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mercoledì 13 agosto 2014

la nascita della tragedia, da cap. 16 a cap. 20 ( Nietzsche )



  ( tratto da: Misteri greci, Dioniso, Orfeo e Eleusi. )

Dal capitolo 16 comincia il discorso sul come nella Germania dovrebbe ritornare la tragedia, lo stesso Hegel diceva che i tedeschi erano gli eredi dei greci, qualcosa di simile dice Nietzsche a proposito della tragedia, così come dice che viviamo delle epoche al contrario, torniamo dall'alessandrino al periodo della fiorente tragedia e questo accade in una tradizione che parte da Bach, passa per Beethoven e arriva fino a Wagner. Se oggi dicessimo una cosa come quella che ha detto Hegel in Germania potremmo rischiare il linciaggio, visto che almeno il 50% dei tedeschi sembra che gradiscano che i greci e la Grecia escano dall'Europa; dopotutto anche questa idea di Nietzsche nella sua vita non durerà a lungo, come non avrà lunga vita la sua amicizia con Wagner, a cui sembra che l'opera sia dedicata. Vediamo però cosa è la tragedia, nel senso cosa ci regala la tragedia e cosa non ci da invece l'opera, perché per spiegare il fenomeno al contrario che è avvenuto in Germania, almeno secondo Nietzsche, si deve passare anche da una definizione dell'opera e quindi poi una sua differenziazione dalla tragedia. La tragedia, in particolare ciò che sta alla sua base, che è la musica stessa, non è altro che esperienza della intima natura, quell'unità originaria della volontà schopenhaueriana e quindi, per dirla con gli scolastici, esperienza degli universalia ante rem.

" (...) la musica spinge all'intuizione simbolica dell'universalità dionisiaca, e in secondo luogo la musica fa risaltare l'immagine simbolica in una suprema significazione." ( Nietzsche, Friedrich, La nascita della tragedia, Adelphi, Milano, 1973, pp. 110 )

La morte e il dolore, il divenire delle cose soprattutto, sono mere parvenze e sotto tutto c'è un'eterna unità, le cose continuano anche dopo di noi nella natura e noi continueremo ad essere nella natura in qualche modo, in questa eternità, ecco una rivelazione della sapienza Dionisiaca, ecco la rivelazione della musica. Proprio la musica dove ogni singola nota acquista la sua immortalità nell'unità della melodia. Cos'è invece l'opera? L'opera è il prodotto dell'uomo dotto, dell'ottimista socratico; ha come anima le parole, che comandano e ha come corpo la musica che in questo caso è serva.

" Tutto ciò si spiega unicamente in base alla consolante credenza che - l'uomo in sé - sia l'eroe d'opera eternamente virtuoso, il pastore che eternamente canta e suona il flauto, e che alla fine dovrà ritrovare sempre se stesso come tale, nel caso in cui abbia talvolta realmente perduto per qualche tempo se stesso; tutto ciò è unicamente il frutto di quell'ottimismo, che dalla profondità della concezione socratica del mondo sale qui in alto come un'esalazione dal profumo dolciastro e tentatore." ( Nietzsche, Friedrich, La nascita della tragedia, Adelphi, Milano, 1973, pp. 129 )

Il fatto già di trovare se stesso è un elemento che contraddistingue nettamente la tragedia dall'opera, perché se ciò accade nell'opera, questo fenomeno è del tutto anti-artistico, dal momento che l'obbiettivo dell'arte è l'io, è risaputo del resto che l'arte non è mero prodotto della nostra pura interiorità in quanto io, ma se mai si basa su quell'annullamento proprio dell'io stesso.


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