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lunedì 30 dicembre 2013

Prove dell'esistenza di Dio in filosofia



Questo argomento trattato in filosofia, non viene di solito preso tra quelli più importanti, anzi di solito quando si sente un filosofo congetturare sull'esistenza o meno di Dio si pensa che stia perdendo tempo, infatti non cambierebbe nulla sapere se esiste o meno, faccio notare che questa è un altra tesi sostenuta in filosofia, cioè per esempio la filosofia dovesse essere rivolta all'aspetto pratico. Questo testo del resto non entra nel merito davvero della discussione dell'utilità o meno della questione sull'esistenza di Dio, ma ricorda che non è mai stato questo il principale problema dei filosofi, la filosofia è molto di più; ad ogni modo questo testo evidentemente sarà scritto seguendo però la critica fatta da Kant stesso, questa critica delle prove dell'esistenza di Dio non risolve il tutto con una negazione della sua esistenza, ma mostra come  la ragione non faccia che sofismi quando ragiona su tale essere necessario. Quindi diciamo anche che il seguente testo, appunto quindi parte già da una impronta che è quella kantiana, il qual filosofo sostiene che  le prove dell'esistenza di Dio siano in qualche modo di tre tipi: cosmologica, ovvero quella che parte dalla relazione causa-effetto scorgendo la necessità di una causa prima, ontologica, quella prova dell'esistenza di Dio che parte dal concetto stesso di Dio e vuole risolvere tutto a priori, infine quella teleologica che vede nell'universo un ordine finalistico che non può non essere opera di un essere intellegibile. Partiamo pure dalla prova ontologica, quando Kant parla della prova ontologica cita quella prova che dice che noi pensiamo tanti esseri,di questi molti sono possibili, perché dalla loro essenza non posso derivare l'esistenza , per esempio se penso alla pantera-tigris so che nella sua essenza non è contenuta l'esistenza e che dire che non esiste almeno mentalmente non sarebbe contraddittorio, la contraddizione si potrebbe produrre solo nel caso fosse un'intuizione empirica a contraddire, per esempio se vedessi una pantera-tigris, poi però io posso pensare anche un essere necessario, uno solo può essere necessario che in quanto tale, dalla sua essenza si ricava l'esistenza, che se non esistesse non sarebbe l'essere necessario. Già Tommaso D'aquino a questa prova aveva detto che se penso qualcosa come un essere necessario, dal fatto che non sia pensabile se non come esistente, pena la contraddizione, ma questo può benissimo  valere solo per la mia ragione e per la mia mente, ho detto così è il concetto di Dio, ma come faccio poi a dire che ciò valga anche oggettivamente nella realtà? non posso affatto. Kant quindi prende la prova ontologica secondo questa accezione, attribuendola anche a Cartesio, cosa che vedremo dopo è sbagliata, perché Cartesio non ha mai parlato di essere necessario. Ad ogni modo Kant sostiene che l'esistenza come tale non è una proprietà delle cose, nulla aggiunge alle cose, dire quell'essere è necessario ed esiste, non dice nulla in più rispetto a quello che già sapevamo dire: " ed esiste" non ci dice nulla di più, se non che quello che diciamo su tale essere è nella realtà, ma questo possiamo saperlo solo se facciamo esperienza di quel tale essere. L'esistenza in effetti per Kant è una posizione, così che secondo questo concetto non si potrebbe veramente  fare il ragionamento che si citava prima. Del resto come dire questa posizione sul fatto che l'esistenza non è una proprietà sarà sostenuta anche da George Edward Moore, ma ancora prima era stata sostenuta proprio da un certo Gassendi contro la prova Cartesiana, infatti diceva lui che l'esistenza non è una proprietà delle cose, ma se mai quella cosa che fa si che qualcosa sia, che se la cosa non esistesse sarebbe un nulla, non avrebbe una proprietà in meno. Ora vediamo altre accezioni della prova ontologica, per esempio la prova dell'esistenza di Dio di Anselmo D'Aosta, anche questa non fa nessun cenno a nessun essere necessario, ma parte dal concetto di Dio come essere di cui non si può pensare nulla di più grande. La prova afferma che se questo essere non esistesse, fosse solo un'idea nella nostra mente, allora ci sarebbe qualcosa di più grande di questo essere, perché qualcosa di reale è più grande di qualcosa che è solo nell'intelletto, ma questo è contraddittorio perché se no non si parlerebbe dell'essere di cui non si può pensare nulla di più grande, dunque tale essere deve esistere per forza. Anche nella prova dell'esistenza di Dio di Cartesio quella ontologica, non si parla affatto di essere necessario, ma di essere che possiede tutte le perfezioni, del quale si dice che se tale essere che possiede tutte le perfezioni non esistesse, allora mancherebbe di una perfezione, perché l'esistenza evidentemente per Cartesio è una perfezione, dunque Dio per essere un essere che possiede tutte le perfezioni deve possedere anche l'esistenza, perciò Dio deve esistere. Kant però come si vedeva già prima sostiene che l'esistenza sia una posizione, ma non che sia una perfezione, l'argomento non sarebbe comunque valido, sarebbe più vero quello che dice Gassendi che sostiene che l'esistenza sarebbe quel qual cosa per cui le perfezioni di Dio potrebbero sussistere. La seconda prova dell'esistenza di Dio è quella cosmologica, quella cioè che sostiene che se poniamo una effetto, noi osserviamo questo effetto e ci domandiamo quale sia la sua causa, così che arriviamo a conoscere questa causa ma non vi è causa che non sia stata già prima effetto e così via; in questo senso, allora ci dovrà essere una causa che non abbia altra causa anteriore, una causa prima. 
A proposito di questo modello di prova si possono citare le cinque vie per arrivare all'esistenza di Dio di Tommaso D'Acquino, che si diceva prima ha rifiutato la prova ontologica, ma propone queste soluzioni di cui le prime hanno molto a che fare con questo secondo modello di prova dell'esistenza di Dio; vediamole dunque:

1 prova a partire dal moto: se qualcosa si muove, deve essere mosso da qualcos'altro, ma questo qualcos'altro deve essere mosso a sui volta altrimenti come può muovere? non si può andare avanti all'infinito anche perché se no i movimenti non avrebbero senso, visto che non ci sarebbe un primo, proprio il primo movimento, ovvero Dio da senso a tutto il moto come qualcosa che muove da sé.

2 prova partendo dalla nozione di causa: questo è proprio quello di cui parlava prima, ovvero che la serie causale presuppone una causa prima che deve coincidere con Dio stesso, per esempio pensateci un po' ai giorni nostri si dice tanto che l'universo sarebbe nato dal Big Bang e che quindi Dio non esiste perché non c'è creatore dell'universo, visto che tutta la creazione si spiega con questo fenomeno, già ma allora se è vero, qual'è la causa del Big Bang? si è causato da solo? come può averlo fatto?  sembra che rimane dunque attuale la posizione di Tommaso che afferma che ci deve essere comunque una causa prima e quella la identifica con Dio medesimo.

3 prova dal possibile e dal necessario: ci sono esseri possibili e esseri necessari, se qualcosa esiste, diventa una specie di necessità che però dipende da qualcos'altro di necessario e così via, ma ci deve essere un primo essere necessario e questo è Dio.

4 prova dai gradi: per esempio partendo da qualcosa come la perfezione o il bene, si scorgerà per necessità sempre un grado maggiore di bene o un grado maggiore di perfezione, del quale non si può pensare nulla di superiore, quindi questo essere sommamente buono e sommamente perfetto è Dio.

5 Prova dal governo del mondo: questa prova in realtà se mai è da mettere sotto quelle definite teleologiche, ovvero che a partire dalla finalità del mondo pensano che vi debba essere un essere intellegibile che sia Dio e che ha dato finalità al mondo.

