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sabato 30 novembre 2013

Nietzsche riassunto




 Friedrich Wilhelm Nietzsche è nato nasce a Röcken ( 15 ottobre 1844 ), in Sassonia, non lontano da Lipsia; diciamo che essendoci stato in Sassonia so che è una zona completamente in pianura, un luogo particolare che è stato anche centro di famose battaglie, per esempio la sconfitta a Lipsia di Napoleone, ci sono una serie di diciamo quasi coincidenze che un po' ossessionano Nietzsche stesso. Ha studiato filologia presso l'università di Lipsia e quella di Bonn, diventando professore già all'età di 24 anni all'università di Basilea. Nell'anno 1872 pubblicherà quell'opera famosa e controversa, chiamata: La nascita della tragedia, la quale doveva essere un'opera di vera filologia, ma come opera filologica era del tutto inaccettabile, perché una vera opera di filologia degna di questo nome avrebbe dovuto avere una serie di documenti, di fonti a sostegno delle tesi apportate; invece il libro al contrario mostra un carattere puramente filosofico, solo in questo senso può avere una sua validità in un campo specifico. È chiaro che questo vuol dire che già nel primo libro si vedeva il suo passaggio dalla filologia alla filosofia, quindi anche il fatto stesso che avrebbe lasciato la sua cattedra, per poi cominciare i suoi vari viaggi verso il sud Europa, prima in Svizzera, nel cantone italiano, poi va in Francia e in Italia proprio a Torino. Le opere importanti che scriverà in questo periodo sono: Umano troppo umano ( 1878 ), La gaia scienza ( 1882), Così parlò Zarathustra ( 1885 ) e Crepuscolo degli idoli ( 1888 ). Già da tempo lo assaliva una malattia nervosa, non migliorata da come si sa andò la sua storia con Lou, l'intellettuale finlandese che si unì poi con un suo amico; a questo punto la malattia a Torino si fa sentire più forte, sarà ricoverato quindi a Lipsia, dove purtroppo morirà ( 1900 ). A Torino aveva un appartamento in via Carlo Alberto 6, la dove tutt'ora quando passo posso ammirare la lapide a lui dedicata, non ho mai capito perché mai Nietzsche amasse tanto Torino, ma in questa città ha scritto opere come: Ecce Homo ( 1888 ), sempre in questa città succedono famosi episodi folli come quello del cavallo quando vede un cocchiere frustare il suo cavallo, impreca contro il cocchiere e si mette ad abbracciare e baciare il povero cavallo, quando se dovette andare si dice che cantasse canzoni napoletane per Porta Nuova, la famosa stazione di Torino, pensando di essere il re d'Italia, infatti se non erro aveva detto a suo tempo di essere figlio di Carlo Alberto.


