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sabato 21 dicembre 2013

L'arte secondo Nietzsche










Cos'è un'opera d'arte per Nietzsche



Nietzsche ha dato importantissimi contributi alla filosofia dell'arte. In particolare si possono riconosce almeno quattro tesi fondamentali nella filosofia dell'arte di Nietzsche:




2) L'arte non ha altro fine che la creazione dell'arte stessa, ossia il gesto artistico non significa nulla. L'arte è per l'arte.


3) La produzione artistica ha origine dall'energia sessuale. L'arte è un'economia sessuale. Questo accomuna Nietzsche con Freud.


4) L'arte è produzione del bello, ma il bello sta nella creazione e nella gioia di vivere che è alla base della produzione artistica.


All'inizio della Volontà di potenza come arte troviamo il frammento n° 794 che recita:


«La nostra religione, la nostra morale e la nostra filosofia sono forme di decadence dell’uomo. Il contro movimento: l’arte.» (Nietzsche, Friedrich, La volontà di potenza, Bompiani, Milano, 2008, p.430)


In questo passaggio Nietzsche allude al carattere di rinuncia, di nichilismo passivo, di sterilità della religione, della morale e della filosofia. La religione invita alla rinuncia, rinuncia dei beni e delle gioie della terra in favore di una premiazione post-mortem. La religione invita al disprezzo del corpo e della materia, in favore di un'anima, in cui il corpo sembra imprigionato. La morale non crea i valori per la vita umana, semplicemente li assume come scritti. La morale è la rinuncia al godimento di sé e con gli altri, in favore del dovere. Il dovere elevato all'imperativo sfiora il fanatismo e l'assolutismo. Per quanto riguarda la filosofia bisogna pensare a ciò che è stato in filosofia poco prima della venuta di Nietzsche: a Schopenhauer o a Hegel. La filosofia è arrivata ad affermare la nullità di questo mondo, lo ha chiamato maya o mondo apparente in cui si manifesta lo Spirito. Tuttavia la filosofia ha proclamato come salvezza la rinuncia, l'ascetismo, la morte interna. Contro tutto questo Nietzsche oppone il nichilismo attivo, una filosofia della creazione basata sul concetto di volontà di potenza. Una lettura troppo banale della volontà di potenza porterebbe a pensare che la volontà di potenza sia semplicemente un volere la potenza, come se si trattasse di una passione per il dominio o del piacere che prova la bestia quando sa di avere il controllo sulla sua preda. La potenza sta nell'evento, la vita è un evento. Volere la potenza è volere la vita come evento all'ennesima potenza. Inoltre non bisogna mai dimenticarsi quel che ha detto Spinoza sulla potenza: la potenza è capacità di agire che aumenta, ma chi è dominato dalle passioni si dice impotente. La volontà di potenza di Nietzsche non vuole altro che se medesima, nel senso che non ha altro fine dal volere se stessa. Questo spiega perché, se si applica la volontà di potenza alla filosofia dell'arte, la creazione artistica diventa una creazione fine a se stessa. Questo è il senso dell'arte per l'arte, in cui Nietzsche stesso credeva. Non c'è un significato nascosto da cercare dietro l'opera d'arte: l'essenza dell'arte non consiste in questo, ma in una creazione della vita. Lo stesso Monet sostiene che nell'arte l'importante non è capire, ma l'impatto emotivo sul soggetto, ciò che Nietzsche avrebbe identificato con la sensazione di ebbrezza.


