Cerca nel blog

Choose your language:

lunedì 21 aprile 2014

XV° Lezione sulle prove dell'esistenza di Dio ( Hegel)




Quindi, siamo sempre al punto della relazione tra accidentale e necessario, vorrei aprire con questa frase:

" Questa riflessione conduce così alla necessità del punto di partenza in se stesso che abbiamo ammesso come dato, appunto come punto di partenza. Conduce cioè al passaggio non già dall'accidentale al necessario, ma a quello che si trova anch'esso all'interno dell'accidentale, da ciascuno dei momenti che lo costituiscono al suo altro. ( ... ) Con questo è indicato anche il secondo momento, quello della necessità assoluta, nella già esposta soluzione dell'accidentalità; precisamente quello della mediazione con se stesso. " ( Hegel, Lezioni sulle prove dell'esistenza di Dio, Morcelliana, pp. 219 )

L'accidentale è come in sé un singolo e per sé un contingente, questo però è un puro nulla rispetto alla necessità, infatti è detto apparenza, mentre la necessità assoluta che è in effetti ciò verso il quale vorrebbe approdare la teoria hegeliana, che è un necessità in sé e per sé. In questo senso ci sono delle totalità che prima si realizzano sempre seguendo appunto questa dialettica, dell'uno che si relazione con il suo altro, per poi superare le contraddizioni e queste totalità finali alla fine entrano in una relazione specifica loro propria che è quella dell'accidentale con il necessario. In sintesi nelle lezioni di Hegel si costruisce una prova dell'esistenza di Dio, questa parta dalla considerazione del passaggio tra finito e infinito, che troviamo nella prova cosmologica, ma si rende conto che c'è un errore nell'interpretazione del pensiero, il quale dice: poiché il finito, dunque il necessario, come se davvero l'esistenza stessa del necessario dipendesse dal finito che viene posto, cosa che non è vero perché il finito è nulla, mentre il necessario è l'unica cosa che si può dire che è veramente. Da qui nasce però un discorso contro chi dovesse interpretare il finito come semplice nulla nel senso di non essere. Dice Hegel:

" ( ... ) poiché esso si è determinato come la contraddizione, e la contraddizione si risolve; ciò che si contraddice è niente. Questo è tanto esatto, quanto sbagliato. Contraddizione e niente sono almeno distinti tra loro; la contraddizione è concreta, ha ancora un contenuto, contiene ancora aspetti che si contraddicono; essa ancora li esprime, asserisce ciò di cui è contraddizione; il niente al contrario non esprime più niente, è privo di contenuto, completamente vuoto." ( Hegel, Lezioni sulle prove dell'esistenza di Dio, Morcelliana, pp. 213 )

Il niente è identico a se stesso, nell'uguaglianza con sé, ma non contiene nessuna contraddizione.

Altri post correlati:


Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.