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mercoledì 2 aprile 2014

lezione I: introduzione alla questione



Ho deciso di scrivere queste lezioni, perché da tempo volevo parlare di una mia concezione della storia della filosofia occidentale. Si tratta in realtà in questo testo, più che altro di spiegare quello che è il fenomeno della fine dell'originario, in quanto questo prima era il nostro sé, il domandato del chi sono io, era il da dove veniamo che poi era lo stesso del verso dove andiamo, perché l'originario è lo stesso della fine, in quanto la compiutezza è ciò che si finisce e si chiude, in primo luogo ciò che realizza se stesso passando da altro. Quindi l'originario è Uno, è Io, è Verità, è Totalità, probabilmente altre cose, di certo è ciò che si pensa come termine di una logica che si costruisce partendo da un dato e che cerca sempre ciò trova all'origine del dato stesso, come appunto ovviamente accade nella relazione tra causa ed effetto, dove l'effetto è il dato e la causa l'originario.
Quindi partendo da queste cose, da un lato sembra di fare storia del nichilismo, ma ci renderemo conto che non è solo quello, molte altre correnti investono l'argomento. Perché l'originario? perché è quello che sta all'origine, quindi il primo, ciò che spiega il dato. Per questo l'idea è di guardare dietro alle cose, questo è il movimento, se il mondo è stato pensato dagli antichi come velo di Maya o come illusione per esempio, è anche per questo in effetti, se ci pensiamo bene, perché io vedo un dato che è il mondo, ma poi mi chiedo quale sia l'originario, che non posso pensare il mondo come originario in sé, perché non si sostiene da solo, allora o il mondo lo si pensa come totalità autoponente, altrimenti si deve pensare che vi sia qualcosa dietro. Il passaggio a pensare che ciò che sta dietro le quinte sia la realtà rispetto all'apparenza del mondo è quasi scontato. Si colloca come nei quadri di Magritte dove le quinte sono palco scenico e il palco scenico quinte, così ciò che sembra chiudere apre. Se il mondo era il palcoscenico, in realtà è solo le quinte, il velo di Maya sono proprio come le tende del teatro che tolte ci permettono di vedere il vero palcoscenico e chi lo sa magari dei veri attori, già i veri attori, chi siamo noi? siamo quello che pensiamo o anche quelle sono solo delle quinte?. Chi sono? è una domanda su un originario, ovvero qual'è originario dei miei vissuti? questa è la domanda, si io vivo, lo so, ma chi vive, a chi devo riportare i miei vissuti?. Da dove vengo? ovvero da dove ho avuto origine, quindi l'originario di me e di tutte le cose. Verso dove vado? se prendo atto che questa domanda ha la stessa risposta di quella venuta prima, perché appunto il greco diceva che la perfezione era nel cerchio, allora la compiutezza è sempre quel tornare alla fine all'origine, perché non è tanto un tornare ma semplicemente un chiudersi del cerchio, così che il compiuto appunto è il finito, ma un finito che che è tale solo per la sua completezza e  non è affatto finito ma infinito nel suo potere. Se si guarda alla filosofia del passato si possono vedere un po' di cose diverse, nella filosofia in Grecia si possono spiegare queste cose, con filosofi come Platone, però ci sono già pensieri che vanno in altra direzione. Io credo che la filosofia abbia preso passo dopo passo un'altra piega forse nel senso più evidente nella fine dell'800', in quel caso quelle tre domande vengono del tutto raggirate eliminando problema dell'originario, perché non esiste questo originario per queste filosofie. Non ha più senso poi chiedersi chi siamo perché non c'è più Io, almeno come originaria unità, non ha senso chiedersi da dove veniamo, forse non veniamo nemmeno, forse l'universo è sempre stato, ma sopratutto la serie potrebbe anche essere infinita, perché si può dimostrare che non si deve presupporre un originario per forza alla base della serie; e per ultimo non andiamo da nessuna parte, il senso è morto e non c'è una meta, c'è un caos di persone che hanno i loro percorsi e così via. Quindi diciamo pure che la concezione stessa dell'originario pone una coppia originario e originato, andare oltre la concezione dell'originario vuol dire superare queste coppie