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sabato 1 marzo 2014

David Hume



Daivid Hume, filosofo scozzese, nasce ad Edimburgo nel 1711, da una famiglia di magistrati. Ha studiato quindi materie giuridiche, ma si interesserà appunto di filosofia. All'età di 23 anni andrà in Francia, là scriverà la sua famosa opera Trattato sulla natura umana, che per sua sfortuna non ebbe molto successo all'inizio. Non riuscì a diventare professore ad Edimburgo, in compenso è stato segretario e consulente politico sia a Vienna che a Torino, in compenso più avanti diventerà bibliotecario all'università di Edimburgo. Ha scritto anche: Ricerca sull'intelletto umano ( 1748 ) , saggi morali e politici ( 1741 ), Dialoghi sulla religione naturale ( 1761 ). Morirà nel 1776.

La sua filosofia è molto più psicologia, nel senso evidentemente non esisteva ancora questa disciplina come autonoma, ma certamente lui era molto interessato a studiare come funzionasse l'essere umano, non solo nel suo comportamento etico, ma anche appunto per quel che riguarda la conoscenza e tutto il resto. IL punto quindi è cercare di capire com'è che l'uomo arriva a pensare certe cose, come è strutturato perché possa per esempio pensare la causalità, l'identità perché possa conoscere il mondo, non è che poi abbia tanto importanza che debbano esserci davvero causalità e identità, diciamo che quello che conta è capire cosa porta l'uomo a pensarle. Hume è possiamo definirlo un empirista, illuminista scozzese; illuminista a parte per la sua filosofia, ma anche per i contatti che ha avuto con certi filosofi francesi dell'illuminismo come Rousseau, mentre invece è empirista in quanto influenzato dalla cultura inglese già empirista, sopratutto da Bacone e Locke dei quali non condivide tutto, ma quello che per lui è certo è che tutto parte dall'esperienza quella è la base di ogni conoscenza. L'esperienza non è che un'insieme di impressioni, al di là di esse non vi è nulla, non ci sono sostanze, infatti se io prendo un oggetto ve colgo tutte le sue qualità senza dover aggiungere la sostanza, sempre ho di fronte queste qualità, della sostanza non ci sono prove, è  solo supposta. L'impressione è diversa dall'idea, l'impressione in effetti è il dato sensibile, è sempre più vivida dell'idea, quest'ultima potrebbe essere il semplice ricordo di una cosa vista, del resto le idee sono individuali, non ci sono mai idee generali delle cose, non abbiamo un'idea di gatto, ma solo possiamo pensare ad un gatto specifico, questo presuppone che Hume fa coincidere le idee con delle immagini. Però Hume si interessa molto di come funziona la mente umana, tenete presente Hume quando parla di mente umana non intende un in sé o un cogito, vuole solo intendere luogo di percezioni e idee, infatti si interessa di come queste idee vengano collegate dall'uomo, le associazioni di solito avvengono con i seguenti meccanismi: rassomiglianza, contiguità nello spazio e nel tempo, causalità. Il punto è che queste associazioni sono date dall'abitudine, così funziona l'uomo. Per esempio prendiamo due casi: uno la rassomiglianza e poi quello della causalità. Nel caso della rassomiglianza, come facciamo a dire che la chitarra che abbiamo suonato ieri è la stessa che stiamo suonando oggi? noi abbiamo delle impressioni che sono simili, dunque attraverso la rassomiglianza connettiamo idee diverse e impressioni, ovvero io prendo il ricordo della chitarra che suonavo ieri, noto le somiglianze con quella che ho davanti, quindi il collegamento è immediato, da qui nasce l'identità. In questo caso io mi formo l'idea una identità della mia chitarra, ma questa identità nasce solo dalla somiglianza tra impressioni, in realtà non ci sono prove vere che ci sia tale identità, anche perché le cose cambiano tutti i giorni e quindi non sono mai le stesse. Per quanto riguarda la causalità, anche li è sempre abitudine, io vedo che quando una palla si avvicina ad una altra, se la urta, produrrà il movimento della seconda palla, così ogni volta che ricapita questo caso io so cosa succederà o almeno lo dico per abitudine, perché è sempre andato così. IL genitore dice al figlio di non giocare a palla in casa, perché se no n potrebbe rompere qualcosa, il figlio potrebbe chiedersi se suo padre sia per caso un veggente, suo padre gli dirà che ha già visto e avuto esperienza della cosa, magari anche lui da piccolo giocava a palla in casa e quindi conosce il risultato di quell'azione, dunque per abitudine dice che le cose andranno in un certo modo, che potrebbe rompere qualcosa. Quello che sta facendo Hume è far cadere le categorie di universalità e necessità, categorie care alla scienza. Non posso derivare da una causa il suo effetto perché non c'è connessione necessaria, infatti le leggi della fisica potrebbero cambiare e per Hume non possa dare per certo che tra cinque minuti mi metterò a volare per aria e le sedie impazzite iniziano ad esplodere, sembra un'esagerazione, ma in effetti quando non si può avere più leggi necessarie tutto diventa probabile. Esistono infatti due tipi si giudizio per Hume, che sono quelli che userà Kant, che poi criticherà Quine e sono il giudizio sintetico e quello analitico, il primo lo troviamo nei giudizi matematici e geometrici, il secondo invece riguarda la fisica e altre scienze empiriche.   Nel primo caso dei giudizi analitici, si può fare il seguente esempio: che un triangolo rettangolo inscritto in un semi cerchio ha l'ipotenusa che coincide con il diametro del semi cerchio, c'è sempre un soggetto e un predicato, solo che in questo caso il predicato è contenuto già nel soggetto. In questo caso appunto il predicato è già implicito e non si produce nessuna conoscenza nuova, mentre per quanto riguarda i giudizi sintetici si può fare questo esempio: " il sole sorgerà domani", ma anche la legge di Newton è un giudizio analitico, solo che appunto queste cose che esprimono possono anche essere dette vere previsioni, ma appunto riguardano il probabile e non certo il sicuro, dato che esso compete solo ai giudizi analitici. Da qui si vede che la filosofia studia l'umano nelle sue strutture, noi abbiamo appena specificato poi due tipi di giudizi che concernono la scienza e non solo, ma la religione che posto ha? Hume dice che tutte le prove dell'esistenza di Dio sono false, per i seguenti motivi:

