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lunedì 30 giugno 2014

" Politica " ( Aristotele ), libro I:






Avevo intenzione di cominciare un commento al libro Politica di Aristotele, il quale secondo me è come una grande fenomenologia di tutte le forme di costituzione, del resto penso sia un po' distante dal classico libro di filosofia politica che ci aspetteremmo, anche se certe preferenze dell'autore espresse in modo esplicito non mancano. Il mio interesse in questo caso è quello di fare degli approfondimenti sulla polis, intendo con questo certamente in primo luogo la città, ma che poi questa città era una città stato, quindi una città con un proprio governo che aveva un potere che si estendeva anche sulle varie colonie. Certo non dimentichiamoci mai che Aristotele ha vissuto nell'impero di Alessandro Magno e poi regni ellenici vari. Il primo libro tratta molte cose diverse, da un lato un piccolo abbozzo sulla formazione della città, la differenza tra i vari tipi di potere, l'origine della schiavitù e questioni sull'economia antica. Vediamo appunto partendo dal primo punto, che del resto poi si collega agli altri, come è vero che tutti sono intrecciati; la città sembra che prima di tutto nasca dalla famiglia, che come si dice sempre è quasi come fosse il suo atomo, essa è poi, come si dice, il punto di partenza, perché tutto parte da famiglie che erano separate le une dalle altre. Queste famiglie da sole non sarebbero vissute, quindi  si organizzano in villaggi, con il vantaggio di essere in molti e di avere più protezione contro il nemico esterno, più aiuto in caso di bisogno, più collaborazione. Nemmeno in villaggi da soli sono indipendenti e quindi devono per necessità costituire una città prima o poi. La città è l'unica che è effettivamente autosufficiente sotto ogni punto di vista, o almeno quello è l'obbiettivo minimo che vorrebbe raggiungere. Il secondo tema che invece si voleva affrontare erano i vari tipi di potere, questo è del resto molto connesso a quello che si è detto prima perché se si tiene conto che l'unità prima dell'intera società è la famiglia, le prime forme di potere vengono lì, si parla infatti di padronanza, di cognugalità e di paternità. La padronanza si instaura tra il padrone e lo schiavo, quindi tra chi comanda e obbedisce, dove quest'ultimo non è più di una cosa. Qui viene il terzo tema, quello degli schiavi. Gli schiavi in questa società non avevano nessuna libertà, erano considerati come oggetti e potevano essere anche venduti come merci, però nello stesso tempo lavorando per altri, gli viene dato da mangiare, hanno un posto dove vivere, possono anche sposarsi e avere dei propri figli, che però saranno fin dalla nascita a loro volta anche loro schiavi. La società del resto era fatta da questi cittadini greci liberi, che vivevano perché mantenuti dai loro stessi schiavi e avevano tutto il tempo libero per poterlo dedicare alla politica, come in certi casi, ma non in tutti, oppure alle armi come in altri. C'erano poi i meteici, anche loro liberi, senza diritti politici, erano in realtà persone magari non greche che venivano fuori, non saprei se dargli degli immigrati. Alla fine c'erano anche gli schiavi, ricordiamo però che alcuni di essi riuscivano a raggiungere la libertà, cosa affatto non impossibile. A questo punto però, si chiede Aristotele, ma da dove nasce lo schiavo e in cosa differisce dall'uomo libero, perché in fondo visti dal di fuori apparirebbe che non c'è nessuna differenza e questo quasi ci fa pensare che lui stesse cominciando a rendersi conto che in fondo anche loro sarebbero uomini, ma allora com'è che ci sono gli schiavi? Ovviamente se qualcuno è nato figlio di uno schiavo è chiaro che è uno schiavo, ma questo non spiega niente, se chiedessimo del perché suo padre fosse schiavo, forse si arriverà a fare appello al nonno, ma insomma prima o poi si arriva ad un primo di cui non sarebbe chiaro del perché sia schiavo, non essendo in alcun modo figlio di chissà quale altro schiavo. Ci sono schiavi che sono tali per leggi, per esempio persone che per i troppi debiti nei confronti di una certa persona, hanno deciso di estinguere quei debiti facendosi schiavi di quella stessa persona; oppure capita che in guerra si facciano dei prigionieri e che questi poi diventino schiavi del popolo