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sabato 19 aprile 2014

XIV° Lezione sulle prove dell'esistenza di Dio ( Hegel)



Si era conclusa l'ultima lezione su questa questione aperta sul passaggio dal finito all'infinito, noi pensiamo che non si debba dare perché pensiamo le due cose come del tutto differenti, quindi come contrapposte, però una cosa è la contrapposizione finita, un'altra è quella assoluta e il non darsi del passaggio implicherebbe una contrapposizione assoluta. Se vogliamo capire Hegel non serve tanto buttarsi sulle introduzioni a questo filosofo, quanto se mai cercare di capire Eraclito, perché la teoria hegeliana si fonda su quella, perciò da questa si spiega la dialettica nei suoi tre passaggi. Vediamo quindi le tre figure che caratterizzano la filosofia di Eraclito:

1 il polemos: ogni cosa è perché non è altro, l'uno non è altro ed è uno prima di tutto per il non essere e contrapporsi all'altro. Il giorno non è la notte, l'acqua non è fuoco e altro ancora, ma appunto la guerra è quel fuoco che prima di tutto è la fiamma dello scontro, il fuoco della guerra, della contrapposizione che genera identità. Abbiamo identità solo di fronte al nostro nemico, così come le cose hanno identità rispetto all'opposto. Si può pensare un sistema duale estendendolo a una contrapposizione eterna e quindi questo è quello che compare nelle religioni come nel caso del manicheismo, citato da Hegel, o ancora lo Zoroastrismo per certi versi; ma appunto questa è la contrapposizione assoluta, come l'eterno conflitto tra bene e male, dove il bene prende identità come il nemico del male e viceversa.

2 il divenire altro: questo è il passaggio dove l'uno diviene il suo negativo che è l'altro. Noi dobbiamo diventare il nostro opposto, diventare il nostro nemico, essere ciò che si contrapponeva a noi, il giorno deve diventare notte, così come la vita morte e i sazi affamati. Tutte le cose divengono, tutto si muove, le cose hanno questo divenire l'opposto, il totalmente altro rispetto a loro e qui si trova questo finito che dovrebbe passare nell'infinito. Di più Eraclito dice che tutte le cose si muovono ma il movimento non si muove, perché esso è il principio sempre uguale che non muta, se  muovo una gamba magari da tesa passerà al suo contrario, che è contratta, ma si muove solo la gamba e non il movimento, perché tutti gli eventi sono nell'unico evento dell'esserci del divenire, dove stanno le cose che si muovono.

3 l'unità dei contrari: Eraclito insegna anche che la strada all'in sù e quella all'in giù sono la stessa, perché sono una strada sola, finisce che le cose sono aspetti di una sola, perché il dì e la notte sono aspetti e parti della giornata; Eraclito parla di un Dio nei quali tutti gli opposti coincidono e parla anche di una sola ragione degli eventi, che vuol dire che al di là delle parti svolte dall'uno e dall'altro, che appunto hanno ragioni diverse in realtà c'è sempre questa unità, un unico senso al di là dei singoli.

In Hegel si trovano:

1 la posizione: il porre potrebbe essere detto anche definire, è quando la cosa da sé stessa, ma appunto in questo momento noi con il nostro intelletto, il cui compito è classificare, cogliamo le cose seguendo l'identità e la differenza, così la realtà è semplicemente ritagliata e se ne studiano le contrapposizioni e le differenze. La guerra, dice Hegel, è un fatto morale, da un punto di vista storico rappresenta lo stesso del polemos, nonché segue anche le logiche della dialettica servo/padrone, ma appunto questa nel suo prima momento è una semplice contrapposizione.

2 la controposizione: è l'andersein, il divenire altro, il diventare il contrario, il puro negativo. Questo  appunto può essere colto solo dall'intelletto.

3 la sintesi: qui le contraddizioni sono superate, ma la ricchezza del reale non è persa, dunque la posizione e la controposizione non sono annullate. Questo è il superamento o Aufhebung. Anche la ragione di cui si parlava prima c'è in Hegel, sarebbe appunto quella che lui chiama l'astuzia della ragione.

Il punto è che pensare che il finito sia contrapposto all'infinito e che non si possa dare il passaggio, vorrebbe dire pensare che il finito sia un assoluto, il che è impossibile, perché appunto si diceva che un tipo di contrapposizione del genere faceva sì che si desse come assoluta, ma il finito non può essere assoluto. Quello che nota Hegel, è che spesso nella religione alla fine si parla di un passaggio impossibile tra finito e infinito, perché la religione non fa altro che allargare sempre di più questo abisso tra noi e Dio e spiega il passaggio solo come un grande salto, così come appunto si configura appunto nel sapere immediato. Perché nel sapere immediato si tratterebbe di un salto dal finito all'infinito. Il punto è però è che il passaggio è nel divenire stesso, la dove le cose prima sono e poi non sono, questa specie di contraddizione che affligge il finito.

" Che l'uomo sappia di Dio, è in base alla comunità essenziale un sapere comune. Vale a dire l'uomo sa di Dio solo in quanto Dio si sa nell'uomo, e questo sapere di Dio da parte dell'uomo è sapere dell'uomo da parte di Dio. " ( Hegel, Lezioni sulle prove dell'esistenza di Dio, Morcelliana, pp. 210 )

Il rapporto dell'uomo con Dio è sempre lo stesso del rapporto tra finito e infinito, solo che questo è il punto di vista più astratto. Però appunto in questa frase citata si dice molto di più, si dice che in realtà il vero soggetto è Dio, o anche l'Idea, come lo Spirito, in realtà noi siamo in qualche maniera parte di un processo, sempre gettati nella conoscenza e in un processo che è già di suo percorso, già fatto da altri, è già tutto cominciato quando noi ci troviamo qua, in questo movimento di qualcosa che è partito da se stesso per passare nel suo altro e tornare a sé. Se le cose si vedono da questa prospettiva, cambiano un po' le cose, perché il nostro pensare di Dio è il pensarsi di Dio in noi, il passaggio dunque acquisisce un nuovo senso.

Bibliografia:

Hegel, G., W., Vorlesungen über die Beweise vom Daseyn Gottes, 1829. Trad. Tassi, Adriano, Lezioni sulle prove dell'esistenza di Dio, Morcelliana, Brescia, 2009.

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