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martedì 24 giugno 2014

George Berkeley



George Berkeley, è un filosofo-vescovo, anglicano, nato il 1685 in Irlanda. Insegnerà e studierà a Dublino, deciderà di viaggiare in Europa a partire dal 1713. 1729 cerca di creare un collegio anglicano alle Bermude. Negli anni successivi dovrà tornare in patria, dove verrà nominato vescovo di Cloyne. Muore nel 1753 ad Oxford, dove si era trasferito. Le sue opere fondamentali sono: Saggio su una nuova teoria della visione ( 1709 ), Trattato sul principi della conoscenza umana ( 1710 ) e il Dialogo fra Hylas e Filonous ( 1713 ).

Lo scopo principale della sua filosofia sembra sia quello di dimostrare che in fondo non c'è davvero una differenza tra qualità primarie e secondarie, se le prime si dicevano oggettive, per esempio l'estensione, le seconde dipendevano dai sensi, ma Berkeley tenta di mostrare che in realtà anche le qualità primarie sarebbe secondarie. Si può cominciare con il problema dello spazio, che cos'è lo spazio? c'è uno spazio sicuramente a partire dal fatto che qualcuno lo percepisce e senza di esso? la nostra rappresentazione dello spazio è soggettiva, dipende dal nostro muoverci in realtà , noi pensiamo che ci sia uno spazio e lo percepiamo attraverso una sensazione che però prima di tutto viene dal nostro muoverci. Una formica ha una percezione dello spazio diversa dalla nostra, per esempio tutto gli sembra più grande, allora quello che noi abbiamo sempre detto lo spazio non è lo spazio oggettivo, sempre che ve ne sia uno. La nostra percezione è certamente l'originario delle nostre idee, della nostra conoscenza, ma dal fatto che abbiamo sensazioni, che abbiamo idee che derivano da esse, possiamo mica derivare che ci sono degli oggetti la fuori, del resto la nostra percezione rimane sempre nella sfera del nostro mentale, le idee come le immagini cambiano, questo è un buon argomento contro l'identità, mi guardo ogni volta la mattina allo specchio e mi chiedo se sono sempre io, guardo il mio rasoio sembra cambiato, come posso dire che ci siano delle cose al di là di quelle immagini che ho, del resto le immagini sono perché io vedo, dipendono da me e se guardo mentre guardo dico che qualcosa esiste, ma se non osservo più cosa, come posso dire che essa esista?. Berkeley in questo modo radicalizza la posizione di Locke, elimina l'elemento della materia per lasciare solo la nostra mente. Ora però se le immagini non hanno come causa un oggetto esterno da dove vengono?, sarebbe difficile sostenere che il soggetto o la nostra mente è causa dell'intera realtà delle immagini, invece dice Berkeley che le immagini provengono da Dio, Dio è la vera causa di ogni nostra sensazione. Sebbene anni fa reputavo questa posizione piuttosto originale, oggi mi rendo conto che sembra semplicemente un'evoluzione della posizione occasionalista, per esempio quella di Malebrache. In questo modo comunque si può dire che le nostre rappresentazioni hanno una oggettività. La scienza ha comunque valore, perché sia le leggi della fisica, che tutto quello che si dice della matematica è valido in quanto pensato dalla mente di Dio, nella nostra esperienza scorgiamo ordine e coerenza, al di là dei cambiamenti delle immagini. I materialisti a questo punto si sbagliano, non solo perché la realtà non è solo materiale, ma perché questa materia non c'è nemmeno. In conclusione diciamo che dal punto di vista politico Berkeley era schierato con i Tories, cioè completamente nazionalista e di destra ( se così si può dire ).

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