Nietzsche è famoso per la scoperta  della presenza di un elemento nell'arte greca diverso dalla bellezza delle forme: l'elemento dionisiaco. Questa tesi è sostenuta da Nietzsche nell'importante libro: La nascita della tragedia. Nell'arte greca esiste un'opposizione fondamentale tra due forme artistiche: Apollineo/Dionisiaco. L’Apollineo è visione, visione del perfetto, dell’idea, della forma. Un esempio sono le statue greche marmoree che solitamente raffigurano divinità belle, giovani e muscolose. Nel caso del Dionisiaco, invece, abbiamo la presenza di elementi come l’ebbrezza e la passione. Esempi di arte dionisiaca sono la danza, il canto o la musica. È opportuno ricordare che nei riti dionisiaci, composti di danze, orge, consumo di carne cruda, i soggetti partecipanti erano sotto effetti di alcool.  L’apollineo è visione, nel senso del sogno. L'apollineo mira alla perfezione della forma. Nel dionisiaco, invece, l’elemento principale è proprio l'ebbrezza da cui scaturiscono le forme artistiche. Il dionisiaco, a differenza dell’apollineo, è anche caratterizzato dalla sessualità e dalla voluttà. Nietzsche ha saputo intuire l’origine sessuale dell’arte. L’artista nietzscheano ha un carattere forte, ma soprattutto è sensuale. La sessualità è l'energia artistica, quell'energia da cui scaturisce l'opera d'arte e la produzione. Espressioni come "fertile" o "sterile" sono quasi letterali in questo caso. Tutto dipende dall'energia sessuale in sé. La voluttà invece è determinata dal fatto che l’artista colma l’oggetto: egli abbellisce l’oggetto stesso. Questo abbellimento deriva dall’aumento di forza che trae l’artista dall’ebbrezza. Nietzsche discute anche sul bello e il brutto nell’arte. La bruttezza viene considerata da Nietzsche come una forma di decadence, una coordinazione difettosa dei desideri che si hanno nel nostro profondo, un abbassamento di potenza. L’arte brutta viene dunque condannata da Nietzsche come una non-arte. Ad esempio Zola, scrittore francese naturalista, dal momento che rappresentava la realtà oggettiva, nella quale non venivano risparmiati elementi macabri, non viene considerato artista da Nietzsche, infatti l’arte deve, secondo lui, rappresentare il bello. Si tratta di capire una cosa: non ci sono cose belle in sé. Se fosse così, si cadrebbe nell'obbiezione secondo la quale anche un ruscello e un paesaggio naturale sono belli senza essere arte, ma il bello è ciò è tale per l'uomo: noi facciamo il bello come prodotto e il bello è a misura del piacere dell'uomo. L'arte è un rifugio dal reale, uno scappare dalla verità, come una dimensione al riparo dal vero, della realtà fatta a brandelli che non ha più senso. L’arte deve rappresentare l’eterna primavera, la potenza, l’energia sessuale, che sono propri dell’artista; l’arte deve essere il faustiano “infinito dentro al petto”. L’artista è sensuale perché l’arte scaturisce dall’energia sessuale. Questo vale per qualunque tipo di arte, anche la musica. Quando Nietzsche afferma, invece, che la castità fa parte dell’economia dell’artista, innanzitutto per economia intende proprio l’”economia macchinale”, essa infatti è l’economia della volontà di potenza che, in questo caso, sfrutta l’ebbrezza e la sessualità per aumentare la potenza dell’artista. La castità, invece, serve nell’economia macchinale per mantenere la potenza su uno stesso livello. Il metodo dell’artista descritto da Nietzsche consiste nel mettere la pienezza in un oggetto, elaborarlo finché quella pienezza non rispecchi la nostra stessa pienezza e gioia di vivere. L’arte dunque è espressione della gioia di vivere. L’uomo esaurito, quindi, non può ricevere nulla dall’arte. Per "uomo esaurito" di solito Nietzsche si riferisce a un nichilismo passivo. Capiamo quindi che il brutto non può essere una forma artistica, ma solo nel caso in cui comunicasse la vittoriosa energia dell’artista che ha vinto il brutto e lo spaventoso, in caso contrario, ciò che ripugna il senso estetico umano è una brutta esperienza per l’uomo stesso e gli è dannoso. Il bello, invece, è fuori da ogni gerarchia. Esso è un aumento di potenza ed è benefico.


L'arte non conosce una morale. Questo lo vediamo molto bene oggi dove troviamo opere d'arte fatte con qualsiasi cosa: schizzi di sangue, oggetti di uso quotidiano, registrazioni di cani che abbaiano, ecc. Molto di quello che vediamo da parte della musica nei concerti è quasi un affronto ad ogni forma di morale. Quello che ci spiega Nietzsche è che bello, buono e vero non sono assolutamente la stessa cosa:


«Per un filosofo è indegno dire che “il buono e il bello sono una cosa sola”; se poi aggiunge “e anche il vero”, merita di essere bastonato. La verità è brutta. Noi abbiamo l’arte per non perire a causa della verità» (Nietzsche, Friedrich, La volontà di potenza, Bompiani, Milano, 2008, p.447)
 
A partire da questi dati si possono fare le seguenti osservazioni sulla filosofia dell'arte di Nietzsche:


1) Nietzsche concentra la sua riflessione sull'essenza dell'arte nell'atto della creazione. Il circolo che il filosofo dell'arte spesso deve affrontare è questo: l'opera d'arte è tale perché prodotta da un'artista; l'artista è tale perché produce opere d'arte. Nietzsche esce dal cerchio puntando sulla natura della creazione artistica.


2) L'atto di creazione è pensato come fine a se stesso, non come rivolto all'espressione di un significato. L'opera d'arte perciò non ha significati nascosti e non è un testo da decifrare. L'osservatore dovrà cessare di chiedersi: che cosa significa? che cosa vuol dire? L'unica risposta potrebbe essere: niente! assolutamente niente.


3) Nietzsche si inserisce all'interno del filone dei filosofi che credono che l'arte sia caratterizzata dal bello. Il bello di Nietzsche, però, non è il bello della forma, è un'altra forma di bello. Bella è l'arte in quanto espressione della potenza della vita e della sua pienezza.


4) Se la natura dell'arte è pensata in base alla creazione, allora l'arte è associata all'esperienza dell'artista. L'esperienza dell'artista secondo Nietzsche è connotata dal carattere dell'ebbrezza. È legittimo chiedersi se un osservatore di un'opera d'arte possa partecipare idealmente dell'ebbrezza dell'artista.


5) Con il legame tra la produzione artistica e la sessualità, Nietzsche anticipa le scoperte della psicoanalisi.


6) Dicendo che l'arte è al di là del bene e del male Nietzsche pone un problema molto importante oggi: dobbiamo porre dei limiti all'arte di carattere morale, impedendo che determinati oggetti non possano essere considerati opere d'arte da parte dei critici, oppure dobbiamo permettere che non vi siano limiti alcuni nell'arte?  



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