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domenica 23 febbraio 2014

VI° Lezione sulle prove dell'esistenza di Dio ( Hegel)



Siamo finalmente fuori da quei discorsi che riguardavano il cuore, critiche a Schleiemacher e altri. In realtà ci stiamo avvicinando alla determinazione delle prove dell'esistenza di Dio, lezione dopo l'altra. Qualcosa in effetti già si dice sulle prove dell'esistenza di Dio in generale:

" (...) così come abbiamo detto che quelle prove significano comprendere con il pensiero l'elevazione dello spirito a Dio". ( Hegel, Lezioni sulle prove dell'esistenza di Dio, Morcelliana, pp. 105 )

La storia più o meno, come lo si vedrà anche più avanti, è così: Dio ha creato il mondo, ma questo non è mai la fine, si deve pensare un movimento che dal mondo torni a Dio, questo tornare a Dio può avvenire attraverso la religione, la prova diventa comprensione di tutto questo fatto. L'esposizione che qui si fa delle prove dell'esistenza di Dio non è di tipo storico, ci avvisa Hegel, perché in fondo lo storico si interessa di altre cose, come per esempio appunto il contesto, racconterà tutto quello che vuole sulla vita dei protagonisti delle prove, ma alla fine ignorerà le prove stesse. Qui invece ci interessano queste prove per quello che sono, nel loro ragionamento, nel loro modo di portarci all'esistenza di Dio per vie del tutto diverse. C'è però una cosa da smentire, come spiega Hegel, ovvero che esse siano " ex consensu getium ", come se tutti i popoli avessero elevato il loro spirito a concepire Dio, infatti secondo Hegel ci sono popoli dell'America in cui ciò non è successo. Questo è un tema già stato discusso, per esempio nelle famose seconde obiezioni fatte a Cartesio alle Meditazioni metafisiche. infatti gli avevano detto certi teologi:

" Ora, che questa idea proceda da queste nozioni anticipate, appare, sembra, assai chiaramente dal fatto che i Canadesi, gli Uroni e gli altri selvaggi non hanno in sé tale idea, che voi potete anche formare dalla conoscenza che avete delle cose corporee;" ( Descartes, René, Meditazioni metafisiche, Laterza, Bari, 2009, pp. 118 - 119 )

Cartesio aveva risposto:

" Quanto a quelli che negano di avere in sé l'idea di Dio, e che, in luogo d'essa, foggiano un qualche idolo, ecc..., quelli, dico, negano il nome e concedono la cosa. Poiché, certamente, io non penso che questa idea sia della stessa natura delle immagini delle cose materiali dipinte dalla fantasia; ma, al contrario, credo che essa non possa essere concepita che dal solo intelletto, e che di fatto non sia altro che ciò che questo ce ne fa conoscere, sia con l'apprensione, sia col giudizio, sia con raziocinio." ( Descartes, René, Meditazioni metafisiche, Laterza, Bari, 2009, pp. 131 )

Questa risposta in primo luogo voleva dire che chiunque dicesse: " si Cartesio, davvero, lo so che non ci credi, ma non ce l'ho proprio questa tua idea di Dio ", ecco questa persona finisce per negare solo un nome, ma sa perfettamente che cosa si intende per "idea di Dio", altrimenti non potrebbe comprendere la domanda e rispondere che non la possiede, tale comprensione però significa anche appunto che in realtà lui ha davvero l'idea di Dio. Hegel come si vede su questa questione, il problema appunto cristiano nei confronti di persone indigene dell'America, delle quali ci si chiedeva forse: " ma come Dio si è incarnato e rivelato a noi e loro non si sono accorti di nulla, non sanno nulla, per giunta non hanno alcuna idea di Dio?", non è dello stesso avviso. Vediamo di fare delle distinzioni, una cosa è  der Got ( Dio ), un'altra è der Götze ( idolo ), intanto perché di Dio c'è ne uno solo, mentre di idoli ce ne possono essere tanti e quella nei confronti degli idoli secondo Hegel è solo superstizione. Secondo Hegel lo spirito ha compiuto delle tappe nella religione, questi popoli sono rimasti ancora indietro e ancora venerano idoli, cosa che noi facevamo molto tempo fa, ma anche abbiamo per fortuna superato. Tuttavia, dice Hegel, molto meglio uno che si mette a venerare idoli, piuttosto di uno ateo, che non crede nemmeno in un Dio, quindi è meglio una cattiva religione piuttosto che nessuna religione. La prova a questo punto come puro pensiero diventa anche un modo per staccarsi dalla mera immagine, questa elevazione a Dio significa anche un distaccarsi dalla mera rappresentazione sensibile, che invece è più propria dell'idolo, una rappresentazione del tutto non adeguata ad un contenuto infinito.

Bibliografia:

Descartes, René, Meditaziones de prima Philosophia. In qua Dei existentia et animae immortalitas demonstrantur, 1641. Trad. Tilgher, Adriano,  Meditazioni metafisiche, Laterza, Bari, 2009.

Hegel, G., W., Vorlesungen über die Beweise vom Daseyn Gottes, 1829. Trad. Tassi, Adriano, Lezioni sulle prove dell'esistenza di Dio, Morcelliana, Brescia, 2009.


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2 commenti:

  1. " Ancora venerano idoli cosa noi facevamo molto tempo fan ma che abbiamo per fortuna superato.". Cosa abbiamo superato, di grazia, dal momento che fanno accorrere masse di persone davanti a statuette di gesso con corollario di stelline accese? Meglio un ateo convinto di questa chiesa che non ha mai abbassato la seracinesca sui suoi profitti scandalosi.

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    1. In effetti nemmeno io amo molto la chiesa; quello che ho scritto l'ho scritto riferendomi alle tre fasi o tre tappe che presenta Hegel nella religione, dicendo che stando a quello che dice Hegel noi siamo nella terza fase, dove la divinità non ha più rappresentazione sensibile, al contrario di questi nativi dell'America che venerano idoli ( prima fase ); è chiaro che in realtà in questo sistema Hegel non ha tenuto conto di tutto quello che è rimasto nel cristianesimo del culto dell'idolo, il quale si vede benissimo per esempio nel culto dei santi e altro ancora....

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