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mercoledì 13 novembre 2013

MARX




Marx, forse il filosofo che più è riuscito a trasformare la società nell'avvenire, le sue teorie sono tutt'ora discusse e mai veramente morte, il suo fantasma si aggirerà ancora tra noi a lungo, questo è sicuro, come lo spettro del comunismo. È nato nel 1818 da una famiglia ebrea a Treviri nella Renania. Ha studiato a Berilno diritto, successivamente diventando hegeliano, studia a Jena e fa una tesi di laurea sulla differenza tra la filosofia di Democrito e quella di Epicuro. In seguito si dedicherà al giornalismo in particolare a scrivere per la rivista: “ Rheinisce Zeitung”, si può quasi si dire un giornale critico del tempo, abbastanza critico da essere stato censurato; comunque ricomincerà ad uscire successivamente fino al 1849. Le opere più famose, alcune scritte con Engels sono: Manifesto del partito comunista del 1848, Grundrisse 1844, il Capitale 1867,1885, 1894. Morto nel 1895.


Fin dall'inizio Marx seguirà il suo progetto di denuncia di una società sua contemporanea: quella capitalista, in tutti i suoi aspetti, partendo dalla questione della proprietà privata, dal problema dell'alienazione e di come venga concepito il lavoro in questa società. Il proletariato per molti aspetti può rappresentare la classe degli oppressi, però si deve tenere conto che in fondo può essere detta come l'ultima classe a dover essere redenta e che questo evento cambierà il sistema totale, porterà ad una società senza classi, che sarà dovuta ad un necessario processo previsto dal fatto che il capitalismo dovrà per necessità entrare in contraddizione con se stesso e in qualche maniera morire della sua stessa spada. Vediamo di fare un po' di chiarezza su alcuni concetti, per esempio si parlava della questione della proprietà privata, l'aumento delle ricchezze di una società industriale produce un maggiore impoverimento della classe operaia, Proudon prima di Marx aveva definito la proprietà privata un furto, la proprietà privata come si vede è quell'elemento che crea differenze nella società, lo vedeva già in Rousseau, che pensava che in origine che i beni fossero sparititi equamente tra tutti, mentre l'abolizione della proprietà privata non potrebbe che generare uguaglianze. Il secondo termine da chiarire qui invece è il termine alienazione, in tedesco dovrebbe essere l'andersein, un essere altro, si trova già nella filosofia di Hegel quando qualcosa si oggettiva in qualcos'altro che è completamente altro da lui, come accade all'idea nella “ Eciclopedia delle scienze filosofiche”, solo che in questo caso si parla seppure di qualcosa di simile, ma comunque di diverso perché il processo dell'alienazione, applicato al singolo operaio in fabbrica, sta ad indicare il suo oggettivarsi nel prodotto di lavorazione, il quale però non è posseduto da lui stesso, caso mai è proprietà del capitalista. Benjamin parlerà più avanti se mai dell'operaio come qualcuno che si spoglia della propria dignità di fronte ad una macchina. Il terzo termine da chiarire invece è quello di lavoro, dunque per Marx il lavoro è ciò che contraddistingue l'uomo, che come tale non può che essere lavoratore, ma nella società capitalista il lavoratore percepisce il lavoro come qualcosa di completamente differente da quello che dovrebbe essere, perché non rappresenta qualcosa in cui realizzarsi, ma se mai qualcosa che sente completamente estraneo. Molti concetti che usa Marx vegono da Hegel, per esempio si era visto come facesse uso del concetto di alienazione, che già si trova nella filosofia hegeliana; questo però non significa che non risparmi di critiche la filosofia hegeliana, accusata da lui di aver posto per errore come soggetto storico e della dialettica uno spirito astratto e delle idee. In fondo la filosofia hegeliana trova le idee come soggetto, la vicenda di cui si parla nel libro che prima citavo di Hegel ha come protagonista l'Idea, nel caso