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sabato 11 ottobre 2014

lezione X: interiore puro



Eccoci qui, di nuovo per parlare in questo caso della mia teoria su questo punto, la quale non salva il dualismo, lo tiene solo come necessaria parvenza, supera il dualismo, ma solo considerandone la teatralità. Non si tratta in questo caso di ricomprendere una realtà che ci sembra fatta di opposti, nel senso di pensare un solo reale fatto di uno dei due aspetti del dualismo, fare vincere l'oggetto o il soggetto, ma appunto. come si è già visto in una lezione passata. constatare la teatralità del soggetto e dell'oggetto. Io vedo una mela, questa è la realtà come ci appare, poi però ci accorgiamo che le cose sono diverse, la realtà ci pone di fronte a due ruoli quali quello di soggetto e di oggetto, che come avevo già detto in una lezione precedente andavano rivisti come maschere. Il livello della maschera sembrava farci pensare solo che le cose stessero in un ruolo, non che le cose stesse nelle loro contrapposizioni erano anche quelle finzioni ulteriori. Se un attore interpreta una parte, noi diciamo che tutto è un contesto di finzione, ma il punto è cosa diremmo se invece pensassimo che l'intero teatro è un sogno, nel senso non di quell'oggetto riprodotto, palesemente finto, che abbiamo di fronte che gli attori pur consapevoli del nostro sapere ci invitano a considerarlo come vero, ma si parla proprio di quell'edificio, quella cosa che ci sembra così banalmente concreta che a sbatterci contro ci fracasseremo la testa, quel teatro!. Sarebbe un colpo duro, del resto io ho sempre detto di non essere un idealista, almeno ho cercato di comunicarlo a modo mio, di comunicare l'assurdità del pensiero che pone le cose come se niente fosse stato prima del soggetto. Di fatto io ho detto proprio quello che sembra, che è un sogno, ma cosa? il teatro, si ma nel senso che tornando a me stesso che guardo la mela, come guardatore svolgo il ruolo del soggetto che guarda, mentre la mela svolge il ruolo dell'oggetto guardato e fin qui era tutto chiaro nella passata lezione, ma ora si aggiunge di più, nel senso che io sono un Ego e la mela è quella cosa la fuori che ci sembra così divisa dal resto e tutto ciò è barzelletta. Pensiamo un po', non posso quantificare nell'interiore diceva Bergson, infatti si può dare quantità solo nella realtà spaziale esteriore, quindi quando parlo di Ego come qualcosa di distinto dagli altri individui mi inganno, ecco una parte del sogno; allo stesso modo la mela ci sembra così staccata da tutto il resto, ma ciò che lo divide è questo paradossale vuoto che vuole fare bella presenza tra le cose, come vuoto non sarebbe, ma appunto per questo si tratta solo di non manifestato, non di vuoto, la realtà è una cosa sola, tutte le divisioni sono tagli mentali, ecco l'altra parte del sogno. Abbiamo sognato di essere a teatro, svolgevamo dei ruoli, ma quello lo sapevamo e lo facciamo consapevolmente, sempre che l'uomo non si dimentichi che quando è nel mondo recita solo una parte e che anche se queste parti si contrappongono in fondo siamo tutti uguali. In verità né l'Ego, né la mela ci sono, ma solo una realtà che comprende ogni cosa, dove tutte le differenze cadono, forse una realtà a più livelli, dove la materia magari non è sullo stesso piano dell'anima, tutto però è Uno. Che cosa sono interiore ed esteriore? l'esteriore è falsa apparenza di questo mondo di cose separate, la cui separazione è più mentale che reale. L'interiore o è solo il terreno dell'Ego o diventa dell'Io, ma in quel caso non si distingue più dall'esteriore, quindi ci si trova in una realtà unica. In questa realtà l'anima e le cose non perdono se stesse, si trovano solo tutte in un diretto collegamento con le altre. In pratica, se fate cadere il soggetto e l'oggetto, cosa rimane? solo una cosa sola, una sola realtà. Il bello è che più cerchi di avvicinarti al tuo profondo interiore, più ti avvicini al profondo esteriore finché non esiste più una differenza, puoi cercare il tuo io e scoprire con questo anche l'oggetto in sé. Questo principio spiegherebbe molte cose come la telepatia e la telecinesi, ma ovviamente qui non sono gli argomenti di cui tratterò perché richiederebbero dei lavori a parte, che in questo momento non ho in progetto. Ad ogni modo si è già visto, tornando a quello che dicevo prima che in fondo cercare l'io, vuol dire scoprire una dimensione che non ha più una quantità e quindi in un solo interiore comune, dove gli io sono interconnessi, allo stesso modo cercare oltre le apparenze singolari delle cose, ci porta a capire che lo spazio non esiste per davvero e quindi che esse nel loro in sé sono anche comunicanti, ma se togliamo l'ultima contrapposizione, oltre a liberarci di tutte le insidie del dualismo scopriamo che la realtà è Uno. Arrivati qui, passati per la posizione dualista, non dimentichiamo che poi questa derivava dal problema del rapporto soggetto/oggetto posto da quello della conoscenza stessa, sia nel suo essere che almeno nella sua provenienza, dunque ora vediamo meglio un aspetto della conoscenza che è quello del concetto e quindi poi quello del linguaggio. Nella prossima lezione si parlerà di come è stato visto il concetto, allora cosa è il concetto, da dove viene e se ha uno scopo, poi si vedrà in altre lezioni come il problema del concetto e quello della definizione sia superato, per esempio da Wittgenstein, in quale modo, infine vedremo il rapporto concetto/linguaggio, fino ad arrivare a parlare di una mia teoria sulla costruzione di un linguaggio di concetti e vocabolari mentali.

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