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martedì 8 luglio 2014

" Politica " ( Aristotele ), libro II:



Il secondo libro della politica di Aristotele comincia con il problema dei beni da mettere in comune, che se si vuole può essere visto anche come una discussione sul pubblico e sul privato, quando per esempio si dice che qualcosa o tutto deve essere comune, penso sia anche possibile trasformarlo in qualcosa o tutto deve essere pubblico. Ci sono ovviamente tre casi che si possono dare, come osserva Aristotele, alcuni di questi sono stati già sostenuti e anche da illustri pensatori, per cui vale la pensa discuterne e del resto poi sostenere una tesi o l'altra fa la differenza, anche perché tutto ha delle conseguenze e poi ci sono delle varianti in ogni singola posizione. Le posizioni possibili sui beni comuni, si diceva che erano tre e sono:

1 nessun bene è in comune, da che ne consegue che tutto è privato.

2 alcuni beni sono in comune, questo vuol dire che alcune cose sono di tutti, o almeno non solo di pochi.

3 tutti i beni sono in comune, questa posizione è il comunismo.

La prima posizione, come osserva Aristotele, ha il difetto che in quel caso tutto sarebbe privato, non avrebbe nemmeno senso la città, perché la città in primo luogo nasce come comunità e la comunità senza nulla in comune non è una comunità. Le famiglie che si riuniscono nel caso nulla sarebbe in comune, rimarrebbero in qualche modo lo stesso divise. Il terzo caso invece è quello di Platone, in particolare per quel che riguarda la Politica e in parte anche le Leggi. Nella Politica Platone afferma che per le prime due classi, ovvero quella dei governanti e quella dei custodi che i beni devono essere completamente in comune, tutto vale per i beni come gli oggetti, ma anche cose come i figli e   le mogli; nel caso invece delle Leggi, si dice che nel caso dello Stato ideale, in esso non dovrebbe esserci proprietà privata. Platone è un comunista? beh, non lo direi così affrettatamente, in realtà a parte questa idea di tipo comunistico, la costituzione di cui parla Platone nella Repubblica non ha nulla a che vedere con il sistema comunista e poi ovviamente il comunismo ha senso solo in quanto precedentemente si sia data una società capitalista, cosa che non ha senso per un pensatore dell'epoca. Vediamo però che Aristotele, in realtà, non si trova d'accordo con questa posizione, essa era nata, secondo Platone, dal fatto che ciò avrebbe favorito l'unità della città, ma come dimostra Aristotele, la città non è tanto unità, ma molteplicità di cittadini e non può che essere così, altrimenti  il cittadino sarebbe uno solo, ma i cittadini sono molti e sopratutto diversi, diversi come sono le idee e i valori che hanno. Il raggiungimento di una qualche unità, se si può parlare di unità, per Aristotele  deve dipendere dall'educazione e non da altro, del resto, come dirà nel libro ottavo, l'educazione non è semplicemente fatto privato, ma dovere di tutta la città, l'intera città contribuisce all'educazione. Vediamo però quali sono le varie obbiezioni che contrappone Aristotele alla posizione platonica, oltre a quello che si è detto prima. Infatti Aristotele fa notare una serie di conseguenze della posizione platonica, alcune a noi note, per esempio quando a scuola ci dicevano se avremmo mai trattato i beni pubblici scolastici nello stesso modo se fossero stati beni privati a casa nostra e noi siamo costretti a dire di no, ma cosa vuol dire questo no? noi tendiamo, dice Aristotele, a trattare meglio le cose che consideriamo nostre, ma non ci curiamo molto delle cose che non sono private e che diciamo pure che sono di tutti. Guadiamoci attorno, le fermate dei pullman con le palette rotte, treni pubblici rovinati da scritte, tutto ciò che è pubblico viene continuamente danneggiato da parte di vandali, ma perché? farebbero lo stesso se fossero completamente loro? Aristotele ci dice di no. Altri due punti sono più delicati, sono anche strani per noi, uno è quello della comunione dei figli, l'altro è quello della comunione delle donne. La comunione dei figli crea un problema secondo Aristotele, infatti come accade nel caso del bene pubblico, se i bambini fossero di tutti, sarebbero maggiormente trascurati, questo poi avrebbe delle ricadute sull'educazione. L'attenzione per l'educazione dei figli deriva prima di tutto dal fatto che tale persona la consideri tuo figlio e non di tutti. L'altro problema potrebbe generare degli scandali, perché in effetti, fa notare Aristotele, in una società dove i figli sono di tutti, quindi nessuno conosce i propri reali genitori, dove le donne non sono precisamente mogli di qualcuno, dove appunto non si conoscono i parenti, da un lato succederebbe che i figli potrebbero accoppiarsi sessualmente anche con le loro ignote madri e sorelle, anche senza volerlo, semplicemente perché non lo sanno e l'omicidio dei genitori sarebbe più semplice. La posizione di Aristotele a questo punto sarà quella intermedia, che dice che solo alcune cose devono essere in comune. Aristotele infatti dice:

