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venerdì 22 novembre 2013

John Locke spiegazione




Si parla di un filosofo del 600', nato a Wrington, presso Bristol. la sua famiglia di origine era puritana della media borghesia, il cui padre antagonista a Carlo I. Locke ha studiato filosofia, medicina a Oxford. Le vicende con il potere cambieranno la vita di Locke, perché conosce un certo lord Ashley, nominato conte da Carlo II Stuart, questo legame che comincerà ad avere con questo conte, alla caduta del conte diventa la causa per un suo esilio in Francia, poi inseguito in Olanda, paesi nei quali avrà l'opportunità di conoscere altre personalità filosofiche. Successivamente riuscirà a ritornare in patria, dove sarà riconosciuto per tutti i suoi meriti da pensatore liberale. morirà nel 1704. Le sue opere più famose: Saggio sull'intelletto umano (1690), Saggi sul governo civile (1690), La ragionevolezza del cristianesimo (1695).

Il saggio sull'intelletto umano in realtà comincia sa una discussione fatta tra amici, si parlava del tema della morale e ci si poneva questioni che erano del tempo, nate sopratutto dalle scoperte geografiche, del nuovo mondo, ma in particolare del comportamento di certi popoli indigeni, per esempio alcuni usavano nutrirsi di corpi di altri umani morti, magari una volta uccisi in battaglia; oppure c'era chi strappa il cuore a fanciulle perché il sole sorgesse il giorno seguente e tanti altri comportamenti ai nostri occhi immorali, che però in quelle società sono trattati come normalità. Potremmo pensare che queste persone siano moralmente inferiori, infatti quante volte gli indigeni sono stati trattati come bestie, a ma quel punto a vederla così non saremo meno bestie di loro. Ci può essere una sola etica? ci sono dei principi condivisi? oppure ci si deve lanciare nel relativismo? cosa vuol dire rispettare un'altra cultura? va fatto anche quando ci si trova di fronte al cannibalismo?. Tutti questi problemi hanno posto Locke nella condizione tale che non potesse risolverli immediatamente, ma che dovesse prima fare una ricerca sulle facoltà umane, o meglio le facoltà conoscitive. La ragione secondo Locke è uno scandaglio per misurare fin dove noi possiamo arrivare nel campo della conoscenza stessa. La nostra conoscenza è dunque limitata, non si può sapere tutto ovviamente, ma il punto sta nel fatto che la vera conoscenza sta prima di tutto nel sapere fin dove si possa arrivare per avere una vera consapevolezza dei propri limiti. Come riuscire in questa impresa? bisogna capire come funziona l'apparato conoscitivo umano. Ecco la ragione secondo Locke compie sempre dei lavori di connessione di idee tramite intuizione o dimostrazione, le idee vengono dall'esperienza e non vi sono altre idee al di fuori di quelle che vengono dall'esperienza, l'esperienza può essere interna o esterna non fa differenza, però in fondo è già l'esperienza il vero limite della ragione perché la ragione non coglie mai vere essenze delle cose, cosa a cui Locke non sembra nemmeno interessato. Ebbene, ma quali sono queste idee?, da dove hanno origine? le idee sono il reale oggetto della conoscenza, esse hanno origine dall'esperienza oppure sono fatte da altre idee, ma teniamo presente che per Locke non ci sono affatto idee innate, ovvero idee che sarebbero in noi sin dalla nascita, perché queste idee non sono presenti ad esempio nei bambini oppure nei dementi, nemmeno la conoscenza come mera operazione va presa come innata, infatti essi invece deve partire dall'esperienza. Le idee possono essere semplici o complesse, le prime derivano dall'esperienza diretta, le seconde invece derivano dalle prime.
Le idee semplici sono dunque collegate ai sensi, dipendono da essi perché sono dei mezzi attraverso i quali noi facciamo esperienza, diciamo pure quasi filtriamo la realtà, non dobbiamo però mai dimenticarci che le esperienze possono anche essere interne, quindi si possono al di là di avere idee semplici di oggetti esterni, avere invece delle idee semplici di esperienze interne. L'idea semplice può venire da uno o più sensi, oppure dalla riflessione; in ogni caso Locke accetta la distinzione tra qualità primarie e secondarie, una distinzione cominciata con Galileo che afferma che esistono qualità oggettive degli enti, quindi indipendenti da noi (qualità primarie), altre invece dipendono dai nostri sensi (qualità secondarie).
Ci sono poi idee complesse, che sono di tre tipi: idee di modi, di relazioni e di sostanze. Le prime sono idee astratte che non possono essere indipendenti dagli enti, sono affezioni dell'ente o sostanza, ci sono modi semplici o misti, i primi sono fatti dalla ripetizione di idee semplici uguali, che raggruppate danno l'idea della dozzina, oppure i modi misti invece sono cose come la bellezza, lo spazio, il tempo, pensiero, idee che raggruppano qualcosa di diverso. Da notare che lo spazio e il tempo non sono intesi in senso assoluti, perché in fondo non si deve mai dimenticare che si sta partendo da un soggetto che esperisce, mai da una realtà che si da immediatamente nella sua oggettività. L'idea di relazione invece riguarda se mai la connessione, per esempio la questione della causa, anzi meglio l'idea di causa è un'idea di relazione, ma anche l'idea di identità è un'idea di relazione, perché l'identità è connessione tra impressioni simili che ci portano a dire che sono la stessa cosa, che era la stessa chitarra che suonavo ieri, che era la stessa penna che mordevo cinque minuti fa. Le ultime idee sono quelle delle sostanze, la sostanza però è l'idea che una serie di percezioni che si danno a noi, siano in qualche modo unite, perché se dico che una