non farlo, non abbiamo certezza che l’atto dell’alzarsi sia libero, poi con questa teoria dovremmo concludere che non lo è. Se noi non conosciamo la nostra volontà è perché non sappiamo cosa voglia, spesso non sappiamo nemmeno quello che noi desideriamo. Non sapendo ciò che noi vogliamo siamo in una situazione precaria direi, perché non possiamo dare nulla di così scontato in noi. Spesso diciamo che sappiamo cosa vogliamo, diciamo di conoscerci bene, ma c’è sempre qualcosa da scoprire su noi. Noi viviamo per Schopenhauer queste due vite parallele una di pensiero e l'altra di azioni, ma sono parallele perché non si incrociano e non va pensato come si pensa spesso che una determini l'altra, in realtà ciò che determina l'azione è una volontà che non è pensata, ma è oscura, cieca e irrazionale. C’è da chiedersi perché non sia così evidente che noi non sappiamo cosa vogliamo sul serio e non conosciamo la nostra volontà, questo perché in realtà noi abbiamo sempre una volontà apparente in testa, secondo me, noi pensiamo di sapere, ma non sappiamo, basterebbe andare solo un po’ più a fondo dell’apparente, che potremmo accorgerci di questo scioccante vuoto di conoscenza, riguardo alla nostra volontà che ci lascerebbe alquanto imbarazzati. Delle volte pensiamo di compiere atti che hanno uno scopo che fino a li sta nella nostra testa e poi vediamo che il vero motivo dell’atto non era quello che pensavamo, ma era un altro. Schopenhauer arriverà a dire che non si può dire cosa persegua la volontà, perché è cieca, o se mai pensa al mantenimento della specie. Scoprire il vuoto di ciò che noi davamo per certo, ecco un altro dei grandi meriti di Schopenhauer, se noi affermavamo di sapere cosa noi volevamo, cosa noi desideriamo, chi siamo, nel senso di quale è il nostro carattere ( perché questo rimane oscuro), finiamo, scoperte le teorie di Schopenhauer, per avere molti più dubbi, su quelle che prima dovevano essere le nostre certezze , sulle quali poggiavamo con sicurezza. Non è detto che noi non dovremmo mai riuscire ad avere delle risposte, la volontà la conosciamo dopo la nostra azione e comprendiamo anche che cosa desideravamo sul serio, per quanto concerne il carattere ad esempio, l’esperienza della nostra vita ci dice quale sia il nostro carattere e vale la pena conoscerlo, per lo meno per evitare ciò in cui noi non siamo portati, ma difficile sarà per noi dire della sua origine ( infatti il carattere è oscuro, ma poi spiegherà Schopenhauer anche dell’origine). Ancora una volta quel velo di Maya , ci faceva pensare che le cose fossero in un modo, ma in realtà sono in modo totalmente diverso, in un modo che mai ci saremmo aspettato. Abbiamo ben capito a questo punto come possa esserci questa volontà nell’essere umano, dobbiamo arrivare a capire come questa volontà possa esservi anche negli animali, nelle piante e nella materia inorganica o come dirà anche Schopenhauer stesso anche nelle forze della fisica, come la forza di gravità. Anche nel mondo animale, troviamo la volontà, in quanto gli animali sono dominati da istinti e questi non hanno un origine tanto meno immediata per loro; gli animali per Schopenhauer possiedono una cosa che si chiama: “istinto tecnico”, questa è l’unica tecnica che hanno gli animali, ma essa non deriva da una loro capacità , ma dalla volontà che agisce in loro. Possiamo pensare ad un uccello che costruisce il suo nido, lui fabbrica il suo nido, ma non sa che questo nido servirà poi perché lui potrà lasciare le sue uova, da cui nasceranno i suoi piccoli; tutto per il mantenimento della specie sembra, ma questo l’uccello non lo sa, non lo sa l’uccello perché sta costruendo il nido, si tratta di un impulso a cui obbedisce e basta. Anche gli animali sono nelle nostre stesse condizioni, non sanno cosa vogliono, non sanno cosa desiderano, non conosco nemmeno per intero il loro carattere. In realtà in filosofi come Schopenhauer e il poeta Leopardi, gliaanimali e gli uomini sembrano messi nelle stesse condizioni, questi due pensatori negano qualunque privilegio che dovrebbe avere l’uomo sull’animale, eccetto potremmo dire il fatto che l’uomo possieda una ragione. Nel mondo la sofferenza è un dato più reale di una felicità, che sembra più un fantasma, in questa sofferenza partecipano uomini, animali e anche le piante. In effetti, anche nelle piante possiamo vedere una volontà interna, infatti più volte vediamo piante lottare per uno spazio di luce, che si innalzano sempre di più sopra di loro stesse per superarsi a vicenda: è evidente la lotta che le piante compiono per una affermazione della loro stessa vita. La volontà si manifesta in ogni essere in modo indistinto, spesso con lo scopo di mantenere la specie, di affermare se stessa. La volontà è ovunque , quindi anche nelle rocce e nelle forze della fisica, come la forza della gravità. Schopenhauer ci invita a riflettere su quest’ultima cosa, infatti noi dobbiamo capire che non vediamo mai le forze della natura in sé, ma noi vediamo oggetti che cadono per esempio, mai la forza di gravità in sé, la forza in sé, proprio perché in sé , è oggettivazione della volontà ad un certo grado. Si potrebbe pensare a questo punto che vi sia una volontà in ogni cosa, ma non è ancora certo che ve ne sia una unica per ogni cosa, ovvero un'unica volontà da cui le singole tutte derivino, proprio perché si potrebbe semplicemente pensare che di volontà ve ne sia una per individuo, essere, cosa, ma siano tutte separate. Risolvere