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domenica 4 maggio 2014

Un commento a " perché il mondo non c'é " di Markus Gabriel, p I




Sono molto orgoglioso di aver letto questo libro: " perché il mondo non c'è", che poi sarebbe una mia traduzione dall'originale " Warum es die Welt nicht gibt", perché credo non sia ancora mai stato tradotto in italiano, di un famoso filosofo tedesco di nome Markus Gabriel, esponente del movimento filosofico del nuovo realismo, il più giovane in Germania, insegna a Bonn. Si tratta quasi di un onore poter parlare di questa opera di cui Slavoj Žižek, in persona, ha detto: " Eine großartige Gedankenübung ", ovvero un grande lavoro di pensiero. Sai chiaro il mio intento in questo caso visto che non sono un nuovo realista, è quello appunto di analizzare l'opera, però in più parti perché richiede abbastanza tempo e in qualche modo confrontarmi con essa, rispetto a quello che è il mio modello di pensiero. Devo ammettere che dall'ultima volta che avevo scritto su Maurizio Ferraris, questo libro diciamo lo vedo come qualcosa di molto diverso e nuovo, intanto certamente è molto più dettagliato, all'apparenza sembra contenere un po' tutto quello che è il pensiero di Maurkus Gabirel ed è anche, lo si ammette facilmente, un libro piuttosto divertente, neanche troppo complesso, anche da leggere in tedesco non è poi così difficile. Si tratta appunto di costruire dei testi che siano in realtà come dei dialoghi quasi con questa nuova forma di filosofare che chiamano: nuovo realismo, il dialogo quindi al di là della mera presentazione diventa analisi critica sopratutto da parte poi di un'altra posizione che è la mia, quella della filosofia dell'Uno. Sembra che per cominciare che questo libro appunto delinei il nuovo realismo, appunto come qualcosa di completamente nuovo e innovativo, per cui sarebbe alquanto stupido trattarlo come il realismo classico che invece afferma semplicemente l'esistenza del mondo esterno, cosa che però non traspare molto nel manifesto di Ferraris. Il punto non è tanto pensare che vi siano semplicemente delle cose la fuori come date, il che è vero che vi sono, ma la cosa più nuovo da quello che si capisce di questo tipo di realismo, è quello di inscrivere anche le prospettive come fossero qualcosa di completamente obbiettivo e non avesse quella loro soggettività che solitamente si dice le sia più appropriata. Per esempio vediamo questo caso, Markus Gabriel si trova a Napoli con Ferraris ( i due si conoscono e sono amici ), da Napoli in effetti si può osservare il Vesuvio e infatti dice :

" Der Neue Realismus hingegen nimmt an, dass es in diesem Szenario midestens vier Gegenstände gibt:

1 Der Vesuv

2 Der Vesuv von Sorrent aus gesehen

3 Der Vesuv von Neapel aus gesehen ( Ihre Perspektive )

4 Der Vesuv von Naepel aus gesehen ( meine Perspektive )

Man kann sich leicht klarmachen, warum diese Option die beste ist. Es ist nicht nur eine Tatsache, dass der Vesuv ein Vulkan ist, der sich an einer bestimmten Stelle auf der Erdoberfläche befindet, die derzeit zu Italien gehört, sondern es ist ganz mit demselben Recht ebenfalls eine Tatsache, dass er von Sorrent aus soundso und von Naepel aus eben anders aussieht." ( Gabriel, Markus, Warum es die Welt nicht gibt, Ullstein, Berlino, 2013, pp. 14 )