il pozzo di acque informi e oscure nell'animo greco

Ci sono due componenti nello spirito greco, prima di Nietzsche si sarebbe parlato se mai solo di armonia, di equilibrio, di forme idealizzate, ma questo mondo nasconde un orrore informe più profondo, cos'è la forma se non il rivestimento dell'irreale? la teoria su questo mondo di forme idealizzato parte con un certo Winckelmann, in particolare con una concezione dell'arte greca e soprattutto della scultura. Il discorso di Nietzsche nella sua prima opera vuole mettere in discussione tutto questo, intanto dicendo che per esempio la tragedia, forma d'arte greca, in realtà ha prima di tutto origine dal culto di Dioniso, il dio del vino, ma non solo, dell'ebbrezza, quasi un simbolo di una realtà celata nelle tenebre dell'animo, l'irreale al di là dell'apparente. I riti dionisiaci prevedevano uso di alcolici e altre sostanze che avrebbero alterato percezione e avrebbero permesso alla ragione di ceder posto all'istinto, di solito si praticavano anche orge, laddove si faceva qualcosa di insolito, che fatto da tutti cambia il suo significato, c'è come per dire l'idea di una lacerazione e la ricerca di una qualche unità. Il dionisiaco è il taglio, la superficie lacerata, l'apparenza bucata che urla, l'informale, il primordiale che non è ancora qualcosa, il caos e il disordine, il fondo nero del reale; l'apollineo in fondo può essere detto come la forma, il razionalizzato, ma anche l'apparente, il sogno, perché la realtà è sogno e solo nei sogni è l'ordine, ma come dire in fondo l'apollineo può essere anche il bello e il dionisiaco il sublime. Sembra una realtà a due facce, ma in realtà si tratta di una realtà che maschera l'altra. Quindi la tragedia avendo quell'origine aveva come scopo quello di riprodurre il rito, in una forma completamente diversa, per esempio la prima componente della tragedia sarebbe il coro stesso, l'apparizione del dio Dioniso sarebbe sostituita dalla comparsa sulla scena dell'eroe. La finzione come strumento per rendere il contatto con l'informe. La tragedia comincia a decadere con Euripide anche con l'introduzione del Deus ex machina, quando uno spirito razionalistico era comparso la scena, quando la tragedia è stata rovinata dall'elemento razionale che toglie completamente il sacro e il mistero, uno spirito moralistico, un ordine, la tragedia diventa espressione dell'apollineo, in origine la tragedia doveva rendere la sofferenza umana per via di una grande lacerazione, la sofferenza di mille tagli, come se tutto fosse un tutto e poi ogni cosa violentemente da una sciabola squarciato. L'arte dionisiaca è potenza della vita, perché in fondo è benedizione dell'esistenza, la trageda esaltazione della grandezza dell'uomo che nel grande dolore che è la vita, porta sulle spalle questo peso tutti i giorni, come in fondo fanno davvero gli eroi greci. Dionisiaca è anche la musica. L'apollineo lo troviamo invece nel caso proprio di arti figurative, per esempio scultura e pittura, in particolare quelle famose statue di marmo bianco, che sembrano meglio di ogni altra cosa rappresentazione l'idea di uomo. Da notare che le tesi di Winckelmann si fondavano su considerazioni in particolare su questi ultimi tipi di arte.

un tipo di utilitarismo per scienza e storia

Prima di tutto parliamo del caso della scienza, Nietzsche si scontra con una visione della scienza che pensa il mondo in termini quantitativi e razionali, che riduce il mondo al suo significato lasciando il senso, perché il mondo in questo senso non è più che una macchina, ma insomma se la scienza ci dice che l'acqua è H2O, cosa ci dirà la musica sulla realtà? non a questo che serve la scienza, per far cadere dal cielo leggi assolute e dogmi, così come cadde la mela in testa a un uomo fra i più importanti che la scienza conobbe, la scienza deve essere al servizio della vita, senza mai dimenticarsi che il mondo è gioco, gioco di finzioni, e le cose dritte mentono, che non c'è verità alcuna che tenga il tempo di poterla trascrivere su libro, che già tutto muta. La scienza non dimentichi la dimensione del senso, la scienza deve essere quello strumento con sui l'uomo possa prendere possesso nelle cose, controllarle, la scienza ha una finalità pratica per la vita, è utile alla vita.

La storia è stata anche quella razionalizzata, si è pensato che in fondo dietro gli eventi storici ci fosse una sola ragione, un grande fine che da senso agli eventi, ma che comunque fa sembrare tutto come fosse una gigantesca macchina dove il presente si sacrifica per il futuro e il passato e giustificato dal modo in cui funzionano gli ingranaggi. Il soggetto è sempre la vita per Nietzsche non vi è altro soggetto che questo, è come il vero principio, l'impulso che sta dietro ogni manifestazione apparente, anche dietro alla storia che doveva essere affermazione di vita, come quasi un prodotto del suo impulso. Ci sono tre tipi di storia che sono descritti da Nietzsche, hanno i loro difetti ma non sono da buttare, ognuno ha un suo scopo per la vita, una sua utilità, si parla della storia archeologica, intenta a conservare il passato, la storia monumentale che ci insegna i grandi eventi del passato, che ci insegna vecchie soluzioni, cose che potremmo ripetere se sarà necessario, infine una storia critica, o anche revisionista, una storia che mette in discussione il passato, rompe delle catene di legame, invita ad uno slancio verso il futuro.

sia fatta la tomba del Tutto! Uno è morto e restano i Molti!

