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sabato 2 agosto 2014

la nascita della tragedia, da cap. 11 a cap. 15 ( Nietzsche )



 ( tratto da: Misteri greci, Dioniso, Orfeo e Eleusi. )


Più o meno dal 11° capitolo, Nietzsche, comincia a parlare della morte della tragedia, chi l'ha uccisa? chi ha posto la fine della tragedia? è stato un tragediografo, si chiamava Euripide, ma la tragedia proprio per questo non è stata uccisa, ma è morta suicida. Euripide ha trasformato la tragedia in pura imitazione, maschera, ha cancellato l'aspetto dionisiaco/musicale e posto fine al coro. Il punto è che secondo Nietzsche dietro Euripide sta Socrate, non ha caso era proprio Socrate che non capiva niente di arte e continuava a dire che l'arte era imitazione dell'imitazione di un mondo reale, al contrario è proprio l'arte che coglie quel mondo reale, come dice Schopenhauer. Socrate, come anche Platone, pensavano che il mondo fosse in qualche modo una copia di modelli originari, se noi prendiamo una serie di oggetti simili, per esempio dei tavoli, vediamo subito che per essere tali devono avere una forma comune, questa forma comune non è altro che un modello originario che non si trova tanto nelle cose se no non sarebbe uno, ma sarebbe molteplice e quindi diverso da sé, modello in cui le cose partecipano o si dice ne siano copia. Se noi poi dipingiamo un tavolo, stiamo, secondo Socrate, copiando qualcosa che è già copia di altro; in realtà, ci spiega Schopenhauer, il processo è molto diverso, si tratta di una contemplazione da parte dell'artista di idee al di là della mera cosa, queste idee sono oggettivazioni della volontà, ma sono di un grado superiore rispetto ai meri oggetti; tutte le idee sono belle e l'uomo nel contemplare queste perde l'io, nel senso che la contemplazione è disinteressata. Euripide modifica la tragedia in qualcosa che sembra più un mero specchio della realtà comune, una copia, ecco perché pensare che dietro Euripide di possa nascondere Socrate. L'ultima opera di Euripide ( le Baccanti ) non è che una confessione, Euripide è come se all'ultimo momento si accorgesse che Dioniso è una potenza troppo forte da scacciare, infatti anche se la tragedia finirà, Dioniso è una divinità che in seguitò conquisterà il globo. Si può identificare Euripide con il personaggio di Penteo, colui che voleva scacciare Dioniso da Tebe, ma fu reso folle con sua madre da Dioniso, così che sua madre lo ucciderà, diciamo quasi inconsapevole pensando fosse un leone; questo è il destino di Euripide e la tragedia che muore in un grande bagno di sangue, tragicamente in un suicidio. Socrate per così dire, è una vera potenza contro l'arte, per due motivi:

1 Socrate pensa che vi sia un Bene conoscibile, la virtù è data, se la si conosce non si può che comportarsi bene, il male è ignoranza; l'arte invece è già il primo segno di un regno al di là del bene e del male.

2 Socrate crede nella conoscenza di una verità nuda, accessibile all'uomo che spieghi l'intera complessità del mondo, questa è una forma di ottimismo che troviamo nella scienza, inoltre costituisce la nuova - serenità greca -, rispetto a quella di Apollo; l'arte invece invece si fonda sul mistero e il caos, in particolare il dionisiaco è la consapevolezza che non tutto è accessibile all'uomo della conoscenza del mondo, che rimane sempre un vuoto senza fondo un non senso, un qualcosa di misterioso ed insieme caotico.

E pensare che, come Platone dice nel Fedone, Socrate aveva sognato delle voci che gli dicevano: dedicati alla musica! dedicati alla musica!, per tutta la vita Socrate ha pensato che la sua vera musica fosse la filosofia, soltanto nei giorni prima di morire gli viene il dubbio se in realtà il sogno non si riferisse alla musica vera e propria, così si mette a scrivere delle poesie, ispirandosi ad Esopo. Nietzsche però è come se avesse un'altra interpretazione del sogno, Socrate doveva ritrattare le sue due tesi di fronte all'arte, non era semplicemente una questione di fare della musica ma comprendere la musica fino in fondo, nelle sue due verità; noi possiamo chiederci ora, che cosa ne sarebbe stato di Socrate se invece di fare filosofia, si fosse messo a suonare un flauto?. Quello che si sa è che l'ottimismo di Socrate si è poi evoluto nella scienza e in Socrate si potrebbero vedere anche i positivisti, ma, come dice Nietzsche, cercare questa verità oggettiva, per quanto si vada in fondo a scavare non si troverà mai tutto e questa non si darà mai completamente; noi in effetti stiamo andando avanti nelle scoperte scientifiche ma ogni scoperta non fa altro che confermarci che il mondo è sempre più complesso e se pensate a quello che dice Feynman sembra che ci troviamo di fronte ad un mondo folle che sembra non più spiegabile nei suoi fenomeni.

" (...) e perciò l'immagine di Socrate morente, come dell'uomo sottratto dal sapere e dai ragionamenti alla paura della morte, è l'insegna, sopra la porta d'entrata della scienza, sta a ricordare ognuno la destinazione di essa, che è quella di far apparire l'esistenza comprensibile e pertanto giustificata." ( Nietzsche, Friedrich, La nascita della tragedia, Adelphi, Milano, 1973, pp. 101 )

L'esistenza non è così facilmente giustificata, secondo Nietzsche invece, già la saggezza di Sileno conferma che a fondo dell'esistenza c'è proprio un non senso, oltretutto la filosofia del terzo Nietzsche, sempre che lo si possa davvero dividere in tre periodi Nietzsche, non è altro che un tentativo di insegnarti ad amare la vita anche se essa non ha senso, l'oltreuomo è anche qualcuno capace di sopportare il non senso della vita.


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