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domenica 6 aprile 2014

XII° Lezione sulle prove dell'esistenza di Dio ( Hegel)



Ritorniamo sulla questione che si diceva appunto, ovvero la relazione che troviamo tra accidentale e necessità. Della necessità si diceva che essa è assoluta, quindi vuol dire in primo luogo che non può avere altra determinazione, niente sopra sé, mentre invece l'accidentale invece è un possibile che però in più ha l'esistenza e questa in effetti è un elemento di differenziazione tra i due. Hegel da quest'ultima cosa detta, si comprende che Hegel considera l'esistenza come una proprietà, quindi come qualcosa di effettivo delle cose, tolto la quale il resto potrebbe benissimo reggersi, ma la cosa perde un suo elemento fondamentale. Il punto sta qui il possibile di una cosa, è quella cosa come dire in potenza, mentre quando si dice che qualcosa esiste, vuol dire che essa è nei fatti. Solo che in effetti qualcuno prima di Hegel aveva detto che l'esistenza era solo una posizione, ovvero Kant; il dibattito sulla questione ricorda quello tra Cartesio e Gassendi, il primo sosteneva che l'esistenza era una proprietà, elemento fondamentale per la sua prova dell'esistenza di Dio a priori, mentre l'altro diceva se le cose non esistono non hanno proprietà in meno, se mai non sono affatto, perché l'esistenza è condizione per la sussistenza di certe proprietà nelle cose. Questo dibattito in realtà intacca completamente la questione sulle prove dell'esistenza di Dio, perché se l'esistenza non è una proprietà delle prove cadrebbero di colpo, sopratutto quella ontologiche; oltretutto se facciamo due conti Kant sostiene in fondo che tutte le prove dell'esistenza di Dio sono in qualche modo riassumibili in quella ontologica, ma comunque noi sappiamo che Hegel a differenza di Kant afferma che l'esistenza sia una proprietà delle cose. Questa posizione come si è visto apre una concezione particolare delle cose, ma tornando alla questione sulla necessità e l'accidentale, Hegel fa notare come si parli di necessità anche nel mondo greco, in quel caso si parla di destino a cui tutte le cose sono sottomesse, tutti gli eventi seguono il corso del destino, questa forza è assoluta ed è in effetti il sostegno di tutto il contingente e della serie causale anche. Il punto è che in effetti i popoli antichi non conoscevano la libertà, ma appunto credevano nel destino, il cristianesimo per esempio ha cominciato a portare l'idea del libero arbitrio, ma molto più avanti e di idee di libertà sono nate mano a mano, ma qui appunto nel discorso di prima si vede quello che si potrebbe definire come una serie necessaria, quasi come il destino greco, allora dove finisce la libertà? Ecco qui da quello che si legge Hegel sembra quasi riprendere un po' l'idea kantiana, ovvero il fatto che esista una realtà esterna, in una serie fenomenica di causa ed effetto, ma che poi esista un mondo interiore, la dove noi troviamo la nostra libertà.

" La libertà è il risultato della meditazione attraverso la negazione delle finitezze, come l'essere astratto, l'appagamento è la vuota relazione con se stesso, la solitudine senza contenuto dell'autocoscienza con sé." ( Hegel, Lezioni sulle prove dell'esistenza di Dio, Morcelliana, pp. 181 )

Dice Hegel che la contraddizione genera infelicità, in effetti vediamo due realtà contrapposte, di cui la seconda appunto è questo interiore, qui si dice solitudine, perché è questa libertà che si scopre solo nella relazione con sé, quindi prendendo consapevolezza di questo spazio proprio.

Importante è a mio avviso segnalare anche queste parole di Hegel:

" La connessione che la costituisce, del suo altro con altro, è però alla fin fine priva di sostegno. La necessità assoluta piega un tale rapporto con altro a un rapporto con se stessa, ed esprime dunque l'interiore coincidenza con se stessa. Lo spirito si eleva dunque dall'accidentalità e dalla necessità esteriore poiché questi pensieri sono in esse e in sé insufficienti e insoddisfacenti. Esso trova appagamento nel pensiero della necessità assoluta, perché questa è la pace con se stesso. Il suo risultato, ma in quanto risultato è: è così, del tutto necessariamente." ( Hegel, Lezioni sulle prove dell'esistenza di Dio, Morcelliana, pp. 177 )

Ci stiamo avvicinando a quella che è la forma mentis del ragionamento della prova cosmologica secondo Hegel e quella che poi è la sua critica, cioè che in fondo l'accidentale è parvenza rispetto alla necessità che è la realtà, l'unica cosa reale, quella forma mentis dunque verrà in qualche modo rovesciata.


Bibliografia:

Hegel, G., W., Vorlesungen über die Beweise vom Daseyn Gottes, 1829. Trad. Tassi, Adriano, Lezioni sulle prove dell'esistenza di Dio, Morcelliana, Brescia, 2009. 


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