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domenica 10 novembre 2013

Un commento all'opera “ l'uomo nell'era della tecnica” di Arnold Gehlen


 




Ci troviamo di fronte ad un libro di antropologia filosofica, davanti ad uno scrittore molto più che filosofo, almeno da quello che mi è parso leggendolo. Il libro dunque in parte vuole occuparsi di una quelle domande che Kant considerava fondamentali, ovvero: che cos'è l'uomo? Come si riconoscerà però si rivolge ad un aspetto dell'uomo molto particolare che è quello della tecnica e dei suoi sviluppi, nonché del modo in cui questa abbia influenzato tutto il sistema e letteralmente trasformato tutta la città. Secondo Gehlen l'uomo è un animale tecnico, insomma quella della tecnica è una parte completamente inseparabile dall'uomo, infatti l'uomo senza la tecnica non sarebbe uomo, anzi non sarebbe nemmeno sopravvissuto a quella natura inospitale nella quale è stato gettato. L'uomo da un lato è l'animale più precario e inadatto sulla terra, perché non ha un habitat suo specifico al quale adattarsi facilmente e vivere grazie a qualche qualità che gli avrebbe concesso la natura. Per esempio le belve hanno gli artigli per difendersi, una folta pelliccia per sopravvivere all'inverno e stare al caldo nonostante tutto, certi animali hanno delle abilità particolari per natura che gli facilitano la caccia alle prede, diciamo che tutti gli animali hanno sempre qualche caratterista che li contraddistingue, che gli permette di vivere in un certo habitat, ma l'uomo quale qualità possiede? L'uomo ha la mano con il pollice opponibile, ma cosa farsene?. Bene l'uomo dalla sua parte ha la tecnica, questa dipende da un lato dal pensiero e poi anche quella caratteristica della mano di cui si parlava prima, certo ma non solo, ad ogni modo l'uomo si rende conto della sua situazione precaria, quindi di un problema effettivo legato alla sua sopravvivenza, l'istinto di sopravvivenza lo spinge verso una ricerca di una soluzione per non morire, attraverso prima la teoria inventa poi applica la sua invenzione al reale con una sperimentazione, alla fine del processo tutto diventa tecnica, che può essere quella di usare pietre focaie per accendere il fuoco, oppure costruire armi per difendersi o attaccare belve durante una caccia. L'uomo quindi da quando è sulla terra per suo destino deve trasformare la natura, quello che fa con la tecnica è quasi crearne una seconda che ha come modello la prima, ma in ogni caso la presenza umana per necessità dovrà trasformare il pianeta, perché l'uomo è sempre quell'essere paradossale che pur essendo come animale non riuscirebbe mai a vivere davvero come fanno gli animali ovvero di quello che trovano raccogliendo dagli alberi e cacciando altre belve senza trasformare il naturale. Anche le prime civiltà di caccia e raccolta per praticare queste attività avevano bisogno di tecnica, perché per cacciare ci vogliono armi visto che non si hanno degli artigli o denti aguzzi, nel caso della raccolta potrebbe essere utile trovare una strumentazione per arrivare ai frutti che sono troppo in alto, se non una scala, anche solo un bastone elaborato che ci permetta di abbassare i rami che sono troppo in alto, visto che non abbiamo quell'abilità delle scimmie ad arrampicarci agilmente sugli alberi. Dunque che funzioni ha la tecnica? la funzione principale è sicuramente quella di trasformare a proprio favore il mondo che abbiamo davanti con lo scopo di trarne vantaggio, quindi fare si che possa essere utile ai nostri bisogni. Questo aspetto come fa vedere Gehlen si trova prima di tutto anche nella magia, infatti per esempio la danza della pioggia degli indiani d'America aveva proprio questo scopo, ma poi anche le preghiere fatte o i sacrifici in modo particolare a divinità specifiche. Al di là di tutto questo però si possono individuare tre funzioni particolari della tecnica:

1 sopperire a delle mancanze dell'uomo.

2 cercare di fare qualcosa compiendo meno sforzo possibile.

