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lunedì 21 luglio 2014

" Politica " ( Aristotele ), libro III:



Il soggetto della città è il cittadino, questa è la prima osservazione di Aristotele nel terzo libro, perché giustamente ci si chiede, visto che si sta analizzando la polis, quale sia l'agente nella polis. Chi sono però questi cittadini? quando una persona può dirsi cittadina? il caso più ovvio come lo ero del resto per quanto riguardava già lo schiavo, è quello della persona che sarebbe già figlia di due genitori entrambi cittadini, in quel caso non ci sono dubbi, però ovviamente si può sempre continuare a chiedere  perché i suoi genitori sono cittadini, così che se la risposta fosse la stessa, si dovrebbe prima o poi arrivare ad un caso non spiegabile con quella semplice formula. Teniamo presente che per Aristotele, si deve avere almeno una certa età per essere cittadini, non essere troppo giovani, ma anche essere troppo vecchi, cosa curiosa che dice Aristotele, non va bene per essere cittadini, quando appunto parla, Aristotele, di cittadini scaduti. Allora i cittadini devono avere un'età media, ma non sono certo cittadini gli schiavi, le donne sono cittadine? cittadini, dice Aristotele, sono le persone che hanno accesso alle cariche delle magistrature e a quelle dei tribunali. Da questo consegue che gli schiavi non avendo accesso a tali cariche non possono essere cittadini, ma non possono essere cittadini anche i meteici, gli stranieri, quindi in realtà principalmente il cittadino era un greco. C'è una contraddizione per quanto riguarda la donna che poteva essere cittadina, ma non godeva di potere politico. L'altro problema, a parte il fatto che non sempre l'accesso alle cariche è possibile a tutti, dipende un po' dalla costituzione, ma come si è già visto anche nelle monarchie il popolo poteva avere la sua voce, ad ogni modo l'altro problema che nota Aristotele stesso, è che può capitare che ci sia un rivolgimento politico, che cambi la costituzione e che con questo passaggio ci siano persone che prima non erano cittadine e che poi lo diventano. È per questo che l'attenzione di Aristotele si sposta, inizia a chiedersi cosa determini l'identità della città e quando possa mutare la costituzione, a che condizioni. L'identità di una città, dice Aristotele, dipende dalla costituzione e dalle leggi. Ci deve essere un governante, ma questo è chiaro e si parla anche della differenza di virtù tra governante e cittadino, quando quest'ultimo spettano temperanza e giustizia, il primo deve essere oltre a ciò prima di tutto giusto. La giustizia e saggezza messe in insieme fanno si che il governante possa fare leggi e agire nell'interesse del bene comune. Prima si diceva che due cose erano importanti per l'identità di uno stato, una è la costituzione, l'altra sono le leggi, ma quante e quali tipi di costituzione ci sono? la classificazione va fatta a partire da un certo modello, che poi verrà molto usato e dovranno essere distinte le forme politiche corrotte da quelle giuste. Il metodo è questo: dividere secondo il numero delle persone che hanno potere, se il potere è di uno, di pochi o di molti. Se il potere è di uno si può avere un governo giusto come la monarchia o un governo corrotto come la dittatura, in questo caso il potere è assoluto e la legge è fatta per il vantaggio dell'unico governante. Se il potere è di pochi, allora può essere secondo una versione giusta, l'aristocrazia, da aristos che sta per migliore ed è quindi il governo dei migliori, oppure può essere un governo corrotto come nel caso dell'oligarchia, dove governano una minoranza di ricchi. Se il potere è di molti, può trattarsi di un regime giusto come quelle del regime costituzionale, che in fondo Aristotele non descrive se non come una mescolanza tra democrazia e oligarchia, oppure può trattarsi di un regime corrotto come la democrazia, che non è altro che la tirannia della massa dei poveri. Cosa distingue i due tipi di regime? una cosa è il fatto stesso che i regimi giusti agiscono in conformità delle leggi esistenti, a differenza di quelli corrotti e che poi questi non mirano affatto al benessere collettivo, ma solo a quello di chi governa. A questo punto viene da chiedersi se ci sia un tipo di costituzione, tra quelle giuste, che sia preferibile, al che Aristotele fa un paio di considerazioni, ovvero è certo che è meglio se al governo ci fossero i migliori, non sempre ciò accade nella monarchia dove il figlio che succede al padre potrebbe non essere all'altezza del padre, l'aristocrazia d'altro canto è il governo dei migliori, però potrebbe essere, dice lui, che la massa nel suo insieme e non come singoli, sia migliore della minoranza dei migliori. La costituzione preferibile secondo Aristotele è il regime costituzionale, perché è un po' quello a metà fra tutto, una mescolanza un po' tutto, del resto come dire il meglio per Aristotele sta sempre a metà.


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