invece di altri libri come La fenomenologia dello spirito, invece il soggetto stesso è la coscienza, che non è mai quella del singolo; si tratta però appunto di un soggetto astratto e la dialettica sembra un movimento che accade su un piano puramente ideale. In realtà la dialettica deve essere materiale, deve riguardare il mondo che abbiamo sotto il naso e il vero soggetto della dialettica deve essere il proletariato, l'ultima classe oppressa. La dialettica in ogni caso è concepita anche in maniera diversa, perché in quella marxiana manca totalmente il momento dell'Aufhebung, ovvero della sintesi, quindi si tratta sempre di una contradizzione che viene superata attraverso un vero e proprio salto dialettico. Un altro autore di riferimento per Marx è sicuramente Feuerbach, un altro hegeliano di sinistra, di esso apprezza la sua critica alla religione; infatti affermava che Dio era solo una costruzione umana, non esiste in realtà, è nato dal fatto che prendendo caratteri umani estendendoli all'infinito sarebbe nata qusta figura, ma l'abbiamo creato noi, noi abbiamo fatto Dio a nostra immagine e somiglianza, non il contrario! Marx stesso diceva che la religione era "l'oppio dei popoli", insomma da sempre utilizzata per narcotizzare il volgo e introdurre false speranze, proprio la chiesa infatti con il suo predicare giustifica la poverta del proletariato e lo incita a rimanere così com'è perché dice che gli ultimi saranno i primi nel regno dei cieli. Quello che manca secondo Marx in Feuerbach è il fatto che non si sia posto sufficentemente il problema del da dove nasca davvero la religione. La religione, come lo stato, ma anche la cultura e molto altro, hanno a che fare con i mezzi di produzione e sussistenza, nonché appunto il sistema economico di un certo periodo storico, sono per così dire delle produzioni di questo. Marx infatti parla di struttura e sovrastruttura, la prima è proprio il sistema economico, i mezzi di produzione e sussistenza di cui si parlava prima, il secondo invece è tutto il resto, tra cui religione, stato e cultura; la sovrastruttura dipende dalla struttura, è determinata da essa, anche se letterati, forse politici non lo pensano, magari neanche ci credono, per esempio nella cultura di parla di liberi pensatori e libere idee autonome, persino la filsofia di Marx rappresenta un momento storico della realtà capitalistica del suo tempo e ne coglie una contraddizione interna, ma appunto non può prendersi come separato dal contesto economico a lui contemporaneo.
Marx evidentemente evidenzia delle fasi della storia economica umana, la dove si possono vedere diversi sistemi di produzione e classi contrapposte.
1 una prima società tribale dove dominano raccolta e pastorizia e poi succissivamente avviene il passaggio all'agricoltura.
2 comunità antica, dove formatosi lo Stato, l'attività produttiva passa dall'agricoltura all'industria e i due soggetti contrapposti sono il servo e il padrone. I padroni si occupavano dei servi, gli davano loro da mangiare, dove dormire in cambio però dovevano lavorare per loro e non avevano alcuna libertà.
3 viene ora la scocietà medievale, basata soprattuto sull'agricoltura, su una forte divisione gerarchica, che non è solo una mera piramide sociale, si riflette anche nel territorio diviso quindi in feudi e così via. Si forma il primo capitale.
4 ultima è la scoeità capitalista, che vede come soggetti il capitalista e il proletariato; si tratta di una società basata sopratutto sull'industria, poiché nei campi un po' alla volta i braccianti sono sostituiti da macchinari. La società capitalista monetizza tutto, persino il tempo; è una società vuota dove i soggetti pensano al loro tornaconto e gli oggetti sono strumenti per aumentare i propri profitti. A dispetto della società antica però, un lavoratore licenziato si trova a fare la fame, non c'è più quella protezione del padrone di prima, questo è stata ceduta in cambio di un'apparente libertà.
