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martedì 19 agosto 2014

Su " Deleuze e la pratica del diritto " ( Laurent de Sutter )



Nell'intervista a Deleuze sa parte di una sua allieva Claire Parnet, Deleuze dichiara un paio di cose interessanti, da un lato dice che non avesse fatto filosofia si sarebbe messo a fare giurisprudenza, dall'altro dice che per esempio i diritti dell'uomo non esistono e tutte quelle questioni che dovrebbero concernerli sono risolvibili grazie alla giurisprudenza, come nel suo famoso esempio della legge che vietava di fumare sui taxi. Questo libro Leurent de Sutter in qualche maniera tenta di delucidare queste verità che sono venute a galla nell'intervista o comunque rispondere alla domanda: esiste una filosofia del diritto in Deleuze?. La risposta è sì, chiaramente, ma non è facile individuarla, perché diciamo è più sparsa tra le varie opere e si deve cercare di avere destrezza per non perdersi nel labirinto, seguire sempre lo stesso filo conduttore.  Ci sono tuttavia delle opere che possono dirsi di maggiore importanza, da cui Sutter ritaglia le due tesi fondamentali di questa filosofia del diritto di Deleuze, queste opere sono:  una sicuramente è Il freddo e il crudele, da cui viene la tesi che dice: " Vi è sempre stato un solo modo di pensare la legge, una comicità del pensiero, fatta d'ironia e d'umorismo ", l'altra è Pourparler, da cui viene questa tesi: " La giurisprudenza è la filosofia del diritto, e procede per singolarità, prolungamenti di singolarità.". Se due sono le tesi, anche il libro di Sutter è diviso in due parti, una quella definita Critica e l'altra Clinica. Nella prima parte, infatti si analizza il pensiero sulla legge, di come essa è stata concepita sempre seguendo un certo dualismo, il primo consiste nel distinguere i principi della legge dalle conseguenze, il secondo è distinguere ciò che vi sia di comico della legge da ciò che invece è ironico.   La sezione passa attraverso personaggi come Socrate, i suoi allievi, Kant, Sacher- Masoch, Sade, Kafka, Bartleby, ma cosa hanno in comune questi personaggi? in realtà i primi incarnano filosofi che hanno contribuito al pensiero sulla legge, gli altri invece incarnano le conseguenze che questi pensieri hanno avuto. Uno come Socrate, poi Platone, pensavano che il principio della legge fosse il Bene, ciò che ispira il legislatore deve essere quella particolare idea del Bene e la conseguenze della legge sono la copia del bene che è il Meglio. Questo pensiero diventa oggetto di risate non appena, uno come Socrate viene condannato da una legge che si supponeva ispirata dal Bene, la quale poi avrebbe come conseguenza il Meglio, che è la morte di Socrate. Kant invece cambia le cose perché pensa che la legge sia semplicemente fondata sulla sua forma, una forma per altra vuota, mentre perdono di significato le conseguenze per arrivare ad un morale dell'intenzione, il bene e il male sono determinati dopo la legge e se mai in base a questa forma, così non ci sono Meglio o Peggio possibili. Proprio questo pensiero diventa oggetto di risate quando si scopre che non fa altro che portare a cose come il sadismo o il masochismo, del resto non ci vuole molto basta ingigantire a dismisura il principio, radicalizzare, sottomettersi ad ogni costo ed ecco di colpo il sadismo!. Così anche Kafka nel Processo ha dipinto una situazione dove qualcuno viene punito senza aver colpa, per via di una legge che non ha più giustificazione e non ha un fondamento. Nella seconda parte del testo quello che si è rovesciare tutto, se prima il pensiero della legge, partiva dalla legge per governare il particolare, qui avviene il contrario. L'unica via d'uscita secondo Deleuze è la giurisprudenza, perché questa si occupa solo dei casi particolari, trovando ogni volta delle soluzioni nuovi, quindi è estremamente creativa, perché ogni caso è unico nel suo genere, non c'è differenza tra casi ordinari e casi più complessi come voleva Dworkin. Fare giurisprudenza vuol dire partire dal particolare e non dai principi per arrivare ai principi, rimetterli in discussione, moltiplicarli, ogni volta ci serve nuova inventiva, per casi sempre nuovi. La cosa interessante è quando si dice appunto che spesso la legge si organizza per aggirare le altre, non ha senso dire che la legge serve per combattere l'illegalità, al massimo c'è il rischio che la conceda essa stessa. Sappiamo ora perché avrebbe fatto giurisprudenza Deleuze, sappiamo che in realtà sarebbe stato comunque e sempre filosofia, visto che quella coincide con la filosofia del diritto; non sappiamo ancora su quella questione dei diritti umani, essi sono parte della concezione costituzionalista, che è una sovrastruttura rispetto alla legge, dei diritti Deleuze dice che sono una maledizione, una volta estesi a pochi ora allargata a tutti. c'è ancora molto da chiarire forse, quello che sarebbe interessante è vedere come quello che Deleuze dice si concretizzi in pratica, soprattutto quello che ha detto sui diritti umani. L'ultima cosa da dire è che l'affermazione di Deleuze: " Meglio essere uno spazzino che un giudice.", in realtà non è in contraddizione con quello che si è detto prima, in questo senso come dice Sutter si intende il giudice di pace, quello che giudica, ci vorrebbe il giudice senza guidizio, così come se lo immaginava Nietzsche e evitare il giudice di pace che così Nietzsche descriveva nello Zarathustra:

   " La vostra fredda giustizia non mi piace; e dall'occhio dei vostri giudici io vedo sempre sbirciare il boia con la sua fredda mannaia." ( Nietzsche )

" Inventate, dunque, l'amore che non porta solo tutti i castighi, ma anche tutte le colpe! Inventate, dunque, la giustizia che tutti assolve tranne coloro che giudicano!" ( Nietzsche )
In conclusione, credo che il lavoro di Sutter sia una strada aperta per il futuro interpretativo di Deleuze, per un'altra lettura da un'altra prospettiva, la visione obliqua, del resto consiglio a chiunque questo libro di sole 110 pagine circa.

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