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mercoledì 23 luglio 2014

Richard Feynman e la politica



Nel testo: Il senso delle cose, compaiono tre conferenze che ha tenuto Feynman su tre argomenti che sono da un lato la scienza, poi la religione, infine la politica. Qui voglio parlare della politica, vedendo quello che ha detto Feynman sulla politica, in quelle conferenze. Diciamo appunto che essendo uno scienziato il suo approccio è tale da essere influenzato da ciò, dunque l'immagine del politico diventa quella dello scienziato. Il modello di stato a cui fa riferimento Feynman è la democrazia statunitense, messo in contrapposizione con l'Urss, della prima infatti ne esalta la libertà che ne consegue, per esempio nella possibilità di esprimere opinioni, laddove in regimi oppressivi lo scienziato si trova vincolato, la bocca deve essere tappata e la sua mente chiusa, non è una caso che molti scienziati sono emigrati in America, magari venivano o dalla Germania nazista o dalla Russia. Quindi il contesto generale è quello democratico perché questa la condizione per la libertà. All'interno di questo contesto viene fuori l'altra discussione, se da un lato c'è bisogno di essere in uno stato in cui si abbia la libertà di dire la verità o almeno la propria opinione su qualcosa, dall'altro lato c'è una distinzione che va fatta in questo, ovvero ci sono quelli che usano la verità come arma per attirare le masse o anche l'inganno, questi sono i famosi demagoghi, poi ci sono quelli che vogliono la verità, giustizia, ma non pensano che questa possa essere frutto dei bei discorsi ma tutto dipenda da un sincero impegno, da qui si sviluppa la visione del politico scienziato. Il demagogo è quello che ti promette 1 milione di posti di lavori, noi ne conosciamo di queste persone, perché vuole attirare le masse, conquistare voti, ma alla fine le promesse sono sempre quasi impossibili a priori, si sa già che non sono realistiche, ma il popolo da quando è esistito sino ad oggi continua ad abboccarci, è la tecnica che si dice migliore. IL politico che propone Feynman è diverso da questo, è un politico scienziato, perché non promette 1 milione di posti di lavori, ma da delle ipotesi prova a, come fosse un esperimento, fare qualcosa che aumenti i posti di lavoro almeno per il numero maggiore che si possa dare, ma sa che potrebbe anche fallire, sa che nulla è certo fino in fondo e che le sue promesse non sono certezze. Il punto sta qui, per esempio in un momento di crisi, l'uomo cerca delle certezze vuole qualcuno che gli prometta tanto e che ne sia convinto, altrimenti non lo vota, così vota sempre il demagogo, quello che incanta con le parole, mai quello che invece fa esperimenti più realistici, che però non da nulla per certo. In tutti gli uomini del re, film, il protagonista che si fa chiamare Stark, comincia come politico che si interessa dei problemi del popolo, per poi diventare sempre più un corrotto e usare parole per incantare e diventare un demagogo, fare promesse false; la prima cosa che consiglierei a chiunque, diffidate da quelli che per parlare gridano, sono quelli che fanno protagonismo, che dietro le urla nascondono i loro errori grammaticali, lo fanno perché voglio il tuo voto, per farti le belle promesse o per accusare i nemici politici, forti attacchi, ma chi vuole dire qualcosa di sincero e vero non ha affatto bisogno di urlare. L'esempio che fa Feynman per il suo modello politico è il Brasile, luogo dove tra l'altro è anche stato un po' insegnare, suonava anche la samba e altro ancora, là da tempo si tentavano delle politiche per migliorare la condizione del paese ridotto alla povertà, si tratta di tentativi, ma se si fallisce si deve trovare altre soluzioni e agire da scienziato perché tutto è un esperimento per vedere se qualcosa funziona. La teoria di Feynman può essere assimilata a quella democrazia fallibilista, una democrazia aperta al fallimento e all'errore, che non si crede perfetta, ma che ogni volta che fallisce trova occasione per correggersi, per migliorare, una teoria simile si trova guarda caso nel pragmatismo, che è un corrente filosofica americana in particolare nel filosofo Dewey.


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