questo problema non è difficile, in fondo basta riflettere su una cosa che già Kant aveva proposto e che Schopenhauer ripropone : la questione è quella che se si possa mai dire che il noumeno sia qualcosa, si può dire di esso che non è soggetto alle forme a priori della sensibilità e non è soggetto ai principi dell’intelletto, per cui si può affermare che, con certezza, non essendo soggetto alla forma a priori dello spazio il noumeno deve essere illimitato, deve trovarsi in ogni cosa e deve essere uno solo; se il noumeno non è soggetto alla forma a priori del tempo si può dire che il noumeno è eterno; se il noumeno non è soggetto al principio a priori dell’intelletto, quello della causalità sappiamo che il noumeno è causa di se stesso , o meglio non ha causa; sappiamo anche che non essendo soggetto al principio della sostanza, possiamo dire che il noumeno non è l’essere; capiamo dunque che il noumeno ha tutte queste caratteristiche e che dato che abbiamo dimostrato prima che la Volontà è l’unico possibile noumeno perché l’unica cosa che sta al di là della rappresentazione. In questo modo la Volontà è unica, è eterna, non ha causa, non è l’essere; ma non è nemmeno una forza, su questo punto è molto chiaro Schopenhauer infatti la forza non è che un’oggettivazione della volontà, la Volontà non può essere a sua volta una forza. La Volontà unica non ha un oggetto, per questo la si può dire cieca, o se mai si può dire che il suo oggetto sia quello di mantenere la specie. Vi sono molti gradi di oggettivazione della volontà, dal punto di vista degli esseri viventi la Volontà si oggettiva nella specie prima, poi nel carattere ed infine nella volontà percepibile nel presente. Esiste dunque l’umanità? Si se la si intende come un oggettivazione della volontà nella specie, ciò che forse può essere meno chiaro se mai può essere il carattere; dunque il carattere è come dire la nostra personalità, ed esso è oscuro in quanto non lo conosciamo immediatamente e se mai la sua conoscenza può avvenire durante il corso della propria vita, imparando a conoscersi. È importante dire che il carattere oscuro, questa affermazione è rivoluzionaria, rispetto a chi credeva di poter sapere chi è in modo immediato e rideva a chi pensava di sapere più di lui di se stesso, credendolo impossibile. Si può dire che noi non conosciamo completamente noi stessi, c’è sempre qualcosa di noi stessi che noi non conosciamo e che scopriamo in fasi successive della nostra vita, ma soprattutto noi non sappiamo da dove abbia origine certi nostri comportamenti che mai riusciamo a cambiare. Tutti noi non sappiamo da dove hanno origine le nostre propensioni, non sappiamo dell’origine del nostro carattere. Freud sicuramente è una persona che ha guadagnato da questa affermazione e sicuramente avrà letto Schopenhauer. Il nostro carattere oscuro ci sembra più estraneo , che abbia forse un’altra origine?, che non venga da noi stessi e non venga dalle nostre esperienze?, infatti spesso diciamo che noi siamo sempre stati così. Noi siamo sempre stati così, allora il carattere che man mano sbuca, sembra rivelare se stesso, nel corso della nostra vita; una vita come rivelazione del carattere nascosto, incontrollato. Schopenhauer intanto ci da una risposta sulla origine del nostro carattere, il quale appunto secondo lui non sarebbe che un oggettivazione della volontà, inoltre è importante osservare che il carattere secondo il filosofo non può essere cambiato. La volontà si oggettiva nel carattere e nell’individuo come singolo, servendosi del principio individuationis, al quale non è soggetta la Volontà, quindi alla volontà medesima non gli si può affibbiare la proprietà di singolo. La Volontà si oggettiva anche nella materia inorganica, tramite altri gradi che sono prima di tutto le idee, poi le forze della fisica e vari oggetti, enti non viventi. Per quanto riguarda le idee, ne parlerò più avanti, per ora dico solo che non vanno confuse con i concetti, mentre delle forze naturali ne ho già parlato. La Volontà è una sola, ma oggettivandosi in tanti enti e volendo sempre affermare se stessa, finisce che ogni ente ostacola la volontà dell’altro ente. Noi non siamo liberi, siamo abbandonati in un mondo che non ha senso, perché il suo fondamento non ha un fine, non c’è un obbiettivo, non c’è traguardo che almeno possiamo condividere, il traguardo di affermare sempre se stessa che ha la Volontà, non tiene conto delle sofferenze degli individui di cui si serve, non tiene conto dei singoli, che vengono sacrificati per l’affermazione di sé o per mantenere la specie, non c’è ragione delle nostro sofferenze. Si può quindi dire che Schopenhauer sia contro ogni visione finalistico/ ottimistica hegeliana o cristiana, anzi al contrario si appoggia ad una visione pessimistica della vita e dell’esistenza. Il pessimismo è ciò che è più vicino al reale , mentre l’ottimismo sembra sempre una presa in giro delle sofferenze altrui; vedendo molta gente che soffre, che non ha nemmeno di che mangiare, come si può pensare ottimisticamente? Questa è una bella questione,in ogni caso quella dell’ottimista di tipo finalistico potrà spostarsi comunque nel campo della scommessa, magari ribattendo che il pessimismo potrebbe essere rassegnazione; in realtà le cose non stanno così perché Nietzsche parlerà anche di un pessimismo forte, che però non ha nulla che vedere con quello di Schopenhauer.

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