- la prova teleologica è falsa perché si può solo fondare su una analogia e non su una vera congettura, l'analogia sola ci permette di pensare un ordinatore dell'universo.

- la prova cosmologica è falsa, è chiaro perché se non c'è una causalità necessaria, le connessioni causali vengono dall'abitudine, allora non si può dedurre nessuna causa finale.


- la prova ontologica è falsa, perché anzitutto tutti le idee sono derivati da impressioni, quindi non c'è idea di Dio, oltretutto il giudizio " Dio esiste", si pretende che sia analitico, ma se lo fosse riguarderebbe solo una connessione di idee, ovvero dimostrare che un'idea è contenuta in un'altra, che l'esistenza è nell'idea di Dio, ma anche fosse cosa ci dice che le cose siano anche nella realtà così? se invece quel giudizio lo si prende come sintetico, allora sarebbe solo probabile e non certo, oltretutto Dio non è mai stato oggetto di esperienza, se alcuni dicono di averlo visto, ma noi non possiamo credergli perché non ci potranno mai fornire prove oggettive.

Il punto per Hume è sempre lo stesso: cosa nella struttura dell'uomo lo ha portato verso la religione? questo qualcosa è il timore, in particolare è la paura, quella che prova l'uomo perché la natura è molto più potente di lui. La religione ha sempre voluto infilarsi nella vita morale dell'uomo, ma per Hume essa dovrebbe essere del tutto distinta da essa, la religione fa promesse e parla di punizioni, ma possiamo fondare l'altruismo e la morale su premi e punizioni? ovvero per esempio qualcuno che si comportasse bene, solo perché vuole andare in paradiso, oppure perché ha paura delle pene dell'inferno. La morale in realtà secondo Hume è tutta fondata sul sentimento, come qualcosa di del tutto autonomo dalla ragione, ci sono sentimenti morali, i sentimenti in generali vanno valutati in base alla loro utilità nella società. In ogni caso Hume crede che ci sia una simpatia tra gli uomini, nel senso che l'uomo naturalmente abbia la capacità di immedesimarsi nell'altro, di partecipare delle sue emozioni. In effetti all'epoca circolava nell'Inghilterra e in Scozia modelli di morale del sentimento. Questa filosofia della morale si collega poi con una filosofia politica, nella quale appunto Stato dipende soprattutto dal fatto che gli uomini hanno un interesse comune che condividono, perché appunto l'uomo non è un lupo naturale per gli altri uomini, ma invece appunto attraverso la simpatia condivide con gli altri, può riconoscersi negli altri. Ora secondo Hume il popolo ha un potere, ma non tutti gli Stati sono nati dal popolo; c'è un principio di obbedienza allo Stato, questo dipende dal fatto che se nessuno obbedisse lo Stato non funzionerebbe, infatti il Sistema funziona solo se c'è qualcuno che collabora con esso e Hume dice che l'uomo farebbe bene a non obbedire nel caso in cui lo Stato dovesse violare la libertà dei suoi cittadini ( pensate alle leggi che fanno in questi anni in Turchia per limitare la libertà su internet, probabilmente Hume potrebbe si schiererebbe con i manifestanti di Istambul).

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