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sabato 14 dicembre 2013

Nietzsche e la filosofia di sinistra



Mentre i nazisti usavano Nietzsche per giustificare il loro ideale dell'uomo superiore, da un'altra parte c'era chi invece aveva un visione completamente diversa di questo personaggio. In Francia nel  secondo 900' è nato in effetti un movimento di rinascita nietzscheana, qui infatti intendo principalmente parlare prima di tutto di due famosi filosofi francesi che sono Gilles Deleuze, che ha scritto Nietzsche e la filosofia nel 1962, qui però parlerò molto più di opere quali in particolare Logica del senso del 1969, Differenza e ripetizione del 1968 e poi accennare almeno a l'Antiedipo e a Mille piani ( 1972 e 1980 ); chiaramente poi c'è anche Micheal Foucault, per la questione sapere/potere e quella della morte di Dio che diventa morte dell'uomo. Diciamo questi sono i personaggi principali sulla scena francese, dopo di che diventa interessante vedere come esista anche una interpretazione anarchica di Nietzsche. Cominciamo parlando di Micheal Foucault, ho delineato in questo caso due argomenti, per prima prenderò in esame il secondo, ovvero la morte di Dio che diventa morte dell'uomo. L'uomo secondo Foucault è solo un prodotto dell'episteme, o di una certa episteme, in quanto mero oggetto scientifico, si tratta di una produzione del XIX secolo anche per via dello sviluppo della conoscenza, ma questa comparsa dell'uomo oggetto scientifico in realtà ha portato ad un successivo suo decentramento, ad una morte, anche poi per via della nascita di scienze come quella della psicoanalisi, la dove in effetti accade che non abbiamo invece un attenzione spostata ad un mondo al di là del cosciente al di là del mero io, un mondo dell'inconscio. Così come in effetti accadeva in Francia nel caso dello strutturalismo con pensatori come Claude- Lévi-Strauss, praticamente il reale soggetto storico non è più l'uomo, ma se mai questa realtà inconscia che trova nell'uomo questa sua manifestazione, l'uomo è solo un briciola, è in qualche modo non il vero soggetto primo come poteva esserlo per Kant che parlava di soggetto morale, come l'iniziatore di una serie causale, è invece in secondo piano rispetto ad un altro soggetto che è l'inconscio, che poi persino con pensatori come Jung, ma dico anche in Strauss si vede in fondo si perde l'individualità dell'inconscio. Strauss parla di una vera struttura che condividono tutti gli esseri umani, la struttura è inconscia; Strauss fa ricerche in particolare nel campo della religione, per esempio si occupa della questione dei miti, si interessa non a caso di antropologia, scrive opere famose come Tristi tropici oppure Il pensiero selvaggio nel quale dimostra che in fondo anche i selvaggi e le popolazioni più primitive possiedono un loro pensiero che non è affatto pre-logico. L'idea di Foucault è quella che in fondo la morte dell'uomo, fosse già espressa in Nietzsche nella morte di Dio, per via della relazione tra i due, l'essere immagine dell'altro. Il secondo elemento che lega Foucault a Nietzsche è quello del rapporto tra sapere e potere, Nietzsche aveva già enunciato questa connessione, quando per esempio parlava del caso della scienza, il sapere diventa strumento di dominio, la scienza serve solo quando è strumento di dominio sulla natura, quando in effetti può affermare la vita e non quando invece vuole impoverirla e ridurla a suo mero oggetto quantificato; c'è da notare che l'idea che il sapere sia collegato al potere, ovvero più so più posso era anche una idea del tutto illuminista, secondo la quale per esempio la cultura avrebbe emancipato l'uomo non solo dal punto di vista della mera conoscenza, ma anche dal punto di vista morale, come non si potrebbe questo forse ancora collegarlo a Socrate che dice che il male deriva dall'ignoranza del bene, quindi la conoscenza del bene si fa emancipatrice. Qui ho divagato per parlare di un argomento trattato anche Foucault, che però dice che praticamente il potere si trova in rapporto al discorso, qua dove si manifesta il sapere; il potere in pratica si realizza nell'interdire discorsi o permetterli, diventa anche si può dire produttore di sapere, perché permette certi discorsi, lo vediamo in ogni disciplina, diciamo scientifica, ci sono degli standard riconosciuti, si parla entro quelli. Nietzsche aveva connesso il sapere ad un tenere per vero che dipendeva dalla volontà di potenza, anche qui troviamo l'idea che il sapere sia controllato dal potere che concede e proibisce certi discorsi, il potere pero non va intenso come lo Stato o una persona in particolare, il potere è ovunque perché viene da ogni dove, così dice Foucault e del resto il potere lo troviamo davvero un po' ovunque, anche in casi come il matrimonio e insomma ci sono tanti piccoli rapporti di forza che costituiscono il potere e le sue trame. Nel caso di Foucault troviamo Nietzsche più che altro preso in certe dosi e con un accento su certi argomenti, vediamo invece il caso di Deleuze, filosofo che fin da sempre si era occupato di Nietzsche, si è soffermato su temi quali quello della ripetizione, quindi l'eterno ritorno e poi la rivendicazione del soggetto come macchina desiderante e il desiderio nel suo ruolo di emancipazione. Intanto tornando a parlare della questione del nazismo, del Nietzsche presentato come antisemita trovo interessante l'interpretazione che invece da questo filosofo qui su quello che dice Nietzsche a proposito degli ebrei, infatti pensa che le accuse di Nietzsche agli ebrei siano legate al fatto che li identifica come i creatori della figura del prete, cioè di quella figura secondo la quale l'uomo si sarebbe macchiato di una colpa infinita, il caso del peccato originale.