vincitore. Ciò che fa notare in modo particolare Aristotele stesso, è che tra questi ultimi casi, ci possono essere persone magari greche, che fino a poco tempo erano liberi, cosa che lo colpisce, del resto non dovrebbe essere così. Aristotele, infatti, se parla di schiavi parla di persone che sarebbero schiave, ma per natura. In fondo, dice Aristotele, che fa parte già dei rapporti naturali,  che ci sia qualcuno che comanda e qualcuno che obbedisce, per esempio nel caso dell'anima e del corpo, la dove in quel caso è l'anima che comanda e il corpo che obbedisce. Anche nel caso degli esseri umani qualcuno è fatto di una natura che è portato all'obbedienza e altri al comando, però questo come si vedrà lo si può dire anche del potere statale, dove in fondo anche lì c'è qualcuno che obbedisce e qualcuno che comanda, ma qui lo schiavo non è libero, non è libero nel corpo, pur rimanendolo nell'anima. Così poi ci sarà il problema successivo su quale debbano essere le virtù che debbano essere assegnate a i vari tipi, per esempio Aristotele pensa che la temperanza sia una virtù che spetta a tutti compreso lo schiavo, ma ognuno poi deve avere delle virtù secondo i suoi doveri, dato che uno che è padrone deve comandare e l'altro obbedire. Veniamo ora alle altre forme di rapporto di potere, si parlava per esempio di cognugalità, quindi del rapporto tra marito moglie. Aristotele dice che presso i barbari la donna era trattata al pari dello schiavo, non aveva nessuna libertà di alcun tipo; mentre Aristotele fa notare che lo schiavo è qualcuno che non ha per niente facoltà deliberativa, mentre la donna la possiede ma è incapace. Il rapporto tra uomo e donna nell'antichità, del resto non c'è da stupirsene, era di disparità assoluta, anche se la donna presso i greci non era cosa come gli schiavi. Noto che Aristotele non si occupa molto di quello che invece rivoluzionariamente aveva detto Platone nella Repubblica, le donne, almeno per quello che riguarda le prime due classi, quella dei governanti e dei guerrieri. C'è poi il rapporto tra i padri e i figli, dove i figli hanno il dovere di obbedienza nei confronti del padre. Infine il potere del sovrano che non è lo stesso di quello del padrone, perché si suppone che esso sia esercitato su persone libere, non dei servi; si può fare forse eccezione, nel caso della dittatura. L'ultimo argomento che ci rimaneva è quello dell'economia, anche in questo caso si deve partire sempre dalla famiglia, perché come ho notato, la concezione dell'economia dipende da cultura a cultura, spesso lo si vede nella stessa parola. Nel caso dei greci la parola era oikonomia, da oikos, che è in fondo la casa, quindi l'economia nasce dal nucleo famigliare; mentre per esempio la parola tedesca per dire economia sarebbe Wirtschaft, da Wirt che è l'oste, perché l'economia in quel caso inizia dalle osterie. Partendo da questa distinzione che sembra prima di tutto semantica, si capisce che la prima economia è quella domestica, la quale ha come unico compito quello di rendere autosufficiente la famiglia. La famiglia doveva disporre di tutti i suoi mezzi per farlo, mezzi inanimati, come per esempio il caso dei terreni, altri strumenti tecnici e così via, ma poi c'era ancora i mezzi animati, che sono in particolare gli schiavi, anche quelli devono poi essere mantenuti. C'è poi un altro tipo di economia, che consiste, in effetti, prima di tutto nello scambio, esso dipende dal mercato, ci sono mercati al minuto e mercati più grandi. Ad ogni modo ogni cosa era cominciata dal baratto, perché serviva per appagare quei bisogni che non si riuscivano ad ottenere da soli come famiglia, ma appunto si dovevano ottenere con baratti con altre merci, secondo i bisogni di ciascuno; poi è stato messo di mezzo il denaro come valuta per lo scambio, il che non è un male, se non che poi qualcuno ha pensato di sfruttare il mercato e lo scambio per farci molti soldi, questo tipo di economia Aristotele la chiama crematistica. La cosa però più ignobile è invece il prestito ad interesse, ovvero il fatto stesso di fare soldi con i soldi stessi, questo ovviamente corrompe i costumi e crea quella famosa fetta di indebitati che un giorno non riuscendo a pagare questi debiti si fanno schiavi, ecco come nascono quelli!.

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