3 intensificare le nostre azioni, cercare di fare quello che si faceva prima sempre con migliore qualità, magari rendendo sempre di più.

Tutte queste caratteristiche sembra che Gehlen le abbia individuate nell'aereo, perché in effetti esso ci permette di fare qualcosa che noi con il nostro corpo non essendo dotati di ali non potremmo fare, ovvero volare, poi ci permette di farlo impiegando meno sforzo possibile ( ovvero stando comodamente seduti, pensate invece quanto sforzo fisico fa una rondine a sbattere le sue ali), infine mano a mano che i modelli di aereo si susseguono, a seguito del progresso tecnologico in teoria dovremmo avere aerei più veloci e più sicuri. Ci sono due momenti che contraddistinguono la storia dell'uomo in relazione alla tecnica, una di queste è il passaggio da una società di caccia e raccolta ad una società basata sull'agricoltura, che non significa solo un cambiamento solo dal punto di vista del mero sistema di produzione, al contrario significa anche un passaggio ad una società del dovere e del servizio, nonché un cambiamento nella religione con l'introduzione del mito, in più ovviamente il passaggio da una società nomade ad una sedentaria. Il secondo grande evento è il passaggio ad una società industriale, una società della grande produzione in massa, che poi si è evoluta fino ai giorni nostri. La nostra epoca per Gehlen è da prendere come un'età di transizione. Per ritornare alla prima fase di passaggio dell'uomo è da notare come la storia umana sia interamente divisa in base ai progressi fatti con la tecnica, per esempio età del bronzo, età del ferro, prima l'uomo lavorava materiali grezzi poi mano a mano a cominciato dedicarsi ad materiali più complessi che non si trovano direttamente in natura che al contrario vanno invece elaborati. A questo punto passata la parte che riguarda l'origine della tecnica, in parte una sua storia, è meglio mostrare come Gehlen ci faccia vedere che la tecnica abbia trasformato tutta la realtà, in qualche maniera è avvenuta una tecnicizzazione di tutto il nostro mondo sociale, per fare ciò è meglio seguire tre punti, uno riguarda il sapere, l'altro riguarda il carattere/personalità e poi metterei anche il mondo del lavoro.
Il primo passaggio è quello della completa razionalizzazione del reale, attraverso una matematizzazione proprio della natura, all'origine di tutto questo Gehlen ci vede Cartesio

(…) la scienza ha interpretato le gigantesche forze della natura inorganica, le ha vincolate e la tecnica le ha condannate ai lavori forzati.” ( Gehlen)

