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lunedì 18 agosto 2014

la nascita della tragedia, da cap.21 a cap. 25 ( Nietzsche )




  ( tratto da: Misteri greci, Dioniso, Orfeo e Eleusi. )


Dal capitolo 21 si ritorna sulla questione per la quale la tragedia sarebbe rinata con il popolo tedesco, aggiungendo il fatto che perché ci sia una tragedia che prosperi, ci vuole un ascoltatore estetico. Così come d'Azeglio diceva " abbiamo fatto l'Italia, ora dobbiamo fare gli italiani", così Nietzsche potrebbe dire: " i tedeschi hanno fatto la tragedia, ora dobbiamo fare gli ascoltatori per la nostra tragedia". Essere un buon ascoltatore della tragedia, è fondamentale, perché una cattiva interpretazione quello porta alla rovina, così appunto è necessario capire cosa sia la tragedia nella sua essenza ultima, che è in fondo la musica. Nietzsche pensa che in fondo la tragedia sia prima di tutto musica, che forse si potrebbe fare una tragedia anche solo di musica, del resto Apollo e le immagini devono parlare il linguaggio di Dioniso e della musica, sono come un rivestimento illusorio. L'aggiunta di immagini e di parole nella tragedia è stato come quando al film sono stati aggiunti i colori e il sonoro, lo stesso Walter Benjamin diceva che in fondo l'aggiunta del sonoro ai film non era stato un evento particolarmente rilevante, nel senso che già le immagini parlavano nei film più delle parole. La morale in un certo senso è uno degli elementi che ha distrutto la tragedia, l'ascoltatore nostro deve essere preparato a questo, del resto come dire, l'arte è al di là del bene e del male, da questo si deduce che condurla solo ad una forma di espressione di un bel modello, del mero eroe che insegna, la tragedia non ha morale, una delle cose che deve capire l'ascoltatore. Così leggiamo contro l'ascoltatore inadeguato da parte di Nietzsche:

" Mentre il critico prendeva il sopravvento nel teatro e nei concerti, il giornalista nella scuola e la stampa nella società , l'arte degenerava in un oggetto di divertimento della specie più ignobile, e la critica estetica veniva utilizzata come connettivo di una socievolezza vanesia, dissipata egoistica e inoltre miseramente priva di originalità, il cui senso vien fatto capire dalla parabola dei porcospini di Schopenhauer; sicché in nessun tempo si è tanto chiacchierato dell'arte e si è fatto tanto poco conto dell'arte" ( Nietzsche, Friedrich, La nascita della tragedia, Adelphi, Milano, 1973, pp. 150 )

Quindi da un alto ci vuole un altro ascoltatore estetico e dall'altro ci vuole qualcosa come una tradizione mitica consolidata in questo paese ( Germania ). Faccio notare che Nietzsche non sembra molto a favore del multiculturalismo, del resto questo può indebolire la cultura dominante nazionale e perdersi quell'unità patriottica e l'identità stessa nazionale. Il mito tedesco però sta tornando più feroce che mai attraverso quella musica tedesca a cui si accennava, ovvero quella tradizione che parte da Bach, passa per Beethoven e arriva a Wagner, sopratutto quest'ultimo che in qualche modo è riuscito a riportare quello che era il mito e la tradizione tedesca, quella nordico-germanica con il mito norreno.

" Nessuno creda che lo spirito tedesco abbia perduto per sempre la sua patria mitica, dato che intende ancora così chiaramente le voci degli uccelli che narrano di quella patria. Un giorno esso di ritroverà sveglio, in tutta la mattutina freschezza dato da un prodigioso sonno: allora ucciderà draghi, annienterà nani maligni e desterà Bruselide e nemmeno la lancia di Wotan poterà ostacolare il suo cammino! " ( Nietzsche, Friedrich, La nascita della tragedia, Adelphi, Milano, 1973, pp. 161 )


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