di opposti, dove praticamente vediamo appunto il modello riprodotto, solo che appunto applicato a dei casi particolari. Vediamo un po' di queste opposizioni, per esempio una è quella tra mondo reale e mondo illusorio, dove il primo sarebbe originario rispetto al secondo, oppure la questione che riguarda la causa e l'effetto, il primo produce il secondo, non lo contiene, ma segue una legge da cui consegue il secondo, rispetto al quale la causa è l'originario suo. Questi erano solo degli esempi, si potrebbe anche parlare della questione uno - molteplice, tutto - parti, o anche soggettivo - oggettivo. Il punto è andare oltre originario se si vuole superarlo, ma quindi per questo si deve superare queste opposizioni. Il compito appunto di questo discorso che si comincia a vedere in questo momento, è quello che appunto si è detto, cioè di mostrare da un lato la filosofia dell'originario prima, poi come questa sia stata superata e poi come si possa attuare un altro passaggio ad una filosofia che continua a interrogarsi sulle origini, ma in un altro modo, perché l'iniziale passando nel suo stesso opposto, non è più lo stesso dell'iniziale, ma è il compiuto della totalità originaria e ne è la sua realizzazione. Quindi schematizzando, in realtà il punto è delineare le filosofie che si interrogavano sull'origine o l'originario delle cose, che può anche essere l'originale, ma appunto porre questo solo come mero inizio per arrivare alla caduta e al rovesciamento. Quindi i punti che ci devono interessare prima di tutto sono i modi stessi in cui si sono presentate le filosofie dell'originario, perché esse hanno comunque diverse declinazioni e posizioni, da che poi si comprende la loro produzione. Come si diceva appunto la ricerca dell'inizio,   in realtà è parte dell'uomo nel suo profondo, quasi fosse la testimonianza di un lato metafisico dell'umanità, il fatto stesso che essa riesca a elevarsi a dei problemi che sono molto alti e che prima di tutto vengono da un disagio vero e proprio, prima risolto in un certo modo, ma poi con l'esistenzialismo si sono trovate delle strade molto diverse, il 900' ha trovato altre strade mettendo in altra maniera i problemi. Quindi tre questioni principali sono quella dell'Io, poi quella della Totalità e quello del Senso, che sono però rispettivamente riferiti alle domande: chi siamo?, da dove veniamo? e verso dove andiamo?. Un'altra questione sarà poi vedere appunto le varie coppie: realtà/ illusione, causa/effetto, soggetto/oggetto, uno/molteplice, tutto/parti. Solo con il superamento di queste in una alternativa che non ha più coppia, ma un solo, può permettere una filosofia che a questo punto non chiede più originario, perché risolve in una maniera diversa. Il punto è se io pongo una domanda, posso rispondere trovando una serie risposte che almeno si possano dare possibili, in quanto non contengano già contraddizioni, poi queste saranno verificate dall'esperienza o da altri mezzi, però invece di rispondere alla domanda, anzi si dovrebbe farlo prima, la domanda dovrebbe essere verificata perché non contenga dei presupposti errati, per esempio proprio la domanda: chi sono?, ha tanti presupposti, che alla fine non possono che essere questi:

- che io sono.

- che il mio io deve essere secondo una modalità, quindi c'è un corrispondente, che non è e basta, ma ha anche delle proprietà e caratteristiche, se no sarebbe un indeterminato e probabilmente non sarebbe.

- che si debba dare un originario di me stesso.

- che sia utile porsi questa domanda e che possa avere un fine ( questa presupposizione si ha semplicemente nel mio porla ).

Non tutto quello che si è detto prima lo si può dare come dato, se ci fossero degli errori, si deve tornare a domande anteriori o in altro caso se mai, nel caso lo si ritenesse necessario, cambiare la domanda, ripensarla. Così un grande cambiamento può darsi per lo più da un ripensare i problemi, cambiano le domande ancora prima di cambiare le risposte. Detto tutto ciò potremmo più facilmente addentraci nel primo passaggio che è quello di mostrare per primo passaggio una differenza tra filosofie sull'originario, passando poi a porre dei problemi su queste.


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