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martedì 15 luglio 2014

lezione IX: oltre il dualismo interno/esterno



Ci sono una serie di posizioni che possono dirsi oltre il dualismo tra l'interno e l'esterno o meglio ancora, se ci si vuole attenere alla terminologia che ho voluto tenere nella lezione precedente, l'esteriore e l'interiore, giacché si diceva che questi termini erano diversi dai primi. Tuttavia succede che non tutte queste filosofie sono contro l'idea dell'originario, per esempio non l'idealismo, ma può esserlo una sua evoluzione, che è il costruttivismo postmodernista. Qui però voglio parlare prima di tutte delle due posizioni di cui si accennava prima e poi un po' del materialismo, sopratutto di Sartre. L'idealismo ha molte declinazioni, in questo caso vediamone tre:

1 la realtà che noi osserviamo è solo apparenza, costruita da noi da principi a priori dell'intelletto, però la fuori c'è una realtà in sé, che non possiamo conoscere, ma c'è, perché è derivabile dalla finitezza stessa dell'apparenza che nella sua realtà chiusa apre lo spazio ad una dimensione indefinita oltre sé stessa che è quella cosa in sé. Il limite pone un indefinito oltre il limite che è quello che sta la fuori, ma non è conoscibile, se non per la sua esistenza che è derivata negativamente. Questa posizione è sul  modello di Kant.

2 la realtà oggetto dei nostri sensi, è una nostra costruzione, dello spirito o della mente, possiamo dire anche meglio dell'intelletto, le famose categorie kantiane, solo che in questo caso, al di là dell'apparenza non vi è nulla. Alcuni di questi autori sono stati accusati di nichilismo, del resto come si potrebbe dire che c'è qualcosa che non si può conoscere, ma noi pretendiamo poi di conoscere la sua esistenza. In questa posizione ci possiamo mettere Hegel e Fichte, attenzione, non inserite Schelling, che al contrario dovrebbe essere ritenuto un realista.

3 le nostre sensazioni non hanno propriamente un'origine esterna, come se ci fosse qualcosa la fuori, però probabilmente ci sbaglieremmo anche se dicessimo che vengono da noi, del resto sia chiaro, noi non siamo in grado di costruire la realtà, ma appunto si deve pensare un terzo, le sensazioni vengono da qualche mente infinita, da Dio. Da notare che anche i due personaggi che citavo prima in realtà come soggetto della propria filosofia o l'Io infinito ( Fichte ) o lo Spirito Assoluto ( Hegel ), che sono di nuovo Dio, ma penso che questa posizione non sia del tutto uguale a quella precedente. In questa posizione potremmo metterci sia gli occasionalisti come Malebranche, sicuramente Berkeley.