Cos'è la morte di Dio? un altro bell'argomento, può essere preso come la fine di una idea cristiana, della sua concezione temporale, di un senso alla fine degli eventi, a cui l'uomo non può più credere, significa l'evoluzione di una scienza che ora spiega la nascita dell'universo e dell'uomo senza Dio, la fine di una certa morale, la caduta dei valori; questi sono però degli argomenti da affrontare dopo, c'è ancora un altro significato, vuol dire la fine della categoria della totalità, ci sono le parti, i brandelli squarciati. Non si può pensare che la totalità sia la verità delle parti, ma non c'è nemmeno la verità totale, tutto si spezza e si frammenta, il mondo è lo specchio rotto e ogni parte riflette delle prospettive, o è la stessa prospettiva, la verità è quello specchio, non penseremo mai più di raccapezzare unità da nessuna parte, né in un solo senso,  nemmeno in un solo Sé che sia la base di noi stessi come il nostro io. Nessuna teoria può comprendere tutta la realtà, impossibile mettere assieme i cocci. La verità diventa menzogna, non tanto perché mera parte di una apparenza, ma perché tutto cambia. Ci sono solo più Molti! ma non i Molti stessi, ma molteplicità, in un certo senso penso che uno che capiva moltissimo Nietzsche era Deleuze sicuramente, il quale con Guattarì aveva scritto nel libro Mille piani: " Muovetevi anche stando fermi! Non cessate di muovervi! Fate rizoma e non radice, non piantate mai Non seminate, iniettate! Non siate né uno né molteplici, siate delle molteplicità! Fate la linea e mai il punto! Siate rapidi anche stando sul posto!", meglio di questo niente potrebbe rappresentare la filosofia della caduta dell'unità, della morte di Dio.

una questione di dadi

Dio è morto e il tempo non poteva avere altra finalità, senza senso diventa gobbo, diventa mera ripetizione di ogni cosa, sempre in eterno, ogni cosa torna e non c'è nessuna finalità, perché manca la totalità a cui rapportare gli eventi, solo gli eventi davanti al tutto si possono inchinare, ma il tempo  non si inchina di fronte a nulla che gli stia sopra, semplicemente vuole sé e ama tutti quelli che vogliono quello che hanno e lo accettano senza cercare idoli nel regno dei grandi scopi, in fondo la vita è questa, questo è il mondo e non c'è altro. L'essere è il tempo, sempre un rapporto tra superfici, tra due facce, un soggetto che non è più un io unità ma è distribuito negli eventi dell'eterno ritorno e i vissuti e se li ama vuole identificarsi con essi, che se non li ama non ama prima di tutto se stesso, perché illusione è pensare di essere separati dal tempo. Allora reale sono solo gli eventi, non l'albero che guardo, nemmeno tanto io, ma il guardare dell'albero; il mondo è una favola, un'insieme di immagini che si susseguono, ma niente è al di là del gioco della vita. Non c'è altro che quello che viviamo, che se poi la vita è dolore, che sia bella o brutta non importa, è come un'insieme di lanci di dadi ordinati, una accozzaglia di casi, non c'è ragione perché la vita sia così, siamo nati con questa sposa non ci resta che amarla, se non vogliamo aumentare il dolore dell'esistenza con le nostre lamentele e le bestemmie. Un peso grosso ci è stato dato e alcuni lo hanno più pensate di altri, ma anche su questo non c'è ragione, in fondo che importa, quello che conta è trovare la felicità dentro sé, non è scritta fuori, dire alla nostra, forse anche brutta sposa vita : Ti amo, sei l'unico tesoro che ho, meglio la frusta degli eventi che ti colpiscono e lasciano il marchio sulla schiena che la fine vera e il nulla eterno, che se nulla c'è allora tanto vale volere questo sogno. Il peso è grande, per questo non bisogna appesantire tutto con pensieri di piombo, funeste nuvole nella testa e la tempesta del cuore, al contrario che l'uomo diventi un ballerino, che impari a danzare, a essere leggero, così sarà anche l'animo. La felicità è volere gli eventi.

