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domenica 20 luglio 2014

la nascita della tragedia, da cap.1 a cap. 5 ( Nietzsche )


( tratto da: Misteri greci, Dioniso, Orfeo e Eleusi. )



Veniamo invece alla parte di filosofia, veniamo pure a Nietzsche, alla nascita della tragedia, si perché a Dioniso è anche iattribuita la creazione del teatro, a partire proprio dal rito dionisiaco quello più selvaggio e segreto, che poi è il baccanale. Voglio prima di tutto delineare alcune questioni che andremo a vedere lungo il testo, perché in fondo la domanda fondamentale, ci si rende conto, non è tanto chi sia Dioniso e da dove venga, ma cosa sia dionisiaco. Questo lo dico perché il dionisiaco in realtà rappresenta una certa istintualità, quella parte di noi stessi più recondita, è sempre un atteggiamento, un modo di fare di vivere, di vedere le cose, di rapportarsi con il mondo, una verità a sé, proprio un comandamento di azione, che è il comandamento stesso che nega ogni comandamento. Il punto è che il dionisiaco è quello e precede Dioniso, questa è una cosa particolare non detta direttamente da Nietzsche ma che si può facilmente vedere nel testo e poi lo si può derivare documentandosi bene sulla storia dell'uomo. Nietzsche, infatti, nota che già presso i babilonesi esistevano dei riti chiamati: Sacee, i quali sono molto simili ai riti in onore a Dioniso, sempre danze frenetiche, quella liberazione di istinti che non conosce dei limiti, ma appunto erano fatti a quei tempi in cui non vi era un dio come Dioniso, almeno questi riti non sono dedicati a Dioniso, ma alla dea Anatide. Si sa inoltre che uno dei primi strumenti suonati dall'uomo, è stato ritrovato come resto dei primi uomini, è il flauto, proprio lo strumento dionisiaco, perché in fondo Dioniso non è che il dio che incarna tutto quello che prima si definiva con il termine di dionisiaco. Fatta questa precisazione, occorre spostarsi verso quelle che Nietzsche definisce come forze contrapposte nell'arte, ma che poi ovviamente si completano, dipende solo da come si vedono le cose. Una forza è l'apollineo, l'altra il dionisiaco; la prima altro non rappresenta che il sogno, la realtà sensibile, piena di immagini che ci troviamo di fronte, che in fondo è il velo di Maya di Schopenhauer e questo è un punto da aggiungere nel senso che capire quest'opera vuol dire prima di tutto comprendere quanto Nietzsche sia ancora influenzato tanto da Schopenhauer e quasi ce ne si stupisce se si hanno già letto opere successive prima di questa, che è considerata la prima; il dionisiaco è invece, l'istinto primordiale, qualcosa quasi di animalesco, la rottura di ogni regola e tabù. Apollo e Dioniso sono collegati inoltre a diversi tipi di arte, Apollo alle arti figurative, come la pittura e la scultura, mentre per Dioniso vale la musica. Su Dioniso e Apollo troviamo scritto:

" (...) e si potrebbe definire lo stesso Apollo come la magnifica immagine divina del principium individuationis, da cui gesti e sguardi ci parla tutta la gioia e la saggezza della - parvenza -, insieme alla sua bellezza. " ( Nietzsche, Friedrich, La nascita della tragedia, Adelphi, Milano, 1973, pp. 24 )

" Ora nel vangelo dell'armonia universale, ognuno si sente non solo riunito, riconciliato, fuso col suo prossimo, ma addirittura uno con esso, come se il velo di Maya fosse stato strappato e sventolasse ormai in brandelli davanti alla misteriosa unità originaria. " ( Nietzsche, Friedrich, La nascita della tragedia, Adelphi, Milano, 1973, pp. 26 )

Qui può cominciare la teoria nietzscheana sull'origine della religione greca, Dioniso non era un dio facilmente accettabile dai greci, da cui si sono a lungo difesi con Apollo, già ma cosa non andava in quel dio? era solo dio dei barbari, per questo non andava bene? in effetti era proprio un dio estraneo non veniva affatto dal pantheon greco, ma come sappiamo Erodoto pensa che molti dei greci vengano dall'Egitto come Dioniso, ma non solo, forse che non va bene perché è quel dio che rovina i costumi? quello che disobbedisce ad ogni regola sociale, il dio della festa per eccellenza, nel senso del momento in cui si rompono le regole? non basta, c'è molto di più. Secondo Nietzsche si deve partire dalla brutta verità, la verità più terribile, che era presso anche quelli che sono stati definiti poi ottimisti, ovvero i greci, molto prima che arrivasse l'ottimista di Socrate e tutto quello che segue. Si parla della saggezza del satiro Sileno con il re Mida, quel demone dionisiaco, che risponde al re Mida su quale fosse la cosa più vantaggiosa all'uomo e questo gli dice che è non nascere mai e si nasce, morire il prima possibile. Ecco la verità terribile, ma per non perire a causa di questa verità, l'uomo greco ha creato il sogno, ha voluto Apollo e tutti gli dei dell'olimpo, che non sono che un muro di difesa contro tutto quello che si è detto prima, perché quello che si è detto lo si può anche vedere come verità oltre il velo di Maya. È veramente interessante, come un solo dio come Dioniso nella sua introduzione ha stravolto tutto, ha cambiato profondamente tutta la civiltà greca, perché Dioniso è l'unica cosa che nuota contro il mondo olimpico, gli è quasi nel suo starci in contraddizione. Come osserva Nietzsche le storie di Omero ribaltano completamente la saggezza di Sileno, dato che ci troviamo di fronte a delle persone che cercano di sfuggire al loro destino, che è la morte, scappano senza volergli andare incontro, cercano di vivere il più possibile, perché questa è la loro filosofia, meglio nascere e vivere anche in eterno se si potesse; alcuni sono dei semi-dei. Quando irrompe Dioniso, irrompe prima di tutto la conoscenza, una conoscenza di una verità al di là della parvenza che sono le immagini, l'illusione stessa che ci guida nella vita e che ci fa vivere, perché per vivere bisogna essere sufficientemente illusi. Ecco la conoscenza, che poi è il passaggio dell'artista che compie:

" Se dunque prescindiamo per un momento dalla nostra propria - realtà -, se concepiamo la nostra esistenza empirica, come quella del mondo in genere, come una rappresentazione dell'uomo originario prodotto in ogni istante, allora il regno dovrà essere da noi considerato come l'illusione dell'illusione, quindi come una soddisfazione ancora maggiore della brama originaria di illusione. Per questo motivo l'intimo nocciolo della natura trae quell'indescrivibile piacere dell'artista ingenuo e dell'opera d'arte ingenua che parimenti è solo illusione dell'illusione." ( Nietzsche, Friedrich, La nascita della tragedia, Adelphi, Milano, 1973, pp. 36 )

L'arte, come del resto diceva già Schopenhauer, è annullamento dell'io, negazione della volontà, liberazione dalla volontà, per arrivare a questa contemplazione sublime, la quale deve partire prima dalle immagini sensibili, dall'illusione, dalla Maya, che poi è questa che libera l'artista, gli permette di andare oltre, trovare l'unità originaria di quella realtà lacerata, piena di singolarità che è il sogno.


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