Le citazioni pensavo anche di lasciarle in tedesco, qualcuno di mia conoscenza diceva che le lingue non si possono tradurre, non so nemmeno se mi azzarderei davvero in una traduzione, che potrebbe quasi solo rovinare il testo, ad ogni modo spiego quello di cui si parla, ovvero, se è un fatto ( Tatsache ) che il Vesuvio sia un vulcano e si trovano in un certo luogo e anche un fatto che appaia in un certo modo da Sorrento e in un altro da Napoli, dove però l'apparire è qualcosa che appunto rappresenta una prospettiva e ovviamente un parziale adombramento dell'oggetto stesso. Quindi qui il nuovo realismo oltre a considerare reale il Vesuvio stesso, considera reale anche le prospettive sul Vesuvio e la cosa appunto quasi straordinariamente nuova e che mai avrei immaginato è appunto questo processo di ontologizzazione delle prospettive stesse. Perché in fondo quello che si propone in questo testo è capire che ci sono le cose, ci sono le prospettive sulle cose, ma non s'è e non esiste il mondo. Qui per mondo viene inteso una specie di sfondo a tutta la realtà, un grande contenitore di tutte le cose, che in un altro senso sarà detto anche dal filosofo con il nome di superoggetto ( Supergegenstand ). È proprio come nel quadrato nero su sfondo bianco, dice Gabriel, cioè in quel quadro dove appunto compare questo oggetto su uno sfondo neutro, a indicare l'assenza dello sfondo stesso, anzi a dire il vero a voler analizzare ancora più approfonditamente verrebbe da dire che questo nero del quadrato risalta perché lo sfondo è bianco. Per capire questo tipo di filosofia, si devono comprendere mano a mano due concetti, uno è quello di Gegenstandbereich e altro è quello di Sinnfeld, di cui qui in effetti vorrei fare un prima delucidazione, per esempio diciamo etimologicamente vorrebbe dire: " settore di oggetti ", il secondo, è difficile da tradurre, si potrebbe dire così: " campo di sensoriale", non so quanto questa traduzione rispecchi quello che realmente è.  Il settore di oggetti varia, diciamo pure che secondo Markus Gabriel la fisica quantistica che oggi sostiene di essere capace di darci una visione della realtà migliore di quella che noi abbiamo con i nostri sensi, ha smarrito completamente l'idea che l'elettrone, la stringa, l'atomo stesso in realtà certo esistono ma in una diversa Gegenstandbereich, quindi un settore di oggetti diverso da quello con cui abbiamo a che fare noi tutti i giorni e ce ne sono diversi di settori di oggetti, più o meno per ogni scienza e altro ancora, ma sono in qualche modo paralleli e diciamo appunto non vi è uno di essi che si possa dire più vero degli altri e non c'è una sola visione corretta del mondo. Anzi il punto è che questi settori possono sussistere perché non c'è mondo, quindi in realtà non si tratta di visioni del mondo, ma appunto qualcosa come una specie di realtà fatta da queste molteplicità che non rinviano più ad un tutto. Il secondo concetto di cui si parla invece era quello di Sinnfeld, che sembra sia stato preso dal nome della fiction famosa americana: Seinfeld, soprannominato lo show su nulla, che appunto designa questo campo sensoriale, che è quella specie di parte della realtà dove compaiono le cose, ma le cose appunto possono comparire, a quel che sembra in più Sinnfeld, possono apparire in modo diverso, come nel caso del Vesuvio, dato che si danno molte prospettive. Il punto sta che in realtà il Vesuvio noi non lo vediamo mai, anche se Gabriel ci dice che esiste, nel senso che non lo vediamo per interno, vediamo solo una parte, come nel concetto husserliano di adombramento, la prospettiva sembra quasi essere pari ad un adombramento. Però quello che si deve capire in questo caso è che in qualche modo l'esistenza stesa delle cose coincide con questo apparire in un campo sensoriale, infatti dice:

" Existenz = Erscheinung in einem Sinnfeld " ( Gabriel, Markus, Warum es die Welt nicht gibt, Ullstein, Berlino, 2013, pp. 87)

Questo apparire però appunto è qualcosa di oggettivo, nel senso che i campi sensoriali sono qualcosa di indipendente da noi, non sono nostre costruzioni e questo non in effetti non si capisce, visto che si è abituati a considerare i sensi come qualcosa di soggettivo, che deriva dall'idealismo e oltre, ma penso anche gli empiristi avessero questa idea, in ogni caso Gabriel cambia tutta la concezione, perché pensa i sensi come qualcosa di oggettivo, i sensi sono oggettivi e le prospettive devono essere ontologizzate. L'ontologizzazione delle prospettive fa si che anche appunto le prospettive non siano tanto più soggettive, ecco perché l'ammissione delle prospettive non è contraddizione con l'idea del realismo. Infatti di per sé si può dire che il Vesuvio visto da Sorrento sia una prospettiva in sé, come qualcosa quasi di oggettivo che non dipende dal fatto che sia io a vederlo da li, perché se ci si mette un altro vede la stessa cosa, al prospettiva da Napoli sul Vesuvio è diversa da quella di Sorrento, ma non cambia al variare del soggetto.

Vorrei qui adesso buttare alcuni appunti di critiche a quello che si è detto, mettendoli diciamo pure in un elenco:

1 l'esperimento dell'entanglement: se separiamo due fotoni, diamo delle informazioni ad uno e lo modifichiamo, così si codifica l'altro e questo non si spiega perché i fotoni sono separati, allora devono essere connessi in qualche modo, tutte le cose sono connesse. In fisica quantistica, non la conosco bene, esiste una teoria che si chiama : teoria del tutto. Il punto è rispetto a questa scoperta, ovvero il fatto che ogni cosa è collegata, quindi che esiste una specie di totalità, come si può dire che il mondo non esiste?, ovviamente qui dovrò poi spiegare quali sono le ragioni per cui Gabriel afferma che il mondo non c'è.

2 se vediamo il mondo in un certo modo, qualcuno forse direbbe che ci sono delle strutture che traducono il mondo così come lo vediamo, queste strutture sono i nostri sensi e così via. Ora se vediamo le stesse cose è perché abbiamo le stesse strutture, le zanzare ne hanno altre, vedono in modo diverso, come si può separare dal soggetto la prospettiva e come considerare obbiettiva la visione della zanzara? Credo forse che Gabriel dirà che il Sinnfeld della zanzara è diverso da quello dell'uomo, ma il punto è come fa il Sinnfeld a non essere soggettivo? una mia analisi maggiore del libro approfondirà l'argomento.

3 Una visione come quella di Gabriel sembra portare verso una concezione relativistica, come dovremmo rapportarci con la pretesa di verità oggettiva delle scienze?

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