il mondo degli asini e dei leoni

Il cristianesimo era solo platonismo per il popolo, il paradiso un nuovo mondo delle idee, il bene supremo una rinuncia. Ci hanno detto che dobbiamo rinunciare a tutto per il povero e per il prossimo, hanno detto che chi sarebbe vissuto ora tra la fame e gli stenti lo avrebbero premiato poi, così ha parlato qualcuno come Gesù, ma come dice Zarathustra se avesse vissuto solo un po' di più avrebbe cambiato idea. L'uomo buono è questo quello che rinuncia, quello che da per gli altri senza pensare a se stessi, guai sia mai che ti passi per la testa di pensare alla tua felicità! non pensare a te stesso pensa sempre al prossimo, agli altri, così questi sono gli altruisti, ci dicono che dobbiamo persino sorridere o essere felici se facciamo felice il prossimo danneggiando noi stessi, perché questo è per il cristianesimo il bene. Allora dice Nietzsche se le cose stanno così meglio l'egoismo, ma non quello dell'ingordo che priva gli altri di ogni cosa, un nuovo l'egoismo della condivisione, l'essere felici insieme, amare l'uomo non per essere suo schiavo, ma per trascenderlo. Così fa Zarathustra che condivide la sua grotta, la terra, il suo miele con le persone più impensabili della terra, persino l'ultimo papa, all'insegna che amore è rivolto anche a chi con la dottrina ha voluto contrastare. Forse tutto può essere riassunto nella massima di Chamfort che cita spesso Onfray: "Godi e fa godere, non fare del male agli altri, non fare del male a te stesso". Le leggi morali ci cadevano prima dall'alto dal Dio o dalla ragione, come pensava Schopenhauer fosse caduta la ragion pratica a Kant. Ogni legge delle tavole inizia con tu devi, non è produzione della vita evidentemente, ma solo una imposizione, la vita si può solo affermare quando si vogliono davvero le cose.

nichilismo e l'oltre-uomo

Il deserto cresce e guai chi vive nel deserto, pochi sopravvivono, solo quelli che si rifugiano nelle oasi. Non lo si può quasi evitare c'è qualcosa che desertifica tutto il reale, come una decadenza in cultura, in una  umanità che sembra aver perso la sua fecondità, i tempi si fanno neri perché dove tutto crolla, morale, anche il sapere si fa più incerto, la si trovano predicatori del nulla, questo sarà il primo nichilismo, un nichilismo della rinuncia definita, poiché nulla vale più nulla, tutto è opaco, lo specchio è rotto, si abbattono su di noi conseguenze di azioni, questo evento è stato costruito dal passato. In questo punto si fa la differenza, perché qualcuno potrà la scegliere la via dell'inutile dell'ascesi come auto-annichilimento, meglio il vuoto che questo orrore, almeno il vuoto non è orrore, il nulla è pace così dirà. Sembra come una grande catastrofe che si abbatte, in parte può essere anche quella ecologica. La differenza la faranno altri uomini, che spogliati di ogni idolo saranno i veri protagonisti degli eventi futuri, forgeranno altri valori e verità ma sapranno che sono loro produzioni e sono produzioni della vita, il massimo bene che loro amano e le rendono gloria manifestando la loro volontà di potenza, la potenza creativa e l'amore al massimo di ogni evento, perché ogni istante sia istante di eternità; se la vita è dolore e non ha senso, non ha neppur senso negarla, venga piuttosto innalzato il dolore a cavallo di battaglia e il pessimismo diventi pessimismo di potenza, un altra arma, arma per uomini che hanno trasceso se stessi, per uomini oltre sé.

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