penna è rossa, allora parlo del rosso della penna, ma della penna, vorrebbe indicare un riferirsi di una proprietà a qualcos'altro; nella percezione normale in realtà noi abbiamo a che fare solo con qualità secondarie e primarie, ma nessuno ha mai percepito la sostanza, infatti essa è data per presupposta, perché si pensa che essendo che quelle proprietà o qualità sono per esempio della penna, allora deve darsi la sostanza, se invece non vi fosse tale sostanza, come potremmo riferire le qualità a qualcosa? ma potremmo pensare per esempio che in realtà con la sensazione vera e propria arriviamo a dividere un continuum in origine unito. Insomma per Locke non si può dire che vi sia una sostanza, dato che le certezze ci vengono dall'esperienza e non facciamo mai esperienza di una sostanza. Anche il caso dell'universale, secondo Locke non possono che esservi individuali che noi vediamo e incontriamo lungo la nostra esperienza, quegli universali come "la pianta", " l'uomo", sono solo meri nomi. Così che sappiamo ora cosa sia la conoscenza, ovvero connessione o disgiunzione, che spesso passa per identità e differenza, si possono connettere ovviamente solo idee che si accordano tra loro; sappiamo che cosa sono le idee per Locke e a questo punto conviene spiegare quali siano invece i modi della conoscenza. Ci sono vari modi della conoscenza per il filosofo, uno è certamente quello sensibile, che vuol dire io conosco ciò che mi appare direttamente nel presente, diciamo pure in questo istante. Questo tipo di conoscenza ovviamente essendo molto vincolata all'istante ha una validità non lunga, sempre assilla il problema che cosa deve dire dell'albero se una volta che l'ho visto e mi volto, c'è ancora? c'è solo mentre lo vedo?, a questo poi si aggiunge il problema dell'illusione, per esempio il caso del bastone nell'acqua che sembra spezzato. Quella sensibile è la forma più semplice di conoscenza, ovviamente ve ne sono altre, per esempio anche quella intuitiva, si tratta di una mera conoscenza immediata delle cose, quando in un istante e senza dubbio viene colto l'adattarsi di diverse idee, così che si può può creare connessione oppure viene colto immediatamente il disaccordo. Quest'ultimo caso riguarda per esempio gli assiomi della geometria o altre cose evidentissime come il fatto che nulla venga dal nulla e nulla debba ritornare nel nulla. L'ultimo livello di conoscenza è quella dimostrativa dove la conoscenza non può affatto essere colta immediatamente, ma se mai va colta mediatamente, seguendo appunto un metodo dimostrativo sostenuto appunto da degli argomenti, perché è quando mancano sufficienti prove che nascono gli errori. Se però la conoscenza riguarda solo idee allora che farsene di questa conoscenza, se poi non fosse applicabile alla realtà? non dimentichiamoci mai che le idee semplici hanno origine dal mondo esterno di modo che non dipendono dalla nostra volontà nella loro produzione, però c'è un altro problema, anche perché e se la realtà fosse solo un sogno? si beh potrebbe esserlo, ma questo non fa una piega alla filosofia di Locke, la nostra percezione è sempre rivolta alla vita pratica e all'azione, è quel che ci serve per vivere la nostra esistenza, tutto funzionerebbe anche se il mondo me lo stessi solo sognando. Di me stesso al contrario ho conoscenza certa per via di quello stesso argomento che aveva apportato Cartesio, ovvero se concepisco il reale, forse il reale non esiste, ma ci devo essere almeno io che lo concepisco; ma anche su Dio in fondo si ha certezza, perché essa ci è data dal fatto stesso che siamo vivi, chi altro potrebbe aversi davvero dato la vita? se noi rispondessimo i nostri genitori non faremo altro che rinviare il problema, ma non daremo una soluzione. L'ultima cosa che conviene davvero vedere è invece quella che riguarda il piano politico, diciamo che Locke accetta le teorie del giusnaturalismo, quindi pensa che in una condizione ideale di stato di natura ci siano comunque dei diritti inalienabili dell'uomo e questi sono la libertà, l'uguaglianza, la vita e la proprietà. L'idea sarebbe che in questo stato di natura esistono delle sfere di diritto, se superate queste sfere si violano in qualche modo proprio quei diritti fondamentali dell'individuo stesso, per esempio nel caso del furto si viola il diritto a proprietà privata che è quella che si produce direttamente dal lavoro, oppure rendendo schiavo o uccidendo qualcuno di violano diritti di libertà e vita. Qui è da sottolineare che questi diritti spettano a ogni essere umano in quanto tale, sono naturali perché precedono completamente quello che è il diritto positivo dello stato, anzi lo stato nasce per tutelare questi diritti in un certo senso. Nello stato di natura però non è detto che questi diritti non siano violanti, infatti non c'è lo stato che li tutela, può accadere quindi che qualcuno decidi di violarli a scapito di un altro, in questo caso l'altro è in pieno diritto di farsi giustizia privata, in realtà da queste situazioni potrebbe nascere uno stato di conflitto permanente. È per risolvere queste situazioni, perché non capiti mai più che gli individui secondo Locke scelgono la formazione di uno Stato, questo Stato deve quindi garantire i diritti del cittadino, che però non farà più giustizia da sé, ribelle verrà considerato chi viola i diritti. Il potere però non deve essere assoluto altrimenti come potremmo ancora parlare di diritto alla libertà, invece il governo è ben distinto dal parlamento, sul quale il popolo può avere la sua influenza, al primo spetta il potere esecutivo e federativo, a quest'ultimo quello legislativo.

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