Dunque per parlare della prima questione, tanto vale fare cenno a quel libro dal titolo: Differenza e ripetizione, nel quale si cerca di dimostrare che l'interpretazione classica dell'eterno ritorno nietzscheano sarebbe falsa, in quanto poggia su nozioni platoniche che sicuramente Nietzsche rifiutava, per cui l'unico modo per capire davvero l'eterno ritorno di Nietzsche è quello di rovesciare Platone, come Nietzsche stesso in fondo invitava a fare. Spesso si è pensato l'eterno ritorno di Nietzsche come una mera riproposizione di un concetto già presente nella cultura greca, per esempio nello stoicismo, ma quello che vuole fare invece qui Deleuze è dimostrare quanto in realtà il concetto stesso di eterno ritorno in Nietzsche sia originale e una produzione tutta sua, che vede la ripetizione in modo completamente innovativo, non partendo dall'uguale ma se mai dal differente. Nell'ontologia delle azioni sono detti universalisti quelle persone che credono che se Pluto il cane tutte le mattine scodinzola quando vede il postino, sia lo stesso evento e dicono che l'evento ricorre, come se ci fosse una forma che questi eventi devono condividere, ma questo evidentemente non può che essere un esplicito appoggio o argomento a favore di un platonismo delle azioni, come se ci fossero delle forme o universali che si ripetono quando svolgiamo la stessa azione. Ecco come è stato visto in effetti l'eterno ritorno di Nietzsche, come se fosse un ritorno dell'uguale, di una identità, ma questo vorrebbe quasi dire ammettere che Nietzsche sostenesse quasi segretamente una certa esistenza di universali di eventi; proprio l'anti-platonico per eccellenza? perché mai? Deleuze non è convito di questo, quindi ribalta Platone parlando di differenze in sé, solo a partire da queste si può spiegare la ripetizione, forse che proprio due cose, in quanto diverse si possono assomigliare, ma questo va spiegato con caratteri dominanti che prevalgono su altri, il che spiega anche la costruzione del concetto. Non vado tanto oltre sull'argomento perché ho scritto già si questo, ma per esempio c'è un altro tema che diventa interessante, la questione dell'uomo come macchina desiderante, ovvero quello che per Nietzsche era il corpo soggetto di passioni. Deleuze, assieme a Guattari, ha scritto l'Anti-edipo, opera nella quale vengono criticate le teorie di Freud, anzi si può dire che sia un modello di opera anti-freudiana, dove Freud viene accusato di voler normalizzare le persone attraverso la repressione dei desideri, cosa che in fondo a livelli più alti fanno anche lo Stato e le grandi istituzioni. Il desiderio è l'elemento di emancipazione, la volontà di potenza non è che quello strumento con cui l'uomo arriva ad affermare il propri desideri. Così succede che per esempio Guattari, si era occupato della schizofrenia, anzi mi sembra avesse fatto nascere anche una una materia specifica sullo studio dello schizofrenico, la schizologia, ecco con questi scritti si cerca di affermare lo schizofrenico come rivendicatore di libertà e come qualcuno che vuole soddisfare semplicemente le sue potenzialità umane. Non è detto nuova questa visione della psicologia che etichetta, per esempio la si vede anche nel caso della Volontà di sapere di Foucault, per quelle che sono dette le varie tipologie di comportamento sessuale non accettate dalla società, diciamo derivate da anche problemi psichici, la malattia è il male che deve essere eliminato dalla società, perché si vuole una umanità di sani a tutti i costi, ma la sanità viene spesso intesa poi solo come normalità e uguaglianza, quindi la psicologia appiattisce le masse. Su questo argomento diventa interessante per esempio quello che dice un certo Benasayag, filosofo e psichiatra argentino, che sostiene che la visione orientale del male come qualcosa da eliminare, come si vede per esempio nel caso della concezione storica di Hegel, in realtà debba essere sostituita da un idea più orientale della convivenza del bene con il male, portando questo anche nell'abito della psichiatria, dove con il metodo Benasayang e devo dire che nel suo libro L'epoca delle passioni tristi, scritto con Gérard Schmitt, mostra anche degli esempi, metodo che non consiste nell'eliminare il male/malattia eliminandolo, ma trovando un modo di far convivere quella certa persona con il suo male nella società. Tutto è questo si ricollega ad un Nietzsche che rivendica il corpo come soggetto desiderante, trovando la potenza nella sessualità spesso e vedendo con la volontà di potenza l'affermazione della volontà di vita e del desiderio. L'ultima faccia di Nietzsche di cui voglio parlare  è quel Nietzsche anarchico, o almeno visto come tale alcuni, però per esempio si può cominciare a parlare delle somiglianze tra Nietzsche e Stirner, per esempio nel caso di quello che potrebbe essere detto individualismo, così interpretando la volontà di potenza  e quindi la morale aristocratica come morale egoista dove l'Unico afferma sé. Emma Goldmann famosa femminista anarchica per esempio sosteneva che Nietzsche era un anarchico e che in fondo la morale aristocratica è proprio quella dell'anarchico, una morale che non accetta la rinuncia, la morale anarchica del resto ha sempre seguito modelli egoisti come nel caso di Stirner o nel caso di Kropotkin si parla di una vera uscita dalla logica binaria di altruismo e egoismo.


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