Questa prova cosmologica subirà diverse critiche molto prima di arrivare a Kant, anche da parte di altri pensatori medievali, per esempio Duns Scoto. Occorre ricordare che questa prova cosmologica ha origini molto più antiche che vanno rintracciate nel pensiero stesso di Aristotele, la dove si sente parlare di causa prima, solo che Scoto obbietta che se si parte da degli effetti naturali, non si può poi risalire nella serie causale e arrivare ad una causa di questi effetti che poi non è più fisica, ma metafisica. Se io parto da una serie causale riferitasi al mondo empirico non spiega poi il passaggio a quello metafisico. Si può anche aggiungere la critica di Cartesio, che dice che dal fatto che non si può pensare una serie causale infinita, non si deriva che essa sia finita, ma solo che il mio intelletto non è sufficientemente perfetto per pensarla. Dunque Cartesio propone una variante di questa prova, dice che se noi partiamo dalla nostra esistenza, che deriviamo facilmente perché se io penso dunque sono, tenendo presente di una particolare concezione del tempo di Cartesio, dovo i presenti passati non causano quelli futuri, ne deriviamo che dalla mi esistenza passata non posso derivare quella futura e interrogandomi ora da dove venga la mia esistenza attuale non posso dire che da Dio come causa prima di una serie di cause attuali, ma non rivolte al passato. Io dico che  penso quindi so che sono, perché posso dubitare di quello che voglio, ma non del fatto che dubito, ma questa mia esistenza da dove mi viene? dal fatto che Richard Rorty era vivo nel 1993, non posso derivarne che è vivo ancora adesso, non c'è diretta connessione tra presenti passati e presenti futuri, così che dall'esistenza passata non derivo quella attuale, dunque la mia esistenza attuale non spiega dal fatto che i miei genitori mi abbiano generato, ma devo spiegarla attraverso una causa attuale, non sono perfetto per darmi l'esistenza da solo, l'esistenza me la può dare solo chi c'è l'ha già, quindi dovrò arrivare a pensare una causa prima che è Dio che abbia da tutta l'eternità avuto l'esistenza. Kant in merito di tutto questo ha detto che dalla serie causale non si può affatto derivare l'esistenza di Dio, visto che la serie causale è una serie dei fenomeni e da questa si vorrebbe ricavare qualcosa che è noumeno, ma ciò non è affatto possibile, la causalità la troviamo tra i principi dell'intelletto a determinare i fenomeni, nulla ha a che fare con i noumeni. Oltretutto Kant è convinto che la prova cosmologica sia una prova ontologica mascherata, perché anch'essa parte dalla nozione di Essere necessario, presuppone questa nozione della quale vuole prova esistenza fuori dall'intelletto. L'ultimo tipo di prova dell'esistenza di Dio analizzato da Kant è quello della prova teleologica, quella cioè che pensa di derivare dall'ordine stesso del mondo l'esistenza stessa di Dio, ma questo dice Kant può essere detto al più dei fenomeni, si può dire che la prova voglia mostrare l'esistenza di un qualche architetto che abbia dato ordine al mondo, il quale non potrebbe essere più di un Demiurgo, ma ad ogni modo ancora una volta secondo Kant anche dietro questa prova si nasconderebbe prima quella cosmologica, perché si parla di una causa finale dell'ordine del mondo e poi c'è di mezzo di nuovo quella ontologica, per quello prima si era detto. Quindi secondo Kant le prove dell'esistenza di Dio sono tutte in realtà riportabili a quella ontologica, tutte fallaci, sofismi della ragione, che però ha sicuramente bisogno di questa idea di Dio come idea regolativa della ragion pura, in quanto insieme totale di ogni cosa Dio come idea ha funzioni positive come spinta unificante di un sistema, come fondamento ultimo, di cui non si niente, nel senso non si può affermare l'esistenza o meno, ma tipo pensare il fatto che il mondo abbia un ordine che ci sia un fine ultimo questo è stato molto utile soprattutto in materie   scientifiche dove si suppone abbia spronato alla ricerca. Le prove dell'esistenza di Dio in filosofia dunque hanno una storia che forse dovrebbe cominciare con Aristotele, ma teniamo presente che per esempio nel medioevo non si trattava di vere prove dell'esistenza di Dio, perché mai la prova sarebbe stata pensata a sorreggere la fede, si crede prima di conoscere e il credere è la condizione del conoscere; solo più avanti probabilmente a partire con Cartesio si cominciano a creare prove dell'esistenza di Dio vere e proprie, con la critica kantiana le prove dell'esistenza di Dio e la sua ricerca subiscono un duro colpo.

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