La posizione idealista secondo me si può riassumere in questo modo: immaginatevi due cavalieri che combattono l'uno contro l'altro, il primo cavaliere colpisce il secondo con la sua spada, all'improvviso si sfila l'elmo del secondo cavaliere, il primo cavaliere rimane pietrificato nel vedere se stesso nell'altro cavaliere, perché vede la sua stessa faccia. Il primo cavaliere è il soggetto, il secondo è l'oggetto, il soggetto non fa altro che scoprire che dietro quell'oggetto con tanto di elmo, tolto l'elmo c'era lui stesso, ha trovato lui stesso come soggetto. L'oggetto dunque non è qualcosa che è in sé, ma al massimo è non io o costruzione comunque di noi stessi. Questa posizione in realtà ha sempre un originario, è il soggetto come punto di partenza, in altri casi può essere Dio. La posizione di Kant secondo una mia teoria non dovrebbe rientrare però, perché pone al centro non il soggetto, ma l'evento della conoscenza. nel caso invece del secondo tipo di idealismo, si vede come in realtà tutto sia diverso, il soggetto riacquista valore, anzi meglio ancora un centro. È ancora lecito chiederci chi siamo, solo che questo accade dal punto di vista di un Io molto più astratto e generale, qualche soggetto sommo che attraverso noi conosce e compie se stesso. Si vede in Hegel dove la conoscenza dello Spirito Assoluto, diventa lo Spirito Assoluto si conosce attraverso noi. Non c'è forse un da dove veniamo in Hegel, ma c'è sicuramente un verso dove andiamo, che è la finalità stessa di questo Spirito Assoluto, che è il suo auto-realizzarsi. Invece il costruttivismo è una posizione più complessa e in realtà molto diversa, perché? perché di mezzo c'è Nietzsche, lui è quello che spiega questa trasformazione, anche perché questa posizione si ispira il più delle volte ad  un frammento di Nietzsche, ma è sicuro che forse senza l'idealismo non sarebbe mai esistita. Per comprendere lo costruttivismo si dovrebbero mettere insieme l'ermeneutica, Nietzsche e l'idealismo. Markus Gabriel spiega la posizione usando questa immagine: se per l'idealismo si era già detto che si trattava di pensare che se si vedesse il mondo con un paio di occhiali, se questi occhiali mettiamo sono blu, vedremmo il mondo blu, allora per il costruttivismo bisogna pensare come se noi avessimo tanti occhiali, ognuno per una cosa differente, uno per la politica, per la scienza e così via. Si deve partire dall'affermazione di Nietzsche che dice che non vi sono fatti, ma solo interpretazioni, poi aggiungerci la nozione che arriva dall'ermeneutica che dice che le interpretazioni sono sempre iscritte nel circolo ermeneutico interpretativo, dove la cosa più importante è che non esiste un originario, non c'è un punto di partenza come si era già detto in una lezione scorsa, dove si parlava di questo argomento; infine si aggiunge l'idealismo che dice che in realtà non c'è un mondo che reale, ma solo apparente e questo è una nostra costruzione. Il punto però che si deve aggiungere rispetto al discorso che si era già fatto sul circolo ermeneutico è quello di Nietzsche che elimina l'unità dell'oggetto e anche del soggetto. L'unità dell'oggetto non esiste perché non esiste più l'oggetto, che è ridotto solo alle sue molteplici interpretazioni; ma sparisce anche l'unità del soggetto, perché anche esso è frammentato alle sue interpretazioni, così come si vede nella letteratura, in autori come Pirandello, Svevo e Joyce. La conoscenza di noi stessi non fa altro che produrre nuove interpretazioni, perché noi siamo uno, nessuno, centomila secondo i costruttivisti. Non hanno senso in ogni caso le domande delle filosofie dell'originario, perché non c'è originario e non c'è né soggetto e nemmeno oggetto. Vediamo ora invece un po' la posizione materialista, essa dice che noi siamo come gli oggetti in quella che abbiamo sempre chiamato realtà esterna, ma questa non è esterna, se no presupporrebbe quella interna, meglio sarebbe dire che nessuna delle due c'è, c'è una realtà di cui noi facciamo parte come corpo, ma del resto solo quello è, perché se ammettiamo che esiste solo la realtà materiale, allora non può esservi altro che il corpo.   Questa posizione, ancora meglio delle altre si trova di fronte al problema del superare il dualismo tra realtà interiore e esteriore. Tutto questo vorrei mostrarlo parlando della posizione di Sartre. Prima di tutto rendiamoci conto di essere nel mondo e di far parte di esso, che negare il mondo dicendo che è solo una funzione vorrebbe dire a questo punto anche negare se stessi. La posizione di Sartre sembra consistere in dualismo tra in sé e per sé, dove il primo sta per le cose che diciamo indipendenti da noi per quello che sono, mentre in per sé è sempre in quanto l'ente si fa oggetto dell'atto intenzionale di una coscienza, dove appunto è chiaro che gli oggetti non possono essere ridotti a costruzioni della coscienza, ma nemmeno la coscienza può diventare completamente come un oggetto, del resto, se ci pensiamo bene, la coscienza è quella cosa che ha sempre la libertà di pensare che il mondo possa non essere, perché quanto questo possa magari essere preso come paradossale. Sartre spiega bene tutto ciò parlando di un voyeur che osserva una donna nuda, in quel caso la donna è oggetto della coscienza come un per sé, lui stesso comunque si sa come qualcosa che intenziona la donna nuda, ma poi se viene scoperto dalla donna succede che diventa oggetto di un'altra coscienza, lui stesso si scopre come oggetto di un'altra coscienza, in quel senso si sa in un modo diverso come qualcosa in sé, in un certo senso, ma nel senso che ci vediamo come conosciuti da altri. In generale su questa strada si deve vedere la posizione che va oltre quel dualismo tra esteriorità e interiorità. Nella lezione successiva andando avanti su questo argomento discuterò di una strada che io ho elaborato su questo punto.


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