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domenica 12 gennaio 2014

I° Lezione sulle prove dell'esistenza di Dio ( Hegel)




Immaginate di essere nel 1829, state per entrare nell'università di Berlino, entrate nell'aula, attendete un po' mentre sentite questi studenti che discutono in tedesco, all'improvviso un grande silenzio, è arrivato!. Si muove lentamente avvicinandosi verso la cattedra, mi sono sempre chiesto come fossero davvero le lezioni di Hegel, molte delle sue opere in realtà sono appunti di lezioni, lasciando perdere le sue principali, di cui però anche quelle molte erano testi pensati per condurre lezioni, per esempio L'enciclopedia delle scienze filosofiche. Una volta che ci siamo ambientati un po' possiamo partire con la lezione. Si tratta di un argomento particolare, quello delle prove dell'esistenza di Dio, forse un discorso non molto consono coi tempi, dopo le critiche di Kant e gli sviluppi che il pensiero aveva avuto nel frattempo, ma appunto che trattano in fondo del soggetto vero e proprio della filosofia hegeliana, Dio, forse era quasi inevitabile che sarebbero avvenute queste lezioni prima o poi. Se ci si introduce già nelle lezioni si vede che in fondo che Hegel è molto polemico con il rapporto che intrattiene il pensiero contemporaneo con le prove dell'esistenza di Dio, può darsi che se la prenda con un collega che aveva a Berlino, che tra l'altro non sopportava, per quel ricordo, il quale si chiama Schleiermacher, ma poi ci sarebbero qui da citare altri personaggi quali Jacobi. Per esempio dice che la fede ai suoi tempi ritiene di poter evitare di poggiare su tali ragionamenti, libera da essi e il pensiero invece è rivolto verso altri temi, anzi se mai impegnato a mostrare l'inesistenza di Dio. La fede e la ragione sono due cose diciamo separate nel pensiero a lui contemporaneo, così come appare in Jacobi, oppure per esempio Schleiermacher afferma che l'esistenza di Dio sarebbe data dal nostro sentimento che proviamo per l'infinito, quindi pensa di fare a meno dell'argomento razionale. I tempi invece a cui fa riferimento Hegel sono ben altri, si parla della filosofia medievale la dove la ragione o gli argomenti razionali affiancavano la fede, lo stesso Anselmo di Canterbury, che poi lui cita, diceva che doveva credere per conoscere, ma proprio durante la lezione Hegel dice:

" Il grande teologo Anselmo di Canterbury, del quale dovevamo ricordarci anche in seguito, dice in questo senso se noi siamo ben fermi nella fede allora è negligenza, negligetiae mihi esse videtur, non voler anche conoscere ciò che crediamo" ( Hegel, Lezioni sulle prove dell'esistenza di Dio, Morcelliana, pp. 46 ).


La prova dell'esistenza di Dio per Hegel è quella componente scientifica che affianca la fede, essa come ragionamento ha la forma della logica, ma il suo contenuto è Dio stesso, nel senso del suo oggetto. Ora per Hegel il conflitto tra fede e ragione in realtà è da prendersi come un'inutile contrasto e contraddizione, uno affianca l'altro, infatti dice:

" Ma una tale sfortuna è, se così possiamo dire, fortunatamente la sola forma nella quale dovrebbe trovarsi la relazione di ragione e fede. Al contrario, il rapporto si presenta pacifico nella convinzione che la rivelazione, fede, religione positiva e, dall'altra parte, regione e pensiero in generale non dovrebbero essere in contraddizione e piuttosto potrebbero essere in accordo, che Dio nelle sue opere non dovrebbe né potrebbe contraddirsi, al punto che lo spirito umano nella sua essenza, nella sua ragione pensante, in quanto di divino dobbiamo pensare che abbia originariamente in sé, debba essere contrapposto a ciò che gli è pervenuto per un'illuminazione superiore sulla natura di Dio e la sua relazione con l'uomo." ( Hegel, Lezioni sulle prove dell'esistenza di Dio, Morcelliana, pp. 45)

Dunque fino a qui ho usato il termine fede, in modo del tutto incauto, è meglio dire che secondo Hegel solo nel cristianesimo si può parlare di fede o almeno più che altro in una fede non pagana come può essere in generale una fede monoteistica, perché la fede vuol dire prima di tutto certezza, le religioni pagane sono dette religioni della fantasia, rivolte a rappresentazioni sensibili, ma comunque importanti sopratutto per vedere cosa è rimasto di esse nel cristianesimo. È quindi importante per chi non ne sapesse nulla parlare un po' della questione del rapporto forma/contenuto riferito alla religione, perché in fondo nella filosofia di Hegel la religione primitiva è rappresentata come religione rivolta spesso a qualcosa di estremamente sensibile, come gli animali, pensate alla religione egiziana e a certi culti in india di animali sacri. Segue la religione dove forma e contenuto trovano una perfetta armonia, si tratta della religione greca, con questi dei umani, l'uomo rappresenta per Hegel quello che può essere detto l'ideale, in questa religione si trova realizzato, mentre in ultima analisi troviamo religioni monoteiste, in particolare quella cristiana, dove il contenuto supera la forma e questo lo si vede nella morte di Dio, Gesù che muore in croce e abbandona completamente la dimensione del corpo, arriviamo dunque ad un Dio non più sensibile.
In generale le prove dell'esistenza di Dio rappresentano un modello che attraverso il pensiero permette l'uomo di elevarsi sopra sé.

" E questo senso è che esse implicano l'elevazione dello spirito dell'uomo a Dio e devono esprimerla per il pensiero, così come l'elevazione stessa è un'elevazione del pensiero nel regno del pensiero" ( Hegel, Lezioni sulle prove dell'esistenza di Dio, Morcelliana, pp. 54 )

Bibliografia:

Hegel, G., W., Vorlesungen über die Beweise vom Daseyn Gottes, 1829. Trad. Tassi, Adriano, Lezioni sulle prove dell'esistenza di Dio, Morcelliana, Brescia, 2009. 


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