Segue un tentativo successivo di applicare questa matematizzazione anche alle scienze dello spirito,
l'economia ovviamente, ma poi segue anche la sociologia che diventa sempre più statistica e poi è interessante quello che stava accadendo nella filosofia, quando alcuni filosofi avevano come progetto quello di algebrizzare la logica, quindi i ragionamenti filosofici. Insomma è forse quasi sempre più difficile parlare di una differenza tra scienze dello spirito e della natura, il modello di Dilthey è improponibile; ma un altra tendenza sempre più crescente è quello di passare da scienza a tecnica, come però? Beh, attraverso la sperimentazione, per esempio Gehlen parla della scoperta dei raggi X, non appena scoperti si cerca di trovare il modo di applicarli al reale, ma prima ci vuole una sperimentazione che attesti che le conseguenze di certe invenzioni o scoperte se usate poi abitualmente; chiaro che in parte in questo connubio tra scienza e tecnica c'è anche interesse di denaro e di fare soldi. Allora passiamo pure a questo mondo degli affari, parliamo pure di questa società egoista che pensa solo al proprio tornaconto, l'economia è ciò che è più fondamentale al giorno nostro, questa può decidere la fine di un paese e la salita di un altro, quindi molto importante conoscere le sue leggi, come funziona. In una società dove contano solo gli aspetti quantitativi, aumentare le proprie sostanze, tutto è visto in termini di strumento per fare più soldi. Cosa centra la tecnica però in tutto questo? Beh, dice Gehlen che molto nel mondo del lavoro vengono impiegati principi della tecnica, per esempio quello del rendimento totale, ovvero non sprecare mai le energie e sfruttare la massimo tutte le potenzialità che si hanno, quindi gestire bene il personale di una data azienda perché sia massimamente efficace e niente vada sprecato, oppure il principio del pezzo sostituibile laddove il lavoratore è visto come una piccola rotellina di un grande meccanismo che l'azienda, quando deve essere sostituito si cerca quel pezzo specifico, il candidato ideale deve avere delle caratteristiche particolari che gli permettano di svolgere quel lavoro, in particolare essere la perfetta copia del pezzo mancante. A proposito di questo ultimo pezzo Gehlen fa riferimento agli annuncia di lavoro che sono sempre più dettagliati e più specifici, per cercare una persona sempre particolare, addirittura sono scritte le specifiche fasce di età che la persona deve possedere. Siamo sempre di più dei pezzi di grandi organismi, non abbiamo più tempo per diventare noi stessi, dobbiamo diventare sempre di più quello che la società vuole che noi diventiamo, rimane solo più quello che chiamiamo tempo libero, il quale però spesso è impiegato per lavori in casa, come impieghiamo poi quel misero tempo che rimane? Siamo sempre una società che ha perso il senso dell'individualità da costruire, del diventare se stessi. Tutto questo si collega con la questione a proposito della personalità, nel fatto che manca quella formazione della personalità. Viviamo in una società completamente appiattita da un lato, che ha perso tutte quelle sue grandi individualità da un lato, ma dall'altro siamo anche una società piena di organizzazioni sotto le quali si radunano uomini con le stesse idee, perché in fondo è anche questo armonizza gli ego, il matrimonio è possibile tra persone che condividono qualcosa. Quello che però accade sempre più spesso nella società non solo nel caso dell'uomo ma anche nel caso della tecnica è il fenomeno dell'automatismo, nell'uomo si manifesta nella routine, giornate sempre uguali, dove avviene sempre lo stesso. Quindi in primis si tratta di qualcosa che va a vantaggio di chi comanda, perché si tratta di una perdita di coscienza progressiva, visto che nella ripetizione nell'abitudine la coscienza non si manifesta affatto, facciamo le cose che facciamo in una maniera meccanica, ripetiamo una lezione davanti alla professoressa come fossimo dei robot ripetitori, siamo sempre più indistinguibili dalle macchine, come esseri privi di coscienza che agiamo meccanicamente secondo gli ordini che vengono dall'alto della società. Avere un vita piena di coscienza vuol dire avere una vita sempre più varia, sempre diversa, ogni giorno sperimentare sempre cose nuove, non ci servirebbe molto del resto, per esempio un modello simile viene usato in Pnl per cambiare la vita di persone, gli viene detto che il giorno dopo dovranno cambiare il tram con cui vanno a lavorare, le pietanza che mangiano, i posti dove vanno a mangiare, magari provare sempre attività diverse, cambiare sempre, conoscere nuova gente sempre più diversa; non serve solo per essere più aperti ed estroversi, in un certo senso si allena anche la coscienza in questo modo. L'altro aspetto dell'automatismo riguarda invece quello delle macchine, abbiamo sempre più a che fare con delle macchine che funzionano da sole, l'intervento umano è sempre minimo, pensate agli ultimi modelli di auto, si parcheggiano da sole, possono fermarsi da sole in caso di possibile incidente, un giorno forse si guideranno da sole. Cosa comporta però questa trasformazione? Che la tecnica un giorno potrà emanciparsi superare l'uomo, reclamare i suoi diritti d'esistenza e di controllo, non più sotto il controllo umano soggiogare forse l'uomo e renderlo servo della sua creazione, pensate a tutti quei film di fantascienza, in particolare “Io robot” con Will Smith, in effetti i robot sono come dei simboli di una tecnica che diventa autonoma, sempre più antropomorfa. Se c'è una soluzione per Gehelen è quello intanto di riprendere il controllo della tecnica e di porre un freno alla nostra società consumistica, c'è un'intera parte dedicata a come la figura dell'asceta sia diventato un personaggio stravagante e quasi considerato pazzo ai giorni nostri.

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