" A questo modo la separazione delle incombenze non provocherà recriminazioni reciproche, e ognuno darà contributi maggiori badando a ciò che gli spetta in proprio, mentre, grazie alla virtù, quanto all'uso, comuni saranno i beni degli amici, come dice il proverbio." ( Aristotele, Politica, Utet, Torino, 2006, pp. 102 )

Le proprietà possono essere messe in comune solo in quanto all'uso, del resto è quello che già facciamo proprio con gli amici, quando li invitiamo a casa e gli diciamo: fai come fossi a casa tua!, ma ovviamente la casa è ancora nostra e nessuno ce la toglie, noi mettiamo solo in comune in quel momento delle cose per quel che concerne l'uso. La proprietà privata però genera un problema, che è quello della ricchezza, ci sono persone che hanno tanta proprietà privata, alcuni direbbero troppa, altri aggiungerebbero che è un'ingiustizia, ma cosa vuol dire tutto ciò? in base a cosa alcuni hanno più ricchezze e altro meno, c'è una giustizia distributiva?, questo è per esempio un buon argomento di cui parlare. Aristotele dice che nelle Leggi di Platone, non è molto chiaro come debba avvenire la distribuzione delle ricchezze, Aristotele è convinto che la ricchezza deve avere un certo limite, in fondo come dice troppe ricchezze attirano nemici e ladri, ma poi è ovvio che tutto ciò deve essere pensato nell'ottica di una migliore distribuzione, almeno che tutti abbiano il minimo per vivere. Nelle Leggi si parlava di un massimo e si diceva che tutto ciò eccedeva di ricchezza oltre quel massimo doveva essere dato in mano allo Stato che meglio avrebbe saputo distribuirlo. Oltretutto le ricchezze sono anche una delle cause delle rivolte, sopratutto si immagina in casi come nelle oligarchie dove i ricchi sono i pochi al governo e i poveri sono la massa fuori dal governo. Già però allora qui ci vanno di mezzo anche gli onori, gli onori sono l'altra causa della rivolta, per esempio il fatto stesso che una parte sia esclusa dalla partecipazione politica. Quindi? Aristotele durante tutto il libro ci parlerà delle varie forme di costituzione, ma ci parla anche di quelle che appunto sono a lui conosciute, delle città non solo della Grecia. Parliamo per esempio di Sparta, Cartagine e Creta. A Sparte a governare c'erano due re, ma il potere non era solo regio, era lasciato spazio anche a dei rappresentati del popolo, si tratta di cinque magistrati, detti efori, nominati dalla parte più alta della società che sono gli spartiati. Seguono sotto gli spartiati, i perieci, piccoli proprietari terrieri, per poi finire con gli iloti che sono appunto gli schiavi. Il vantaggio degli efori è quello di dare voce al popolo, almeno agli spartiati, di modo che non siano del tutto esclusi in qualche modo dagli onori, che in caso contrario potrebbero essere potenziali ribelli contro i re. Il regime spartano, come si sa del resto è orientato verso la guerra,. il cittadino viene addestrato alle armi sin da piccolo e in questo è simile a Creta, dove anche in quel caso la finalità dell'organizzazione della costituzione è quella. La costituzione cartaginese, Aristotele la considera simile a quella spartana, è però una specie di misto tra oligarchia e aristocrazia, perché non vengono solo scelti a comandare quelli di valore, ma anche quelli più ricchi. Anche in questo caso ci sono degli analoghi agli efori. Queste sono costituzioni simili, Aristotele parlerà nel prossimo libro delle varie forme di costituzione, di tutte quelle possibili.


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