Cerca nel blog

Choose your language:

domenica 2 febbraio 2014

III° Lezione sulle prove dell'esistenza di Dio ( Hegel)




Siamo ora alla terza lezione, addentrandoci sempre di più nell'argomento, in particolare si sta sviluppando questa introduzione, nella quale prima si contrapponeva il sapere mediato con il sapere immediato, ora invece vediamo un'altra contrapposizione più specifica che è quella tra fede ingenua e fede polemica. La prima definita come salda in se stessa, la seconda come polemica contro la conoscenza, la differenza tra le due, dice Hegel non è da ricercarsi nella forma ma se mai nel contenuto, infatti una fede che si contrappone al conoscere diventa fede senza contenuto e puramente astratta. Questo tipo di fede polemica è stata concepita proprio dal nostro caro Friedrich Heinrich Jacobi, presentato nella lezione precedente. Per esempio se prendiamo l'Enciclopedia delle scienze filosofiche, leggiamo:

"Così di molto frequente si trova opposto il sapere alla fede, mentre, nel tempo stesso, la fede è determinata come sapere immediato, e quindi riconosciuta anche come un sapere. Ben si troverà anche come fatto empirico che ciò che si crede è nella coscienza, che quindi per lo meno di esso si ha notizia; anche, che ciò che si crede è nella coscienza come qualcosa di certo; che, dunque, lo si sa." ( Hegel, Georg, L'enciclopedia delle scienze filosofiche, Laterza, Bari, 2009, pp.78 )

La fede si legge, qui ma del resto lo ribadisce anche durante la lezione, non è un qualcosa che possa contrapporsi al sapere, dato che è essa stessa già sapere, quindi la contrapposizione non sarebbe più tra sapere e fede, ma tra sapere immediato e sapere mediato. Il sapere però, come ci spiega la logica è sempre mediato, nell'immediatezza le cose si danno nei particolari, ma questi per quanto ricchi non sono niente e al massimo ci dicono che la cosa è così, ma la conoscenza è possibile solo con la mediazione. Per capire meglio questo conviene fare riferimento ad un'altra opera di Hegel che è La fenomenologia dello spirito, ci sono dunque tre figure principali, ovvero prima si deve passare dalla certezza sensibile o anche detta percezione, un momento dell'oggetto che si contrappone al soggetto; un secondo momento è dato dall'intelletto che si riconosce nell'oggetto, come qualcuno che lo ha costruito a partire da principi e categorie, quindi qui viene la dipendenza dell'oggetto dal soggetto, il soggetto nell'oggetto trova se stesso; segue infine un ultimo momento caratterizzato dal superamento e la sintesi che è quello della ragione. La conoscenza sensibile ci da l'oggetto nelle sue particolarità, ma queste ci dicono solo che l'oggetto è così e comunque è molto debole, perché tutto muta e si trasforma quello che dico che è vero nell'adesso potrebbe non essere più vero cinque minuti dopo.

" Viene indicato l'adesso: questo adesso. Adesso: ma questo, mentre viene indicato, ha cessato di essere. L'adesso che è diverso da quello che viene indicato, e noi vediamo che l'adesso consiste proprio in ciò: nel non essere già più, nel momento in cui è. L'adesso, per come ci viene indicato, è qualcosa che è stato; e questa è la sua verità: esso non ha la verità dell'essere. È pur vero, peraltro, che esso è stato. Ma ciò che è già stato, di fatto non è un'essenza; esso non è; mentre qui si aveva a che fare con l'essere." ( Hegel, Georg, Fenomenologia dello spirito, Einaudi, Torino, 2008, pp. 75 )

In quest'opera Hegel stesso presenta un esperimento per comprovare quello che si è detto prima, poco importa se è identico, l'importante è capire: mettiamo che ora è mezzanotte e io scriva su un foglietto che è mezzanotte, se adesso leggessi il foglietto in effetti dicendo ciò, avrei ragione, ma se vado a dormire e mi sveglio, quando mi sveglio guardo dalla finestra è c'è il sole che sorge, prendo il foglietto in mano e leggo, a quel punto devo ammettere che quello che leggo sia davvero falso, perché infatti la situazione è mutata. La conoscenza logico intellettiva, rispetto a tale sapere immediato invece cerca di potarci all'universale scappando dal momentaneo. Ora vediamo a questo punto il legame di mediazione collegato alla questione che concerne Dio stesso, qui Hegel dice:

" Dio è attività, libera, in relazione con se stessa, attività che resta in sé. È la determinazione fondamentale nel concetto e anche in ogni rappresentazione di Dio, quella di essere se stesso, quale mediazione di sé con sé. Il prodotto è altro da lui, è il mondo. L'introduzione della categoria della mediazione porterebbe subito con sé che Dio dev'essere mediato dal mondo e tuttavia si potrebbe dire quantomeno con diritto che è solo per mezzo del mondo, per mezzo della creatura, che egli sarebbe creatore." ( Hegel, Lezioni sulle prove dell'esistenza di Dio, Morcelliana, pp. 74 )

La determinazione di Dio come creatore o come Spirito, presuppone un oggetto con il quale Dio stesso si media, nel primo caso si tratta del mondo, nel secondo si tratta invece di Gesù, il figlio di Dio, come appunto insegna il cristianesimo. La fede stessa ha come mediatore un educatore, non è qualcosa che noi abbiamo già in noi, come data, ne ci si può dare nell'immediato, ma queste verità della Chiesa sono state a noi insegnate e continuamente i preti le ripetono nelle messe come mediatori tra fedele e il Testo. L'immediatezza sarebbe un semplice tornare su sé, dunque relazionarsi con sé come dice Hegel, per cui la fede se già si trova in relazione con il suo oggetto non può essere sapere immediato. Aggiungiamo anche, come fa Hegel che la fede pretende certezza , ma questa non per forza coincide con la verità, per esempio Hegel ci fa vedere come ci sono persone in India che venerano le vacche ( animale ben noto a Hegel, soprattutto una certa sua espressione famosa ) oppure i mongoli venerano il Dalai-Lama. Dal punto di vista hegeliano in effetti questa ultima cosa vorrebbe dire dare un rivestimento formale non adeguato al contenuto, Dio viene inteso in una rappresentazione sensibile, qualcosa di materiale e percepibile. La verità e la certezza a questo punto formano un'altra contrapposizione, la certezza immediata non significa verità immediata.

Bibliografia:

Hegel, G., W., Vorlesungen über die Beweise vom Daseyn Gottes, 1829. Trad. Tassi, Adriano, Lezioni sulle prove dell'esistenza di Dio, Morcelliana, Brescia, 2009.

Hegel, G., W., Gesammelte Werke, IX. Phänomenologie des Geiste, Felix Meiner Verlag, Hamburg, 1980. Garelli, Gianluca ( a cura di), Fenomenologia dello spirito, Einaudi, Torino, 2008.

Hegel, G., W., Enzyklopädie der philosophischen Wisdsenschaften im Grundrisse. Croce, Benedetto, L'enciclopedia delle scienze filosofiche, Laterza, Bari, 2009.


altri post correlati:

II° lezione sulle prove dell'esistenza di Dio ( Hegel ) 

IV° lezione sulle prove dell'esistenza di Dio ( Hegel ) 

Un commento a " L'unico argomento possibile ad una dimostrazione dell'esistenza di Dio " ( Kant ) 

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.