Cerca nel blog

Choose your language:

sabato 5 aprile 2014

XI° Lezione sulle prove dell'esistenza di Dio ( Hegel)

 


Siamo giunti, come del resto si poteva dire che era chiaro, a quella che è in effetti la prova cosmologica, questa parte dalla consapevolezza che l'accidentale in quanto tale è certo singolo, ma la sua singolarità non è qualcosa che possa porsi da sé. In quanto non auto-ponente l'accidentale è dipendente. Il discorso ricorda molto quello che faceva Cartesio quando parlava della realtà e del grado che si può avere di essa, infatti si dice più reale una cosa rispetto ad un'altra perché questa ha un grado d'indipendenza maggiore da un'altra, per esempio la proprietà dipende dalla sostanza, la sostanza dipende da Dio e Dio non dipende da nessuno, quindi ha il sommo grado di realtà. Così l'accidentale non viene dal nulla, nemmeno può porsi da sé, quindi è contingente, perché ogni cosa è effetto di un'altra, ma questa altra che è causa deve essere effetto di un'altra causa e così via. Questo processo in realtà presuppone che vi sia un necessario. La necessità si da come causa prima, come causa che veramente non è più contingente ed è in grado di porsi da sé, quindi per sé nel senso cartesiano. Così troviamo scritto sull'accidentale e sulla necessità:

" In base a questa determinazione, poniamo l'accidentalità di una cosa nella sua singolarizzazione, nella mancanza della completa connessione con altro. Questo è l'uno." ( Hegel, Lezioni sulle prove dell'esistenza di Dio, Morcelliana, pp. 170 )

" Nella necessità soltanto troviamo piuttosto l'autonomia di una cosa. Ciò che è necessario, deve essere e il suo dover essere esprime la sua autonomia, al punto che il necessario è perché è. Questo è l'altro." ( Hegel, Lezioni sulle prove dell'esistenza di Dio, Morcelliana, pp. 170 )

L'uno è la posizione, è il posto, mentre l'altro è contrapposto, in questo caso abbiamo due termini che entrano in una dialettica sua propria, che sono appunto quello dell'accidentalità e quello della necessità, l'andersein, nel senso dell'essere altro, non è niente meno che il passare, il diventare altro. Solo che appunto in realtà poi in questa lezione la discussione che si sposta da una macrovisione a una microvisione, dove in effetti si va a vedere quella che è l'apparente contraddizione nella necessità stessa. Sarà un tema che sarà ancora ben affrontato anche dopo; qui tanto che ci siamo cominciamo a dire che ci sono come due aspetti della necessità l'uno è la necessità in sé stessa, l'altro è la necessità in quanto dipende dal contingente, perché in effetti si pone da un lato questa necessità che si può concepire come sé stessa, quindi singola e soprattutto autonoma, dall'altro invece ci troviamo di fronte ad una necessità che è solo perché prima è posto l'accidentale e poi quasi per conseguenza il necessario, tanto è che si potrebbe dire: poiché l'accidentale e quindi il contingente, allora il necessario, un classico argomento che Hegel spiegherà come sbagliato. Queste due parti si mediano, il mediarsi prima di tutto presuppone quel passaggio all'altro, andare oltre la contrapposizione e diventare l'opposto, cosa che spiegherò ancora molto meglio quando parlerò di Eraclito, ma questa mediazione è solo apparentemente mediazione con altro, ma mediazione con sé, dove si trova l'unità della necessità e quindi cade la contrapposizione, diventa unione di in sé e per sé.

Bibliografia:

Hegel, G., W., Vorlesungen über die Beweise vom Daseyn Gottes, 1829. Trad. Tassi, Adriano, Lezioni sulle prove dell'esistenza di Dio, Morcelliana, Brescia, 2009.

altri post correlati:



Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.