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domenica 15 dicembre 2013

Adam Smith



Adam Smith nasce nel 1723 a Kirkcaldy in Scozia, da una famiglia ricca scozzese, il cui padre morirà presto e  quindi Smith rimarrà legato molto alla madre. È conosciuto come il primo filosofo economista moderno, anche padre dell'economia moderna; ha studiato all'università di Glasgow, seguendo lezioni di Hutcheson, poi anche a Oxford. Riuscirà con degli aiuti a diventare professore dell'università di Edimburgo e successivamente di quella di Glasgow. Conoscerà Hume diventerà diciamo pure un suo amico, poi avrà la fortuna di andare a Parigi e  di poter conoscere gli altri filosofi illuministi francesi. Morirà nel 1790 ordinando di bruciare buona parte degli scritti, cosa che faranno i suoi amici. I suoi scritti più importanti ( non bruciati ) sono: Teoria dei sentimenti morali ( 1759 ), La ricchezza delle nazioni ( 1776 ).

Cominciamo a parlare della questione dei sentimenti morali, dunque è tipico dei filosofi scozzesi, sostenere in campo morale che in fondo il vero soggetto da cui parte l'azione morale è il cuore, la questione è questa l'azione morale ha senso sempre a partire da un certo sentimento morale, questo sentimento è inclinazione naturale che scatta indipendentemente dalla ragione. Per esempio un filosofo che sicuramente lo aveva influenzato era appunto questo Hutcheson, il quale credeva che esistesse un senso proprio nell'uomo che permetteva in un certo senso di discernere tra bene e male, quando un'azione era morale o meno; un altro personaggio che avrà avuto anche il suo influsso è David Hume, proprio perché in effetti i due condividono l'idea che l'uomo sia capace di una simpatia, con la quale riesca ad immedesimarsi nell'altro e a vedere se nell'altro, come appunto se la morale fosse una specie di gioco di specchi, si vede nell'altro come un riflesso della propria azione, così che possiamo in questo modo poi arrivare ad una valutazione morale di noi stessi. Queste teorie sulla morale poi saranno anche influenti nell'altro grande testo di Smith, sulla ricchezza delle nazioni, che poi alla fine sarebbe il prodotto marginale lavorativo, ovvero la produttività lavorativa. Smith è un sostenitore della divisione del lavoro, perché questo favorisce l'incremento della produttività lavorativa, se più persone lavorano facendo ognuno la sua parte, si produce di più e si riesce quindi anche a far lavorare meno i singoli, insomma rendendo tutto più efficiente. Tutto ciò che si produce in più deve essere venduto, ma che valore ha ciò che si produce? beh come dire diciamo che in Smith si trova già quella che sarà poi usata anche da Marx che è la divisione tra valore d'uso e valore di scambio, il primo dipende da quanto sia indispensabile un certo bene, per esempio ci sono beni assolutamente necessari come beni alimentari e acqua, ma ve ne sono altri come l'oro che sono meno necessari, però è vero che l'oro costa più dell'acqua e dei vari beni alimentari, infatti si dice che ha un valore di scambio maggiore di quello d'uso, quindi è chiaro che il valore di scambio è il prezzo. Il prezzo in un modello pre-capitalistico è uguale al costo del lavoro, ovvero ci paghiamo lo stipendio ai lavoratori. Nel caso  però di un modello capitalistico invece si deve contare nel prezzo, non solo un costo del lavoro, ma anche in realtà un margine di profitto. Però il prezzo sul mercato può aumentare nel caso ci sia poca offerta o comunque se la domanda è più dell'offerta, mentre dovesse esserci scarsa domanda, il prezzo tende a diminuire. A questo punto conviene parlare della famosa teoria della mano invisibile, l'idea sarebbe che se si lascia stare il controllo dello stato e si permette il libero mercato, quindi ci troviamo in pieno liberalismo, si attuerà un meccanismo per cui gli interessi egoistici individuali, quei soggetti che pensano i primo luogo al proprio profitto personale, alla fine poteranno all'armonizzazione della società per via di leggi sovra individuali, un po' per via di quello che è il principio di simpatia, ma sopratutto perché alla fine in un mercato di concorrenza libera l'offerta e la domanda tendono ad uguagliarsi, la crescita del reddito comporta sviluppo economico, aumento divisione del lavoro, quando ci sono troppe persone si tagliano i salari e se scendono sotto la soglia minima per pagare i beni primi di necessità, diminuirà la popolazione e il capitale viene utilizzato giustamente per produrre qualcosa che faccia maggior profitto. Sembra quindi qui apparire che l'economia possa davvero aggiustarsi da sola, anche perché qui per esempio si parla di tendenza all'uguaglianza di domanda e offerta, quindi non viene contemplato il caso di crisi di sovrapproduzione, oppure non si parla nemmeno del problema della disoccupazione involontaria, concetto introdotto da  John Keynes molto tempo dopo, qui in realtà sembra che se ci sono persone disoccupate o diciamo lavoratori in più, basti per risolvere il problema un piccolo taglio dei salari, per portare tutto in equilibrio.

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