La società come si vede però non è caratterizzarta solo appunto da diversi sistemi di produzione, la storia umana è una storia di lotte di classe, prima si trattava di padrone e servo, poi le classi cambiano, fino ad arrivare alla contrapposizione tra capitalista e proletariato, ma il capitalismo è frutto dell'emancipazione lenta della classe borghese, già in parte comicata nel tardo medioevo. Il problema che quindi si pone è come analizzare una data situazione economica, prima lo si faceva per categorie astratte, secondo Marx invece si tratta se mai di fare qualcosa di diverso, si tratta in un primo momento di partire dal concreto della realtà che ci sta davanti, arrivare in seguito ad una astrazione, ma questa astrazione è fatta di variabili, quindi completamente generica e data la sua natura si può dire che si possa applicare a vari casi semplicemente sostituendo i vari valori delle variabili. Vediamo però di capire meglio come funziona nel piccolo il sistema capitalistico e la grande truffa della ricca borghesia, stiamo ovviamente parlando del contenuto di quei poderosi volumi che costituiscono il capitale; ecco per fare questo vorrei proprio immaginare una fabbrica vera e propria, la nostra suddetta fabbrica è stata voluta mettiamo da un grande capitalista pieno di soldi che decide di investire il suo capitale per produrre scatolette di tonno. Il nostro capitalista dovrà avere molti soldi, cercare un luogo dove costruire il suo grande edificio, procurarsi tutti gli strumenti e le macchine necessarie, quindi deve spendere tanto, ma lui conta che prima o poi questi soldi tornino visto che pensa di vendere molte scatole di tonno. Nel luogo viene fatta costruire l'industria, tutto è a posto, mancano solo degli operai che ci lavorino, così che sprarge annunci di lavoro su tutti i giornali, molti vegono da lui dichiarandosi competenteti nei settori, ovviamente lui sceglierà i milgiori, alcuni li metterà in prova e poi vedrà se assumerli a tempo pieno. Ora per gli stipendi si vedrà a fine mese, però quello che occorre ora è la materia prima da comprare, quindi il tonno, del materiale per le scatolettte e anche dell'olio per conservare il tonno nella scatola. A questo punto procurandosi tutto può cominciare (ripeto ci vuole tanto denaro per fare tutto ciò), si può comiciare a guadagnare, come? calcolando il prezzo delle materie prime, il prodotto finale verrà venduto ovviamente ad un prezzo più alto. Lo schema di Marx è questo D-M-D', dove D' è maggiore di D, la prima D sta per il capitale investito, M per le merci o materie prime acquistate ( tonno, latta e olio..), mentre D' sta per il denaro che è guadagnato una volta vendutoa la merce. Come spiegare però l'aumento del prezzo? ecco qui occerre spiegare prima un'altra cosa, se una persona comprerà in un supermercato una scatoletta di quel tonno, potrà farlo perché è interessata a mettercelo nell'insalata, perché magari ci fa la pasta con il tonno e così via, insomma questo potrebbe esere detto per Marx valore d'uso, questo valore dipende da cosa noi vogliamo farci con una merce, perchè teniamo presente in teoria noi compriamo cose che ci servono e hanno per noi un certo utilizzo, ovviamente il valore d'uso è soggettivo, mentre potremmo scegliere quella scatoletta di tonno perché costa poco, ecco il valore in denaro per Marx è il valore di scambio. Com'è che appunto però una merce aumenta il suo valore di scambio? questo accade perché noi paghiamo anche il lavoro degli operai sulle merci iniziali, le materie prime trasformate in scatoletta di tonno costano di più perché si paga appunto il lavoro stesso dell'operaio che si fa anche questo merce. Se le cose finissero così con questi soldi ricavati si potrebbero pagare gli stipendi degli operai, però alla fine cosa ci guadagnerebbe il capitalista?, insomma dove sta quello che Marx chiama il plusvalore? il plusvalore nasce dal pluslavoro. Questo vuol dire che i nostri cari operai lavoreranno dieci ore al giorno, ma verranno pagati solo per cinque o per sei, tutte le entrate delle altre ore se le intasca il nostro capitalista. È chiaro che qui si sottointende che gli operai sono pagati a ore, nelle quali devono produrre il più possibile, però appunto in teoria per le ore che lavorano, ma non tutte, da qui nasce il profitto del capitalista e questo è lo sfruttamento degli operai che denuncia Marx. Ci sono altri fenomeni di cui bisogna tenere conto, per esempio del fatto che il nostro capitalista quando avrà tanti soldi vorrà investirne una parte in macchine, in fondo le macchine sono capitale costante, hanno solo costi di manutenzione ed eventuale riparazione, al contrario degli operai che sono capitale variabile, visto che il costo dipende dalle ore di lavoro e così via; proprio perché le macchine costano meno e son più vantaggiose, non solo dal punto di vista economico, allora alcuni operai verranno licenziati direttamente e sostituiti dalle macchine, aumentando così il numero dei disoccupati. La convinzione di Marx è comunque che in fondo il capitalismo arrivi ad autocontraddirsi, questo fenomeno accadrebbe a casua di continue crisi di sovrapproduzione, quando appunto si produce più di quanto si vende, se abbiamo troppe scatolette di tonno in fabbrica non vendute qualcosa non va, evidentemente non c'è equilibrio tra domanda e offerta da un punto di vista economico, allora si deve produrre di meno però non serve produrre di più visto che il più non si compra e così si licenziano altri dipendenti, i quali andranno ad alimentare la massa dei protestanti e dei futuri rivoluzionari. Il fine della storia è la società senza classi, dove non c'è più lo stato, i beni vengono redistribuiti in modo equo fra tutti, come si dice "a ciascuno il suo".

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